Oggi il blog consiglia “Nocturnales. le ultime giacobine” di Beatrice Da Vela. uno storico che dovete assolutamente leggere!

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TRAMA:
Parigi, inverno 1795.

Dopo l’esecuzione dei robespierristi e la sconfitta dei Giacobini, la Repubblica è nel caos della reazione termidoriana; gli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità sembrano solo un lontano ricordo e professarli è diventato pericoloso. Quattro donne molto diverse tra loro, ma che hanno condiviso le stesse battaglie e gli stessi affetti, si trovano a vivere in un mondo ormai a loro ostile dopo aver perso i loro affetti più cari. La giovane Élisabeth, vedova di uno dei robespierristi, fa la lavandaia per mantenere il figlio di pochi mesi. Henriette, amante di Saint-Just, dopo essersi rifugiata dai propri genitori, è costretta a sposare François, un medico privo di fascino e che lei non riesce ad amare. Charlotte, sorella di Robespierre, subisce il ricatto di un funzionario corrotto e senza scrupoli che minaccia la sua vita e quella di chi le sta vicino. Éléonore, sorella di Élisabeth e compagna dell’Incorruttibile, langue in carcere fra violenze e angherie perché non intende rinunciare ai propri valori.

Il destino fa rincontrare le quattro donne a Parigi, là dove erano state felici: scoprono così che il loro legame è ancora forte e che nessuna di loro ha abbandonato il sogno di un mondo migliore. E se proprio il ricordo del passato e l’amicizia, che le lega, fossero la chiave per continuare a lottare?

Dati libro

Data di pubblicazione: 30 Novembre

COLLANA: RESERVE

Titolo: Nocturnales – le ultime giacobine
Autrice: Beatrice Da Vela

Genere: Storico
Lunghezza: 456 pagine

ISBN Ebook 978-88-9312-453-9
ISBN CARTACEO: 978-88-9312-416-4

Prezzo cartaceo: € 13,00 – prezzo lancio € 11,00
Prezzo ebook: € 6,99 – prezzo lancio € 4,99

 

 

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La sezione racconti, vi offre un altra chicca nata dall’artistica penna di Vincenzo de Lillo “La cosa”

 

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Immagine tratta da https://it.fotolia.com/id/7873340

 

 

L’arbitro non ha avuto dubbi stavolta, dopo le numerose proteste dell’Esposito, ala destra poco tornante e molto andante, ha fischiato l’estrema punizione, proprio alla fine dei tempi regolamentari.
L’Esposito, di natali svedesi, come si evince dal caratteristico cognome, ha preso un calcio di collo piede interno proprio tra i gioielli di famiglia, rischiando di compromettere per sempre la sua virilità.

-Vabbe’ dai, ci sono altre soddisfazioni nella vita…

Gli sussurra il Signor Verde, già magazziniere, campanaro, autista, accompagnatore, allenatore in seconda e oggi medico sociale e fine psicologico, ci sembra di capire dalle parole pronunciate, mentre inonda con la bomboletta spray di gas gelido un ginocchio a caso del ragazzo, mostrando anche una sommaria conoscenza dell’anatomia.
In tutti i modi, sul pallone va stranamente il giocatore più scarso della squadra, il mitico Cirotto Stocatsen, ragazzotto italotedesco, mezza punta, fantasista, attaccante e rifinitore, nei suoi pensieri. Mezza cartuccia e mezzo raccatta palle, per il resto dei compagni novenni, che, in divisa bianca, ora guardano il mister con la stessa incredulità con cui l’’Esposito guarda l’azzardato medico massaggiargli la caviglia, mentre a lui dolgono ben altre giovanissime parti.
Lo Stocatsen non segna da un allenamento senza portiere di due anni prima, se si escludono i 6 autoreti consecutivi segnati in campionato, ma il mister è convinto che il ragazzo possa fare la differenza e che quindi tocchi a lui l’importante tiro del pareggio.
Nonostante la tecnica di un comodino, con annessi lignei arti inferiori, e la grinta di un motorino Califfone senza marmitta, il tutto al servizio di un fisico da esperto lottatore di Sumo.
Il mister le sente certe cose, ha come delle premonizioni, delle strane sensazioni allo stomaco che lo aiutano a prendere le decisioni difficili, come quelle che sta avendo in questo momento.

