Alla ricerca della bellezza: intervista con Marco Visentin, autore del libro “I Ditteri” Licosia editore.

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Un giornalista una volta disse che non basta che un romanzo sia bello per parlarne.

Noi del blog les fleurs du mal, invece, consideriamo talento e bellezza alla base di ogni nostro sforzo intellettuale. Ed è per questo motivo che oggi vogliamo invitarvi a conoscere un grande autore, dalla sensibilità spiccata ma sopratutto dall’indiscussa bravura.

Perchè crediamo che solo la magnificenza salvi.

E oggi abbiamo davvero bisogno di redenzione.

I ditteri è questo arte, fastosità, ma anche significato.

E vorremmo che fossero libri cosi ad adornare le vostre librerie ma sopratutto le vostre menti.

 

Quarta di copertina

Che cosa accadrebbe, se si scoprisse che le mosche hanno facoltà telepatiche? E se si provasse a trasferire queste capacità al genere umano? I ditteri segue l’itinerario delle risposte a queste due domande, con gli occhi, la mente, e il cuore di un’entomologa all’interno di un mondo distopico, dove apparenza e realtà raramente coincidono.

Biografia

Marco Visentin nasce nel 1971 a Roma. È laureato in filosofia, disciplina che insegna in un liceo romano. Si è dedicato alla scrittura professionale, come giornalista e copywriter per siti inerenti al mondo della scuola, degli enti locali e dello spettacolo dal vivo. Come narratore, ha pubblicato racconti per Einaudi, Adnkronos Libri, e testate locali. L’idea e il capitolo iniziale de I ditteri sono stati premiati nella rassegna di arte giovanile Enzimi nel 2000. La trama è stata sviluppata successivamente fino alla stesura di questo romanzo, che è il primo dell’autore.

 

 

 

  1. Cosa significa essere uno scrittore?

Come professione non saprei, perché sono pochi gli scrittori che riescono a vivere grazie a questa attività. Come azione, risponderei quasi tautologicamente: l’aver scritto o lo stare scrivendo cose con finalità creative, indipendentemente dalla pubblicazione o meno.

  1. Raccontaci un po’ il tuo romanzo.

Il romanzo parla di una studiosa di insetti, di ditteri appunto, presa in un periodo comune alla stragrande maggioranza di noi, in cui si cessano gli studi e si avverte l’urgenza di guadagnare per vivere. Le ricerche della protagonista ipotizzano la possibilità di modificare il genere umano per migliorarlo stabilmente nelle sue qualità. Da qui parte una narrazione basata su un doppio piano narrativo: quello dei fatti e quello di una realtà vera che smentisce i fatti narrati o quantomeno ne annebbia i contorni.

 

  1. Che rilevanza può avere il genere distopico oggi?

Direi molto grande. Solo dopo avere pubblicato il libro, mi sono reso conto di quanto vi fossero degli appassionati di questo che è un vero e proprio genere, autonomo rispetto a quello più noto e più ampio della fantascienza. Inoltre questo è il periodo delle grandi saghe per gli adolescenti, con fenomeni editoriali come Hunger games, Maze runner, ecc., che hanno dato concretezza al genere cosiddetto Young adult. Nel cinema e nella produzione televisiva invece il genere ha avuto grande fortuna nel passato e non cessa di averne.

 

  1. La dicotomia oramai insanabile tra Realtà e apparenza, è alla base, secondo te, del dramma della nostra modernità?

Non credo. Penso che la cifra drammatica del nostro tempo sia lo snaturamento, lo svuotamento, il qualche-cosa-fuori-di-noi che ci trascina via qualcosa-che-ci-sta-dentro occupando tutto lo spazio lasciato libero. Noi non siamo più noi, e il ritorno a noi stessi non è possibile con un ritorno al passato precedente allo snaturamento.

 

  1. Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo?

Non posso dire di avere una visione di insieme. In Italia patiamo l’essere una comunità linguistica con troppi pochi lettori e relativamente troppi scrittori. Così, ogni avventura editoriale è complessa e ci si deve appoggiare o ai soliti cavalli noti o alle traduzioni della narrativa straniera di successo.

