Il blog è orgoglioso di presentare un egregio urban fantasy che rende onore al genere letterario più più amato. Stiamo parlando di “Cuore di Lupo” di Chiara Casalini,, astro edizioni. Vi serve altro per affrettarvi a leggerlo?

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Trama

Cleo si sveglia in preda a un attacco d’ansia, e le occorre un po’ per realizzare di essere in una camera d’albergo con Sebastian, un ragazzo incontrato in un locale.

Quella notte di passione, insieme alle prime rivelazioni del giovane, segnano per lei l’inizio di una nuova vita. Dovrà affrontare il suo doloroso passato, fatto di violenza e meschinità, per aprirsi a un incredibile segreto: Sebastian è infatti un licantropo. Superati sconcerto e paura, Cleo si appassiona al calore di una nuova famiglia, scoprendo il legame con la Natura.

Di nuovo, il passato di Cleo torna a tormentarla, ma la ragazza viene a conoscenza delle sue vere origini norvegesi, radicate in uno dei branchi di lupi più antichi e puri. Cleo e Sebastian partono allora per la Scandinavia, culla dello sciamanesimo. Marchiata a fuoco sulla schiena durante la sua iniziazione, Cleo si trasforma solo in parte, tra le braccia del vero padre biologico, che le dà una terribile notizia: lei è di sangue misto, e non può essere accettata dal branco.

Eppure, Cleo si affida alla saggezza delle rune e all’amore per Sebastian, trovando la sua strada.

L’autrice

Nata nel ‘77 a Legnago (VR), fin da piccola ha sempre amato comunicare, nonostante un’innata timidezza, iniziando così a scrivere i suoi pensieri sui diari di scuola. Intraprende gli studi classici animata dalla passione per la letteratura e le materie umanistiche; il suo spirito libero ed eclettico la porta successivamente a sondare la vocazione artistica trasferendosi all’Istituto d’Arte di Castelmassa (RO). Esprime poi la propria natura creativa lavorando come grafica e fondando una band metal di cui diviene voce e songwriter, i Wild Angel (1998-2013).

  • Nel 2012 pubblica con Loquendo Editrice “Scarlet – Morire per vivere”, un breve romanzo dark fantasy con elementi romance che, pur essendo il primo libro di una trilogia, ha carattere auto-conclusivo.

  • Nel 2013, sempre con Loquendo Editrice, pubblica “Scacco al re”, secondo atto della trilogia di Scarlet, che viene presentato a Lucca Comics & Games.

  • A seguito della chiusura di Loquendo, i due romanzi brevi sono stati ripubblicati in self-publishing su Amazon nel 2015, assieme a una raccolta di poesie, “Parole nella Notte”.

  • A giugno 2017 pubblica in self-publishing un testo non-fiction sulla meditazione, “Respiro energetico”; seguono, un racconto breve, “Nero Corvo”, e una fiaba di Halloween (per adulti), “La festa”, entrambi gratuiti.

  • Il 31 ottobre 2017 conclude in self-publishing la trilogia di Scarlet con “L’Ultima sfida”.

  • A febbraio 2018 partecipa con il racconto breve “Polvere di Stelle” all’antologia “Cuori fra le righe”, auto-pubblicazione di 12 autori il cui intero ricavato è devoluto alla ONLUS per animali abbandonati “Tom&Jerry” di Buccinasco (MI).

Pubblica inoltre in self-publishing la seconda raccolta di poesie, “Passione: Sangue e Cuore”.

  • 5 dicembre 2018 “Cuore di Lupo”, fantasy romance edito da Astro Edizioni.

Parallelamente all’attività di scrittrice, condivide pensieri, poesie, riflessioni e stati d’animo attraverso il proprio blog, leitmotiv della sua creatività, ma anche recensioni a libri, anime, ecc. nel suo sito (https://chiaracasalini.altervista.org), dove sono presenti anche dei racconti improvvisati nati da un gioco.

Cresciuta nell’ambito della stregheria locale contadina, a 16 anni inizia un percorso di ampio respiro nello studio dell’esoterismo, sondando diversi aspetti sia teorici che pratici. Nel 2005 intraprende un percorso nell’ambito marziale tradizionale giapponese, che sposa il suo amore per le discipline spirituali guerriere, fino a riprendere nel 2011 studi sulla tradizione Norrena-Vichinga, che alla fine diviene la sua strada, assieme allo studio delle Rune e allo sciamanesimo-guerriero, decidendo di condividere il suo percorso attraverso un sito (http://ulfhildr.altervista.org).

Contatti:

Sito: https://chiaracasalini.altervista.org

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/chiaracasalini.sig

Instagram: https://www.instagram.com/chiarasigridhr

 

 

Dati libro 

Titolo: Cuore di Lupo

Genere: Fantasy romance

Autore: Chiara Casalini

Editore: Astro Edizioni

Pagine: 319

Link d’acquisto: http://www.astroedizioni.it/catalogo-libri/fantasy-romance/cuore-di-lupo/

Booktrailer: https://youtu.be/odA84yNU5Bg

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“La ragazza nel bosco” di Carmen Weiz, quest edizioni. A cura di Francesca Giovannetti.

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Introduzione

Un libro è un’opera d’arte.

E’ la capacità dell’autore di dipingere non con colori ma con parole un quadro che può essere attinente al mondo animico o al mondo del cosiddetto reale. E ogni volta che un autore mi dona un libro, lo dona al mio blog e al mio ridotto staff è un’emozione indescrivibile.

Carmen ha talento.

Lo si legge in ogni respiro che pervade questa carta stampata e che diviene esso stesso anima.

E’ qualcosa che prende vita, come un golem ma dotato di uno spiriti che il buon vecchio uomo di argilla non potrà mai avere.

E’ fantasia e sensazioni.

