Torna la brillante e commovente penna di Elsa Zambonini Durul con il nuovo capitolo di “Istanbul, il viaggio sospeso”. Immergetevi nella bellezza!!!

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Un’ avventura emozionante vissuta nel fascino di Istanbul e dei suoi paesaggi.

 

 

Sinossi

La storia di Lisa Andreoli si intreccia con quella della prozia Lisa Morpurgo, ebrea costretta col marito a una precipitosa fuga dall’Italia a causa delle persecuzioni razziali. Il viaggio dei due coniugi verso la Terra Santa, iniziato separatamente dai figli, si era interrotto a Istanbul, dove la coppia aveva trovato rifugio presso un’abitazione privata, per attendere l’arrivo dei figli.

Qui i due avevano ricevuto l’aiuto inaspettato di Angelo Roncalli, allora vicario apostolico in Turchia, che in quegli anni era riuscito ad aiutare più di 20.000 ebrei.

La pronipote Lisa Andreoli ritrova il diario di quegli anni, ma la sua lettura non sembra essere semplice rievocazione. Tra intrighi internazionali e personaggi senza scrupoli, Lisa A. mette in pericolo la propria vita e quella dei propri cari nel tentativo di contribuire a una giusta causa.

Dati libro

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“Diario di bordo” di Simona Manganaro, Augh edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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Attraverso gli occhi di Anna, poco più che adolescente, ripercorriamo momenti della sua vita con la mamma Valentina.

Valentina, diventa mamma a 16 anni e il compagno Marco, muore quando Anna ha solo 1 anno di vita.

Valentina, è svampita, fuori dalle righe, una bambina nel corpo di una donna dai capelli verdi, dipendente dall’uso di erba e cocaina, un continuo girovagare lei e Anna, una valigia rossa con la cinghia rotta.

Anna, così piccola è cresciuta prima del dovuto, subendo nella sua innocenza e facendosi complice degli atteggiamenti immaturi e poco responsabili della mamma, l’unica persona al mondo e del suo mondo.

Un giorno, la fuga da casa improvvisa per il ritrovamento di cocaina nella bambola Caterina. Anna e Valentina divise, un centro per bambini con piccoli disagi per Anna e un centro di disintossicazione per la mamma.

Da quel giorno tutto cambia, Anna dovrà adattarsi alle regole del centro e alla poca possibilità di sentire la voce di Valentina, ovattata, lontana e poi, a non sentirla più.

 

“Questa musica è Valentina. Valentina è il battito d’ali di una farfalla, è il suono di un bicchiere di vetro che rotola prima di cadere, è il sapore dei chicchi di melograno…”

 

Anna, ormai sola, lascia senza alcun avviso l’istituto e arriva al porto di Genova, farà un incontro assai bizzarro col comandante di un caicco, un’imbarcazione di origine turca diretta a Marsiglia e poi di nuovo ritorno a Genova.

E’ l’inizio di una straordinaria avventura e un momento di crescita, le parole sagge del comandante che prende tanto a cuore quel piccolo marinaio di nome Anna, con una forte dose di conoscenza di un mondo per lei sino ad allora sconosciuto.

 

“Ci saranno giornate ostili che ti gonfieranno il petto di dolore, burrasche improvvise, nuvole che copriranno parte del cielo facendoti conoscere l’oscurità e la solitudine. Ma ci saranno anche zone franche su cui potrai riposare e arriverà il vento che sposterà le nuvole lasciando ai tuoi giovani occhi spazio per ammirare il cielo terso. Ecco, Anna, quello che volevo dirti: che in qualsiasi circostanza della tua vita tu ti troverai, sarà tuo dovere attraversarla, perché il vento cambia direzione senza avvertirti..”

 

Mi fermo qui perché lascio a te lettore la curiosità di scoprire cosa succederà poi.

Lo stile di Simona Manganaro è diretto, fluido, scorrevole, perfettamente tinteggiato come racconto di vita e diario di bordo della piccola Anna, è capace di proiettare il lettore nelle pieghe del libro, toccando con sensibilità le problematiche di una storia forte, la complessa età adolescenziale con tutte le sue contraddizioni, sbalzi d’umore, paure, vuoti che fanno male, ma anche la caparbietà di rischiare per sé e per gli altri, come l’unico modo per poter smuovere qualcosa, aiutare chi versa in uno stato d’abbandono come il senza tetto Charles, nonostante tutto e tutti.

