“Il crepuscolo degli eccelsi. Volume uno e due” di Uberto Ceretoli, Nero press editore. A cura di Alessandra Micheli

 

E’ la vigilia di natale.

Fuori è un freddo pungente, e il sole è oscurato da nuvole grondanti di pioggia, che sembrano lacrime trattenute a stento.

Volti in giro, tanti volti, spenti, granitici, quasi assuefatti a un botulino che non è estetico ma è dell’anima.

Fissi in espressioni rassegnate, fissi nel ripetere quasi in modo ossessivo comportamenti, tradizioni, movimenti che non nascono più dal cuore.

Come se un burattinaio perverso, un Mangiafuoco dalle fauci spalancate in una grassa risata, muovesse i fili di quelli che un tempo, un tempo felice, erano uomini.

Non c’è amore.

Nello scambio di auguri.

Non c’è amore nello scambio di regali.

Non c’è amore nelle case, non c’è amore negli addobbi.

Non esiste passione nei cortei, nelle proteste, neanche in quei politici da reality.

Non c’è amore nelle finte processioni, nelle chiese, nei luoghi dove dio dovrebbe rinascere.

Non esiste amore nelle proteste, nelle lamentele, in ogni nostro finto ribellarci.

È tutto un costante ripetersi di trite e ritrite commedie dell’arte, fatte da guitti senza talento.

Non c’è amore nei libri, in quella letteratura cadaverica decomposta, stantia usata solo per rimpinguare le tasche scintillanti di denari, sanguinosi denari, del re di turno.

Viviamo una società che della distopia ha fatto una realtà concreta in un omaggio beffardo e senza coscienza al nostro Orwell e a quel Bradbury che pensavano soltanto di farci un favore, scrivendo il peggiore dei nostri incubi: la perdita dell’umanità.

Il Crepuscolo degli eccelsi poterebbe essere letto come uno spettacolare urban fantasy, pieno di azione e di adrenalina.

Ma descriverlo in codesto modo è mancare di rispetto a voi lettori, considerandovi ebeti e soprattutto all’autore e alla casa editrice, che non hanno confezionato un mero prodotto commerciale, atto solo alla vendita.

No.

Hanno deciso di svegliarvi nel modo peggiore, dando corporeità e risalto alla denuncia del disastro subito o scelto ( a voi lettori l’ardua sentenza) dalla nostra società cosi fallimentare, cosi permeata di ossessioni, di staticità, di esaltazione dei bisogni più abbietti.

Un mondo al contrario osservato da una prospettiva privilegiata, quella di un immortale capace di oltrepassare i tempi, sopravvivere a essi, testimone dei corsi e ricorsi storici sempre improntati alla ricerca dell’acme della soddisfazione, della massimizzazione dei benefici senza la condanna dei costi. In fondo, il nostro ludico divertimento deve avere il miglior risultato possibile, quello di sfruttare gli altri senza subire la ripercussione dell’atavica legge quantistica di azione/ reazione.

In fondo, il nostro ludico divertimento deve avere il miglior risultato possibile, quello di sfruttare gli altri senza subire la ripercussione dell’atavica legge quantistica di azione/ reazione.

Conoscete l’effetto farfalla?

E’ una teoria che considera importanti anche piccole, infinitesimali variazioni nelle condizioni iniziali che possono in realtà produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.

Un battito di una farfalla può scatenare un uragano.

Da sempre governanti e élite al potere hanno tentato di aggirarne la trista profezia, l’oscuro avvertimento, non dando credito o relegando predizioni e moniti, nella strana dimensione del mito e della leggenda.

Nostradamus ciaone in pratica.

Ma l’effetto farfalla vorrebbe soltanto salvare quell’umanità nata da un sogno divino, da una lacrima di dio, da un progetto che voleva brillare e investire l’intera creazione di splendore.

E dov’è lo splendore?

E non soltanto in questo libro ma nella nostra attualità.

E’ nel dramma delle emigrazioni causate dalle guerre?

Dal terrorismo che viene strumentalizzato per dividerci ulteriormente?

Dalla menzogne di una realtà precostituita che legittima e giustifica il dominio?

Pensate al caso Husseim.