“La Cosa” , la chiama lui, questa specie di veggenza.

Ce l’aveva anche quella volta che azzardatamente schierò quel ragazzino senza un braccio a porta, per la finale di Coppa Ostia dell’anno prima.

In occasione dei calci di rigore finali, tra l’altro e tra le imprecazioni, poco religiose, di tutti i presenti al campetto, parroco, monache e piccolo portiere compreso.

Allora gli andò benissimo, il piccolo disabile, spinto dal pubblico e da una forza d’animo impressionante, riuscì incredibilmente a parare cinque rigori su cinque, finendo in trionfo insieme al mister e all’unico calciatore segnante, lo svedese Esposito di poco prima, e, oggi, come allora, è convinto che questo ragazzo gli farà pareggiare la partita.
L’ultima del girone che li ha visti quasi sempre perdere, ma a cui, vista la scarsezza delle altre squadre, basta un goal ed un punto per la storica qualificazione ai play off.

I Piccoli Centurioni di Gesù, squadra amatoriale di bambini ai primi approcci calcistici, organizzata dal convento dei monaci dell’Ordine delle Scarpette Chiodate,da sempre pronti ad aiutare i bimbi più sfortunati, se si esclude l’exploit in Coppa di un paio di anni prima, non sono mai andati oltre tanti disonorevoli ultimi posti, e oggi hanno l’occasione, con un pareggio, di arrivare penultimi e qualificarsi.
Insomma è una cosa importante e, come in occasione della finale di Coppa Ostia, il Vescovo ha inviato anche una delegazione di supporto/ appoggio spirituale e morale, composta da due monache, un sagrestano, il parroco del paese e suo figlio cardinale.

Figlio del Vescovo, non del parroco, quello è già presente in porta ai Piccoli Centurioni di Gesu’.

Ecco quindi Stocatsen prendere la palla borioso e avviarsi al dischetto, non prima di aver sfidato il portiere avversario e i compagni guardandoli negli occhi, come fanno i giocatori veri, con il primo che sorride perculandolo e i secondi che lanciano maledizioni non tanto silenziose, a lui e a chi lo ha messo lì.
Tutti trattengono il fiato, genitori, religiosi e piccoli atleti, il momento è topico, gli scongiuri si sprecano, solo il mister è tranquillo perché sa che non può andare diversamente da come immagina, e nel silenzio, ora irreale del campetto, si siede in panchina con nonchalance.
Il fischio dell’arbitro coglie quasi tutti di sorpresa, tutti tranne Cirotto, che come un carlino zoppo, corre veloce verso il pallone a cui, dopo un paio di frazioni di secondo, tira un calcio di rara forza e potenza.

Una bordata mai vista prima.

La palla arancione e gialla, calciata forte e precisa, spiazza il portiere perculante, lanciatosi avventatamente alla sua destra, finendo alta alla sua sinistra.
Molto alta alla sua sinistra…troppo, diciamo.
Direttamente tra le finestre chiuse di una “suite” del motel “Momenti di gloria”, noto albergo ad ore, che si trova subito dietro il campetto dell’oratorio.
Niente da fare, la partita finisce qui, 0-1.
È il delirio:
Cirotto chiede la Var, i genitori tifosi chiedono indietro i soldi delle rette mensili, il proprietario del motel quelli per le finestre, mentre, i più facinorosi tra i compagni novenni, la testa e altri attributi del mister che ha rovinato tutto con la scellerata scelta del tiratore.

Il mister, ora chiuso in uno spogliatoio in attesa dei carabinieri che lo vengano a salvare da una folla di gente, non tutta laica, dobbiamo dire, che gli vuol fare la festa, piange disperato.

-Com’è possibile, “La Cosa” non mi ha mai tradito…

Infatti ha ragione, “La Cosa”, quella specie di veggenza che lo prende come un disturbo allo stomaco molto forte e durante il quale ha nette sensazioni su chi potrebbe fare al caso suo in quel momento, non gli ha mai tirato uno scherzo del genere, è un Dono serio.

E, a dire il vero, non l’avrebbe fatto nemmeno oggi, se l’avesse sentita davvero.

Solo che si è confuso.
Lo stesso effetto che ha ”La Cosa” sul suo stomaco, lo hanno pure alcuni cibi, tipo la peperonata che ha mangiato a pranzo.

Ed ora il mister lo sa.

“Betty’s place” di Susan Moretto, Triskell editore. A cura di Alessandra Micheli

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Attenzione.

Betty’s Place è molto più di una ghost sotries.

Oserei dire che l’incontro con altro mondo è l’escamotage letterario per raccontare una storia di redenzione.

Infatti l’universo ultraterreno è lo specchio per osservare noi stessi, perché in quel limbo dimorano gli spiriti, che nella realtà materiale non sono riusciti a sciogliere i nodi delle loro psiche, a contemplare che il fallimento, il dolore, la perdita non sono ostacoli insormontabili ma la giusta chiave per aprire e liberare dagli ingombri, le porte della psiche.

E quegli stessi esseri incorporei non rappresentano altro che le frammentarie parti del nostro io. L’altro mondo non è che immagine della nostra interiorità e ogni ghost stories ci informa, in fondo, delle modalità con cui approcciare questi sfuggenti spettri. Esorcizzarli, capirli, abbracciarli, perdonarli, sono tanti i mezzi con cui rapportarsi ai “fantasmi”.

Insomma ogni fantasma non è che un archetipo in grado di rappresentare la nostra anima, spesso intessuta non soltanto di luminosi fili ma anche di buie e tetre sfumature.

 

E di ombre la protagonista, ne ha a bizzeffe.

Stella è una donna rotta.

Una donna che con gli eventi del suo passato, con il senso della perdita e della disfatta, non riesce a trovare un accordo. E’ troppo il peso da sopportare quando le aspettative divengono macerie, quando ciò che profondamente si desidera viene totalmente distrutto.

La vita cosi come la conosciamo a un tratto svanisce.

Arriva il cambiamento che non è mai fragile come un lieve vento primaverile, ma ha la forza dirompente di un tornado che spazza via tutto e ci fa ritrovare privi di difese, cosi nudi davanti al bivio.

E spesso si è incapaci di prendere una strada, perché non è quella che avremmo voluto per noi, non è il sogno che ci ha cullato da bambini, non è la vita che VOLEVAMO costruire .

E’ semplicemente un altra prospettiva, un altra immagine, che quella divinità dispettosa ci pone davanti.

E spesso sono prove che appaiono insormontabili, che ci torturano, macinano la nostra anima riducendola in polvere.

Eppure è dalla triturazione del grano che avremmo la farina per cuocere il pane.

E’ dalla distruzione del se che nascono nuovi stimoli e nuove personalità.

E’ dalla perdita, dal taglio netto del ramo, che un nuovo albero riesce a crescere.

E’ dalla putrefazione del frutto che il nuovo seme porta la vita.

Ma è difficile accettare che ogni fine, in ogni conclusione esiste il mio nuovo inizio.

Stella ha deciso di buttare i resti della sua vita nella pattumiera.

E di cambiare prospettiva e visuale intraprendendo il viaggio.

E’ morta talmente tante volte, che qualcosa di nuovo è sbocciato dentro di lei.

Ma non lo riesce a comprendere appieno, che il suo io è un qualcosa di giovane e nuovo,  non coglie i lievi cambiamenti che stanno sbocciando dentro di lei.

La perdita è stata la sua iniziazione, cosi come in tante favole è da una mutilazione che nasce la creatura magica. E forse ora Stella è un vero astro luminoso,  nonostante la sua pedissequa  convinzione di avere l’anima lacerata. I suoi occhi non sono abituati alla luminescenza forte che le vere stelle portano con se, non si  rende conto che la sua anima, semplicemente, ha cambiato forma.

E lo capiamo dal simbolo che l’accompagna, il suo animale guida: Kitty, la Gatta.

Come oramai ho scritto e riscritto più volte il gatto non è semplicemente un simpatico animale da compagnia. Nella simbologia esoterica l’adorabile batuffolo di pelo ha la capacità di osservare cosa davvero si cela dietro l’oscurità. Ne è capace di delineare le forme, di vedere la vera essenza, persino di impadronirsi dei nomi e quindi della loro energia.