 

  1. Quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri? Serve più arte o più seguito

Il seguito è per l’editore la garanzia del contenimento del rischio di impresa, quindi è fondamentale. Però non si può dire che il talento non conti. Anzi, per chi cerca di fare letteratura autoriale dovrebbe essere imprescindibile.

 

  1. Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

Non è problema di livello basso del lettore medio, ma di numero basso dei lettori. Anzi, il fatto che i lettori siano pochi in Italia determina una qualità media alta del lettore italiano.

 

  1. C’è una certa responsabilità dei blog nel creare la sensazione che, esista oramai solo un certo tipo di romanzi?

Non credo, ma non sono un esperto di blog letterari.

 

  1. Cosa pensi davvero delle recensioni e cosa non sopporti in queste?

Come tutte le cose, non sopporto quelle scritte male e sciatte. Poi mal tollero quelle che spoilerano l’intera trama del libro. Credo che chi recensisce dovrebbe prendersi la responsabilità di dire che i libri letti gli sono apparsi brutti, quando ciò accade. Troppo spesso, chi recensisce libri e legge un libro che non gli piace, preferisce non scriverne, o parlare solo della trama per non dover redigere una critica negativa di quanto letto.

 

  1. Quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati?

Non so. Occorrerebbe esaminare i dati delle vendite. Sicuramente c’è chi lo fa per professione. Credo che le sinergie con il cinema, le serie tv, i videogiochi, i blog, gli youtuber, gli influencer facciano molto da traino. E non sempre è un bene per la qualità che ne viene fuori.

 

  1. Che cosa può ancora dare ancora leggere un libro, in un mondo così immediato come quello di oggi?

Rovescerei la domanda: che cosa può dare ancora il mondo di oggi, se non si riesce a trovare la tranquillità di leggere un bel libro?

  1. Un libro può essere una valida alternativa alla tendenza di oggi a non pensare?

Penso proprio di sì. Il libro non ha l’esclusiva di far riflettere. Tutte le esperienze di scambio di idee e contenuti hanno questo potere. Ma il libro è potenzialmente tra gli oggetti che più sono di stimolo al pensare.

 

  1. Leggere interessa ancora le giovani generazioni?

Temo sempre meno, e con contenuti di sempre minore qualità. Testi classici e diffusi tra gli adolescenti della mia generazione (penso a Siddhartha, Il giovane Holden, L’arte di amare, per esempio) non sono conosciuti nemmeno come titoli dagli adolescenti di oggi.

 

  1. Sei insegnante di un liceo, quali sono gli autori che un adolescente dovrebbe assolutamente leggere?

Più che su autori in particolare, credo che gli adolescenti dovrebbero leggere il più possibile per capire su quali aree e generi andare a posare la loro attenzione. Se non lo fanno, è una sconfitta per tutti.

 

  1. Tre aggettivi per descrivere I ditteri

I ditteri è un libro differente dagli altri, avvincente e scritto con cura.

 

  1. Spingici a comprare il libro, perché dovremmo leggerti?

Chiedere a un autore di motivare la possibile lettura del suo libro è come chiedere all’oste se il vino è buono. Quindi vorrei che qualcuno leggesse I ditteri, perché a qualcun altro è piaciuto. O perché ha letto una recensione che lo ha irretito. In rete, se ne trovano quattordici https://drive.google.com/file/d/1fgug6UwA5ZZhXlfB95Pxj4A2Sv-AkcKi; due sono della settimana trascorsa, a testimonianza di un interesse che non viene meno. E sono tutte molto positive, oltre le mie stesse aspettative.

  1. Una frase per i ragazzi di oggi

Siate curiosi. Potete avere chi vi insegni cose, ma nessuno sarà curioso in vostra sostituzione.

 

Ringrazio Marco Visentin per la sua cortese disponibilità a sopportare la mia fastidiosa curiosità e sopratutto Pepe stampa che riesce a far conoscere piccole e rare perle letterarie.

 

 

Questa è fra le cose più belle della letteratura: scopri che i tuoi desideri sono universali, che non sei solo, che non sei isolato da nessuno. Sei parte di.
(Francis Scott Fitzgerald)

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