Ha il tocco acuto e sensibile della attenta scrutatrice del reale. E’ attuale al tempo stesso vuole donare un tocco di speranza, per combattere i peggiori istinti umani, ivi riportati con classe ma con la necessaria e doverosa crudezza.

E ci ricorda come l’amore, considerato non solo come incontro di corpi ma di emozioni, può salvarci dal baratro di una società improntata all’egoica competizione.

Come tale il libro di Carmen va e deve essere  trattato da ogni addetto al mestiere.

Come un gioiello va lavorato, reso diamante e atto a adornare luminosi monili.

Non va trascurato.

Perchè farlo, significa annientare la bellezza che esso rappresenta e deve rappresentare.

Quando un libro viene curato, allora si che il mio sorriso brilla radioso.

Ma nonostante la becera tendenza a non coccolare l’arte, Carmen mi fa sorridere lo stesso, perché…è brava,

I libro può essere perfezionato.

Il talento o c’è o non c’è

E per una benevole concessione delle muse, oggi si è fatto carne in questo testo.

Lo vogliamo guidare?

Buon viaggio

 

 

La voce di Francesca racconta…..

 

Anna, giovane ragazza proveniente dal Brasile, si trova coinvolta in un traffico di essere umani, la moderna tratta degli schiavi. Coraggiosa e audace fuggirà al suo destino imbattendosi nell’avvenente Thomas Graff, ufficiale della polizia svizzera.

Così inizia questo thriller, tinto di rosa, catapultando il lettore nella crudele mercificazione dell’essere umano, dove la realtà povera di un paese come il Brasile deve fare i conti soprattutto con le figlie femmine, che sono considerate più un peso che un aiuto alla famiglia.

Dunque decine di giovani vengono spinte verso comunità religiose, dalle quali uomini senza scrupoli faranno perdere le tracce. È un gioco al massacro dove povertà genera criminalità.

Qui l’autrice si avvicina in punta di piedi all’atroce tratta delle nuove schiave, prelevate a loro insaputa, ingannate con bugie e false promesse; la maggior parte di loro si perde, come non fossero mai esistite, ingoiate da una rete internazionale di depravazione.

È un tema terribilmente attuale e scottante, non facile da affrontare senza scadere nella banalità. L’autrice dimostra grande sensibilità nel descrivere gli stati d’animo della protagonista, catapultata dall’euforia verso il peggiore degli incubi. Mi piace definire Anna un’eroina, perché sono necessaire forza, volontà e coraggio quasi sovrumani per ribellarsi e decidere di reagire. Una ragazza semplice, pedina di un gioco che non comprende fino in fondo ma fermamente decisa a rinascere.

E se una parte dei “cattivi” è ben chiara è definita, ne esiste un’altra, più subdola: chi dovrebbe dar loro la caccia non si preoccupa solo di questo, ma anche della propria carriera; la tragedia di molti può essere l’opportunità di carriera per un singolo. E così, nei ranghi delle forze dell’ordine, impegnate nella cattura, c’è anche spazio per lo scontro di autorità e per la determinazione delle giurisdizioni. Un libro attento anche alla parte legale, descrittiva del funzionamento della polizia e degli organi di indagine internazionali.

Un thriller ben costruito che mantiene il lettore sempre interessato.

Ma anche dal peggiore degli incubi può nascere qualcosa di meraviglioso. Ed è l’amore fra i due protagonisti. Thomas Graff, irreprensibile agente, con il cuore ormai chiuso dopo una cocente delusione, sarà costretto a fare i conti con un personaggio femminile unico, per bellezza e gentilezza d’animo. Una storia che si incastra alla perfezione senza togliere niente alla suspense del thriller, anzi, aggiungendo un ingrediente in più.

Un libro e un’autrice di grandi potenzialità, che ho molto apprezzato ma che mi ha lasciato un pizzico di amarezza.

Ogni libro è un’opera d’arte e come tale va trattato, ma verrei meno al mio spirito critico se omettessi di segnalare qualche imperfezione di forma che ho trovato nel testo; niente che non possa essere risolto con un’attenta correzione di bozze.

E questo libro la merita davvero.

“Figlie della stessa anima” Di Brunella Canobbio, 0111 Edizioni. A cura di Ilaria Grossi e Milena Mannini. Introduzione a cura di Alessandra Micheli

 

Introduzione

Quando un libro è ricco di sfaccettature e di dettagli è impossibile raccontarlo con una sola voce. Serve un coro armonico che possa dare dignità alle diverse intonazioni di un testo. In particolare dei cosiddetti libri di formazione che riguardano sempre un elemento importantissimo per il nostro essere umani ossia l’anima.

Immortalata da dipinti, venerata da mille scritti, l’anima è e sarà sempre la protagonista indiscussa della nostra esperienza di vita. Sfaccettata come in diamante di cui riusciremo a vedere solo quei lati illuminati dal sole, dobbiamo essere consapevoli che, altri, ammantati di ombra non sono meno importanti.

E per raccontarsi e raccontarci questi piccoli oscuri specchi si servono del dolore, che sceglia quell’istinto di sopravvivenza di amore per la vita che ci fa proseguire la strada, nonostante tutto.

Ed è quel nonostante tutto che ci accomuna, che ci fa abbracciare l’altro che riconosciamo come stesso pellegrino lungo questo percorso che diventa cosi vicino a noi, cosi parte di noi da stimolare la compassione, ossia il provare con l’altro le stesse emozioni, gli stessi affanni e le stesse profonde pulsioni. E’ come poi programmeremo la soluzione che ci renderà diversi si ma uniti da un sottile stesso brillante filo.

Figli della stessa anima come se tutti noi fossimo parte di quello incomprensibile splendido universo che dietro al dolore nasconde una ricchezza immensa.

E questa ricchezza andrà, spesso a cozzare con le ristrette leggi del nostro vivere societario.

Allora sarà doverosa l’ardua scelta: a chi davvero dare la priorità?

