“The shadow gate. Eden” di David Falchi, Dunwich editore. A cura di Alessandra Micheli

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Spesso l’inverno è associato alla morte.

Non ho mai compreso perché.

Per me la coltre di neve che spesso celebra l’inverno non è altro che un simbolo di una vita che riposa in attesa del grande risveglio, laddove il mondo si colorerà di una luce mai vista…

Ma in fondo non è cosi la morte?

Non è solo un passo verso una diversa dimensione?

Non è un’ altra visione prospettica di un altro paesaggio?

Non è la volontà di attraversare il velo e contemplare, finalmente, la verità?

David Falchi con la sua arte surreale e inquietante ci pone di fronte alla domanda sulla morte. Cos’ è che si cela davvero dietro la vecchia signora con la falce? Cosa nascondono i suoi occhi: eternità o solo attimi piccoli fragili istanti.

E come si combatte questo nemico, con la poesia, la musica l’arte o solo con la capacità di corrodere la sua intima natura?

Nutrirsi della morte come se essa non fosse altro che energia in riposo….

E se invece fosse la morte a essere terrorizzata dalla vita?

Se fosse lei a trasformarsi in un vampiro affamato e decidesse semplicemente di sconfiggerci cibandosi di noi?

Ed ecco che il libro apre uno scenario apocalittico. Stavolta l’universo sacro è affrontato in modo diverso impaurito e tragico, frutto di tempi disperati. Se per molti la morte non era altro che un giardino che si connetteva al regno delle fate,  all’ altro mondo laddove dimoravano spiriti e esseri mitologici, oggi per noi è il deserto del nulla.

E se ci va bene privo di presenze distruttive.

La morte non è più un passaggio, ma un eterna stasi e in quella stasi ci tocca…beh sopravvivere in qualche modo.

Magari riorganizzandoci la vita.

Solo che affrontare la soglia partendo dalla sete di esistenza è quanto di più sbagliato esista.

Ed è quello che accade.

Un demone (strano essere a dominare le sconfinate distese dell’ultimo viaggio), che ci lusinga ancora, seducendo la nostra mente in una promessa di una sorta di prolungamento della vita. Come dire, sì moriremo, ma in qualche modo questa conclusione sarà combattuta con una patetica imitazione di realtà.

E il nostro eroe si trova proprio lì, in quel flusso di energia oramai compromessa dalla paura e dall’egoismo, in quella sorta di distorsione dei corpi materiali, troppo spaventati da se stessi per credere nell’anima. E, infatti, in quel mondo onirico e terrificante ci sono solo corpi che tentano disperatamente di non dissolversi, nutrendosi dell’anima dei vivi.

Che il collegamento tra le due dimensioni sia indispensabile, ce lo dicono i mille favolosi racconti celtici e persino le leggende di Samahin. In certi periodo magici, la porta diviene evanescente, permettendo alle diverse fonti spirituali di abbracciarsi, riconoscersi e dialogare, in un mutuo riconoscimento come parte di un volto più grande, magari chiamato Dio. Ecco che in questi bellissimi affreschi morte e vita danzano assieme, una la continuazione dell’altra. In shadow gate è tutto al contrario. E’ la morte che tenta di sopraffare la vita, perché…non vuole accettare il suo nome né la sua natura.

E non è quello che facciamo oggi?

Non è il nostro costante sfuggire ai cicli, il nostro costante uccidere la vita per non scoprirci morti viventi in decomposizione il vero volto di questi tempi disperati?

Non siamo forse davvero cittadini di Eden?

Incapaci di sopportare la vista della bellezza, incapaci di concepire la magia, incapaci di danzare la nostra danza, ma convinti che solo la sopraffazione possa donarci la pace.

Pur essendo un favoloso horror, il libro mi ha lasciato tante riflessioni: forse sarebbe ora di smettere di osannare la vanità, sarebbe ora di smettere di cercare le luci dell’apparenza e lasciare che tutto decada per poter ricominciare. Forse sarebbe l’ora di smettere di nutrirci delle altrui energie, per poter esistere. E iniziassimo a scegliere di essere uomini. Fallaci, non eterni, ma belli anche in quel disperato flebile sogno chiamato vita.

A volte un testo può essere anche uno specchio per vedersi, può essere l’occhiale giusto per osservare il mondo. Allora usate anche il libro come ludico passatempo.

Credetemi Falchi è bravo dannatamente bravo.

Capace di dare vita alle pagine.

Ma se qualcuno di voi deciderà di smettere di essere un abitante di Eden, di smettere di sopravvivere mangiando gli altri, beh il libro sicuramente sorriderà. E io sorriderò assieme a lui perché avrà compiuto la sua ardua missione: svegliare il pensiero.

Buona lettura.