“I superstiti di Ridian” Di Marta Duò, Plesio editore. A cura di Lothair Dunn

La lotta per il dominio e lo sfruttamento ha segnato e segna la storia di ogni specie vivente, ma nessuna come quella umana ha mai raggiunto vette così alte nell’impatto ambientale: spianiamo colline, scaviamo montagne, creiamo specchi d’acqua da una parte e isole artificiali dall’altra, coltiviamo, alleviamo, costruiamo.

Tutto perché la nostra specie prosperi.

Inoltre, siamo capaci di proiettarci oltre, anche se solo con la fantasia per ora, alla ricerca di nuovi scenari e ambienti, nuovi spazi da colonizzare.

Un desiderio che parte un po’ dalla nostra istintiva curiosità, il fascino della scoperta, un po’ dal cosciente bisogno di espandere i nostri confini, far sempre più posto… perché secondo alcuni, lo spazio da qui a poco potrebbe scarseggiare davvero.

E quando alla mera logicità del “cresco, quindi mi sposto” aggiungiamo la spaventosa prospettiva del “consumo, quindi esaurisco”, lo scenario diviene tragico, disperato. Una specie morente combatterà con ferocia per preservarsi e trovare altri sbocchi, sovvertendo ogni legge che si possa piegare al suo scopo. Determinata, occuperà nuovi spazi con la forza, ché della sua esistenza si parla, e dunque, che importa del resto?

Sarà disposta a fare tabula rasa di quello che trova, affinché possa ricostruire un ambiente a lei congeniale. Le specie ostili, il clima avverso, tutto verrà spazzato via in nome della sopravvivenza prima, dello sfruttamento poi, del dominio al fine.

Specularmente, la stessa tenacia e disperazione emergerà alla vista di altri che con la forza provino a prendere il nostro posto. Lotteremo su ogni montagna, sulle rive dei fiumi, casa per casa, contro chi vuole cancellarci, unicamente per far posto a sé stesso.

La disperazione è il centro. E dalla disperazione discendono le azioni disperate di chi vuole occupare da una parte, preservare dall’altra.

Non c’è spazio per il patteggiamento; la situazione lo impedisce, il tempo scorre rapido ed è un tempo finito.

Più passa e più la mediazione diviene difficoltosa, poiché di pari passo aumenta la disperazione.

La fine si avvicina.

La speranza è che la storia insegni. Lo fa sempre, ma poche volte chi può (anzi deve) riesce a imparare.

La speranza è nei singoli. Perché dai singoli parte la riflessione e la critica.

Leggete “I superstiti di Ridian” con questo bene a mente e scoprite cosa un singolo può fare, come può mutare, come può influenzarne un altro e farlo a sua volta cambiare.

Buona Lettura.