E noi stessi o al mondo che ci chiama con voce stridula?

Dalla voce di due donne, entrambe ricche di sentimento e entrambe portatrici di diverse esperienze di vita lascio il racconto del libro di Brunella, un libro che sono sicura, non vi lascerà indifferenti

Buon Viaggio

La forza dell’amore: quella di restare meravigliosamente se stessi. A cura di Ilaria Grossi

Spesso pensiamo che la nostra realizzazione avvenga dimostrando qualcosa, senza capire che non abbiamo bisogno del consenso degli altri. La realizzazione di sé parte da noi, altrimenti sarebbe solo un surrogato temporaneo destinato a scomparire. Tutto ha inizio in noi ed è sempre in noi che termina. Viviamo in una realtà che ci insegna a dover sempre rendere conto agli altri, ma è nostro dovere liberarci da questa ragnatela. Dobbiamo rendere conto solo a noi stessi, poi alle persone che amiamo, agli altri solo per ultimi. L’unico obbligo nei confronti della società è il rispetto delle scelte di vita altrui. Peccato che tutto questo, il mondo là fuori, non lo capisca”

Francesca e Flò sono le due donne protagoniste di un libro che affronta la depressione, il mal di vivere, la maternità negata e la grande forza di chi sceglie di amare “nonostante tutto”.

Francesca sente cucito addosso il ruolo di figlia che avrebbe dovuto sostituire, colmare il vuoto di un figlio che non c’è più.

Francesca non hai mai ottenuto le risposte ai suoi perché, al suo sentirsi sempre fuori posto, alle tante domande che riempivano la sua mente solo di voci che tormentavano quotidianamente un’anima fragile, fortemente sensibile, preferendo così chiudersi nel suo silenzio, isolandosi e cercando conforto in flaconcini di medicine prese sempre più a dose maggiori che la catapultavano direttamente in un lungo sonno e in quel silenzio tanto desiderato.

La “Signora” con cui viene definita la depressione è l’ospite indesiderata della sua vita, capace di impossessarsi di tutto per restituire niente.

Lei è sempre lì, anche quando fuori tutto scorre, Francesca avverte la sua presenza e si rifugia, spesso umiliandosi, nelle braccia di uomini sbagliati, troppo complicato capire Francesca, riducendo tutto ad una fugace attrazione fisica.

Tutto questo rende Francesca ancora più insicura e fragile emotivamente e si convince del fatto che per lei non c’è amore e inizia così la sua autodistruzione, la sua discesa agli inferi. E’ un viaggio doloroso, un tuffo nel vuoto, non semplice da capire perché parliamo di dolore, di tormento, di mal di vivere, di combattere ogni giorno con sè stessi e contro la “Signora” e contro una società che ci vuole troppo perfetti e tende a metterci in stereotipi.

Flò, 38 anni, scopre di essere incinta tra l’incredulità e la paura di diventare mamma, quando ormai non ci sperava più dopo tre gravidanze interrotte. Il suo viaggio comincia quel giorno, dubbi, paure, mille pensieri che non le permettono di vivere la gioia del momento, perché il passato l’ha messa a dura a prova e ripercorrere gli stessi passi fa paura.

Flò affronterà l’esito di un risultato con grande coraggio, la bambina potrebbe essere affetta della sindrome di Down, nonostante tutto e tutti, la paura e lo smarrimento di suo marito Manuel.

“Nella vita vince sempre chi ha più coraggio”

Flò dimostra un grande coraggio, nonostante il dolore e una perdita che lacera l’anima, la sua scelta è quella di amare e amare ancora. Francesca, dopo un momento terribile in cui mette in serio pericolo la sua vita, ricomincia la salita e anche se non è per niente semplice, sente di avere un grande debito nei confronti della vita e di ricominciare per non lasciarsi più morire dentro.

“Chi può dire di quante lezioni di vita abbiamo bisogno? Rialzarsi e imparare, questa deve essere sempre la nostra risposta all’esistenza. Almeno dobbiamo provarci”

Sono entrata in punta di piedi, in un libro in cui avvertivo tematiche forti e toccanti. La storia di Francesca e Flò, figlie della stessa anima, è capace di lasciare brividi sulla pelle, perché il dolore e la sofferenza dell’anima hanno un peso troppo grande da sopportare e sì ci vuole tanto coraggio per affrontare il nonostante tutto e andare avanti.

Con uno stile fluido, cristallino e sicuramente toccante, Brunella Canobbio è capace di toccare con le sue parole le corde dell’animo, non nego di essermi commossa nella parte finale e il messaggio che lascia al lettore è forte, una scelta di coraggio e di grande amore.

“E l’amore che conta” e l’anima fa pace con il proprio io, camminando finalmente assieme in quel cammino non sempre semplice che è la vita.

Esiste un luogo “sacro” che si chiama anima. Laddove tutto quello che conta si incide in modo indelebile. Parole gesti e pensieri sono fotografati per l’eternità. Perciò… quando bussi a quella “porta” prima di entrare… lima le unghie togli le scarpe spogliati delle bugie e vestiti solamente di te… sii te stesso.
Silvana Stremiz

Buona lettura.

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario

Essere se stessi. La medicina che satura le ferite. A cura di Milena Mannini.

Che cos’è l’anima? L’anima è coscienza.
E brilla come la luce dentro al cuore.

Brihadaranyaka Upanishad

Ci sono molte cose che condizionano la nostra vita, eventi, persone, abitudini.

Il nostro carattere ci permette di vagliare, giudicare, affrontare e superare ogni situazione la vita ci presenti sul nostro cammino.

Ci sono però persone che sono condizionate fin da piccole, da eventi che precedenti persino alla loro nascita, come la morte di un fratello che mai conosceranno, e il dolore dei genitori a quella perdita che li fa prendere decisioni sbagliate.

