Pronti per una notte di terrore? Allora no perdetevi il nuovo libro della terrificante, ma meravigliosa, Mary Sangiovanni “The hollower” ovviamente Dunwich editore! Noi del blog già l’amiamo!

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Un orrore cosmico ottimamente costruito (Kevin Lucia – autore di Things You Need e Devourer of Souls)

 

Se vi piacciono gli horror basati più su un orrore psicologico che su violenza o sangue, allora dovreste leggerlo assolutamente. (Worlds Without End)

 

 

Qualcosa di alieno sta perseguitando gli abitanti di Lakehaven, nel New Jersey. Non può vederli, ascoltarli o toccarli, ma li conosce: le loro paure, le loro insicurezze e i loro segreti. Sa come distruggerli dall’interno. E non si fermerà fino a quando non saranno tutti morti. Dave Kohlar ha sempre pensato di essere un buono a nulla. Ma quando realizza che la sua sanità mentale, la sua vita e la sicurezza della sua famiglia e dei suoi amici sono in pericolo, dovrà cercare dentro di sé una forza che il suo avversario ultraterreno non può toccare: una forza in grado di salvarli tutti.

Nominato al Bram Stoker Award nel 2007 tra i migliori romanzi d’esordio.

 
L’Autrice

Mary Sangiovanni è l’autrice della trilogia The Hollower e dei romanzi Thrall, Chaos, Chills e dell’imminente Savage Woods. Nell’ultimo decennio i suoi racconti sono apparsi in pe­riodici e antologie. Ha un master in Writing Popular Fiction della Seton Hill University di Pittsburgh ed è al momento membro della Authors Guild, della International Thriller Wri­ters e della Penn Writers ed è stata in precedenza membro atti­vo della Horror Writers Association. In italiano sono stati pub­blicati nel 2017 il romanzo Chills e la novella The Fading Pla­ce.

 

Dati libro

TITOLO: The Hollower

AUTRICE: Mary SanGiovanni

GENERE: Horror

Pagine: 282

prezzo: 4,99 (ebook – in offerto lancio a € 1,99) cartaceo 14,99

Data di uscita: 31/10/2018

Link di acquisto:

Amazon: https://amzn.to/2JqbyZP

Kobo: http://bit.ly/2DdcnoC

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Un’originale guida illustrata, tutta al femminile, che raccoglie gli insegnamenti tratti dalle vite delle più illustri donne del passato. Stiamo parlando di ” Cosa farebbe Frida Kahlo? Consigli per tutti i giorni da cinquanta donne straordinarie” di Elizabeth Foley e Beth Coates. non fatevelo scappare!!!

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Non ti va di avere figli?

Non vedi l’ora di tradirlo?

Il capo non ti lascia parlare?

Vuoi tenerti i capelli bianchi e ti vuoi vestire da uomo?

Essere donna e averne piene le scatole degli stereotipi è pesante, nella vita privata come in quella professionale. È evidente che il femminismo non ha completato la sua missione: se nel mondo di oggi c’è ancora da sudare, figuriamoci in quello di ieri. Allora chi meglio delle eroiche, spregiudicate e corsare figure femminili del passato può indicare la via giusta da seguire? Cleopatra insegna a tenere a bada i parenti serpenti, Frida Kahlo a sfoggiare con orgoglio il proprio stile (anche se non piace a tutti), Dorothy Parker a tenere testa ai maschi stronzi, Caterina la Grande a gestire i pettegolezzi, Agatha Christie a guarire dalle ferite d’amore, Hedy Lamarr da quelle della disistima altrui, Ada Lovelace a giocare d’azzardo. Non mancano le italiane, da Artemisia Gentileschi a Elsa Morante, fino a Maria Montessori, e la lista continua. Dall’antichità all’Eta dell’oro, dal vecchio West alla Parigi del dopoguerra, questa ricca carrellata di storie esemplari, tratte dalle biografie delle donne più illustri, compone una brillante miniera di consigli per affrontare le sfide di tutti i giorni con ironia, determinazione e, perché no, una buona dose di sfrontatezza.

 

Elizabeth Foley Beth Coates sono entrambe scrittici ed editor londinesi.

 

 

Dati libro

Traduzione di Ida Amlesù

pp. 320, euro 17,50

In libreria dal 31 ottobre 2018

“Fenomeni. Il lamento delle tenebre” Autori vari, Progetto Parole edizioni. A cura di Alessandra Micheli

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La paura è da sempre stata uno dei sentimenti più controversi che l’uomo abbia mai provato.

