Intervista di Alessia Mocci a Silvano Negretto: quando la filosofia incontra l’editoria di qualità. A cura di Alessia Mocci (Fonte http://oubliettemagazine.com/2018/12/21/intervista-di-alessia-mocci-a-silvano-negretto-quando-la-filosofia-incontra-leditoria-di-qualita/)

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Il ‘so di non sapere’ socratico ‒ come premessa alla ricerca di una direzione di marcia razionale e realistica per noi sia come singoli soggetti, sia come “razza umana” ‒ si conferma come il metodo più razionale, (io direi meglio: l´unico realisticamente possibile) per la soluzione dell´eterno problema del “senso” dell´identità in rapporto alle diversità […]” Silvano Negretto

 

La celebre citazione del filosofo Socrate giunta sino a noi resta la via da seguire se si vuole procedere verso una possibile pace interna ed esterna dell’essere umano e come giustamente sostiene Silvano Negretto:

 

per la soluzione dell’eterno problema del senso dell’identità in rapporto alle diversità”.

 

Silvano Negretto è la mente ed il braccio della casa editrice mantovana Negretto Editore. Da anni nel mercato editoriale online e fisico propone le scienze dell’uomo intese in ambito filosofico, antropologico, sociale, naturalistico, passando per la psichiatria, la pedagogia e la didattica.

 

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Le pubblicazioni sono indirizzate ai lettori che si pongono domande sul proprio tempo in continua ricerca di informazioni e riflessioni critiche sull’esistenza, lettori che coltivano il dubbio e che sono pronti a scardinare pregiudizi e luoghi comuni.

Silvano, dalla cattedra di filosofia di un Liceo di Mantova, prosegue questo lungo dialogo iniziato con i suoi studenti trasmutandolo in materia con la pubblicazione di testi ed autori fortemente selezionati che rispettano l’interesse per la ricerca della verità, autenticità e coerenza. Perché chi produce libri ha il dovere di consolidare e soddisfare questi bisogni impellenti della società.

A.M.: Silvano, sono lieta di poterti finalmente intervistare. Vorrei iniziare chiedendoti quando e come è nata l’esigenza di creare una casa editrice che supporta le grandi tematiche sociali e la filosofia. Quali filosofi hai continuato ad ammirare ed a studiare dalla tua giovinezza sino ad ora?

Silvano Negretto: Devo dire che è la prima volta che mi metto in gioco personalmente, descrivendo anche la mia formazione filosofica e ideologica… ma lo faccio volentieri: è ora di chiarire quali siano le idee che stanno alla base delle nostre pubblicazioni che – dico subito sono poche quantitativamente ma tutte significative dal punto di vista della qualità. Gli anni della mia formazione universitaria sono stati decisivi: accanto ai grandi filosofi classici dell´età moderna e al marxismo, ho studiato con passione i filosofi della scienza (in quegli anni in particolare Popper e Hempel), e la filosofia esistenzialistica (ho amato molto Jean Paul Sartre). Poi, via via, ho fatto i conti seriamente con Nietzsche e Heidegger, oltre che con la psicoanalisi, ed infine con “Verità e Metodo” di Gadamer. Penso che l´ermeneutica possa rappresentare un metodo di confronto “universale” tra le diverse correnti che compongono la filosofia contemporanea e so che su questo punto suscito serie obiezioni anche da parte di cari amici: ma ben vengano! Credo infatti che il dialogo fatto di argomentazioni, che arricchisca tutti i “contendenti”, sia non solo l´essenza (da Socrate in poi) della filosofia occidentale, ma rappresenti oggi, per la nostra attuale società, il concetto chiave che dovrebbe ispirare governi nazionali e internazionali nella soluzione dei grandi problemi che ci troviamo di fonte: dagli epocali movimenti dei popoli al confronto tra culture nel mondo globalizzato, al degrado del rapporto uomo-natura, e alla necessità di una seria educazione civica e ambientale.

A.M.: Perché è importante seguire il precetto di Socrate: “So di non sapere”?