Invece arrivò lei, Francesca, e la nube nera da quella casa non se ne andò: negli occhi di una bimba di appena quattro anni si rispecchiava-no un padre e una madre che vivevano nel passato. Questo l’aveva portata, per molti anni, a pensare a se stessa come a un surrogato mal riuscito.

Queste persone crescono con un senso d’inadeguatezza che li logora nell’anima nonostante provino ad affrontare ogni situazione.

Non puoi amare un figlio se stai ancora piangendo quello che hai perso : questa era l’idea elaborata dalla sua psiche da adolescente e che, senza saperlo, avrebbe condizionato tutta la sua vita.

E, credetemi, dopo anni di questa sensazione nasce dentro di te solo la voglia di smettere di sentirti sbagliato, anche solo per poche ore, tutto è sempre più difficile, fingere di stare bene, di avere tutto sotto controllo, perché se solo ti distrai, tutto cadrà e di te non resterà nulla.

L’eterna lotta tra l’essere e il dover essere.

Brunella Canobbio racconta questa sofferenza attraverso Francesca, che fin dall’infanzia è cresciuta con il peso, di dover essere all’altezza di qualcuno che non c’era più, vive una vita che non è la sua pur di non deludere i genitori che, invece di amarla per quello che era, riversano in lei delle aspettative sbagliate.

Con l’anima dilaniata Francesca trova rifugio in un medicinale, di cui abusa sempre più, perché è l’unico mezzo per trovare pace, anche se solo per poche ore.

Ora poteva riposarsi dalla recita senza fine che era la sua vita.

La ragazza diventa così due anime nello stesso corpo, quella che tutti vedono e quella che in realtà è. Con il passare del tempo la situazione sfugge dalle mani della ragazza che si ritrova a elemosinare l’amore di uomini che riescono a fare breccia nella corazza di protezione. Più stava male, più era dipendente dai farmaci, più si concedeva a relazioni sterili che non potevano portare a nulla di buono.

Spesso pensiamo che la nostra realizzazione avvenga dimostrando qualcosa, senza capire che non abbiamo bisogno del consenso degli altri. La realizzazione di sé parte da noi, altrimenti sarebbe solo un surrogato temporaneo destinato a scomparire. Tutto ha iniziò in noi ed è sempre in noi che termina. Viviamo in una realtà che ci insegna a dover sempre rendere conto agli altri, ma è nostro dovere liberarci da questa ragnatela. Dobbiamo rendere conto solo a noi stessi, poi alle persone che amiamo, agli altri solo per ultimi. L’unico obbligo nei confronti della società è il rispetto delle scelte di vita altrui. Peccato che tutto questo, il mondo là fuori, non lo capisca.

E’ un circolo vizioso dal quale è difficile sottrarsi, ogni volta che cade nella dipendenza si ripete che può farcela, che tutto è sotto controllo, fin quando non tocca il fondo e finalmente Francesca è pronta a prendere in mano il suo futuro

In quel momento capii nuovamente che perdersi è un percorso della vita. Ritrovarsi un altro inizio.

Il libro racconta in parallelo le due fasi della vita della protagonista, quella vissuta sotto il mantello della depressione e dipendenza da farmaci, e quella del riscatto in cui Francesca ha raggiunto un equilibrio con le due anime che la compongono, ha imparato a convivere con le sue debolezze, ad accettarle, e anche se le prove da affrontare non smettono mai, ora è sostenuta dall’amore del marito.

Ma la stabilità emotiva è sempre appesa ad un filo e la dipendenza è un nemico che sa aspettare il momento opportuno per tentarti nuovamente.

L’occasione arriva con una gravidanza inattesa, quando ormai sia lei che il marito avevano smesso di sognare.

Dubbi, paure, decisioni, tutte situazioni che mettono in pericolo la serenità conquistata faticosamente. Non si è mai immuni dalle scelte fatte, mantenere i propositi che ci siamo fatti e soprattutto, volerci bene, perché siamo noi stessi che per prima dobbiamo imparare ad amarci per quello che siamo.

Vorrei essere un’altra, una come tanti, ma sono Francesca, una giovane donna che ama annientarsi piuttosto che affrontare la vita. Questa è l’unica realtà.

Buona lettura Milena

Al tuo cuore con la poesia di Rosario Tomarchio: alla famiglia ed alle persone care. Di Alessia Mocci (Fonte http://oubliettemagazine.com/2018/11/21/al-tuo-cuore-con-la-poesia-di-rosario-tomarchio-alla-famiglia-ed-alle-persone-care/ )

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“Vorrei essere una fontana/ Che dona allegramente acqua/ A tutti gli anziani al riparo delle calde ore,/ in circolo ricordano il loro passato/ e progettano sogni infiniti/ […]” “Vorrei essere una fontana”

 

La figurazione millenaria dell’anziano dell’essere umano che ha permesso agli anni di solcargli il viso e le mani che, in circolo davanti ad una fontana, si cimenta nella narrazione di ciò che la sua mente rammenta in quell’istante, al riparo dal sole.

Ancor più solcato è il Pensiero e, libero senza il tremolare delle ginocchia, affronta la scia di immagini talvolta supportata da sogni a cui non si può decretar la fine.

La voce narrante esprime la volontà di esser acqua la trasformazione in una fontana forse per poter sentire quei segreti che gli anziani si narrano o forse per rinfrescare i loro respiri con nuova linfa.

Al tuo cuore con la poesia” è una breve raccolta poetica dell’autore siciliano Rosario Tomarchio. L’autore conta di numerose pubblicazioni sia poetiche come “La musica del silenzio” (Statale 11, 2010), “Storia d’amore” (Aletti editore, 2012), “Ricordi di poesie” (Rupe Mutevole Edizioni, 2013), “Cielo” (Rupe Mutevole Edizioni, 2014) sia brevissimi saggi come “Il mito della semplicità”, “In cammino”, “Dalla grotta al tempio”, “In viaggio per incontrare Gesù”.