E’ spesso considerata corrispondente a una mancanza di coraggio, una non volontà di correre i rischi.

Eppure, per alcuni psicologici la paura è molto di più ed è strettamente collegata alla sopravvivenza.

Dell’anima o della psiche.

Eh si cari lettori, il fatto di aver timore, terrore di qualcosa, è connesso con il nostro istinto di auto protezione, che ci consente di riconoscere le sfide pericolose quelle che possono mettere a repentaglio il nostro intero sistema biologico. Aver paura non è mancanza di coraggio, è la capacità di non sottovalutare le scelte e le responsabilità a esse conseguenti. E questo permette all’uomo di non compiere passi azzardati, di non scivolare verso bivi perigliosi, ma sopratutto ad avere quella coscienza in grado di farci redimere qualora la tentazione della via facile sia irresistibile.

Ecco che il lato oscuro, tanto esaltato da Jung, diviene terreno prolifico di elementi utili per la nostra evoluzione. Laddove si nascondo i demoni, si nasconde, per ironia della sorta anche la parte divina di noi. Perché il termine stesso di demone, come il termine sacro contiene in se una sorta di dualità: demone non è solo il terrificante maestro delle tenebre ma è anche il daimon, il genio sovrumano. Sacro significa tanto puro quanto impuro, in una scala cromatica che va dalla purezza assoluta alla blasfemia più abietta.

E chi decide quale identità debba prevalere?

Beh per dirla alla Silente le nostre, personali, spesso difficoltose scelte.

Siamo noi a creare il paradiso in terra, la poesia incarnata o la violenza più brutale.

Siamo noi a far emergere il senso di colpa salvifico e quello dannato che ci condanna, cioè, a una non vita, un’esistenza perduta.

Siamo noi, dunque, a avere streghe demoni, vampiri dentro di noi, cosi come possiamo avere fate, angeli, divinità benevole.

L’uomo è il contenitore in cui convive il terrore e la meraviglia.

Terribilis est locus iste, è un motto che si rivolge alla nostra interiorità, dove tutto esiste e tutto convive in perfetto equilibrio. O almeno dovrebbe, ma non sempre ci rendiamo conto che il dualismo una volta che si riconosce nelle sue differenti metà diventa monismo, diventa l’uno.

Ecco che le paura essendo connaturate con la psiche di questo strano animale uomo, evolve assieme alla sua mente. Avremmo paure peculiari per ogni epoca, e ogni epoca provocherà i suoi mostri. Se prima l’ignoto, il mondo considerato ostile aveva dato vita alle rappresentazioni di quest’avversità chiamata esistenza, oggi le nostre paure sono rivolte all’incapacità di trovare un equilibrio stabile tra il nuovo e la tradizione. Ci sentiamo minacciati dalla decadenza dei valori, incapaci di suggerire alternative valide. Ci sentiamo soffocati dall’aumento della tecnologia che spesso ci isola, in una privata bolla priva di veri stimoli sensoriali. Basta un click per avere tutto a portata di mano, senza uscire di casa e senza, quindi, affrontare non tanto le avversità della vita, quanto l’interazione con l’altro e la possibilità che da questa cadano gli ultimi vessilli delle nostre certezze. Sostituiamo le parole come empatia, compassione, solidarietà perdono, con vendetta, apparenza, successo, anaffettività, competitività parole che risuonano a vuoto, come campane a morto, in uno spirito inaridito privato di passione e di dolore.

Perché il dolore ci fa più paura di un vero demone cornuto, perché la perdita ci rende fragili e la fragilità non sappiamo gestirla.

Ecco che in questo Halloween che inaugura un’epoca apocalittica ( o almeno cosi la percepiamo) ma che invece è semplicemente tutta da riscrivere, ricca di semi e possibilità il progetto Parole inaugura un horror innovativo, che racconta senza pudori i veri terrori umani di oggi. E sono terrori che dobbiamo raccontare per scendere a patti e per far pace con le nostre lacune. Le streghe, le presenze che incontrerete in questo libro non sono più i ghignanti e spaventosi mostri di tanti altri horror. In loro si avverte la tristezza, la nostalgia per un tempo passato, in cui il simbolo ci aiutava a dare ordine e significato alla nostra vita. Perduti quelli tentiamo di trovare e di costruirci feticci, sostituti finendo per, per essere fagocitati da essi. Non è la strega reale protagonista del primo racconto di Emanuel D’Avalos. Lei non è altro che l’archetipo della disperazione, della fallace speranza di un uomo che, lungi dall’affrontare se stesso e i propri limiti, li sublima nella ricerca ossessiva del successo.