Silvano Negretto: Il “so di non sapere” socratico come premessa alla ricerca di una direzione di marcia razionale e realistica per noi sia come singoli soggetti, sia come “razza umana” si conferma come il metodo più razionale, (io direi meglio: l´unico realisticamente possibile) per la soluzione dell´eterno problema del “senso” dell´identità in rapporto alle diversità, e dei conseguenti problemi che vanno dalle relazioni interculturali e sociali, fino alla necessità di una convivenza pacifica sempre più equa e inclusiva. E già il grande Eraclito, un secolo prima di Socrate, aveva così sentenziato “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti”.

A.M.: Si può affermare che in Italia il pensiero del filosofo francese François Zourabichvili sia pressoché sconosciuto. Perché hai deciso di scommettere su questa interessantissima voce?

Silvano Negretto: La scelta di dedicare all’opera di Zourabichvili quattro testi della nostra collana è stata sollecitata dalle valorose Direttrici (Rossella Fabbrichesi e Cristina Zaltieri) della fortunata collana “Il Corpo della Filosofia”. Infatti il pensiero di Zourabichvili è segnato fortemente dall´incontro con Gilles Deleuze. Questi ancora oggi è al centro di un dibattito sostanzialmente rivolto ad una forte reinterpretazione di grandi filosofi come Nietzsche e Spinoza, e delle classiche tematiche del rapporto tra mente e corpo, tra passioni e razionalità, tra una concezione metafisica tradizionale ed una pragmatica o empiristica della Verità. Il filosofo francese era considerato appunto l´erede di Deleuze prima della sua prematura scomparsa. A questo proposito, cito la presentazione di Cristina Zaltieri a “Il divenire della filosofia in F. Zourabichvili”: “Il suo pensiero non è liquidabile come un mero commento alla filosofia altrui, ma è il lavoro ardito e fruttuoso di un originale pensatore che ci offre una produzione concettuale ancor viva, (…) dissidente rispetto alla via maestra platonico-cartesiana, di grande tensione etica e politica”. Personalmente, sono impegnato, assieme agli autori del primo libro in lingua italiana su Zourabichvili, a divulgarne sempre più il pensiero filosofico, pedagogico e politico. E sono molto contento dei risultati che questa operazione culturale sta producendo e dei consensi che sta suscitando tra docenti studenti e anche semplicemente tra coloro che amano leggere saggi che non siano “usa e getta”.

A.M.: Ritieni che la filosofia sia legata alla psichiatria? Si deve analizzare il “Pensiero” amalgamando le due discipline oppure siamo agli antipodi?

Silvano Negretto: Già negli anni ‘70 erano diffuse le posizioni di Franco Basaglia in Italia, che esprimeva quel nuovo modo di intendere la psichiatria inaugurato dalla filosofia fenomenologica-esistenziale di Husserl Heidegger Binswanger. Alla fine degli anni ‘70 il movimento per la chiusura dei manicomi era diventato inarrestabile, da Trieste a Bologna e a Mantova… Opponendosi all´impostazione positivistica, per la quale i sintomi della malattia mentale sono classificabili come dati “oggettivi”, la scuola fenomenologica scopriva che la psiche umana è quanto mai complessa e che il senso dei comportamenti non può essere disgiunto dai contesti famigliari e sociali nel quale il soggetto – sempre unico e non riducibile a nessuna rigida classificazione si trova a vivere. È importante ricordare qualche nome tra gli psichiatri raccolti nella Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica e collaboratori della rivista “Comprendere”: Enzo Agresti, Andrea Carlo Ballerini, Arnaldo Ballerini, Eugenio BorgnaBruno Callieri, e soprattutto, per quanto ci riguarda, Ferruccio Giacanelli. Questi guidò la chiusura laboriosa e sofferta, che coinvolse l´opinione pubblica bolognese ed anche quella nazionale, dell´Ospedale psichiatrico Roncati. E qui sto prendendo in causa l´ultima opera di Cinzia Migani, che ho cercato a lungo e di cui ho conservato, per mia fortuna, l´attiva collaborazione con quattro opere di cui è curatrice e/o autrice e che rientrano nel catalogo di Negretto editore. Già l´intervista che la rivista Oubliette Magazine ha fatto a Cinzia – e alla quale rimando a fine intervista chiarisce molto bene il valore di “Memorie di trasformazione. Storie da manicomio” che ricostruisce le vicende dell´ex manicomio bolognese a partire dalla sua fondazione, fino alla chiusura (1980). Il libro, a detta di tutti molto serio e approfondito, soprattutto nella prima sezione presenta gli studi e le ricerche dell’autrice coadiuvata dal citato professor Ferruccio Giacanelli. Nei mesi scorsi qualche gruppo ideologico-politico annunciava di voler mettere in discussione la Legge 180 del 1978 (Legge Basaglia), ma io mi schiero, assieme a Cinzia ed assieme a centinaia di Amministrazioni e Associazioni e a migliaia di gruppi di volontariato e di intellettuali, per un rafforzamento delle iniziative che hanno dato in passato e dovranno ancora dare forza e spessore alle strutture alternative post-manicomiali.

