“Cronache del reame incantato. il marchio del serpente” di Alberto Chieppi, Dark Zone editore. A cura di Alessandra Micheli

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La storia potrebbe iniziare con: c’era una volta….

Nella letteratura fiabesca, o meglio di tipo etnologico, esistono delle favolose storie appartenenti al ciclo di leggende gallesi che, accanto alle descrizioni meravigliose di paesaggi, di eroi e e eroine di oggetti magici, usavano sottolineare elementi importanti per la narrazione tramite nomi particolari.

Ecco che la spada incantata diventava Caledvwlch il cui significato letterale è dura da intaccare, o che taglia duramente.

E sapete che strana arma era?

Ma ovviamente l’Excalibur del mitico Artù!

E cosa dire di Branwen?

Il significato si ritrova nell’immagine incantevole di bianco petto a sottolineare il canone di bellezza dei nostri antichi progenitori.

era caduta la neve durante la notte

un falco aveva ucciso un’anatra…

un corvo si abbatté sulla carne dell’uccello.

Peredur si fermò e vedendo la nerezza del corvo,

il biancore della neve, il rossore del sangue

pensò alla chioma della donna che amava di più, nera con il corvo

alla sua pelle bianca come neve

ai pomelli delle sue guance

rosse come il sangue

Abbiamo Blodeuwedd letteralmente viso di fiori un nome capace di raccontare con una sola parola che valeva mille descrizioni, la sua straordinaria nascita nientedimeno che da profumati arbusti fioriti.

E abbiamo anche la Ginevra arturiana chiamata nel ciclo gallese Gwenhwyvar bianca apparizione o bianca dea, che sussurrava ai miei occhi rapiti, la sua origine divina, appartenente la regno della Grande Dea, quella cantata dal bravissimo Robert Graves.

E potrei continuare ancora, citando Morrigan, la Morgana arturiana la Dea della guerra, il cui nome significa regina dei demoni o dei corvi, o grande regina, a sottolineare il suo aspetto cupo e stregonesco.

Ma la storia non finisce qua.

Prosegue fino ai nostri giorni, con una impavida autrice, una certa Jo Rowling che, inglese di nascita, fiera dei suoi avi celtici, inizia a raccontare le nuove gesta di un Artù moderno, più aderente ai tempi e portatore di un nuovo concetto di civiltà.

E anche lei con maestria e rispetto per la tradizione, inizia a raccontarci qualcosa di più di gesta eroiche e percorso dell’eroe omaggiando attraverso i nomi, le piccole perle della nostra cultura occidentale.

Abbiamo cosi alchimisti come Nicolas Flamel, Basilischi, richiami alle bellissime leggende mitologiche, ma anche nomi che sottolineano capacità e caratteristiche psicologiche dei personaggi. Questo perché la limitata e logica lingua inglese non rende omaggio data la sua “scarsità” di avverbi (quelli che oggi i detrattori osceni della nostra lingua odiano) e dai mille aggettivi derivati dalla musicalità delle lingue neolatine.

Ecco che Minerva MC Gonegall (Mc Grannit nella versione italiana) è scelto da zia Jo per il suono:

gutturale e austero, che rispecchia la rigidità del personaggio.

In più Minerva

era le dea romana degli aspetti più nobili della guerra (guerre difensive o fatte per una giusta causa; gli aspetti più crudeli e cruenti rientravano nei domini di Marte) e della saggezza.

http://eate.altervista.org/etimologia-harry-potter/

Non solo.

Molti dei nomi della saga del maghetto (avrete oramai capito che parlo di Harry Potter) hanno riferimenti a tradizioni e personaggi storici o luoghi particolari: Batilda Bath richiama la città inglese protagonista di molti romanzi inglesi, Snape che è il nome di un altro villaggio inglese, Gilderoy Lockhart invece, era il nome del genero e biografo di Sir Walter Scott ( colui che ha scritto Ivanohe per intenderci), Marcus Flint era il nome del capitano dell’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson.

E cosa dire di Salazar Serpeverde?

Antonio de Oliveira Salazar fu dittatore del Portogallo dal 1932 al 1968.

Potrei continuare all’infinito, ma per vostra fortuna mi fermo qua.

E mi collego a un’altra storia che si intreccia con questa.

C’era una volta la cosiddetta antologia della letteratura, usata nelle scuole di una generazione particolare (anni 90) che si occupava di illuminare fervide menti con il racconto non solo della vita di famosi autori, ma anche rendendoli consapevoli che ogni opera eccelsa, non fosse slegata dalla storia letteraria ma si trattava di una sorta di rete interconnessa che univa passato e presente e addirittura futuro, da un brillante sottile filo rosso.

Ecco che i concetti, le ambientazioni e spesso le trame si davano la mano, cercando di salvare i contenuti essenziali arricchendoli, di volta in volta, con la personalità unica e peculiare dell’autore, con il suo messaggio personalissimo, e con una tradizione simbolico e stilistica che maturava e cresceva da secoli, innovandosi e ingrandendosi sempre di più.

Ecco che il filo diviene arazzo, un arazzo pieno di immagini e colori a disposizione del lettore estasiato e avvinto dalla bellezza della creatività umana, sempre uguale e sempre rinnovata.