Anna, così attenta ai problemi degli altri, vorrebbe aiutarli a cambiare, la sua amicizia con la direttrice dell’istituto e Cocò, l’amica di Valentina, unico legame con la mamma per non dimenticare il passato, ne è la prova di questa sete di cambiamento.

Anna a soli 13 anni, coraggioso marinaio, ha sconfitto la sua prima tempesta e forte e temeraria sarà in grado di affrontare altre.

“Nessuna tempesta arriva per distruggerci, che il dolore non rimane con noi per sempre, che prima o poi si rimargina”

Anna vi resterà nel cuore.

 

“La cosa bella della felicità è proprio questa: che uno la può sentire per motivi che, magari, a un altro sfuggono totalmente”

 

Non potrei essere più d’accordo e mentre concludo la mia recensione, ascolto ancora una volta Anna e Marco di Lucio Dalla.

 

“Anna bello sguardo non perde un ballo Marco che a ballare sembra un cavallo In un locale che è uno schifo Poca gente che li guarda C’è una checca che fa il tifo Ma dimmi tu dove sarà Dov’è la strada per le stelle Mentre ballano si guardano e si scambiano la pelle E cominciano a volare…”

 

Grazie Simona, una bellissima scoperta.

Buona Lettura.

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario

“La casa sulle sabbie mobili” di Carlton Mellik III, Vaporteppa editore. A cura di Alessandra Micheli

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Oggi dirò la mia sul genere bizzarro fiction usando, come strumento, il libro di Carlton Mellick III.

Come molti voi ben sanno e se non lo sapete informatevi, uno dei libri che ho amato di più e che amo tuttora, è Alice in the wonderland di Lewis Carrol.

E in quel libro il weird (bizzarro) domina incontrastato, usando non sense, frasi apparentemente prive di logica e eventi strani, straordinari o incomprensibili per i miseri mortali.

Del resto il weird, come ci fa notare un altra adepta del genere, che lo colora di una nota gotica ( sto parlando di A.G. Howard, in Splintered) è l’aggettivo idoneo a identificare un regno delle meraviglie, che non è altro che la descrizione di una dimensione diversa, dove la non logica, (badate bene non logica e non irrazionalità) domina incontrastata.

E questo magico altro mondo è chiamato regno dei Netherling.

In una comparazione raffinata, potremmo definire questi strani personaggi i nuclei originari dei Faerie, che fanno capolino nelle edulcorate storie di fate che tanto sono amate ancor’oggi dalla nostra infanzia. Ma i Faerie veri, quelli delle storie celtiche, non erano cosi bonaccioni e adorabili, le storie moderne li hanno privati del loro primigenio aspetto inquietante e fuori da ogni schema umano, con una loro (discutibile) morale e con la loro totale mancanza di empatia.

Fate, folletti, coboldi, elfi, avevano il loro modo di pensare, la loro legge e la loro concezione di bene e male, sfumata e per nulla simile a quella convenzionale delle colte società dove la follia era bandita e stigmatizzata come perniciosa.

Se si osserva con attenzione tutti gli abitanti di quel magico regno , si nota quindi la loro identità non rassicurante e non allineata, sono dissidenti, sono devianti dalla ligia e ferrea morale umana.

Sono particolari, sovradimensionali, distruggono in un colpo solo con la presenza o con la loro peculiare eticità, il nostro mondo mentale cosi schematico, cosi ben organizzato in ordine e disordine. I netherling, i faerie e tutti i personaggi weird non sono altro che la parte caotica dell’essere, regno di quell’ombra tanto decantata da Jung.

E ora andiamo ad analizzare, unico modo per comprendere davvero Carlton, il termine che ne designa il genere: strano o weird si caratterizza per la sua volontà di attrarre l’attenzione del lettore sulla stranezza, sull’originalità, sul fantastico e sullo stravagante. Ma anche il capriccioso, il fuori regola, il discrepante, il dissociato e perché no l’emarginato, troppo scomodo per una società che si difende strenuamente dall’evoluzione.