A.M.: In Italia c’è una letterale invasione di poeti e di libri di poesia ma c’è anche un’invasione di lettori di poesia? Come possiamo interpretare questa “esigenza” dell’essere umano dello scrivere?

Silvano Negretto: Quanto all´abbondanza di poeti, voglio citare l´opinione di Angelo Lamberti, quando dice “Quello della poesia è un mondo frequentato da soggetti che formano, loro malgrado, un circolo chiuso...” Anche se (umoristicamente quanto giustamente) Gesualdo Bufalino dice che: “Tutti al mondo sono poeti, persino i poeti.” La poesia è il luogo in cui i diversi livelli di esperienze culturali, pensieri e idee, razionali e consapevoli, diventano un tutt’uno con l’emozione e con l’aspirazione al Senso innato in ogni soggetto che sia aperto al Vero. Detto questo, credo che ogni singolo poeta oggi non possa essere facilmente collocabile in una determinata corrente poetica o letteraria: del resto ognuno, giustamente, rivendica un proprio percorso e uno stile originale.

Di Martina Manara, che spero continui a dedicarsi all´espressione poetica, ho ammirato (fu uno dei miei primi Autori) la colta (e matura per la sua giovane età) espressione autobiografica dei problemi (relazionali, emozionali, sentimentali) tipici di una adolescente che si avvale di colto e coraggioso sforzo di autoanalisi.

Di Claudio Borghi stimo ed evidenzio l´originalissima capacità di mettere in stretta relazione linguaggi e discipline comunemente considerati inaccostabili (dalla fisica alla filosofia alla poesia).

Di Nadia Alberici, della quale seguo il percorso umano e letterario da alcuni anni, ho rilevato ed incoraggiato l´equilibrata ricerca linguistica nell’esprimere emozioni intense quanto credibili ed autentiche.

Di Angelo Lamberti (una persona umanamente speciale, oltre che autore colto di teatro a partire dagli anni ‘70, da alcuni anni anche poeta) parlano già abbastanza i suoi trascorsi con Umberto Bellintani, Giampiero Neri, Mario Artiolli, Giorgio Bernardi Perini e soprattutto con Giorgio Berberi Squarotti. Questi, nella prefazione alla raccolta “Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze” chiarisce con splendido acume critico la coerenza e lo stile del percorso letterario di Angelo.

Aggiungo che il numero dei lettori di poesia può essere ampliato da iniziative di associazioni di poeti noti o meno noti, critici o docenti di letteratura in collaborazione anche con le scuole o con Amministrazioni municipali che abbiano a cuore la diffusione della cultura. Voglio citare (a titolo solo esemplificativo) l´operato della Casa della Poesia (Salerno), del Salotto Caracci (Milano) o del Gruppo dei Poeti di Mantova che ha raggiunto traguardi notevoli nella divulgazione di qualità del genere poetico, anche attraverso il Festival di Poesia Terra di Virgilio o la nuova rivista “Versante Ripido” Fanzine online per la diffusione della Poesia.

A.M.: Come editore quali sono le caratteristiche che ricerchi in un libro?

