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Per uno strano caso del destino, non ho recensito immediatamente, come sono solita fare, il libro della Giustiniani.

E questo era un fatto bizzarro anche per me, novella adepta del Cappellaio matto. Cosa aspettavo?

Avevo assorbito la trama, compreso nel profondo la validità del messaggio, individuato il tema che volevo raccontare.

Ma qualcosa, una vocina mi diceva aspetta.

E ho aspettato.

Come Penelope sicura del ritorno del suo Ulisse.

Purtroppo a me non è tornato un impavido guerriero a allietare i miei giorni e le mie notti.

Sono tornati a manifestarsi gli incubi di un umanità spezzata, insanguinata, perduta in un abisso senza fine.

E’ tornato l’orrore sotto forma di zombie senza la dolcezza del riposo eterno.

E’ tornato sotto forma dell’ennesima idiota strage, compiuta in nome di un finto dio mascherato da benevolo, ma che non profuma d’amore, ma puzza del tanfo orrido del dominio.

Eh si miei cari, per arrivare a toccare quel bel mondo fatto di apparenza, quel mondo cosi marcio di cui ignoriamo il fetore, siamo disposti a sorbirci i peggiori compromessi.

Siamo cosi privi di sogni che li sostituiamo con pillole artificiali, in grado di farci sentire invincibili, unici, immensi e sopratutto nel giusto.

In fondo, staccando lo spirito dal corpo non siamo altro che carne da macello, esprimenti del pazzo scienziato di turno.

Che prova e riprova a uccidere l’umanità trasformandola in schiavitù.

Il libro di Isabel affronta uno dei temi a me più cari: i sogni.

Immagina che esistano esseri dotati di immensi doni, elargiti da una VERA divinità piena di sentimento, che sceglie chi può salvare l’uomo manipolandone i sogni.

Plasmandoli.

Restituendoli puri alla nostra assetata anima.

Capace di trasformare un mostro spaventoso in un dolce gattino pieno di fusa.

Vi sembra una sciocchezza?

E invece non lo è.

Vedete siamo noi tutti tessitori di sogni.

Tutti noi siamo capaci di raccontarci storie, davanti al fuoco, nei giorni lunghi dell’inverno.

Siamo noi in grado di far germogliare illusioni, di costruire immagini, ideali, valori. Siamo noi i responsabili custodi di questo strano universo, siamo noi a donargli incubi, oppure meravigliose immagini.

Siamo noi i protagonisti assoluti della realtà.

Ma spezzando il legame con la Dea, che non è altro che la nostra capacità creativa, siamo diventati piccoli, indifesi, impauriti, oggetti e non più soggetti, da usare. Pedine in una scacchiera in grado di reiterare un mondo assurdo in cui vale solo lo scontro.

Vedete nel testo di Isabel è il sogno a vincere la guerra contro i demoni e i fantasmi.

Non sono le magiche risorse della scienza.

Non sono i fasti della gloria.

Non è neanche la responsabilità di difendere il valore della famiglia usando l’ottica dello scontro.

E’ la capacità di creare meraviglie dalla mente, farfalle che sono semplicemente immagini e simboli del pensiero:

 

perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

Vecchioni

 

In questo libro la lotta tra spirito e materia ci mostra tutta la sua inutilità.

Non è la dicotomia a dare avvio alla storia.

Non è il dominio a decidere le sorti degli eventi umani.

Sono i sogni, la capacità di superare i confini della mente a creare il nostro mondo.

E’ dalla capacità sacrificale di una semplice eroina, dalla volontà di chi per amore si immola che nascerà il vecchio saggio, lo spirito dell’universo, chiamato per tanti secoli Wyrd.

Il Wyrd, lo spirito serpentino protagonista dei favolosi libri sequenziali di Isabel, non è che la capacità del fiume sogno, di inondare la nostra terra per darle quella capacità immaginativa e feconda, in grado di scrivere e riscrivere il nostro, spesso assurdo ,destino.

E oggi, in questo mondo che i sogni strappa via dalle nostre menti, lasciandoci privi di difese e di volontà, leggere la Tessitrice ci riporta indietro al passato, quando era il nostro pensiero, anzi la nostra fantasia a decidere le sorti dei mondi che di volta in volta creavamo.

Avevamo la possibilità di rendere la terra desolata un Avalon ricca di meli.

Di rendere un abisso la grotta magica piena di magiche stalattiti colorate.

Un piccolo orticello in una rigogliosa foresta.

Ecco oggi quella capacità ci viene strappata, viene ogni giorno violentata dall’assurda predominanza della materia.

I sogni vengono relegati nel campo delle fantasie inutili come se un nuovo vittorianesimo, terrorizzato da questa capacità umana, prendesse di nuovo vita, convincendoci che solo l’utilità immediata è il vero unico dio da venerare.

Allora la magia viene bandita.

Le persone speciali studiate come cavie perché il loro dono divino possa essere di utilità immediata.

Ecco la tragedia di oggi.

Senza la capacità di plasmare i sogni, viviamo in un brutto, perenne orrido incubo.

E quanto vorrei che la tessitrice risorgesse, pura e fiera in questo nostro disperato oggi.

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