O alla terribile minaccia dei talebani.

La verità precostituita li vuole come enormi cancri in senso alla nostra perfetta società, da estirpare a ogni costo, in nome di un bene superiore.

Ce lo dice il nostro governo, lo sussurra il TG di turno, lo urla con forza il leader mondiale.

Ma è davvero cosi?

Leggete anzi assorbite queste parole:

Ora sapresti dirmi i motivi che hanno spinto l’Inghilterra ad accettare le richieste di aiuto del Somaliland?»

«La disputa sulla proprietà di un giacimento di uranio, posto al confine, di cui il Somaliland ci aveva concesso lo sfruttamento».

«Farò finta di non aver sentito, quello che mi hai detto. La miniera è il ringraziamento da parte del Somaliland per l’aiuto, non è il casus belli».

Deborah sospirò. «Il governo estremista della Somalia aveva costruito armi batteriologiche che intendeva usare contro i territori indipendentisti del Somaliland e aveva iniziato a deportare gli oppositori politici e i sostenitori della nuova Repubblica. Siamo entrati in guerra soltanto per motivi umanitari».

«Ottimo, è proprio questo che volevo sentirti dire. C’è altro da aggiungere?»

«Che le armi batteriologiche non sono mai state trovate e che le foto dei campi di concentramento somali erano un falso creato ad arte dai servizi segreti italiani?»

«Farò finta di non aver sentito anche stavolta».

«Ma sono l’unica che non crede alle invenzioni che avallarono l’intervento militare?»

Vi ricorda nulla?

No di certo.

Avete la mente assuefatta da una straordinaria droga: la banalità.

Starway to the heaven.

Siete subissati da messaggi pubblicitari, da sponsor, da intrattenimenti colorati che inneggiano alla logica del self made man.

Un grammo di felicità e diventi famoso!

Un trono e le porta della bellezza si spalancano e troverete amore, denaro, fama, successo.

Basta solo firmare con il proprio sangue il patto che vi chiede solo l’annientamento della coscienza.

E credere a ogni fandonia che serve per ingrassare i porci che comandano. Quello scritto sopra non è altro che il volervi ricordare l’intervento osceno in Iraq.

Come?

Osceno dici Ale?

Come puoi asserire che la cacciata di un dittatore sia osceno!

Non sei allineata, non credi alla nostra bella voce autorevole.

Dubiti dei dati.

Dubiti delle giustificazioni, guardi negli occhi i sudati politici, pingui come sanguisughe, o quei finti giornalisti, in cerca della conservazione della specie, ossia del loro posto e del loro status quò.

Eppure…

Saddam Hussein, il bieco osceno dittatore, schifato da tutti, maledetto dalla Damnatio memoriae.

Ma voi sapete chi è?

Saddam era una pedina usata per contrastare lo strapotere di un certo Iran di un certo Khomeini.

In fondo, il nostro occidente perbenista temeva davvero la potenza di questo piccolo stato, preoccupato che il fondamentalismo islamico potesse impadronirsi dei paesi arabi.

E dei loro giacimenti di petrolio ovviamente.

In pratica era sostenuto MILITARMENTE da noi.

Anzi rettifico dagli Usa.

Sapete che nonostante le atrocità commesse dal pazzo, gli Usa promisero all’Iraq strumenti per sviluppare armi di distruzione di massa?

No.

Immagino che queste verità siano troppo scomode.

Del resto come dice il nostro grande autore:

E poi a te cosa te ne frega della vera verità?

Noi che poi abbiamo deciso, un giorno, di togliercelo dalle palle.

Insomma la legge finanziaria ci impone di allearci anche con i mostri.

E quale scusa migliore della presenza di armi chimiche nascoste chissà dove?

Peccato che l’ONU stessa non trovò mai nessuna prova di questa strana accusa. Ma chissenefrega, il petrolio ha un profumo troppo allettante.

E poi una democrazia a immagine e somiglianza del dominatore, ci assicura, in nome del bene comune, soldi a palate.

Armi chimiche, storia di una menzogna.

Ottima base per un libro di distopia.

Ah no.

Non è fantascienza è storia.

Storia vera.