Eppure come si può mutare senza che qualcosa di diverso interrompa il regolare flusso di informazione?

E cos’è l’informazione se non il segno che ci si avvicina a una nota stonata?

Bateson stesso definì l’informazione l’avvenuta consapevolezza di una differenza, che interrompe il classico e certo ciclo di eventi.

Weird, quindi, ha anche il significato di non sense, ossia un gioco la cui interrogazione a doppio senso comporta anche una risposta a bisenso. Anzi oserei dire a più significati (sensi) che si incastrano nella parola grazie a più scomparti.

Ricordate la frase di Humpty Dumpty sulle parole che nascondono un baule a doppio fondo?

E’ come giocare con la matriosca, dove a ogni bambolina ne corrisponde un altra sempre più piccola, fino al nucleo.

E il weird stesso è un termine a più livelli.

Da strano arriviamo a fato, se si interroga la meravigliosa lingua norrena.

Ma diviene anche un termine in inglese antico con il significato di diventare fino connotarsi, nel 1400 circa, con la fatidica etimologia di magico, fino ad arrivare, nel 1815, al concetto di strano e bizzarro.

Strana evoluzione vero?

Ecco che questo termine, cosi sperimentale, identifica perfettamente tutti i livelli di messaggio presenti nel libro La casa sulle sabbie mobili.

Se leggiamo il libro nel significato originale di weird, wyrd lo possiamo leggere come una sorta di indicazione su come “azioni passate influenzino e condizionino continuamente il futuro”.

La perdita di un elemento dominante, organizzatore, mette i protagonisti di fronte alla lenta, atroce consapevolezza che, il mondo in cui l’essere umano ha deciso di sopravvivere, è destinato alla fine.

Inevitabile e disastrosa fine.

Un nuovo pianeta sfruttato per poter ricreare una vita, ma terrificantemente alieno in grado di influenzare l’evoluzione e il DNA creando ibridi senza controllo, comporta la decisione di non prendersi la responsabilità della nuova vita che sta germogliando, anche se strana, se diversa, se fuori dai canoni estetici o morali, tanto da lasciarla a se stessa.

L’azione profondamente arrogante del genitore che decide di sorpassare bypassare le leggi naturali, ma che incapace di potare fino in fondo il progetto lo lascia a metà. E la metà che lascia è costretta a una sopravvivenza cosi violenta, da diventare essa stessa senza umanità.

Ma per scelta di altri, non per una libera decisione.

Perché quegli esseri nati per volontà altrui, si trovano incapaci di operare una vera opzione, rimanendo sempre in balia di altrui preferenze.

E restando ingabbiati nel loro essere oggetti e mai soggetti.

Ma il fato, persino l’eredità ambigua lasciataci dai “genitori”, non è immutabile . Il weird che sottostà alla base del nostro libro ci racconta un altra storia: niente è immobile se si decide di muoversi.

Ed è nel movimento che ha inizio la vita e non la mera esistenza.

E’ con il muoversi verso i piani inferiori sopportando la vista delle proprie origini e dei propri bisogni inconsci (quelli che portano i protagonisti a svanire inglobati dalla psiche madre) che si può ricostruire e ricreare non più una esistenza illusoria ma reale: fatta di scelte di responsabilità e di azioni concrete. E’ il movimento, il voler andare, il viaggio alla scoperta persino del male e di cosa si cela nel buio, dunque la verità, che potrà dare la speranza di un domani diverso, non migliore o peggiore, ma profondamente nostro.

Niente è escluso dalla visione weird né il negativo, ne la distruzione, né la violenza politicamente scorretta.

Ciò significa che, qualsiasi azione personale, serve ed è necessaria affinché possa determinare anche il destino e quindi il futuro di altri esseri.

Non importa come, ma la matassa va sbrogliata

Perché solo rendendoci consapevoli che il destino non è orizzontale né verticale ma è una rete che coinvolge tutti, vinti e vincitori, umani e oltre umani, evoluti e larve, allora potremmo avere la speranza di non far implodere il nostro mondo.