 

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La raccolta è dedicata al cuore dello stesso autore, ogni verso nasce dal profondo amore verso le persone care: ai genitori (al padre, l’uomo del silenzio; alla madre, la donna della vita), ai pochi e veri amici che una persona conta sulle dita della mano, ad una relazione con una donna del passato, alla nonna Vincenza scomparsa molti anni fa, alla lettura dei Vangeli che sin da giovane hanno popolato la sua mente, agli animali che rendono la vita meno solitaria.

Il versificare è semplice, le parole sono immediate. Percorrono immagini care a Rosario e che si dipanano tra ricordi e presente in una continua esortazione all’amore.

 

“Quante volte mi ritrovo con il cuore affranto,/ con le lacrime che disegnano curve sul viso./ Quante volte mi ritrovo in un angolo del mondo,/ a rileggere lo stesso libro/ che racconta la mia vita/ tra poche gioie e tanti dolori./ Quante volte mi ritrovo sotto questo cielo,/ a guardare le stelle/ sperando ancora di poter colorare i sogni./ […]” “Dedicata a tutti i cani che ci fanno compagnia”

 

Rosario rilegge il suo libro chiamato vita, come tanti esseri umani vive una solitudine portata da quello che stiamo chiamando “progresso” ma che sempre più si rivela “regresso”.

La famiglia non ha più quel potere di collante sociale, il figlio è chiamato all’imperante isolamento nella quale tutti possiamo accedere al social network che ha avuto la pretesa di avvicinare le persone ma che ci ha resi schiavi delle mura di una casa e di un dispositivo che presenta una facciata, la misera ombra di noi stessi.

Rosario, con le lacrime che curvano il viso, si ritrova a guardare il cielo e quelle stelle che sin da bambino ascoltavano i suoi malumori e le sue gioie.

E se tutto intorno diventa estraneo, e se l’empatia verso l’altro dimostra di non trovar appiglio, l’autore ritrova la fiducia nella vita in un animale, nel sguardo complice di un cagnolino che si avvicina e che senza bisogno di parole, senza doni o serenate rammenta la semplicità dell’emozione.

 

“Che vanto nei hai fante/ A vincere tutte le battaglie/ Se non tocchi il cuore/ Della tua regina?/ […]” “Fante innamorato”

 

Written by Alessia Mocci

 

Info

Facebook Rosario Tomarchio

https://www.facebook.com/profile.php?id=100017034757004

Acquista Al tuo cuore con la poesia

 

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2018/11/21/al-tuo-cuore-con-la-poesia-di-rosario-tomarchio-alla-famiglia-ed-alle-persone-care/

 

Oggi il blog consiglia un libro pieno di emozioni e sentimenti “Solo per me” di Maria Luisa Gingilli. Da non perdere!!

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Mentre gli passavo accanto per uscire dalla stanza e tornarmene in camera, tenendo lo sguardo a terra, mi afferrò per un braccio, fermandomi.
«Scusa, cercavo solo di alleggerire la tensione. Se non vuoi parlare va bene, ma non allontanarmi da te. Per favore, guardami.»
Avevo alzato la testa nella sua direzione, richiamata dal tono quasi implorante delle sue parole.
Lui aveva mollato un po’ la presa sul mio braccio e, fatta scorrere la mano fino a prendere la mia, mi aveva attirata piano verso di sé.
Era tutta la sera che ripetevamo quei gesti. Io sempre a un passo dallo scappare da lui e Joshua a riacchiapparmi.
Continuammo a guardarci, l’uno di fronte all’altra, mano nella mano.
Mi sorprese la dolcezza con cui mi fissava, perché non mi era mai sembrato il tipo da esternare così i suoi sentimenti.
In quel momento, invece, sembrava davvero dispiaciuto per quello che stava accadendo.
Sentii le lacrime pronte, di nuovo, a bagnarmi il viso ed era sempre più difficile trattenerle.
Non volevo piangere di fronte a lui. Se vi erano delle domande da fare, dovevo anche trovare delle risposte e al momento non ne avevo neanche mezza.
Joshua sembrò capire il tumulto del mio animo, perché, senza aggiungere altro, rafforzò la presa sulla mia mano e mi attirò ancora un po’ verso di lui, fino a quando mi trovai stretta nel suo abbraccio.
Come era diverso da quello di poche ore prima, in cui mi ero sentita stordita e sopraffatta dall’emozione!
Quello aveva il sapore delle domeniche mattina passate in pigiama, della torta di mele e del caffè appena fatto. Aveva il sapore delle cose semplici, di quella casa che per me era solo un concetto vago.

 

 

Trama:

Margherita ha poco più di vent’anni, una storia, quella con Alessandro, che trascina da troppo tempo e un cassetto pieno di sogni irrealizzati. Complice un viaggio tra gli incantevoli paesaggi d’Irlanda e un paio di occhi verdi come i prati di quelle terre, si renderà conto che è arrivato il momento di abbandonare la sua confortevole routine e lanciarsi nel vuoto, fare spazio ai propri desideri e accettare i propri sentimenti.

Ma si sa, a volte, l’amore ci porta su sentieri pericolosi… Margherita avrà il coraggio di percorrerli?

 

 

L’autrice

Marialuisa Gingilli nasce a Roma nel 1983 ed è dal 2008 che vive nella splendida cornice dei Castelli Romani.

Dopo aver trascorso cinque terrificanti anni presso il Liceo Scientifico Statale “Plinio Seniore”, capisce che nella sua vita potrà percorre qualsiasi strada, basta che non abbia a che vedere con le materie scientifiche. Nel 2002, quindi, inizia a frequentare la facoltà di “Lettere e Filosofia”, presso l’Università “La Sapienza”, con il sogno di diventare, un giorno, un’affermata giornalista di cronaca.

