“Nostalgia di cartapesta” di Maria Caterina Basile edito AUGH! Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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Cedo. Cedo tutte le volte. Prometto a me stesso di non badare ai giudizi degli altri, alle loro opinioni non richieste, alle battute fuori luogo, agli sguardi di disapprovazione. Mi dico di essere forte, di continuare dritto per la mia strada, una strada tutta in salita che mi è costata tanta fatica percorrere, di concentrarmi sui progressi fatti, e poi… cedo”

 

Salvatore lavora come apprendista nella bottega del suo prozio Enzo, cartapestaio a Lecce.

Da piccolo Salvatore si rifugiava nella sua bottega, per respirare gli odori tipici del suo lavoro e allontanare per un po’ le crisi isteriche della mamma e i litigi col padre. Salvatore sceglie di allontanarsi dalla modernità dei suoi tempi per immergersi in un lavoro che gli permette di restare sempre fanciullo e dove non si smette mai di sognare. Salvatore vive aggrappandosi ai ricordi che lo legano alla nonna, venuta a mancare da poco, al rapporto non facile con i genitori separati e al fratello Ferdinando, tossicodipendente e ormai un fantasma agli occhi degli altri. Vortici di nostalgia, il tormento per un infanzia negata, quel vento caldo di malinconia, rendono Salvatore sempre più silenzioso, abitudinario e chiuso nel suo mondo, fatto di lavori di cartapesta e pranzi con lo zio.

Con uno stile limpido, fluido, poesia che si alterna al racconto di Salvatore, il suo silenzio è una sorta di riscatto per un’infanzia e un’adolescenza fatta di litigi e cocci rotti, il sostegno che non ha saputo dare al fratello abbandonandolo a se stesso e i ricordi belli sono solo quelli legati ai suoi nonni.

L’incontro con Maria Elena, mamma del piccolo Riccardo, apre uno spiraglio di luce, Salvatore ritorna a respirare aria nuova e ad apprezzare le piccole cose della vita. L’addio al fratello, tra l’indifferenza del padre e dei suoi parenti, spezzerà le catene invisibili che lo tenevano legato al passato.

“Quanti anni ho lasciato passare, stordendo la mia anima di tristezza, non permettendole di deliziarsi del sole! Inchiodato dall’angoscia, ho smesso di sentire. Il giorno che inizia, una speranza nuova. Migliaia di parole cadono giù dal cielo. Come si sta bene nella maturità. Addio tormenti, benvenuto equilibrio. Non attendo il futuro, solo assaporo un presente di sogni…”

 

Una lettura piacevole che trasuda nella sua malinconia, i tormenti di un giovane ragazzo, i ricordi spensierati e felici dell’infanzia legati ai nonni affettuosi e pazienti, i profumi e gli odori tipici della terra salentina, in una Lecce bella dove la notte mette in risalto le sue luci, lo stile barocco e il silenzio dei suoi vicoli.

 

“Nella vita ci vuole leggerezza. Dobbiamo diventare leggeri come nuvole, perché la vita non è altro che una tenue nuvola dipinta sul cielo. Chi siamo? Dove andiamo? Di passaggio, siamo solo di passaggio. Transitori sì, ma come nuvole e arcobaleni. Pennellate destinate a perire sotto il peso dei secoli, ma di colore acceso, vivo”

 

Buona lettura.

 

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario

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