Ecco che noi studenti, sicuramente più curiosi dei ragazzi di oggi, ci allietavamo con le influenze letterarie che avvolgevano l’uno o l’altro autore, capendo come nulla si distrugge ma tutto si rinnova.

Ecco che Manzoni sarà influenzato dai suoi studi dei grandi classici latini e italiani (Virgilio, Orazio, Petrarca e Dante) dal neoclassicismo imperante della cultura letteraria del tempo a cavallo tra illuminismo e romanticismo, ( importante fu l’influsso di Giuseppe Parini e Vincenzo Monti). Fu fortemente impregnato dalla tradizione dell’illuminismo lombardo ( sapete vero che Manzoni era nipote per parte di madre del noto Cesare Beccaria) e cosi via.

Persino il nostro Leopardi fu avvinto e trascinato dall’altrui prestigio letterario e tra i maggiori ricordo Luciano di Samosata, PlatoneSaffoCicerone, la Bibbia (in particolare il libro di Giobbe e Qoelet),i sofisti, George Gordon Byron,Percy Bysshe ShelleyFrançois-René de ChateaubriandGiambattista Vico, Balise Pascal, Ugo Foscolo,Vittorio AlfieriMadame de StaëlVoltaire, Jean Jaques Rosseau,  Denis Diderot, il Conte di Buffon(per la descrizione tecnica della natura e degli animali).

E viceversa dal nostro Giacomino trassero ispirazione Vincenzo CardarelliMario Rapisardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Umberto Saba, lo stesso Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Franz Kafka, Emil CioranEugenio Montale, e gli esistenzialisti, in particolare Albert Camus.

E adesso un ultimo passo, seguitemi e definiamo influenza letteraria:

in ambito artistico, letterario e sim., capacità di condizionamento in grado di originare o modificare movimenti o tendenze:

Treccani docet.

E adesso iniziamo a raccontare un altra storia.

C’era una volta, una casa editrice che raccoglieva a se piccoli geni.

Capaci di innovare e esaltare la tradizione letteraria mondiale, la storia e i significati, regalando al pubblico assopito e assuefatto da tediosi reiteranti libri amici dello status quo, schiaffi sonori in grado di svegliare quei due neuroni in vacanza.

Certi libri risvegliano. Operano una sorta di chiamata alle armi, azione affatto indifferente per sinapsi addormentate e rigidamente rinchiuse in gretti e fossilizzati standard artistici, regalatoci dai grandi guru della macchina commerciale chiamata editoria.

Dopo una sonora risata sulla MIA ilare ironia, inizio a raccontarvi il libro di Alberto Chieppi.

Fidatevi, la noiosa premessa serve per inquadrare il testo e raccontarvelo nella sua interezza, nella sua innovazione sperimentale e nella sua tradizione.

Ora che abbiamo compreso cosa significa influenza letteraria iniziamo a raccontare il Regno incantato.

Esso fonde a se due anime: il retaggio mitologico culturale innovato dalla nostra Rowling ma sopratutto calderone indiscusso della tradizione occidentale, rappresentata dai cicli celtici (Mabinogion e la saga di Cu Chulain) e la distopia scagliata come una freccia contro la dittatura portata avanti da Orwell e Bradbury.

Come fonde queste due apparentemente diverse anime?

Semplice.

Il viaggio dell’eroe è incentrato non su una crescita personale atta a render feconda la terra desolata di arturiana memoria, ma a liberare un pese oppresso dalla dittatura.

E come in ogni ideologia che si rispetti essa nasce dopo aver affrontato assieme (sottolineo assieme) fondendo le diverse forze e personalità, la minaccia insensata del matto di turno che tenta di dominare semplicemente il mondo.

In questo caso il mago cattivo è l’emblema del potere snaturato dalla sua componente etica.

Mehpisto ( e qua osservate il genio di Chieppi) è talmente attratto dall’idea di essere destinato a sottomettere, comandare e dominare la sua realtà, tanto da rappresentare una minaccia alla stabilità del regno.

Ma badate bene.

In questo caso i regni sono due: quello della magia e degli incanti (io oserei connotarlo in termini junghiani di inconscio profondo) e il mondo della materiale chiamata realtà quello dove viviamo noi.

Controllare i due mondi e quindi i due emisferi sottomettendoli alla logica del dominio, è il male che ci avvolge oggi.

Per salvare il salvabile, le forze che formano l’emisfero inconscio, ossia la magia (l’ordine naturale impersonato da Maat che chiamerò magia cerimoniale) e la stregoneria ( la forza selvaggia della magia maturale) si uniscono ricacciando il pericolo nelle regione infere (l’aldilà).

Da questa minaccia il sistema sociale politico che ne scaturisce non è quello della responsabilizzazione, ma della paura: onde evitare nuovi disastri si inizia rinchiudere il regno magico su se stesso, operando una sorta di chiusura dei canali che nutrono i due mondi.

Il regno incantato diviene muro, immagine e simbolo delle società che, lungi dal ritrovare unione dopo l’affronto del nemico, si chiudono spaventate ad ogni innovazione.

