“The Outsider” di Stephen King, Sperling e Kupfer. A cura di Vito Ditaranto

 

È quasi ora di andare a letto.

Quando mi metto sot­to la doccia, guardo il mio corpo perfettamente normale: pelle normale, capelli normali, normali unghie delle mani e dei piedi, apparato genitale normale.

Certo ci saranno persone normali che preferiscono come me sapone senza profumo, la stessa temperatu­ra dell’acqua, la stessa consistenza nella stoffa degli asciugamani.

Fatta la doccia mi lavo i denti e sciacquo il lavandi­no.

Il mio viso nello specchio è il mio solito viso: è il viso che conosco meglio.

La luce irrompe nelle pupil­le dei miei occhi e porta con sé le informazioni che sono alla portata del mio periplo visivo, porta con sé il mondo; ma quando io guardo il punto dove la luce penetra vedo solo un nero profondo e vellutato.

La lu­ce vi penetra e il buio mi scruta di rimando.

L’imma­gine è nel mio occhio e nel mio cervello oltre che nel­lo specchio.

Spengo la luce nel bagno.

Vado a letto, e spengo la luce dopo essermi seduto sulla coperta.

L’immagine residua della luce arde nel buio.

Chiudo gli occhi e ve­do la coincidenza degli opposti nello spazio.

Prima le parole, e poi le immagini che sostituiscono le parole.

La luce è l’opposto del buio.

La pesantezza è l’op­posto della leggerezza.

La memoria è l’opposto della dimenticanza.

Ok, per entrare nelle tenebre devo aprire il mio libro.

Se non siete consapevoli del buio, non aprite questo libro.

“… riflettere sulla propria sanità mentale probabilmente non era un buon segnale. Era un po’ come pensare al battito del proprio cuore: se ti trovi nelle condizioni di doverlo fare, quasi certamente sei già nei guai…”

Il Buio è vivo, difficile da descrivere ma chi viene toccato dal Buio corre il rischio di smarrirsi e trasfigurare in modo inevitabile.

The Outsider è l’ultimo libro di Stephen King, autore di cui ho letto tutto più e più volte.

È indubbio che The Outsider ci sia stato presentato come un romanzo horror. La verità è, però, che questo libro non è un romanzo dell’orrore, io lo definirei più un thriller.

La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino. Un bambino di undici anni, Frank Peterson. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Le indagini scivolano rapidamente verso un uomo: Terry Maitland. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto.

Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città.

Ma allora chi ha ucciso Frank Peterson?

Né i nostri protagonisti né il lettore potranno mai immaginarlo prima della fine.

Il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

Finalmente King torna a scrivere qualcosa che non mi abbia fatto storcere il naso.

“The Outsider”, finalmente, rimette un po’ in luce la grandezza di Stephen King, pur rimanendo lontano dagli splendori de “Il miglio verde” ma anche del più recente “22/11/’63”.

Questa storia si è rivelata piuttosto originale, nella prima metà un poliziesco-noir, per poi trasformarsi, in qualcosa di più simile al King che ci ha spaventati tutti.

Questa storia si ricollega con la trilogia di Mr. Mercedes. Molti hanno paragonato questo romanzo a “IT”, io personalmente lo trovo completamente diverso, l’unica assonanza tra i due romanzi è data da una leggera velatura di svrannaturale.

The Outsider è un romanzo davvero “imponente”. Un modo particolare di struttura narrativa, diverso dai suoi soliti lavori. I personaggi sono ben tratteggiati e molto ben costruiti, gli stessi danno al lettore la sensazione che ritorneranno in un prossimo romanzo.

Il ritmo della narrazione è serrato ma al tempo stesso, molto tecnico, inoltre durante la lettura si nota lo sfociare dell’autore verso tematiche soprannaturali.

La storia che inizialmente sembra paradossale alla fine dona al lettore il suo reale volto e la storia non appare mai scontata.

Leggendo quest’opera si attraversa un mondo in cui nulla è scontato dimostrando che l’apparenza inganna sempre. Solo un occhio e un cuore sensibile può cogliere quanto amore ci sia dietro tutto ciò. Un amore per i dettagli, che il maestro descrive in maniera inimitabile. Il libro, non è solo un thriller o un horror secondo molti, ma un viaggio profondo nel buio dell’animo umano, dove simbolicamente la lotta per ritrovare la verità scappando dalla realtà rappresenta l’atavica lotta tra il bene e il male.

Il libro può rappresentare un test squilibrante al lettore poco attento e facilmente influenzabile dalle immagini descritte che a volte possono assomigliare a incubi.

La penna di King è come sempre, sciolta e suggestiva, la cadenza è modulata in modo minuzioso con colpi di scena sempre dietro l’angolo.

Il maestro non fa scorrere il sangue nei palazzi, ma nelle vostre vene; non vi conduce in paesi lontani, ma vi porta in luoghi vicini; non vi espone al pericolo di essere divorati dai selvaggi, ma ve lo fa sentire sulla pelle; non si rinchiude in luoghi clandestini di perversione, ma vi porta dentro; non si perde mai nelle regioni della fantasmagoria, ma vi conduce in pozzo profondo e senza luce. Il luogo della scena è il mondo in cui viviamo; il nucleo del suo dramma è vero; i suoi personaggi sono estremamente reali; i suoi tipi sono i vostri conoscenti; le vicende che descrive sono conformi agli usi e ai costumi di tutte le nazioni civili; le passioni che egli dipinge sono le stesse che sperimento in me; sono le stesse motivazioni che le agitano, hanno l’energia che io riconosco in loro; le traversie e le afflizioni dei personaggi hanno la stessa natura di quelle che mi minacciano continuamente; egli ci mostra le cose che ci circondano.

Il rischio che correte non leggendo questo libro con occhi attenti è quello di perdere il vostro senso del reale, il vostro spirito si piegherebbe facilmente e senza fatica a visioni chimeriche, l’illusione potrebbe divenire la vostra realtà.

Non è esagerato definire quest’opera un capolavoro, il ritorno del Maestro alle grandi opere del passato.

Un libro da non perdere.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

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