Il destino, però, sa essere beffardo ed è così che nel 2006 comincia a lavorare per un’azienda di servizi alle imprese, dove, ancora oggi, i suoi migliori amici sono proprio i numeri.

Impiegata – e mamma dal 2015 – a tempo pieno e da sempre grande appassionata di libri, nel 2017 decide per gioco di lanciarsi nella stesura del suo primo romanzo, scoprendo così che l’amore per la scrittura non l’ha mai davvero abbandonata.

 

 

Dati libro 

Titolo: Solo per me

Serie: Under the Irish Sky #1

Numero previsto di volumi della serie: 2 + 2 spin-off

Uscita: 6 dicembre 2018

Self Publishing

Pagine: 480

Prezzo: E-book €. 1,99

Cartaceo (disponibile prossimamente) €. 14,90

“Ogni uomo uccide ciò che ama. Un indagine di provincia” di Claudio Pastena, il Terebinto editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ogni volta che che leggo un libro mi fermo sempre a capire quali emozioni ha suscitato la lettura. Questo me lo fa sentire più mio, creando una speciale empatia, unica e irripetibile.

Il libro mi parla, odo la sua voce, ascolto i consigli, i lamenti o gli sbeffeggi.

Il libro è la mano che mi guida in questa strana e a volte triste commedia dell’arte chiamata vita, dove noi non siamo altro che guitti improvvisati, a volte folli, a volte fin troppo sani e pregni di aspettative.

E sono quelle che nei casi più disperati dominano il nostro essere, uccidendo la fantasia con l’anarchia del possesso o del vizio.

Siamo tutti equilibristi che camminano su un filo sottile, consci che basta un solo sguardo verso l’abisso per esserne inesorabilmente intrappolati, non come vittime, ma come abominevoli mostri consenzienti.

Sì, mostri.

Nonostante il temine significa speciali, strabilianti, sono conscia che possiamo esserlo in tanti modi, alcuni dei quali crudeli e insensibili capaci solo di lacerare il tessuto così fragile e così splendente dell’altro e del mondo che l’altro contiene.

Allora mi sono fermata.

Ho posato il libro, anzi il reader, e ho fissato quel biancore brillante pieno di quei segni che assieme formano parole.

E sono conscia altresì che dietro questo linguaggio a cui tutti possono arrivare ne esiste un altro, più sottile, più misterioso, capace di raccontarmi altro, una storia nella storia, dal significato più sottile e forse allarmante.

La sensazione di chi finisce di leggere il libro di Pastena è… tristezza.

Amarezza.

Un sapore aspro sulla lingua che arriva fino al cuore, rendendolo pesante come un macigno.

Oh sì, un libro bellissimo, ritmo incalzante, personaggi spietatamente definiti senza alcuna remora a raccontarne il lato oscuro, colpi di scena e un umorismo sottilmente malvagio.

Oh sì, farebbe la felicità di tanti colti esperti.

Ma io non sono un critico, sono soltanto un’amante dei significati, una discepola che venera la comunicazione come elemento di crescita.

Sono lì a cercare l’informazione nascosta, criptata tra quei segni fin troppo conosciuti e spalleggiati dalla tecnica e che non sono altro che specchietto per le allodole di tanti, oserei dire, materialisti incentrati e inneggianti alla forma.

Io no.

Io credo che possiamo divenire, come dicevano gli gnostici veri pneumatici, ossia esseri di solo respiro, di solo ritmo, di solo suono, capaci di scovare nella sostanza il seme del cambiamento.

Perché oramai lo so, un’informazione non è altro che la certezza e il riconoscimento di una differenza, ed è nella differenza che si cresce e si evolve.

E cos’è questa differenza?

È la risultante tra ciò che è apparenza e ciò che essa cela, come un tesoro prezioso, perché solo i tesori preziosi vengono occultati, nascosti in polverose e pericolanti soffitte, in attesa del prode che con la chiave giusta possa avere la sua ricompensa.

Così, preda della tristezza, ho accettato la chiave che Pastena mi ha donato tra le righe, soffuse delle parole, e ho aperto la porta.

Ricordate la favola di Barbablu?

L’uomo con l’unico pelo dissonante nella barba, la differenza che individua il significato, aveva sempre avvertito l’ultima moglie di non aprire mai la porta proibita.

Ma per i curiosi, per coloro che vogliono capire, la chiave gronda sangue.

E il sangue non è che l’energia perduta a voler tener chiusa l’alcova, insistendo sull’indifferenza affinché il pericolo sia dimenticato, nascosto sotto le luci brillanti del palcoscenico, tra le mille distrazioni, tra le mille droghe che la vita ci offre beffarda.

Ma noi, come la moglie, quella porta l’apriamo.

Io la porta chiusa di Pastena l’ho aperta.

E vi ho trovato lo scempio più orrorifico: quel marcio che sta nutrendo la nostra società, vizi e impulsi osceni che nascondiamo sotto eleganti tappeti regent.

Ecco cosa ho trovato.

Ecco cosa mi raccontava con voce cadenzata il bravo Claudio.

Il male è oramai non più una minaccia, ma una presenza che cammina tra noi.

Si nutre dei nostri impulsi più oscuri, quell’ombra da cui Jung stesso ci aveva messo in guardia.

Non lo abbiamo ascoltato.

Non vogliamo ancora ascoltarlo.

E l’ombra ghignante sorride e si mostra a noi seducendo la nostra mediocrità.

Si pensa che il potere ci dia gioia, ripari i torti, che il sesso sia la risposta alla nostra solitudine. Che la carità, il sentirci migliori degli altri, sia il rimedio contro un’insana, strisciante, lasciva follia.

Nessun buono.

Nessun cattivo.

Solo un’umanità cosi distratta da scordarsi a casa l’anima, che rimane rannicchiata, lacerata accanto a noi.

La provincia, raccontata da Pastena con tale crudezza, è presente nel mondo interiore di ciascuno di noi.

Senza compassione.

Senza empatia.

Alla sola disperata ricerca del piacere effimero.

Cercando di mortificare la propria natura in atti che di bontà, di redenzione, non hanno neanche il lontano sapore.

Sentirsi unici, intoccabili, nel giusto, perché in fondo la vita non ha nessun valore.

Erano arrivati i soldi e se ne era andata la coscienza.

La coscienza è morta, sparita scappata lontano da noi, in lacrime per essere stata stuprata da ogni nostro patetico alibi.

Mi prende l’umor tetro, mi cruccio, m’addoloro a veder come vivono gli uomini fra loro. Come mi giro, vedo adulazione abbietta, ingiustizia, interesse, tradimento.

Così racconta la nostra pazzia lo squilibrato, forse più sano di ognuno di noi, che nei suoi deliri vede una realtà che noi ammantiamo di bugia. E ancora in questo libro il contrario di tutto diventa la verità: solo chi ha perduto quella ragione considerata accettabile dalla società, può alzare il velo e rifiutarla.

E solo l’escluso, abbandonato, l’invisibile riesce a provare pena per sé stesso e per il nostro funesto destino: quello di morire incorporei e sempre meno reali.

È un enorme gioco virtuale, ipocrisia che balla abbracciata al vizio.

Frustrazione che si veste da potente, abuso trasformato in opportunità.

E non esistono alti discorsi filosofici sul perché si uccide non solo l’altro, ma la propria stessa anima, che non essendo più integra si perde con il vento tossico:

La gente uccide perché ne ha voglia e basta. – Ma, secondo voi, questa voglia c’è sempre o esce all’improvviso? – Dipende da cosa ha mangiato l’animo umano. Se si è cibato di menzogne, la voglia c’è sempre, se di verità questa voglia immonda compare all’intrasatto, a volte può anche rientrare.

Noi stiamo mangiando bugie.

Ci stiamo nutrendo di nulla.

E nel nulla restiamo nullità che tentano di rimanere in vita usando l’arma della sopraffazione.

Ironico gioco di parole non trovate?

Ma è questa la tragica visione lucida di Pastena:

Dentro ognuno, anche il migliore in apparenza, si avverte l’eco infernale e irrefrenabile della sua doppia natura umana, tutti si arrampicano sulla stessa giostra in cui si alternano, senza un ordine preciso, le speranze nobili e le passioni oscure. L’assassino, in fondo, è solo chi sbanda più degli altri su questo cammino, o forse dà ad esso una direzione definitiva. Malvagia, inaccettabile, ma precisa.

In un mondo di sogni bruciati, lacerati violentati, io resto a osservare con gli occhi pieni di dolore.

E allora indosso la mia maschera da guitto, da mentecatto artista e inizio a truccarmi come un Pierrot.

E mi trucco perché la vita mia, non mi riconosca e vada via.

E mi vesto da re, perché tu sia

tu sia il re di una notte di magia”

-Renato Zero

L’emozione di presentarvi questo grande talento è tanta….cosa posso dire di lui? Mago delle parole, innovatore dello stile, semplicemente geniale…torna Sergio L. Duma con il libro “Occhi blu” Arpeggio libero editore.

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Un personaggio terribilmente reale, equivoco, crudele e mentalmente instabile; un assassino a sangue freddo dalla doppia personalità: un individuo assolutamente detestabile.Un uomo che rinnega il suo passato, che vive in un presente fatto di pensieri sconnessi, di odio profondo e pulsioni irrefrenabili; un uomo che sfoga in modi orrendi la propria alienazione, riconoscendo solo in parte la follia omicida che pervade la sua mente. Una mente piena di assurdi mantra, di soluzioni imprevedibili a problemi reali e immaginati, di squilibri dall’origine terrificante. E tra i suoi pensieri di morte l’immagine fissa di due occhi blu di bambina, iridi che lo tengono ancorato al passato e che lo accompagnano lungo una storia che nascondemolto altro: denuncia sociale, politica, culturale. Un protagonista senza volto difficile da comprendere ma che non si può fare a meno di cercare di interpretare, fino all’inquietante rivelazione finale.

Dati libro

Titolo: Occhi Blu

Casa Editrice: Arpeggio Libero Edizioni

Prezzo: € 19,00

Ordinabile presso:

https://www.arpeggiolibero.com/lista-categorie/thriller/occhi-blu.html?fbclid=IwAR0JX9J-6qUjlUwLJg5dTIeh4taKnXzM5QZdKy8xzTi-ZCR7PKHYN0PNeQk

https://www.amazon.it/dp/8833520129/ref=sr_1_12?s=books&ie=UTF8&qid=1542130192&sr=1-12&keywords=sergio+l.+duma&fbclid=IwAR2QHO27UJNVAdyYIvVe20_9Lxf4UNI3Io6ONMIUqLESOkgzGYlkT3hehvk

E altri store online.

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“Nostalgia di cartapesta” di Maria Caterina Basile edito AUGH! Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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Cedo. Cedo tutte le volte. Prometto a me stesso di non badare ai giudizi degli altri, alle loro opinioni non richieste, alle battute fuori luogo, agli sguardi di disapprovazione. Mi dico di essere forte, di continuare dritto per la mia strada, una strada tutta in salita che mi è costata tanta fatica percorrere, di concentrarmi sui progressi fatti, e poi… cedo”

 

Salvatore lavora come apprendista nella bottega del suo prozio Enzo, cartapestaio a Lecce.