Silvano Negretto: Prima di tutto desidero conoscere l´Autore, la sua personalità, la sua cultura, il suo percorso di studio e le sue idee: mi interessano sia le competenze sia la passione o le motivazioni che lo spingono a proporre un’opera che pretenda di essere originale e unica. A seconda delle collane che da alcuni anni caratterizzano il mio catalogo, selettivo e perciò abbastanza snello, il testo può essere definito “accademico” (termine che per me ha un’accezione positiva) oppure accessibile a un pubblico più vasto, pur nel significato propriamente etnologico evidenziato da Giancorrado Barozzi, membro dell´Accademia Virgiliana per i suoi meriti di studioso della storia e della cultura popolare padana. In ogni caso, il testo deve avere un valore scientifico, o comunque utile al progresso della ricerca che ogni ambito o settore culturale deve esigere. In tal senso, sia le “Fiabe” raccontate da Berta Bassi sia lo studio dei concetti di altruismo e cooperazione definiti un secolo fa da uno studioso come Petr A. Kropotkin, costituiscono temi che alimentano la nostra memoria storica e per questo consolidano la nostra identità. Questa è tanto più autentica quanto più cerca e progressivamente riesce a ritrovare le radici storiche della propria comunità o della cultura di appartenenza.

A.M.: Da lettore valuti ci siano case editrici che negli ultimi dieci anni siano state attive nella pubblicazione di libri di interesse sociale?

Silvano Negretto: Dal 2008 in poi ho conosciuto direttamente o indirettamente varie piccole o grandi case editrici, anche per merito dei miei Direttori di Collana, in particolare Lidia Beduschi e Cinzia Migani che mi hanno aperto una finestra, prima per me poco conosciuta, sul grande e variegato mondo del volontariato Sociale, delle Amministrazioni della Sanità ed Associazioni che spesso producono pubblicazioni di interesse sociale. Tra i privati, è per me esemplare l´operato dell´editrice Eleuthera, nata nel 1986, che così dichiara nel sito non si è mai considerata una casa editrice «normale», né tanto meno ha considerato il libro un prodotto il cui scopo è «incidere sul fatturato» (…) si è sempre considerata un progetto culturale libertario la cui ragion d’essere è stata quella di dare un contesto originale e coerente alle tante riflessioni che, in modo non univoco, si propongono di cambiare la realtà a partire da una critica del principio d’autorità”. Ho conosciuto direttamente molti originali piccoli editori, come Chersi Libri (Brescia) oltre ad editori indipendenti che producono moltissimo per il forte attivismo dei titolari, come Gilgamesh di Dario Bellini (di Asola). Hanno altresì una funzione positiva gli editori che si dedicano alla storia e cultura locale, e per Mantova vedo in questa fase molto attive le edizioni Tre Lune di Luciano Parenti, Il Cartiglio Mantovano di Monica Bianchi, Nicola Sometti, Universitas Studiorum di Edorado Scarpanti, il Rio (e mi scuso se ora dimentico qualcuno). Sul ruolo delle piccole case editrici nel mercato librario globale, rimando a fine intervista a due miei interventi pubblicati sulla Rivista “Socialnews” (cartacea e online), che esce mensilmente con interessanti numeri monografici tematici. Il confine tra piccola e media editoria è labile, ed anche le piccole case editrici sono molto diversificate. Nel mio caso, gli obiettivi basilari sono la creazione di una nicchia culturalmente originale e comunque riconoscibile, la selezione oculata di qualità in coerenza con i concetti chiave che animano le nostre Collane, e la compatibilità tra costi e benefici.

A.M.: Quali sono le novità editoriali del 2019? Puoi anticiparci qualcosa?

