Oggi il blog consiglia “Love Burns” di Madi Beck, quixote editore. Imperdibile!!!

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TRAMA:
Love.
È il mio nome, ma è anche ciò per cui combatto. Per Frankie.
Sono un combattente. Addestrato per mantenere sempre alta la mia difesa. Per anticipare e vedere il prossimo colpo in arrivo. Quello che non mi aspettavo era che il suo passato ci piombasse addosso.
Sto per prepararmi a due delle lotte più importanti della mia vita. La mia ragazza e la cintura. So che sono in grado gestirlo, poiché non ho mai smesso di combattere per questo. Ma cosa fai quando la tua vita, il tuo amore, viene minacciato e non puoi essere lì a difenderla? Puoi solo chiudere gli occhi e pregare con tutto te stesso che lei sia abbastanza forte per uscirne indenne.
Sono andato in guerra per lei. Ora è il suo turno combattere per noi.

L’autrice

Mandi Beck è sempre stata un’avida lettrice. L’amore profondo per i libri le ha fatto sempre scrivere piccole storie su tovaglioli, quaderni e sulla mano. Da adulta si è ulteriormente immersa nel mondo dei libri grazie ai gruppi di lettura e al fantastico avvento dei social media. Da quel momento in poi è passata a scrivere le sue storie sul telefono e poi su un PC vero e proprio. Studentessa di infermieristica, madre di due turbolenti maschi un po’ tremendi, e matrigna di due splendide ragazze che frequentano il college, condivide il suo tempo con il marito a Chicago, dove è nata e cresciuta. Mandi è un’appassionata fan dell’hockey e incolpa i Blackhawks quando le sue scadenze non vengono rispettate. Love Hurts è il suo romanzo d’esordio.

 

Dati libro

TITOLO: Love burns
TITOLO ORIGINALE: Love burns
AMBIENTAZIONE: Chicago
AUTRICE: Mandi Beck
TRADUZIONE: Arabella McKenzie
COVER ARTIST: Rocchia Design
SERIE: Caged Love #2
GENERE: Erotic Sport Romance
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 347
PREZZO: 3,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google Play, Store QE
DATA DI USCITA: 7 dicembre 2018

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“La Pompei del medioevo”. Articolo a cura di Monica Maratta

 

Mistero e magia caratterizzano le origini di Ninfa.

Gli scarsi documenti ritrovati hanno dato spazio alla fantasia, responsabile della nascita di diverse leggende che riguardano un luogo incantevole oggi conosciuto come “I giardini di Ninfa”.

Ferdinand Gregorovius la chiamava “il paese delle fate”, mentre lo scrittore Piovene così la descriveva:

 

Si direbbe piuttosto di essere stati portati d’un tratto in Oriente; o in quel giardino d’una novella del Boccaccio, che un negromante fa sorgere in una notte”.

 

La prima leggenda narra che in quel luogo si fossero stabilite delle Nymphe, creature divine, figlie di Giove.

Esse decidevano del destino di coloro che passavano di lì e a seconda della situazione potevano essere gentili ma anche molto crudeli. Erano molto temute dalla popolazione locale la quale, per rabbonirle, aveva costruito e dedicato loro dei templi. Solo di recente la leggenda si è unita alla storia perché alcuni scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti degli edifici di epoca antichissima.

La storia di Ninfa si dipana nei secoli che hanno visto signori del luogo dapprima “i conti di Tuscolo” poi i “Frangipane”, gli “Annibaldi”, i “Colonna” e i “Caetani” molto più a lungo degli altri, influenzando enormemente la storia del luogo grazie a quel Benedetto che diverrà il potente e discusso Bonifacio VIII.

Ninfa è stata governata per un breve periodo dai Borgia. Lucrezia, figlia di Alessandro VI, ne divenne duchessa, salvo poi ritornare ai Caetani, la cui ultima discendente Lelia ne ha curato i giardini, tuttora esistenti, luogo di interesse storico e archeologico.

L’ultimo colpo mortale a quella che un tempo era stata una fiorente cittadina medievale, fu sferrato il 3 luglio del 1485 dagli Orsini che la trasformarono nella “città diruta”, morta, alla quale rimase la sola funzione di prigione con lo sfruttamento della torre della rocca.

Fu quindi una città fantasma quella che aveva ereditato Lucrezia Borgia insieme all’ancora attivo feudo di Sermoneta.

Ninfa, luogo incantevole, suggestivo, selvaggio ha sempre alimentato numerose leggende e tutte hanno un personaggio in comune: la bella Ninfa, a volte fata malefica, altre la sfortunata figlia del feudatario, simbolo della lotta per amore.

“La tessitrice di sogni” di Isabel Giustiniani. A cura di Alessandra Micheli

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Per uno strano caso del destino, non ho recensito immediatamente, come sono solita fare, il libro della Giustiniani.

E questo era un fatto bizzarro anche per me, novella adepta del Cappellaio matto. Cosa aspettavo?