E non è forse, il dramma di noi tutti?

Quel non voler curare la ferita ma semplicemente coprirla fino a che essa non si infetti, con conseguenze spaventose.

Incontriamo anche, nell’arte di Dal Pont, l’incapacità di perdonare, di accettare la morte di trovare nell’orrore più osceno, una piccola speranza di redenzione. Di fronte a un mondo che con la violenza si impone, con la sottomissione dialoga, con quella assurda stevensoniana volontà di sostituirsi a dio, non riusciamo a reagire spezzando la catena di odio, ma semplicemente usando le stesse armi che ha usato l’aguzzino. Violenza con violenza, occhio per occhio, concetti resistono anche se svuotati di significato, in un mondo che chiede di essere compreso, che chiede a gran voce di essere definito in tutte le sue sfaccettature colorate, anche di tinte fosche, oramai stufo di essere relegato nello stantio binomio vittima carnefice, nemico amico.

E arriviamo all’orrore più claustrofobico definito dalla prefazione:

dalla frustrazione creativa dei metaforici Criceti di Emily Hunter

In questo racconto quello minacciato è il pensiero. Oggi come oggi esso viene talmente ingabbiato, talmente esautorato dall’informazione, bombardato da stimoli eccessivi privi della necessaria creatività atta a stimolarne le sinapsi. In parole povere, siamo in grado di sapere tutto e al tempo stesso nulla, siamo capaci di reperire informazioni senza il minimo sforzo e questo le priva della necessaria capacità del ricercatore, quella di farsi domande, di muoversi, metaforicamente parlando, di sforzarsi di cercare. Ecco perché la frustrazione creativa, tutto troppo, tutto eccessivo, tutto a portata di mano.

Abbiamo il senso di colpa in Apatia, laddove l’incapacità di elaborare gli eventi luttuosi, la perdita, rende la mente oramai morta. Il dolore non diviene porta ma muro, e questo muro che ci separa dalla realtà diviene cosi scivoloso, impossibile da scavalcare rendendoci preda del più nefasto destino. Eppure proprio vivere il dramma alla fine ci risveglia il cuore.

Loop invece racconta la difficile separazione tra realtà e sogno.

Dove finisce uno e inizia l’altro?

Cosa è reale e cosa no?

La realtà è stata definita da molti mistici come illusione, mentre per ironia della sorte è il sogno a essere la vera realtà. Ma una volta che i due piani vengono coscientemente uniti la mente è in preda alla più tragica delle situazioni che io definisco Overload emotivo.

E poi abbiamo uno dei drammi peggiori della nostra vita: l’ossessione della giovinezza. Consumata tra chirurghi e apparenza, tra osceni patti in cui di sacrifica la dignità l’uomo o la donna che fanno della bellezza un culto non sono altro che vampiri o morti viventi.

La tredicesima strega invece mescola le carte, e i buoni e i cattivi si inchinano scambiandosi i ruoli ed è al centro del dramma l’isteria religiosa che porta a considerare, come sempre, il sabato più importante dell’uomo.

E ancora l’uomo dentro la gabbia rosa, racconto strano, strambo, fatto di allegorie, laddove il ruolo centrale lo gioca la convenzione sociale, che va rispettata e osannata, il senso di repulsione verso la perdita del sè sociale, simboleggiata dalla possessione diabolica, un must ancor oggi presente

Ma la vera possessione è opera del diavolo o dai limiti imposti dalla società?

A voi la risposta

Troviamo ancora la vendetta, turpe figuro nella storia di Giuseppe Balsamo ( un nome che evoca le sulfuree atmosfere del suo omonimo) il desiderio di immortalità gabbato dall’impossibilità di superare le leggi divine. Abbiamo, insomma un campionario vasto di umanità allo sbando, alla deriva, incapace di essere pienamente se stessa, avvinta dalla vischiosità di un mondo che è incapace di conoscere e quindi incapace di ricreare.

Un mondo che è il vero demone, colui che fagocita la loro capacità di vivere appieno la bellezza.

Ma, in questo girotondo di terrori, la speranza non è affatto morta e la si ritrova nei due migliori racconti, per me simboli del vero Halloween, la festa che celebra la riunione del mondo spirituale con quello materiale e che apporta nuove energie nuova genialità al mondo.