Da piccolo Salvatore si rifugiava nella sua bottega, per respirare gli odori tipici del suo lavoro e allontanare per un po’ le crisi isteriche della mamma e i litigi col padre. Salvatore sceglie di allontanarsi dalla modernità dei suoi tempi per immergersi in un lavoro che gli permette di restare sempre fanciullo e dove non si smette mai di sognare. Salvatore vive aggrappandosi ai ricordi che lo legano alla nonna, venuta a mancare da poco, al rapporto non facile con i genitori separati e al fratello Ferdinando, tossicodipendente e ormai un fantasma agli occhi degli altri. Vortici di nostalgia, il tormento per un infanzia negata, quel vento caldo di malinconia, rendono Salvatore sempre più silenzioso, abitudinario e chiuso nel suo mondo, fatto di lavori di cartapesta e pranzi con lo zio.

Con uno stile limpido, fluido, poesia che si alterna al racconto di Salvatore, il suo silenzio è una sorta di riscatto per un’infanzia e un’adolescenza fatta di litigi e cocci rotti, il sostegno che non ha saputo dare al fratello abbandonandolo a se stesso e i ricordi belli sono solo quelli legati ai suoi nonni.

L’incontro con Maria Elena, mamma del piccolo Riccardo, apre uno spiraglio di luce, Salvatore ritorna a respirare aria nuova e ad apprezzare le piccole cose della vita. L’addio al fratello, tra l’indifferenza del padre e dei suoi parenti, spezzerà le catene invisibili che lo tenevano legato al passato.

“Quanti anni ho lasciato passare, stordendo la mia anima di tristezza, non permettendole di deliziarsi del sole! Inchiodato dall’angoscia, ho smesso di sentire. Il giorno che inizia, una speranza nuova. Migliaia di parole cadono giù dal cielo. Come si sta bene nella maturità. Addio tormenti, benvenuto equilibrio. Non attendo il futuro, solo assaporo un presente di sogni…”

 

Una lettura piacevole che trasuda nella sua malinconia, i tormenti di un giovane ragazzo, i ricordi spensierati e felici dell’infanzia legati ai nonni affettuosi e pazienti, i profumi e gli odori tipici della terra salentina, in una Lecce bella dove la notte mette in risalto le sue luci, lo stile barocco e il silenzio dei suoi vicoli.

 

“Nella vita ci vuole leggerezza. Dobbiamo diventare leggeri come nuvole, perché la vita non è altro che una tenue nuvola dipinta sul cielo. Chi siamo? Dove andiamo? Di passaggio, siamo solo di passaggio. Transitori sì, ma come nuvole e arcobaleni. Pennellate destinate a perire sotto il peso dei secoli, ma di colore acceso, vivo”

 

Buona lettura.

 

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario

“La colpa” di Raffaele Mangano, Amatea editore.A cura di Vincenzo De Lillo

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Da sempre abituato a leggere solo narrativa di avventura, thriller o comica, in cui le storie e la loro originalità sono il fulcro intorno a cui girano i personaggi, questo libro mi è sembrato subito strano.

La storia, originale anch’essa, per carità, è quasi un pretesto per illustrare l’animo del personaggio principale e del coprotagonista, entrambi magistralmente descritti dallo scrittore così alla perfezione, da far sembrare al lettore di conoscerli, creando così quell’empatia che ti spinge a porti le loro stesse domande: -Il lavoro e la dedizione a esso, è davvero la strada migliore?

-Un passato difficile va sepolto oppure riaffrontato finché non crei più dolore?

Ma soprattutto, -Sto vivendo la vita che vorrei?

Ecco, qui l’autore con una scrittura esperta e sopraffina, è stato geniale.

Il protagonista, continuamente in conflitto con un una vita agiata ma piatta ed una meno ricca, forse, ma anche meno monotona, sembra quasi non schierarsi del tutto, lasciando socchiusa la porta del suo futuro e facendoci sbirciare per un po’.

Giusto quel poco che basta a farci porre tutte quelle domande di cui sopra, senza darci una risposta definitiva, ma solo lo spunto per pensarci.

Può un libro scavare nell’animo del lettore, facendogli mettere in discussione certezze e priorità?

Se mi avessero fatto questa domanda prima di leggere “La colpa”, di Raffaele Mangano, probabilmente avrei risposto di no.

Oggi non sono più sicuro e ciò vuol dire che il libro ha correttamente svolto il suo compito, quello di insinuare dei dubbi.

Farti pensare, far muovere gli ingranaggi del tuo cervello e del tuo cuore, cioè.

E siamo sinceri, quanti scritti ci riescono davvero?

“La colpa”, invece, lo fa perfettamente, trascinandoti con pazienza e accuratezza nella storia e nei dialoghi, mai banali, da cui esci sempre con l’idea di aver imparato qualcosa.

E io sono sicuro di averlo fatto.

Grazie Raffaele, hai guadagnato un fan

 

Il blog presenta “Questioni di scelta” di Ingrid Rivi, Gilgamesh edizioni. Imperdibile!!!

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SINOSSI
A cosa serve la bacchetta magica se Cenerentola ha un Iphone?
Letizia Castelli sta per sposare il suo principe azzurro ed è al  settimo cielo, o quasi…
Potrebbe essere più felice solo se cancellassero Ibiza dalla faccia  
della Terra, perché è proprio lì che il suo fidanzato Trevor  festeggerà l’addio al celibato.
Immaginate per un momento che la fata madrina sia un cane combinaguai  di nome Rufus, che la scarpetta di cristallo sia uno smartphone  disintegrato e che i principi azzurri diventino improvvisamente due.  

Come districarsi?
In un attimo il mondo di Letizia verrà capovolto, tutte le sue  certezze infrante, e starà a lei rimettere insieme i pezzi, perché in  fondo il finale da favola e la felicità non sono altro che questioni  di scelta…

 

Dati libro 

GENERE Contemporary Romance
PREZZO Cartaceo 15 € / Ebook 2,99 €
NUMERO PAGINE 320

DATA DI USCITA 26 novembre 2018 (in edizione cartacea e digitale)