La rubrica racconti presenta un inedito di Vincenzo De Lillo e la sua travolgente ironia.

 

Due adolescenti si baciano con tale trasporto che l’elettricità nell’aria si può quasi toccare con le dita, le stesse di lui che prima le carezzano i folti capelli neri, con un movimento dolce e sensuale, poi scendono sempre più giù a sfiorarle timidamente la vita.

Impacciate e insicure, come è sempre a quell’età.

Le piccole mani di lei, invece, tengono il giovane forte per le braccia, quasi a trattenerlo, per evitare che questi, spinto dagli ormoni, diventi ancor più audace.

Ma è solo un vano tentativo, perché lui, incoraggiato dai caldi baci della ragazza, in un attimo le infila le mani sotto la giacca, dove solo una leggera camicetta le divide dal suo acerbo seno.

Un sussulto, un fremito e in un attimo cambia tutto.

I baci diventano convulsi, quasi violenti, il timido fare iniziale si è trasformato in un insieme di mani che salgono e scendono, gambe che si intrecciano e si strofinano provocando infuocate scintille di sesso…

giovani colli che si offrono l’uno alla bocca dell’altro, alla mercé di labbra mai dome…

finché una mano della giovane non scende dal petto fino alla cinta, con cui armeggia pronta a sbottonare lo sbottonabile, tra mugugni udibili fin dall’interno della mia auto, dove siedo imbarazzato a guardarli.

Tutti siamo stati ragazzi arrapaticci, barattolini sottovuoto spinto stracolmi di ormoni pronti a scoppiare, ma è troppo, devo intervenire.

Con una tremenda suonata di clacson li faccio sussultare, stavolta non di passione ma di sorpresa entrambi, riportandoli immediatamente ad un più pudico ordine.

“Guagliu, capisco che la passione quando prende, prende, tanto che non vi siete accorti di me, ma pigliatevi na’ stanza o quello che volete, basta che ve ne andate da sopra il cofano della mia macchina.”

“Tutto cosi in fretta” di Paolo Mastri, Ianieri editore. A cura di Ernestina Amodio

Introduzione.

Fin dagli albori della sua nascita, la nostra amata Italia è stata funestata da drammatici eventi. Dalla strage di Portella della ginestra, ai tentativi di golpe, passando per gli atroci anni del terrorismo. Tutto ammantato di segretezza. Nessuno sapeva.

Nessuno sopratutto doveva provare a conoscere.

I segreti di stato, torbidi e inquietanti, dovevano essere nascosti sotto il tappeto del savoir fair, del perbenismo e dell’ideale di una repubblica sicura, di uno stato forte e onorabile, dove la giustizia e il benessere venivano assicurati dai prodi politici immolatisi sull’altare del bene comune.

Oggi, di questa rassicurante immagine non resta più nulla.

I segreti vengono sviscerati,i misteri denunciati, le morti di stato passano di bocca in bocca.

Forse non sapremmo mai tutta la verità, ma ora siamo certi che Ustica non è stata certo una tragica fatalità, che la Orlandi non è stata al centro di una storia di spionaggio alla James Bond.

Siamo consci di ogni ombra che ha avvolto e avvolge un paese che stenta a crescere e a trovare se stesso.

Un paese disunito, un pese ferito, un ‘Italia a volte da dimenticare.

E che, ironia della sorte, permette a una letteratura arrivata a una fase di stallo, di trovare una luce di speranza: è attraverso la rivisitazione di quei fatti di cronaca che odorano di morte, che un libro, al contrario riesce a rivivere.

Ascoltiamo dalle parole ricche di pathos della nostra new entry, Ernestina Amodio, che sono sicura ci darà non solo soddisfazioni, ma ci regalerà la sua straordinaria capacità introspettiva, emozionante e di raffinata classe.

Adesso vi lascio al suo raccontare un libro scomodo e al tempo stesso necessario, con quel suo modo quasi soffuso, nostalgico ma ricco di quell’intensità che solo le grandi anime sanno provare di fronte ai temi scomodi.

Buona lettura.

Micheli Alessandra

 

Un tuffo nell’album dei ricordi.

Ricordi di un’epoca per me dell’infanzia, con il rumore del nostro televisore, ancora in bianco e nero che trasmetteva attraverso il telegiornale immagini orribili di notizie che non capivo, ma di cui avvertivo fin nel profondo la tragicità che mi portava a cercare gli occhi di mia madre per scorgerne segnali rassicuranti, volevo mi dicessero:

“Tranquilla, sono tutte sciocchezze”.

E invece esprimevano solo angoscia, incredulità, impotenza e lo sconcerto di chi non riesce bene a capire il perché di certi avvenimenti.

Oggi a quarant’anni di distanza, grazie a Paolo Masti, giornalista e scrittore, con il suo primo romanzo “Tutto così in fretta”, una storia di fantasia si intreccia sapientemente alla storia vera.  

Una cronaca giornalistica e dettagliata dei fatti che, alla fine degli anni ’70, hanno tenuto l’Italia col fiato sospeso per circa due mesi che si interseca con avvenimenti di pura invenzione.

Nomi di personaggi creati dalla fantasia che ne incontrano altri che hanno occupato le prime pagine dei giornali.

Dove comincia la fantasia?

Dove finisce?

L’amore e la conoscenza dello scrittore verso Pescara, la città in cui è nato, si evince ampiamente in tutta la prima parte del romanzo dove in un affresco ne viene descritta la rinascita edilizia, economica e sociale dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’70.

Attraverso la descrizione di una serie di personaggi di fantasia più o meno in vista della società pescarese, viene raccontata una città e una regione intera che, come una fenice, risorge dalle sue ceneri più fulgida che mai.

Un delitto di un procuratore della Repubblica, che ha come testimone oculare e involontario un grande e ricco sarto, che porta come fardello nella sua vita, un segreto all’epoca inconfessabile e per questo costretto a fungere da spia assoldata con il ricatto dal capo del servizio segreto interno del Sisde; un affare multimiliardario che mette in pericolo il benessere economico allora raggiunto dalla città fanno da sfondo e si intrecciano con i fatti che in quegli anni i terroristi delle Brigate Rosse seminarono con feroci attentati, fra i civili e i militari, morte e paura atti a minare la sicurezza della nazione intera.

Un romanzo avvincente, in cui la finzione diventa solo un pretesto per raccontare dettagliatamente una serie di atti terroristici che hanno avuto il culmine nel rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta.