Oggi il blog consiglia ” Acting out” di Tibby Armstrong, Triskell edizioni. Imperdibile!

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Trama:
Jeremy Ash, omosessuale dichiarato e aspirante attore di Hollywood, ha tutte le qualità per diventare una superstar. Se solo qualcuno gli desse finalmente la possibilità di brillare. Un’altra audizione fallita e lascerà per sempre la Fabbrica dei Sogni! Ha però l’inaspettata occasione di partecipare al progetto più chiacchierato dell’anno: un film di formazione, a tematica gay, girato da un famoso regista.

Kit Harris è ex enfant prodige, un tempo beniamino del mondo dello spettacolo. Adesso, all’età di 21 anni, è fortunato se sua madre si ricorda come si chiama. Così, quando gli viene offerto di recitare insieme a un novellino, in un film romantico indipendente che promette di ravvivare la sua carriera in declino, lui accetta. Questo finché non incontra Jeremy, la sua fin troppo attraente co-star. L’esiguità del guardaroba di questo film è stupefacente e, a quanto pare, che nessuno dei due attori deve sforzarsi troppo per mostrare la passione bruciante pretesa dal regista.

Durante i sei mesi che trascorrono a girare e a dare la caccia alla fama, Kit fa fare a Jeremy un corso base intensivo per superstar e Jeremy, in cambio, regala a Kit un assaggio di quella normalità che lui non ha mai conosciuto. Rincorrere una relazione a lungo termine non è il modo migliore per salvare la propria carriera. Ma se stare con Jeremy fa sentire Kit tanto bene, quanto a lungo riuscirà a resistere prima di ammettere che non si tratta solo di una finzione?

 

Dati libro

Data di uscita: 17 Dicembre

COLLANA: RAINBOW

Titolo: Acting out (Edizione italiana)
Titolo originale: Acting out
Serie: Hollywood #2

Autrice: Tibby Armstrong
Traduttore: Chiara Fazzi

ISBN EBOOK: 978-88-9312-459-1

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 324 pagine

Prezzo Ebook: € 5,99

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“L’omega e l’alfa. Il viaggio nel viaggio” di Nadia Busato. A cura di Sabrina Giorgiani


 

Che Nadia Busato sia un talento indiscusso non avevo dubbi.

Ma scoprirla attraverso le parole cosi intense e ricche di passione di Sabrina è un viaggio nel viaggio.

Per questo non vi tedierò con una dotta introduzione.

Vi invito a leggere, assaporare la musicalità sia del testo della Busato che di questa piccola grande lettrice.

La passione, l’amore è l’essenza di ogni nostra azione.

E qua c’è un intero oceano a vostra disposizione.

Immergetevi come in un battesimo iniziatico e tornate a brillare come uomini.

Alessandra Micheli

Di Nadia Busato avevo letto il suo precedente romanzo “999 vite Uniti da un filo di seta”, rimanendone affascinata dallo stile di scrittura e temi proposti ed entusiasta dai messaggi di crescita interiore che risultano chiari tra le righe della storia.

Ho voluto leggere, per il blog, il suo nuovo romanzo “L’Omega è l’Alfa . Il Viaggio nel Viaggio” che, non solo conferma le grandi capacità letterarie dell’autrice, ma, rispetto al precedente, amplia temi e ne propone di nuovi.

Spero che quanto dirò possa essere da stimolo a chi ancora non l’ha letta, nel frattempo vi dico … preparatevi… con questa autrice si Viaggia tra le crepe dell’animo, tra la conoscenza e il pregiudizio, tra richiami di sangue e misticismo ma la strada del viaggio è sempre verso il reale.

Il titolo del romanzo già dice moltissimo in merito alla storia e, così come fa l’autrice, tenterò anche io di andare a ritroso cominciando dal … viaggio nel viaggio.

Viaggio…

Annarosa è la protagonista del romanzo.

Una donna che “ha in corpo un dolore antico” e non riesce ad accettare se stessa. Di lei dice: “ sono io il mio problema più grande , io e la mia testa di Medusa” .

L’inconscio le sussurra che le manca qualcosa ma per quanto tenti di fare chiarezza, il salto verso il sapere le risulta talmente doloroso che più facile è indossare una maschera e proseguire il cammino.

Riesce a trovare un po’ di sollievo modellando l’argilla e creando tante statuine di se stessa nel tempo che le hanno permesso di guardarsi “al di fuori” .

l’argilla le insegnava ad essere plasmabile, a cambiare forma, e cambiare ancora, e che ogni forma andava bene. La sola cosa importante era prendersi cura di se”.

Nel viaggio…

L’autrice riprende, intensificando rispetto al romanzo precedente, la necessità di un ritorno alla natura, alle origini, alla terra.

La natura lenisce e cura .

Una bellezza che si sprigiona ogni volta che muta, e si riforma e cresce, l’immensità del suo silenzio che non è solitudine ma urla piacere , bellezza e conoscenza.