Silvano Negretto: A partire dal gennaio 2019, le uniche pubblicazioni sicure saranno il testo collettivo “Spinoza e la storia” e la nuova traduzione del romanzo “Utopia selvaggia” del brasiliano Darcy Ribeiro (risale al 1982 ma noi lo riteniamo molto vivo e attuale). Della prima, che si inserisce perfettamente nella collana “Il corpo della filosofia”, la curatrice Cristina Zaltieri scrive: “Così fino a tempi recenti e in parte ancor oggi la letteratura su Spinoza ha espunto dal suo pensiero qualsiasi possibilità di pensare tempo, durata e storia in una guisa che, alla lettura attenta dei testi, pare ora non rendere giustizia alla complessità della sua filosofia…”. Della seconda, Giancorrado Barozzi nella sua bellissima introduzione, parla di “romanzo utopico”: “Terzo dei quattro romanzi pubblicati in vita da Darcy Ribeiro, un poliedrico autore (per un 30% antropologo evoluzionista, per un altro 30% politico riformatore, per un 20% intellettuale cosmopolita e per il restante 20% boccaccesco affabulatore), Utopia selvagem fonde assieme, come in una tropicale sarabanda di Carnevale, elementi tra loro eterogenei, in apparenza inconciliabili…” – Per me, si tratta di un romanzo fantasioso, irridente, ed umoristicamente surreale. In questa fase in cui pubblicare diventa un’impresa delicata e problematica, confido anche nella citata Cinzia Migani, in Fabrizio Bertolino (docente di Pedagogia presso l’Università di Aosta) e in Alberto Scandola (docente di Storia e Critica del cinema all’Università di Verona): potrebbero – come prevedo suggerirmi progetti o proposte interessanti e di qualità. Aggiungo che tra i nostri programmi rientra il progetto di un potenziamento della nostra offerta in formato digitale. Ricordo anche che il kit Odori Suoni Colori (libro di 22 schede cartonate e profumate con simboli tattili, un alfabeto plurisensoriale dei colori, che è accompagnato da uno speciale sito internet una proposta didattica rivolta ad Istituti, Cooperative, Associazioni, Scuole e singoli privati che hanno a cuore e praticano l´inclusione dei disabili visivi e sensoriali) è ancora in vendita al prezzo di 16 euro. Il kit, ideato da Lidia Beduschi e realizzato con sito accessibile da Mario Varini con suoni di Isabella Tondi e testi letterariamente stimolanti della stessa Autrice, è un “ausilio” veramente originale: si fonda sulle ultime ricerche scientifiche di scuola americana e si avvale dei risultati credibili e sempre interessanti di molteplici sperimentazioni.

In chiusura colgo l´occasione per augurare Buon Natale e Buon Anno nuovo ai lettori e agli amici che mi seguono sui social o che rispondono positivamente alle mie proposte nelle newsletter o sui social.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Silvano Negretto: Invece di riferirmi a grandi classici, stavolta voglio citare ancora uno dei miei Autori, che prende amichevolmente in giro il sottoscritto, con parole che comunque approvo (amo definirmi come “privato no profit”) e che possiamo ritenere conclusive di questa intervista:

 

Consiglio a trecentosessanta gradi la Casa Editrice Negretto, precisando però, (onde evitare malintesi), che il titolare (Silvano Negrettonon ha mai pubblicato (non ne sarebbe capace) da Imprenditore sensibile alle esigenze di un successo economico, ma soprattutto (sarebbe forse meglio dire unicamente) da Editore sensibile alle ragioni intellettuali ed ideologiche che può rintracciare e cogliere tra le parole scritte.”  Angelo Lamberti

A.M.: Silvano ti ringrazio per questa proficua chiacchierata, mi unisco a te nell’augurare Buon Natale e ti saluto con la certezza che continueremo il lungo dialogo che da più di un anno ci unisce. Chiudo questa puntata con le parole di un autore della Negretto, Claudio Borghi, tratte da “L’anima sinfonica”:

 

“[…] L’essere è un eterno pulsare tra movimento e quiete, principio e fine, nascita e morte./ Il centro emana luce nell’essere./ L’uomo se ne stupisce, illudendosi di trovare il senso nell’io./ L’io è alienato in una dimensione spaziale, abita il cerchio, è consapevole dell’una totalità del cosmo, coglie la fonte dell’armonia – in un volo smarrito.// La mente è ancorata alle immagini, alla materia, al mondo, nella visione immediata della coscienza./ Il mondo è un presente crearsi che si rinnova./ La vita è lo sviluppo della creazione, la sinfonia che risolve un’azione incompiuta.// […]”.