E leggete queste parole:

Curveball” nell’intervista al giornale britannico fece capire che molte di queste informazioni (se non quasi tutte) erano inventate, in particolare quelle sui suoi ruoli nella produzione di armi e sui camion per la produzione delle armi di distruzione di massa. Disse al giornalista del Guardian: «Forse era vero, forse no. Mi dettero questa opportunità, di costruire qualcosa per abbattere il regime. Io e i miei figli siamo fieri di averlo fatto e di essere stati la ragione per dare all’Iraq la possibilità di una democrazia», aggiungendo: «Quando penso che qualcuno viene ucciso, non solo in Iraq ma in qualunque guerra, sono molto triste. Ma ditemi un’altra soluzione. Sapete dirmela? Credetemi, non c’era altro modo di portare la libertà in Iraq. Non c’era nessuna altra possibilità».

https://www.oltrelalinea.news/2017/03/17/armi-chimiche-storia-di-una-menzogna/

Ah beh contento te che per liberare hai regalato manette che lacerano i polsi, e li hai fatti camminare su una strada lastricata di cadaveri, beh contenti tutti.

La mia coscienza però non è d’accordo.

Pensa sempre che l’uomo sia più importante del Sabato.

Ci avevi pensato quando hai deciso che il rispetto del regolamento viene prima del rispetto umano?»

Quindi la libertà si basa sulle menzogne.

La libertà si costruisce a seconda dei nostri cazzi privati.

Non lo sapevo.

Ma non si finisce mai di imparare.

Volete parlare dei Talebani?

Armati da nientedimeno che la nostra USA!

Per contrastare nel 1979, lo strapotere dell’avversario URSS.

Ecco che per ottenere non il bene comune, quello è morto da tempo, ma il sostentamento dell’èlite al potere e con élite io intendo tutti, economisti, imprenditori, politici, e compagnia bella, bisogna sempre allearsi con i mostri.

Ma sapete cosa cerca il volgo?

Non è importante quello che pensi, o le fonti che avvalorano la tua tesi e quella dei giornalisti non-allineati: gli insegnanti vogliono sentirsi dire una cosa riguardo alla Guerra d’Africa, la verità che è stampata sui manuali».

E la verità muore, languendo disperata e invocando l’auto dei sui perfidi figli

Quello che pensano gli altri stati, i politologi e i sociologi non ha importanza: gli insegnanti devono capire quanto hai studiato i libri di storia.

E allora chi cavolo è il vero mostro?

Un vampiro che segue la sua scellerata natura, o l’uomo creato più alto di stelle e coronato di gloria che per i suoi abietti fini si allea con abomini?

Vite umane? Definiresti tali quelle degli esseri che conosci? Dimmi, chi tra noi è il vero non-morto: io che sfuggo al giorno e al tuo mondo oppure tu che ne sei prigioniera? Io che vivo di sangue o i burattini che obbediscono alle leggi del Direttorio e che uccidono in suo nome?

Umani?

Quelli che pur di non faticare a pensare accettano ordini dall’alto consci che non devono usare il loro intelletto per scindere bene o male ma soltanto

noi poliziotti non abbiamo bisogno di lavarci la coscienza. I poliziotti non hanno coscienza. Gli agenti obbediscono, i patemi sono per chi impartisce gli ordini, non per chi li esegue. Se ci ordinano di irrompere dentro un pub e uccidere chiunque si muova, questo dobbiamo fare: sono le regole del gioco. I cittadini dovrebbero comportarsi in modo che non venga mai ordinato di irrompere in un pub; se accade, chi spara è soltanto uno strumento.

Siamo solo marionette in mano del potere, grasse vacche che rendono I nostri aguzzini tronfi e panciuti.

Sono un mostro?» Roger spalancò le fauci e provò a dilaniare l’umano con i denti acuminati; si fermò, ostacolato dal potere della croce ortodossa. «

E voi umani cosa sareste? Il vostro patetico Impero ha scatenato metà delle guerre degli ultimi cinquant’anni. I vostri figli hanno vomitato le budella nelle giungle, nei deserti, sulle strade di città ridotte a carogne. Guardami, schiavo del Direttorio, se la mia malvagità è una condanna, la tua è un dono. Io succhio sangue, ma la classe agiata che ti controlla e ti ha sottratto la ricchezza e la libertà: dimmi, stupida marionetta, chi sono i vampiri?»