Chi riesce a notare, a sentire, a percepire la sua voce, il suo messaggio, non può che pacarsi, migliorarsi, elevarsi.

Viaggio…

Un viaggio a Medjugorje sarà la meta:

“Sapevo che lì avrebbe assorbito ciò che le occorreva per mettere le fondamenta della sua “Casa Reale”

21 persone partono, con loro anche Annarosa.

Ognuna di loro potrebbe facilmente essere l’interfaccia di alcuni di noi.

Ognuna con un problema diverso e la necessità di renderlo meno pesante attraverso il credo religioso.

Nel viaggio…

Si potrebbe pensare che unire un gruppo di persone che soffrono, “legate” dallo stesso credo religioso, comporti in automatico lo sviluppo di un’empatia tra loro o quantomeno il generarsi di uno spirito di comprensione, collaborazione e soprattutto accettazione.

Così però non avviene, se non a livello molto superficiale.

“La fede può far miracoli, può curare qualsiasi tipo di malattia”

fa dire l’autrice ad un personaggio, ma per smentire una frase così scontata introduce nella comitiva un “personaggio scomodo” Rosanna.

Lei rappresenta il “diverso” che spaventa e allontana e permette all’autrice, tra le righe della storia, di urlare quanto sia deleterio ma radicato il pregiudizio, tanto che la protagonista, osservate le reazioni di tutti e, a specchio, se stessa, si trova a notare:

“… quanti condizionamenti si sono impossessati del suo pensiero e quanto influiscono sulle sue azioni e reazioni”

Annarosa e Rosanna, due diamanti grezzi dalle mille sfaccettature di dolore interiore, continua ricerca, solitudine, non accettazione, pregiudizio e richiamo, un continuo, forte richiamo verso l’illuminazione:

Giordano Bruno e Cesarina Corasaniti erano dei risvegliati nel tempo delle coscienze dormienti. Oggi sta scomparendo il velo dagli occhi di alcuni uomini”.

Avere la volontà di conoscere il diverso è un po’ capire anche se stessi; l’accettarlo senza farsi condizionare dal pregiudizio è elevarsi, aprire gli occhi non solo per guardare ma per vedere in profondità.

Sposare incondizionatamente un pensiero, un credo, una fede seppur religiosa, senza operarne alcun accorgimento personale e soprattutto, senza apertura mentale, comporta un annientamento dell’individuo che può essere solo pericoloso.

A tal proposito, l’autrice usa un altro personaggio per far dire:

“con la preghiera riuscì a inoculare il germe dell’illusione, dell’onnipotenza, del distacco dal reale”

Continuo il viaggio a ritroso avvertendo il futuro lettore che la Busato, nei suoi percorsi attraverso i sentimenti umani, utilizza tutto quanto può essere da stimolo nel portarlo a compimento, il reale, il misticismo, la numerologia, il simbolismo.

In L’Omega è L’Alfa introduce anche due “voci”.

Il sussurro dell’Io Interiore e:

“la terza voce che espande la coscienza, non si è pronti a sapere chi sia, ma il suo intervento è in armonia con il tutto”.

Come si riconoscono?

Vi assicuro che leggendo il libro lo si percepisce immediatamente, una è flebile, indecisa, spaventata, fragile; l’altra tuona.

L’alfa, sappiamo tutti essere la prima lettera dell’alfabeto greco ma è anche un simbolo che rappresenta l’inizio, tradotto in numerologia lo “zero”.

L’Omega, l’ultima lettera.

Parallelamente, in cartomanzia, il Matto rappresenta il nulla, esorta al movimento anche se la strada è incerta e insicura. Il Mondo, l’ultimo degli Arcani Maggiori, la loro fusione rappresenta la realizzazione.

L’Alfa è L’Omega…

21 persone formano il gruppo in viaggio. 21 sono le carte dei tarocchi più il Matto che rappresenta lo zero.

Il numero 21, in numerologia, rappresenta la realizzazione.

Non posso spingermi oltre perché svelerei i vari messaggi del libro, nonché addirittura una parte del finale della storia e questo mi fa pensare che, spesso, per capire davvero, l’uomo ha bisogno più che di “vedere”, di “credere”.

Non posso non dire che, oltre a tutta la lettura, ho trovato fantastico il Titolo. L’Omega è L’Alfa…

Dalla fine, si ha l’inizio; dalla conoscenza si ha l’illuminazione; dal capire si ha la pace.

La vita è un cerchio, il cerchio non ha un inizio e una fine ma una fine ed un inizio perpetuo.

Questo è uno di quei libri che ti spinge oltre la sola lettura, portano il lettore attento a voler capire, a voler conoscere il…di più.

Ogni pagina mi ha spinto a documentarmi altrove perché, tra le righe, intuivo che non era nulla a caso, persino la disposizione tra le file del pullman.

L’uomo attraverso la pittura, la scrittura, la musica dà sfogo alla sua creatività, al suo talento creando bellezza.

Quando l’opera creata dona non solo sensazioni, ma ti spinge oltre l’opera stessa diventa Arte.