Written by Alessia Mocci

Info

Sito Negretto Editore

https://www.negrettoeditore.it/

Facebook Negretto Editore

https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/

Intervista Cinzia Migani – Memorie di Trasformazione

http://oubliettemagazine.com/2018/10/16/intervista-di-alessia-mocci-a-cinzia-migani-autrice-del-saggio-memorie-di-trasformazione-storie-da-manicomio/

Fiabe Berta Bassi

https://www.ibs.it/fiabe-da-leggere-da-ascoltare-libro-berta-bassi/e/9788895967202

Intervista Giancorrado Barozzi

http://oubliettemagazine.com/2018/04/16/intervista-di-alessia-mocci-a-giancorrado-barozzi-vi-presentiamo-altruismo-e-cooperazione-in-petr-a-kropotkin/

Sito Odori Suoni Colori

http://www.odorisuonicolori.it/

Social News Tra qualità e difficoltà finanziarie

http://www.socialnews.it/blog/2010/02/01/tra-qualita-e-difficolta-finanziarie/

Social News Terzo settore ed editoria di qualità

http://www.socialnews.it/blog/2013/01/28/terzo-settore-ed-editoria-di-qualita-quando-il-rapporto-funziona/

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2018/12/21/intervista-di-alessia-mocci-a-silvano-negretto-quando-la-filosofia-incontra-leditoria-di-qualita/

“Sarah Gilmore. Il potere degli Dei” di Fabio Fanelli. A cura di Alessandra Micheli

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Aspettavo con ansia il secondo capitolo della saga di Fanelli.

Perché trovo che un libro scritto da un uomo valga la pena di essere letto, specialmente uno in grado di parlare con coraggio, al femminile, entrando approfonditamente dentro l’anima speciale non di una semplice ragazza, ma di una strega.

Non è facile dare voce alla propria parte femminile, alla sensibilità donataci dalla nostra madre sia biologico/ spirituale.

Ed è, sopratutto, difficile per un uomo entrare nel magico e incantato ma al tempo stesso difficile mondo della stregoneria, con questa semplicità e questa meraviglia.

Non nascondiamoci dietro a un dito: la strega evoca nel maschile una grande atavica paura, ricordando lati del femminile che da secoli sono considerati pericolosi. Essi, infatti, ci parlano di un istintualità che stiamo tentando in tutti i modi di sopprimere, di una sorta di connessione con il naturale svolgersi dell’esistenza che collega morte e vita in un arazzo favoloso, in attesa che le Moire decidano quando usare le loro acuminate forbici.

Un uomo, uomo stavolta e non maschio, che in grado di immergersi in questi miti, sdoganando la stregoneria e le streghe e rappresentandole come necessarie fasi di crescita psicologica per tutti, ha il mio eterno e riverito rispetto.

Abbiamo lasciato Sarah alle prese con una nuova fase del suo percorso psichico, quello che Campbell definisce il viaggio dell’eroe.

Spero sappiate tutti, bene o male, quali sono le fasi di questo straordinario procedere, con un movimento attivo, verso il centro del nostro io, ossia il completamento della nostra missione terrena quello che ci porta a riabbracciare e riunificare pezzi sparsi della nostra essenza.

Secondo molti psicologi, infatti, ogni fantasy, ogni racconto leggendario su base “sovrannaturale”, non è altro che una sorta di manuale per ricongiungere quei tasselli frammentati dalla società, dall’apprendimento o dalle nostre paure che dovrebbero formare un mosaico unico e originale chiamato io. Per riappropriarsi di se stessi, del proprio nome, della propria eredità, è necessario questo percorso simbolico attraverso il riconoscimento delle potenzialità, la ricerca della definizione di esse ( ossia individuare quali sono i nostri peculiari talenti) e la conseguenze presa di coscienza che, una volta integri, bisogna affrontare se stessi e prendere in consegna le proprie responsabilità.

Sarah ha scoperto, come ogni eroe che si rispetti, le sua capacità magiche e da esse ha potuto compiere un importante passo verso la totale unione con il se che, però, comporta un viaggio solitario e pericoloso attraverso il deserto delle tentazioni.

Infatti, una volta riconosciuto il potere ci si trova di fronte al bivio chiamato erroneamente e superficialmente, bene e male. In realtà, è semplicemente la scelta della modalità con cui usare questi doni: per la crescita del bene comune ( comune non superiore badate bene al significato della frase) o per la semplice venerazione della propria unicità egoistica e personalistica che porta necessariamente all’esaltazione del potere senza etica?