Rischiando di morire.

La situazione del regno incantato è terrificantemente classica: comandata dalla paura che è trasformata in giustificazione dell’autoritarismo. Una situazione che non può non ricordarci la storia moderna e contemporanea: dopo la vittoria sul terrore del nazismo ecco che si iniziano a creare muri e schieramenti, non permettendo alle energia umane di circolare.

E quindi inaridendole.

La chiusura peggiore è verso l’altro mondo, quello della materia.

Esso privato della necessaria comunicazione con il regno delle idee, diviene una landa desolata, in cui l’immaginazione viene letteralmente dimenticata.

Non credere, dunque alla fantasia, ci rende perfetti burattini, automi, pallide imitazioni di un umanità senza stimoli, senza coscienza di se, imbevuta della deleteria passione sfrenata per la tecnologia.

Non è un caso che Sam il protagonista, il difensore, non sia affatto tentato da nessuno stimolo intellettuale a reagire alla sua difficile condizione di emarginato: il suo intento è stordirsi di virtuale, fino a scordare ogni difficoltà. Ma queste difficoltà oggettive possono essere anche causate da una sorta di atrofizzazione del pensiero che non gli fa trovare vie alternative per la ricerca della sua felicità: è e resta un soggetto ai margini, senza mezzi per tornare la centro della sua esistenza.

Ecco che il regno incantato, diviene non solo emblema della pericolosità di disunire le forze che soltanto in completa fusione possono ostacolare il male: non è un caso, infatti, che dalla disunione, dalla de-solidarizzazione, il male trova e può trovare uno spiraglio per dominare di nuovo le due realtà.

E solo la nuova fusione di forze opposte, in grado di creare un nuovo monismo riporterà la pace al regno.

E ricordo che il regno materiale non è che immagine e prodotto del regno mentale, e che a sua volta il regno mentale non fa che produrre e plasmare il regno materiale.

Quando le energie sono separate, quando si divide la magia in due settori separati il disordine violento può prosperare felicemente.

Rifletteteci.

E questo è il contributo orwelliano alla nostra società.

Ora parliamo e vi giuro è l’ultimo sforzo, del contributo mitologico.

Lo stile di Chieppi vuole essere diretto e coinvolgente.

Le descrizioni sono equilibrate e dosate con logica ma…in realtà è un libro a più scomparti.

Infatti, Chieppi, riesce a rendere viva la storia con un escamotage geniale: i nomi.

Ogni nome rimanda a una caratteristica caratteriale, psicologica e fisica del protagonista, ogni luogo è identificato dalla capacità evocativa del termine scelto.

Un esempio?

Il nome del protagonista Samael. Non a caso è un nome di un angelo che porta con se il difficile arduo ma forse necessario compito di distruttore. E, infatti, il compito dell’eletto è di “distruggere” il vecchio sistema oppressivo per sostituirlo con uno più liberale.

Ma non è finita.

Samael nella tradizione ebraica ha anche il compito di testare la pietas dell’uomo, del suo amore e della sua dedizione verso la legge di dio.

Continuo?

Una delle allieve della scuola di stregoneria si chiama Moira Anubi. E come voi saprete Anubi è il dio egizio che accompagna le anime verso la transizione.

Nyx Cariddi, invece, richiama la notte e questo identifica il suo fare sospetto e nascosto. Cariddi non è che un richiamo alla mitologia greca. Era, infatti, un mostro marino dalle orribili fauci spalancate.

Abbiamo Lilith che è una figura della mitologia sumera, la grande madre dai piedi leonini, oppure Gorgonica che ci richiama alla mente appunto il mito delle gorgoni.

E Argo?

Argo Panotes Argo che tutto vede è un gigante che, secondo alcuni miti ha un occhio, secondo altri quattro, ma che tutti concordano abbia liberato l’Arcadia da un toro mostruoso e da un satiro che rapiva le mandrie.

E Sirio?

Oltre a essere una luminosa stella bianca della costellazione del cane maggiore è associata a Iside, dea madre della mitologia egizia.

Molti e altri nomi sono da ricercare per ulteriori dissertazioni e per raccontarsi e raccontare storie nella storia.

Io vi lascio con l’ultima curiosità.

A lezione di runografia (richiamo alla mitologia norrena sapienziale del sistema runico) troverete un insegnante particolare Mastro Voynich. E questo nome richiama un manoscritto strano, definito Il libro più misterioso del mondo.

Si tratta di un codice illustrato risalente, pare, al XV secolo ( la datazione al radiocarbonio ha stabilito che sia stato redatto tra il 1404 e il 1438) e utilizza un sistema di scrittura che tutt’oggi non è stato decifrato. Non a caso è stato associato la misterioso e magico sistema di scrittura runica.

Ecco chiunque inserisca dettagli del genere, che invitano il lettore non solo a immedesimarsi, ma a fare ricerche usare l’eccelsa arte del farsi domande, ha il mio riverito e sentito rispetto e il mio sommo e eterno amore.

Bravo Alberto.

Continua a raccontarci storie… ne abbiamo disperatamente bisogno.

 

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