Per me Arte è bellezza che spinge allo studio quindi alla conoscenza e diventa un mezzo attraverso il quale migliorare se stessi.

Per questo mi sento di dire a questa autrice che i suoi libri sono arte.

“SICE. Polveri sottili” di Fernando Santini, Dark Zone editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ultimamente vedo molti attivisti della legalità che si ergono a difensori dei valori.

Questo è sicuramente un balsamo curativo per la mia anima disastrata. Eppure, la mia anima cinica e nichilistica una domanda se la pone: ci crediamo davvero in questi valori etici?

Crediamo davvero nella giustizia, nella non violenza, nel rifiuto categorico di una società basata sullo scontro e sul mantra “occhio per occhio dente per dente”?

Perché, la dicotomia tra i post edulcoratati di facebook e le nostre esternazioni di fronte ai delitti mi lasciano perplessa. È facile ricevere like per un post che contesta l’uso della vendetta, legalizzata o meno. Ma è di fronte alla tragedia che ci tocca da vicino che si aprono i giochi, e l’umanità si sveste di tanti eleganti e politicamente corretti orpelli, per divenire davvero sé stessa.

E fidatevi, ognuno di noi, posto di fronte alla prova, spesso non la supera.

Ne sono esempi i tragici eventi odierni. Una ragazzina uccisa che scuote le persone e le fa inneggiare alla pena di morte. Una strage in cui si invoca l’uso della tortura.

Siamo tutti in bilico precario su una sottile linea che divide la giustizia dai giustizieri fai da te. E Fernando Santini non fa altro che mostrarcelo.

Il libro SICE. Le bambole non hanno diritti, come uno specchio distorto che rimanda un volto oscuro e ghignante simbolo della nostra società, ci pone di fronte a noi stessi.

Quel volto siamo noi. Noi che ci crediamo probi, cristianamente portati verso l’altro, ligi difensori della legalità. Ma di fronte a ogni fatto criminoso il nostro io più profondo crede nelle scorciatoie.

Cosa c’è di male?

In fondo i delitti raccontati da Fernando Santini sono inconcepibili.

Bambini stuprati. Uccisi, mutilati.

E la giustizia si dibatte come una farfalla imprigionata nella rete.

Allora invochiamo un nuovo Charles Bronson.

E cosa dire di Polveri sottili?

Meno eclatante, più subdolo, più osceno nella sua irrisoria spavalderia.

Basta un rifiuto tossico messo nel punto giusto e la catena di orrori è iniziata.

Balliamo accanto a scarti industriali, a orrori atomici. E non ce ne accorgiamo. Se non fosse per la stampa che, felice come una pasqua, si trastulla nelle disgrazie per vendere due copie.

A cui fa eco il talk show di turno, impegnato in una contrita faccia indignata, ma che con l’altro volto mostra il ghigno osceno del demone di turno, quell’Asmodeo custode dei tesori.

E ci sfreghiamo le mani, pronti a dare sfogo ai più turpi istinti del nostro animo dannato.

Perché SICE non fa altro che mostrarci quando oramai, siamo perduti:

una commedia scarsa, piena di attori davvero penosi che porta avanti la banalità del male. Un male che si fa beffe della giustizia, quella vera, quella che si nutre di diritti e doveri, e abbraccia la FILOSOFIA di ARCO: la legittimazione della violenza, mascherata da riparazione dei torti.

Vedete, se il male è reale, onnipresente, macchiato di oscurità, non si può combatterlo con altro nero. Perché la nube diviene più spessa, più tossica, più forte. Se l’intreccio di odio e potere è ingarbugliato, pieno di nodi difficili da sciogliere, non è con la forbice che si dipana la MATASSA.

Così si spezza semplicemente il filo.

Se il nostro arazzo presenta un impedimento, non è strattonando il filo che lo si libera. Si strappa tutto il bellissimo disegno, con un taglio così netto che rovina tutto il paesaggio. E i sorrisi divengono squarci.

Si può soltanto usare la pazienza, la delicatezza e la volontà di non rovinare l’intero disegno.

Ed è questo che ci insegna Fernando Santini nel testo.

In Polveri sottili ci troveremo di fronte a noi stessi. Saremo noi a decidere se uscirne come demoni o come angeli.

Un libro non è un’arma, e lo ripeto. Ma può essere chiave, per uscire, finalmente, nella vastità di un universo che è, e resta, comandato da un ordine cosmico.

Noi siamo i suoi riflessi. È il SICE il riflesso della Maat.

ARCO non è che il nostro pusillanime tentativo di prendere assurde scorciatoie. Di iniziare a legittimare la devastazione con altra devastazione.

Il male non si combatte con un altro schiaffo.

Si combatte cambiando alla radice il sistema. E il sistema è formato da noi stessi.

Ecco perché si porge l’altra guancia. Non per timorosa vigliaccheria.

Ma perché si dice NO con una forza che trascina.

Fernando Santini dice no.

Mi aspetto che ognuno di voi dica no a ARCO.