Chi è il vero mostro?

Noi che appoggiamo questo sistema, ogni tanto concedendoci una finta parentesi ribelle, o l’essere soprannaturale, frutto della nostra perversione?

A voi la risposta.

Io sinceramente, dopo le notizie di questo natale senza amore, spero che un Roger de Tosny venga a demolire questo orrore reso carne. In cui io non mi riconosco nè oggi nè mai.

Perché credo che chi davvero crede nella vita, nella giustizia, nella Maat, nella solidarietà, con I mostri non ci scende a patti. Li combatte a costo della vita. E se questo non è accettato dallo status quò preferisce perderla quella vita che è svenduta per un pugno di dollari.

«Ho imparato una cosa da questa lurida società, e sai cos’è?» Gli occhi di Roger brillarono di una tenue speranza. «Che è l’unica che abbiamo e che dobbiamo fare di tutto per difenderla: non si scende a patti con i mostri. Mai!»

Continuo a camminare e a scontrarmi con facce tristi e sconfitte.

E una frase riecheggia per i vicoli della mia città:

Non c’è amore tra gli uomini,

E finchè questo amore non lo troviamo dentro di noi, e non lo porteremo all’esterno, nessuna politica, nessuno sforzo, nessun cambiamento, ci elargirà un alba diversa.

Io ve lo consiglio questo libro.

Perché chi lo legge, ha una speranza di non diventare un semplice ingranaggio di questa oscena fabbrica di privilegi chiamata società.

In occasione dell’uscita dell’audio libro di “Noctem Animae” di Massimiliano Cerruti, il 28 Dicembre, il nostro blog omaggia un autore dall’indiscusso talento con la recensione a cura di Francesca Giovannetti. (Cover e illustrazioni di Giulio Pennella e Jessica Prando)

 

Cover Deluxe 2

 

Questo racconto illustrato di Massimiliano Cerruti con il contributo grafico di Vanessa Romeo è ambientato su un terreno che molti lettori hanno già avuto la possibilità di calpestare.

Kyle, al termine della sua lunga vita terrena, diventa l’arma alla quale il Divino assegna la missione di salvare la terra dalla minaccia di una congrega di angeli caduti.

Stupito e orgoglioso di essere stato scelto, è affiancato nell’impresa da Tamariel, una angelo guardiano che avrà anche il compito di addestrarlo e renderlo consapevole dei suoi poteri.

Nella eterna lotta fra bene e male, a volte, però, possono aprirsi scenari inaspettati.

Potremmo dire che il racconto è l’avventura di una notte, il romanzo l’avventura di una vita.

Per questo motivo il primo non può contenere tutti gli elementi del secondo.

Quando accade il lettore rimane desideroso di ricevere di più. È questa forse la sensazione maggiore che lasciano le pagine.

La trama è ricca e ben costruita e i personaggi sono delineati in tratti concisi ma intensi.

Lo svolgimento è limitato in un arco temporale breve; ogni azione, reazione ed evento è legato velocemente a quello precedente.

Una lettura particolarmente adatta per un pubblico giovane e dinamico.

Il messaggio che passa mentre le pagine scorrono è che alla base di ciò che muove tutto il mondo, il passato, il presente e il futuro, rimane sempre l’amore.

L’amore è passione, impulsività e istinto.

Non ci si ferma a ponderare, non c’è niente di calcolato.

È solo il qui e ora, che comanda il prima, il durante e il poi.

La storia è interessante, le descrizioni vivaci e gli spunti narrativi non mancano.

L’immediatezza dell’immagine accompagna in maniera perfetta. Il merito delle illustrazioni va a Vanessa Romeo.

Ho potuto apprezzarle pienamente sullo schermo del computer e l’impatto visivo è ottimo.

Purtroppo per i lettori digitali gli e-reader in bianco e nero penalizzano tale bellezza.

Il consiglio dunque è usare l’applicazione di lettura su un qualsiasi dispositivo a colori

Un racconto creato per gli appassionati del genere; ricco e denso di accadimenti, accompagnato da tavole illustrate ben curate.