Halloween lo ritroverete in Angeli un omaggio alla vera forza umana quella che:

«I veri Angeli siete voi che siete in grado di vivere in questo mondo.

Nonostante tutta la sofferenza che vi sobbarcate quotidianamente, riuscite a gioire delle piccole cose e delle opportunità che la vita vi offre.

Siete voi i veri Angeli.»

La ritrovate nell’amore costante e sacro, nel suo senso più puro di Fiori rossi, di Camilla Athena Restelli. Ed è quella fede nel sentimento, nella famiglia che impedisce all’orrore impersonato dalla guerra di uccidere davvero la redenzione. Essi gli uomini che sanno amare, che sono nutriti da questo sentimento non dall’odio, dalla rivalsa, dalla vendetta, dal rancore, torneranno sempre, per proteggerci o solo per regalare un fiore.

E allora Halloween ci insegna che in fondo, la morte è solo un passaggio. E la porta di questo passaggio la apre solo quel sentimento che:

che move il sole e l’altre stelle

Io vi consiglio di immergervi nel ribrezzo, aspettando come premio succoso, una poesia che non ti aspetti, ma che ti avvolge l’anima

Blogtour “I Medici. Lorenzo il Magnifico.” di Michele Gazo, mondadori editore. I personaggi e il periodo storico.


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Il contesto storico

Ai tempi in cui si svolge la vicenda che ho narrato nel romanzo “I Medici – Lorenzo il Magnifico”, (1469-1478) la penisola italica era ancora suddivisa in molteplici parti, tra ducati (come quello di Milano), regni (come quello di Napoli) e repubbliche (come quella di Firenze). Benché questi Stati (a cui si aggiungeva quello della Chiesa) attraversassero anche periodi di relativa quiete, la lotta tra loro per il predominio era costante, e ciò si manifestava anche nel micromondo fiorentino, dove invece degli Stati erano le famiglie a essere in eterna competizione. Tra queste, spiccavano la famiglia Medici e quella che si sarebbe rivelata la loro più spietata rivale, la famiglia Pazzi.

Fu in questo clima di tensione costante che emerse la figura del giovane Lorenzo de’ Medici. Dopo la morte del padre, Lorenzo divenne capo della banca della propria famiglia e, anche se in modo non ufficiale, signore assoluto di Firenze (nel caso dei Medici si parla infatti di governo occulto, o cripto-signoria, proprio perché nessuno dei membri della casata fu apertamente il capo dichiarato della città).

Come narratore (non solo storico) sono sempre stato attratto più dagli individui e dal loro “viaggio” personale che dai grandi movimenti politici e sociali. Per questo, romanzando la vicenda di Lorenzo, ho voluto raccontare, più che una storia corale, un intreccio di vicende umane, i cui percorsi hanno poi finito con l’incidere sul cammino della Storia con la “s” maiuscola. In particolare ciò che ho ricercato è stato il lato “straordinario” di questi personaggi, la forza concettuale che trasmettevano le loro vite.

Lorenzo de’ Medici

Lorenzo è senza dubbio il fulcro di tutto, il protagonista assoluto non solo del romanzo ma anche del Rinascimento, il perno attorno a cui ruota il destino della sua città e, di riflesso, quello della penisola e dell’Europa. Lorenzo esercitò infatti una politica improntata non alla competizione diretta ma alla diplomazia, cercando quanto più possibile la mediazione invece dello scontro, e fu per questo che venne definito “ago della bilancia” del suo tempo. Nel romanzo, la sua opera è in linea con l’eredità spirituale lasciatagli dal nonno Cosimo, un percorso che potremmo definire iniziatico in cui sono racchiusi degli obiettivi salvifici: attraverso l’arte e la riscoperta degli splendori dell’epoca classica Lorenzo vuole unire l’umano al divino, rendendo l’uomo davvero protagonista della bellezza del creato, restituendogli la libertà di essere padrone del proprio destino e della propria grandezza. Per riuscire a fare ciò deve però prima sedare ogni conflitto, deve creare l’equilibrio necessario a far sì che il genio umano possa esprimersi. In questo lo aiuta l’amore di due donne, alle quali è legato in modo diverso e di cui ho parlato ampiamente nella precedente tappa del blogtour: la sensuale Lucrezia Donati, di cui è l’amante, e la morigerata Clarice Orsini, a cui si lega in matrimonio per motivi politici. Ma ai tormenti di Lorenzo, ritrovatosi fin troppo giovane a doversi sobbarcare il peso di una simile missione (aveva vent’anni quando salì al potere), si sommano le difficoltà generate da rivali senza scrupoli, primo tra tutti Jacopo de’ Pazzi, intenzionato a mantenere il caos per poter ottenere i migliori vantaggi per sé e per la propria banca. Al fine di rendere il romanzo il più avvincente possibile mi sono approcciato agli aspetti più politici della vicenda narrandoli come fossero tappe di un viaggio avventuroso, prove che rendessero Lorenzo (e con lui i suoi comprimari) sempre più forte e pronto ad affrontare il cosiddetto show down della vicenda, il confronto finale, drammaticissimo, tra ciò che lui rappresenta (l’uomo nuovo, libero, padrone del proprio destino), e ciò che rappresentano i suoi nemici, in particolare Jacopo de’ Pazzi (l’uomo del passato, incasellato in una dimensione limitata e repressa, che esterna i propri rancori e i propri dolori nella ricerca del conflitto e della sopraffazione).

