“Anime” di Maria Cristina Buoso, Lettere Animate editore. A cura di Ilaria Grossi

513gGIZPoRL.jpg

 

 

Cosa accade quando l’anima non è cucita perfettamente con il tuo corpo?

Angelo, affermato avvocato, per anni è riuscito a tenere a bada i suoi demoni, viaggiando lontano da una famiglia poco presente e dalla costante paura di restare bloccato dove non poteva essere se stesso.

Il suo voler essere sempre impegnato in qualsiasi cosa, studio e lavoro, ne è la prova perché se si fermava a pensare troppo rischiava di non sentire più i suoi pensieri ma solo le voci dei demoni, rimorsi, sensi di colpa, paura di uscire alla luce.

Angelo chiude con infinite mandate la porta che non ha il coraggio di aprire, decide di sposarsi con Laura dalla cui unione nasce la figlia Andrea. Per poi scoprire che quella porta era solo accostata, e dopo aver iniziato il suo percorso decide di parlare con la moglie e la figlia di tutta quella sofferenza che porta con sé da anni e di come la scelta che farà, cambierà per sempre la sua vita.

“Una donna nel corpo di un uomo” “Ero una sconosciuta da conoscere, con cui confrontarsi e di cui fidarsi e forse un giorno da amare. Io ero io, ma allo stesso tempo ero una cosa diversa. Ero la donna che io per primo dovevo imparare a capire. La sconosciuta era la stessa per loro e per me, con una differenza: io la volevo questa donna nella mia vita, loro dovevano subirla senza nessuna possibilità di discussione”

Si alternano così i punti di vista di Angelo, sua moglie Laura e la figlia Andrea. Laura, non riesce a lasciar andare l’uomo che le è stato accanto, comprensivo e sempre dalla sua parte. La figlia Andrea, nutre una grande rabbia nei confronti di entrambi, non riesce ad essere comprensiva e a dare un senso.

“Ha tradito se stesso per anni e adesso non ci riesce più. Non vuole perdono, non vuole scuse, non vuole miracoli…vuole solo che noi continuiamo ad amarlo anche dopo. Lui ci chiede solo questo. Che noi continuiamo ad amarlo” “Come fai Mamma?” “Alla fine ho dovuto guardarlo negli occhi e ho visto la sua sofferenza…”

Il dialogo tra madre e figlia, denota dolore nel superare la scelta di Angelo, ci permette di entrare nel loro mondo, capire quanta sofferenza c’è dietro una scelta non facile, un demone che mangia la propria anima senza mai trovare soddisfazione fino a quando Angelo lo ascolta e non si lascia trascinare ma lo mette a tappeto per sempre, sentendosi finalmente protagonista e non spettatore della propria vita con un nuovo vestito, quello cucito perfettamente alla sua anima.

Bellissima immagine, quella suggerita da Laura alla figlia …di chiudere gli occhi e ascoltare la voce del padre, lui è e resterà sempre suo padre, chiede di essere amato con un nuovo vestito, non è semplice, nessuno dirà mai che è semplice. Chiede solo di essere amato per quello che è realmente.

Lo stile di Maria Cristina Buoso è fluido e scorrevole, con naturalezza e tanta sensibilità tocca un argomento delicato, non facile da comprendere, difficile da accettare e digerire per chi resta fisso sulle proprie idee.

Le parole hanno un loro peso ed è per questo che si entra in punta di piedi nel percorso di dolore, paura e consapevolezza del proprio io.

Complimenti.

Buona Lettura

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario