“#Babbo natale social” di Anna Spampinato, Algra editore. A cura di Milena Mannini

C’è una cosa che ogni uomo e donna insegue nella vita, una cosa indispensabile nella maggior parte dei casi: il lavoro. Nessuno si può esimere dal lavorare, è il mezzo che abbiamo per poter sopravvivere nel peggiore dei casi, e in casi più fortunati per poter realizzare tutti i nostri sogni terreni.

È uno “stato” a cui non si dà importanza, non è raro sentire persone che si lamentano per quello che secondo loro sono ingiustizie lavorative, orari stressanti e mancate feste libere. E non è raro che per ogni persona che si lamenta ci sono molte altre disposte a prendere il loro posto per poter trovare una tranquillità economica.

Ma lamentarsi è nella natura umana, non si è mai contenti delle condizioni che viviamo perché tutti tendono a migliorare la propria posizione.

Il lavoratore precario anela al posto fisso, quello che ha un lavoro stabile cerca un guadagno migliore con il minimo sforzo, e poi ci sono i datori di lavoro che per migliorare i propri affari usano come mezzo i dipendenti.

Questo racconto affronta il tema del lavoro ai giorni dei social e lo fa modernizzando una figura a cui i piccoli, credono fermamente, e i grandi vorrebbero credere: Babbo Natale.

Il periodo in cui è ambientato ovviamente è quello delle feste. Tutti i piccoli sperano di trovare sotto l’albero il regalo tanto desiderato. A rendere moderno il tutto sono i social network attraverso i quali arrivano le richieste dei regali, non più solo lettere cartacee, ma post con richieste, mail, twitt.

L’atmosfera cambia quando nella fabbrica di Babbo Natale si capisce che non solo non si riuscirà a soddisfare tutte le richieste dei bambini, ma anche di quegli adulti che non trovano il tempo per scrivere una banale lettera a una figura alla quale ormai non credono da tempo, ma sono così abituati a “postare” anche solo per uno sfogo momentaneo, chiedendo qualcosa… magari solo una parola di conforto che li aiuti a superare un momento difficile.

Il clima è sempre più teso e nemmeno Babbo Natale sfugge allo stress lavorativo, deve assumere lavoratori interinali per far fronte alle nuove richieste, e questi con la speranza di ottenere poi il posto fisso, danno fondo a tutte le loro energie.

La fabbrica di Babbo Natale dove si lavorava in allegria, adesso è come una fabbrica dei giorni nostri, dove si lavora perché è necessario, dove appena si entra non si vede l’ora di uscire, dove i rapporti con i colleghi non sono quasi mai amichevoli e dove persino Babbo Natale diventa un titolare insensibile e dispotico.

Scusa per la situazione insostenibile in cui vi ho fatto lavorare. E soprattutto vi chiedo scusa per non essere stato in grado di prendere in mano le redini della situazione. Sapeste quante volte guardandovi lavorare mi si è stretto il cuore perché sentivo dentro me che le cose non stavano funzionando come sempre.

Ma non dimentichiamoci che Natale è un periodo magico, in cui tutto può succedere, quindi che nessuno disperi, i piccoli avranno ancora l’entusiasmo dell’attesa, e ogni tanto anche per i grandi i sogni si realizzano.

Quindi aiutate i piccoli a scrivere la loro letterina e fatelo anche voi, perché sognare non costa nulla.

Buona lettura Milena

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