L’arte, la filosofia e i simboli segreti di Botticelli

Destreggiandosi tra agguati e intrighi, Lorenzo trova modo comunque di portare avanti la propria attività di mecenate, rappresentata nel romanzo soprattutto dal suo rapporto con la figura di Sandro Botticelli, uno dei più grandi maestri indiscussi della storia dell’arte. Sandro è per Lorenzo un amico, al pari di Poliziano e di altri illustri uomini di genio, e ne condivide gli ideali improntati alla filosofia neoplatonica, corrente di pensiero di epoca ellenistica che proprio i Medici, e Lorenzo in particolare, contribuirono a diffondere nel XV secolo. Nel romanzo vediamo Botticelli alle prese con un insolito “triangolo” insieme a Giuliano (fratello di Lorenzo) e a Simonetta Vespucci, l bellissima moglie del priore Marco Vespucci. Nei dipinti dell’artista, alcuni dei soggetti femminili hanno proprio il viso di Simonetta e la cosa interessante è che Botticelli, per indicare la bellezza della giovane come il tramite verso il divino, pare avesse nascosto in quegli stessi quadri alcuni simboli neoplatonici, individuati dagli studiosi solo in epoca recente. Si tratterebbe della riproduzione di polmoni umani, due nella “Primavera” (mimetizzati tra il fogliame), e uno nella “Nascita di Venere” (delineato dalle pieghe del mantello sorretto dalla dea Flora): i polmoni, per la dottrina neoplatonica, simboleggiavano il respiro divino che infonde la vita.

La conoscenza perduta degli antichi

Oltre alla narrazione delle vicende storiche, degli intrighi, del fiorire dell’arte e del susseguirsi delle avventure, ho voluto ricordare come l’opera di Lorenzo (la sua missione, potremmo dire) sia servita anche a riscoprire una serie di conoscenze scientifiche perdute. Mi riferisco in particolare alle tecnologie e alle macchine del passato classico che erano state dimenticate (o volutamente occultate?) nel corso dei cosiddetti “secoli bui”, e che diversi uomini di genio hanno contribuito a riscoprire e a reinventare proprio grazie all’appoggio dei Medici, che hanno fornito loro non solo il supporto economico, ma anche, pare, i manoscritti con le descrizioni di tali invenzioni arcaiche. Penso per esempio alle invenzioni di Ctesibio di Alessandria, vissuto nel III secolo a.C., che secondo Vitruvio aveva creato macchinari che funzionavano ad acqua e a pressione, oltre a veri e propri automi. In alcuni punti del romanzo, si vede come Lorenzo ricerchi ingegneri in grado di approcciarsi a queste tecnologie, ma nessuno di essi sembra in grado di comprendere e replicare le più complesse tra quelle invenzioni, tranne, forse, uno solo di loro…

Anche da questo tipo di ricerca scientifica emerge il carattere di Lorenzo così come l’ho voluto rappresentare: un individuo capace di valorizzare e sfruttare ogni aspetto del genio umano per costringere il mondo a ri-strutturarsi a misura d’uomo. E, nel romanzo come nella realtà storica, è proprio questo suo intento, questa sua vera e propria missione, a fare paura a chi vuole mantenere lo status quo, fino a spingere i suoi nemici a ordire una delle più sanguinose congiure mai attuate per cercare di fermare Lorenzo nel più drastico e spietato dei modi…