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Due adolescenti si baciano con tale trasporto che l’elettricità nell’aria si può quasi toccare con le dita, le stesse di lui che prima le carezzano i folti capelli neri, con un movimento dolce e sensuale, poi scendono sempre più giù a sfiorarle timidamente la vita.

Impacciate e insicure, come è sempre a quell’età.

Le piccole mani di lei, invece, tengono il giovane forte per le braccia, quasi a trattenerlo, per evitare che questi, spinto dagli ormoni, diventi ancor più audace.

Ma è solo un vano tentativo, perché lui, incoraggiato dai caldi baci della ragazza, in un attimo le infila le mani sotto la giacca, dove solo una leggera camicetta le divide dal suo acerbo seno.

Un sussulto, un fremito e in un attimo cambia tutto.

I baci diventano convulsi, quasi violenti, il timido fare iniziale si è trasformato in un insieme di mani che salgono e scendono, gambe che si intrecciano e si strofinano provocando infuocate scintille di sesso…

giovani colli che si offrono l’uno alla bocca dell’altro, alla mercé di labbra mai dome…

finché una mano della giovane non scende dal petto fino alla cinta, con cui armeggia pronta a sbottonare lo sbottonabile, tra mugugni udibili fin dall’interno della mia auto, dove siedo imbarazzato a guardarli.

Tutti siamo stati ragazzi arrapaticci, barattolini sottovuoto spinto stracolmi di ormoni pronti a scoppiare, ma è troppo, devo intervenire.

Con una tremenda suonata di clacson li faccio sussultare, stavolta non di passione ma di sorpresa entrambi, riportandoli immediatamente ad un più pudico ordine.

“Guagliu, capisco che la passione quando prende, prende, tanto che non vi siete accorti di me, ma pigliatevi na’ stanza o quello che volete, basta che ve ne andate da sopra il cofano della mia macchina.”

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