Gli sciamani erano convinti che i gatti guarissero le persone. recenti studi sulle fusa dimostrano che con la loro frequenza (20-140 HZ) riescono a ridurre lo stress, le infezioni la pressione sanguigna, riducendo il rischio si contrarre patologie cardiache. Alcuni sostengono addirittura che i campi energetici di un gatto ruotino in senso antiorario, l’opposto di ciò che accade agli umani e per questo motivo avrebbero la capacità di assorbire e neutralizzare le energie negative.

Per tutte le culture, il gatto sa esattamente come muoversi nella vita, evoca il potere sopra qualsiasi illusione e guida d’istinto la visione interiore, che non è altro che la nostra vera leggenda personale, che supera e sconfigge le limitate aspirazioni umane.

E’ un caso che il gatto Kitty sia il vero protagonista della storia?

Non credo.

Sarà Kitty,  con i sensi sviluppati del magico felino a individuare i pericoli che ora la sua amata umana affronterà:

La sua stella piange di nuovo nel sonno. Lo fa sempre e Kitty non è preoccupata. Quello che hai nella testa non ti uccide. Magari è brutto, ma non ti uccide.

 

Il gatto è e resta l’anima più vicino alla psiche profonda.

E sa che a volte il dolore, appunto il mostro della mente, non uccide. Semplicemente pota l’albero della nostra anima.

Quello che uccide è fuori, nella vendetta, nell’attaccamento, nella venerazione della materia, nella volontà di possesso

Kitty è solo un gatto, ma sa che le cose belle ti portano alla rovina.
Le cose belle ti uccidono.

 

Le cose belle ci danno una sola visione della vita, quella fatta di sfavillanti luci, di bello e di pulito oscurando l’altra parte della vita, fatta a volte di morte, di marcio di tormento e del lato non bello delle emozioni.

Badate bene.

Non brutto.

Il brutto è da evitare.

Il non bello è da riunire con la totalità della nostra esperienza umana. Il fango non è bello ma serve.

La terra a volte non è bella, sporca ma serve.

Il letame non è bello, ha un odore acre ma serve.

Capite?

Il lato non bello è tutto quello che non fa parte dei sogni, ma al contempo è il terreno dei sogni.

E’ il dolore, la perdita, l’amore che è libero anche di finire, perché possa ricominciare.

E’ la morte che apre a noi nuovi scenari.

E’ la ferita che diviene cicatrice e esperienza.

E’ la fine che contempla nuovi diversi inizi.

E’ la volontà di sprofondare nell’abisso, e iniziare a guardare il cielo cosi luminoso e immenso e desiderare di raggiungerlo.

E’ il viaggio che sembra farci fuggire ma che invece di spinge a guardare la nostra sofferenza da un lato diverso

 

Mi credevo una superdonna, tanto forte da rinunciare a una vita che dal mio punto di vista non valeva la pena di essere vissuta, senza rendermi conto che l’autentico coraggio sarebbe stato rialzarmi e affrontare la sofferenza. Non avevo mai nemmeno provato a

conviverci, a superarla e trasformarla in qualcosa di sopportabile. Non c’era nessuna vergogna nel tentare e fallire, se ci si impegnava. Ma fuggire e basta…

 

Affrontare i fantasmi per Stella è soltanto…crescere.

Perché non si smette mai di evolvere.

Non si smette mai di aprire porte oscure dell’io, piangere davanti ai cadaveri delle nostre illusioni e tentare di sconfiggere quel predatore che decide di mutilarci.

Stella affronterà i suoi demoni, le sue paure rappresentate dalla volontà di vendetta, dall’odio di se, e dalla paura di perdere.

E sarà accompagnata da un gatto, il vero unici protagonista di questo libro soffice, inquietante ma ricco di poesia.

Non potrete non versare una lacrima, perché la storia di stella è la storia profonda di ognuna di noi.

E ognuna di noi si è fatta, almeno una volta nella vita questa domanda

L’avrei fatto? Avrei lottato ogni secondo della mia vita per sopportare me stessa? Ne avrei avuto la forza?

Ma chi si fa questa domanda, in fondo è già salvo.

Anche se non ha un soffice felino accanto a insegnargli a apprezzare la vita.