Avevo assorbito la trama, compreso nel profondo la validità del messaggio, individuato il tema che volevo raccontare.

Ma qualcosa, una vocina mi diceva aspetta.

E ho aspettato.

Come Penelope sicura del ritorno del suo Ulisse.

Purtroppo a me non è tornato un impavido guerriero a allietare i miei giorni e le mie notti.

Sono tornati a manifestarsi gli incubi di un umanità spezzata, insanguinata, perduta in un abisso senza fine.

E’ tornato l’orrore sotto forma di zombie senza la dolcezza del riposo eterno.

E’ tornato sotto forma dell’ennesima idiota strage, compiuta in nome di un finto dio mascherato da benevolo, ma che non profuma d’amore, ma puzza del tanfo orrido del dominio.

Eh si miei cari, per arrivare a toccare quel bel mondo fatto di apparenza, quel mondo cosi marcio di cui ignoriamo il fetore, siamo disposti a sorbirci i peggiori compromessi.

Siamo cosi privi di sogni che li sostituiamo con pillole artificiali, in grado di farci sentire invincibili, unici, immensi e sopratutto nel giusto.

In fondo, staccando lo spirito dal corpo non siamo altro che carne da macello, esprimenti del pazzo scienziato di turno.

Che prova e riprova a uccidere l’umanità trasformandola in schiavitù.

Il libro di Isabel affronta uno dei temi a me più cari: i sogni.

Immagina che esistano esseri dotati di immensi doni, elargiti da una VERA divinità piena di sentimento, che sceglie chi può salvare l’uomo manipolandone i sogni.

Plasmandoli.

Restituendoli puri alla nostra assetata anima.

Capace di trasformare un mostro spaventoso in un dolce gattino pieno di fusa.

Vi sembra una sciocchezza?

E invece non lo è.

Vedete siamo noi tutti tessitori di sogni.

Tutti noi siamo capaci di raccontarci storie, davanti al fuoco, nei giorni lunghi dell’inverno.

Siamo noi in grado di far germogliare illusioni, di costruire immagini, ideali, valori. Siamo noi i responsabili custodi di questo strano universo, siamo noi a donargli incubi, oppure meravigliose immagini.

Siamo noi i protagonisti assoluti della realtà.

Ma spezzando il legame con la Dea, che non è altro che la nostra capacità creativa, siamo diventati piccoli, indifesi, impauriti, oggetti e non più soggetti, da usare. Pedine in una scacchiera in grado di reiterare un mondo assurdo in cui vale solo lo scontro.

Vedete nel testo di Isabel è il sogno a vincere la guerra contro i demoni e i fantasmi.

Non sono le magiche risorse della scienza.

Non sono i fasti della gloria.

Non è neanche la responsabilità di difendere il valore della famiglia usando l’ottica dello scontro.

E’ la capacità di creare meraviglie dalla mente, farfalle che sono semplicemente immagini e simboli del pensiero:

 

perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

Vecchioni

 

In questo libro la lotta tra spirito e materia ci mostra tutta la sua inutilità.

Non è la dicotomia a dare avvio alla storia.

Non è il dominio a decidere le sorti degli eventi umani.

Sono i sogni, la capacità di superare i confini della mente a creare il nostro mondo.

E’ dalla capacità sacrificale di una semplice eroina, dalla volontà di chi per amore si immola che nascerà il vecchio saggio, lo spirito dell’universo, chiamato per tanti secoli Wyrd.

Il Wyrd, lo spirito serpentino protagonista dei favolosi libri sequenziali di Isabel, non è che la capacità del fiume sogno, di inondare la nostra terra per darle quella capacità immaginativa e feconda, in grado di scrivere e riscrivere il nostro, spesso assurdo ,destino.

E oggi, in questo mondo che i sogni strappa via dalle nostre menti, lasciandoci privi di difese e di volontà, leggere la Tessitrice ci riporta indietro al passato, quando era il nostro pensiero, anzi la nostra fantasia a decidere le sorti dei mondi che di volta in volta creavamo.

Avevamo la possibilità di rendere la terra desolata un Avalon ricca di meli.

Di rendere un abisso la grotta magica piena di magiche stalattiti colorate.

Un piccolo orticello in una rigogliosa foresta.

Ecco oggi quella capacità ci viene strappata, viene ogni giorno violentata dall’assurda predominanza della materia.

I sogni vengono relegati nel campo delle fantasie inutili come se un nuovo vittorianesimo, terrorizzato da questa capacità umana, prendesse di nuovo vita, convincendoci che solo l’utilità immediata è il vero unico dio da venerare.

Allora la magia viene bandita.

Le persone speciali studiate come cavie perché il loro dono divino possa essere di utilità immediata.

Ecco la tragedia di oggi.

Senza la capacità di plasmare i sogni, viviamo in un brutto, perenne orrido incubo.

E quanto vorrei che la tessitrice risorgesse, pura e fiera in questo nostro disperato oggi.