Ma il weird è anche il significato di diventare.

E i protagonisti diventano mano a mano che scendono sempre più nel profondo della loro origine.

Capiscono di che essenza sono fatti, accettano la atroce realtà e prendono in mano la vita. E diventano, nonostante le stranezze che li caratterizzano, persone. Molto più umane degli umani che hanno conquistato devastando e uccidendo gli autoctoni.

Non vi ricorda qualche storia di nostra conoscenza?

Il fondersi tra due diverse essenze chiamatele come vi pare, specie, razze, generi, è il segreto della sopravvivenza.

E forma sempre di più nuove resistenze e nuovi adattamenti.

Questo significa che riuscire a introdurre nel nostro rigido apprendimento elementi sconvolgenti, alieni, del tutto estranei al nostro essere, ma che ci rendono geneticamente e mentalmente più forti. Perché provocano l’apprendimento raro di tipo tre: apprendere ad apprendere.

E cosa significa?

Ve lo dico in termini weird: buttare nel cesso ogni nostra manipolazione mentale, strappare il velo dagli occhi e imparare a osservare il mondo cosi com’è e non come ce lo mostrano, operando su esso e solo su esso, per renderlo accettabile, comodo o solo vivibile.

Capite?

In ogni dannoso contesto ambientale o psichico, noi possiamo lavorare perché esso diventi da deserto a foresta rigogliosa, da baracca cadente a lussuosa villa con piscina.

E ora scopriamo l’altro significato di weird: magico.

La protagonista femminile Polly è una meravigliosa dea mitologia. Essa è in stretta correlazione con il dio selvaggio, con la natura istintuale e senza controllo degli antichi dei, quelli della caccia selvaggia, dagli scatti terribili dalla maestosità allarmante.

Non a caso le corna sono un simbolo di regalità e saggezza e di connessione con il divino. Accettandosi e accettando il suo retaggio, Polly può diventare weird straordinaria, magica e meravigliosa. Infatti, vi illumino, il dio Selvaggio era capace di curare e non solo il corpo ma anche la mente.

Ecco che questo libro va al di là della comprensione normale.

Ma significa anche che apre la mente al nuovo, ai concetti che possono germogliare da una diversa prospettiva, da una interpretazione del reale che scardina le convezioni sociali e umane, fino a intersecarsi con la legge divina. E noi in fondo, siamo solo riflessi di quel mondo alto, che oggi è qua sulla terra:

 

come in alto cosi in basso

 

Ma senza operare l’arduo folle passo, questa legge sacra non può essere resa viva e materiale, proprio perché eccessiva per una mente strutturata in modo rigido. Perché l’inspiegabile era il sacro il fondamento vero e reale dell’esistenza.

“Il Wyrd dura soltanto un istante, perché è la creazione costante delle forze. Il Wyrd è esso stesso un cambiamento costante, come le stagioni, eppure proprio perché è creato ogni istante, è immutabile, come il centro stabile di un vortice. Tutto quello che possiamo vedere sono le increspature che danzano sulla superficie dell’acqua.”
[Da: “La via del WYRD” di B.Bates] 

 

Di significati bellissimi il libro ne ha.

E non sono, permettetemelo, completamente d’accordo con chi asserisce che:

 

lo stesso Mellick ha dichiarato che chi sostiene che tutta la narrativa weird debba essere metaforica o debba nascondere profondi significati è un totale coglione

 

Grazie a questo libro ho prodotto più riflessioni profonde che leggendo i miei insensati saggi.

Io con questo libro ho avuto più battiti e più commozione che leggendo i miei amati classici.

Sono riuscita a sentire la bellezza anche nella sua politicamente scorretta mania di scandalizzare.

E spero che ci saranno altrettanti coglioni in grado, come me, di assaporare Merrick.

Mai come oggi, la parola coglione è una bandiera da appuntare nel petto.

E concludo ringraziando Vaporteppa, Marco Crescizz e il duca di baionette per avere le palle ( si oggi sono molto weird) per andare controcorrente, proponendo testi di una bellezza ribelle senza confini.

Sono con voi.

E che la divinità selvaggia vi benedica.