Sarah ha scelto la responsabilità di portare avanti l’alleanza, che non è altro che l’armonico ordine solidale di una comunità che pensa in termini di noi e non di io.

Ed eccoci alla fase attiva: Sarah deve riuscire a trovare attraverso la fedeltà verso questo ordine, il suo preciso posto in questo favoloso arazzo.

Ha tutto.

I poteri, la scoperta del suo straordinario passato, la certezza del suo ruolo, ma non riesce ancora a essere, in questo contesto, pienamente se stessa.

I doveri la schiacciano e generano dubbi sulla sua capacità di gestire il bene comune.

Si sente sotto pressione, devastata dalla consapevolezza che ogni sua scelta avrà conseguenze non solo personali, ma comunitarie.

Ogni sua frase, ogni suo “ordine”, ogni sua analisi della situazione, porterà ordine o caos all’interno di una società basata, appunto, sull’armonia:

Sarah comprendeva perfettamente il peso che derivava dalla responsabilità. Sebbene fosse diventata a poco tempo rappresentante dell’Alleanza, avvertiva su di sé le incombenze di quel ruolo

E’ una consapevolezza distruttiva se si lascia aperta la porta del dubbio.

Badate bene.

Dubitare è importante perché ci permette di allenare la mente rendendola capace di trovare alternative folli per il mondo, ma capaci di superare i problemi.

Dubitare di una verità ci rende capaci di vedere oltre il velo dell’apparenza.

Ma quando il dubbio supera la capacità di reazione, di pensiero anticonformista, ci conduce all’immobilismo e alla stasi.

E la stasi, come ben sapete è .l’anticamera della morte.

Sarah quindi, deve compiere un ulteriore iniziazione, quella che passa attraverso la scoperta della sua capacità di risolvere i problemi anche quando essi appaiono insormontabili, di comprendere sopratutto la sua intima unione con la magia (capacità di influire sul corso degli avvenimenti) scevra dal potere egoico.

E’ un passo difficile, ricco di dolore e di rinunce, costellato di lacrime e di fatica, ma indispensabile per poter crescere.

Bisogna cioè essere pronti a sentirsi perduti, perché solo perdendosi ci si ritrova:Ancora una volta era allo sbaraglio, aveva tentato di prendere in mano le redini del suo destino, essere una Custode capace di fronteggiare il Male e guidare l’intera Alleanza, ma continuava a sentirsi una ragazzina impaurita e confusa.

Non basta soltanto conoscere la proprie capacità, bisogna saperle usare e per poterlo fare è necessario affrontare…la paura di fallire

Prima di fare la sua conoscenza ero come te. Impaurita dal mio potere, un potere che non sapevo gestire, che mi procurava solo dolore.

Quando si è diversi, quando si comprende di avere peculiarità che ci rendono pezzi unici, la paura di questo fardello è immensa.

Avere delle capacità diverse da quelle del resto delle persone, non è soltanto un vezzo estetico, una sorta di orgoglio vanesio, ma è una coscienza costante di quanto, tale diversità, che tale dono, comporti responsabilità immense.

Si capisce come il nostro essere leader, il nostro talento, la capacità a comunicare e a farsi ascoltare, può avere conseguenze devastanti se usato in modo poco responsabile.

E scatta il blocco.

Il terrore di compiere ogni passo, di agire sapendo quanto il famoso effetto farfalla sia reale.

Rendersi coscienti di avere dei talenti da impiegare per il benessere della nostra vita e della vita altrui, significa aprire gli occhi sulla vera natura del mondo, dove basta un piccolo errore per distruggere l’intera realtà in cui viviamo.

Cosi come basta che una ninfa si addormenti, per condannare il mondo della fantasia e della creatività a marcire senza speranza.

Allora il talento, il dono, la capacità di creare, diviene tassello importante affinché il mosaico, l’arazzo, o la ragnatela di interconnessioni, possa vivere, brillare e prosperare.

Ma il terrore di muoversi, con il rischio di spezzare almeno un solo filo di quel weird, di quell’intricato sistema di legami tra noi e gli altri, diviene immobilismo.

Sarah deve poter superare questa paura del movimento e dalla scelta, perché la scelta su cosa vuole essere l’ha già compiuta nel primo libro: ha scelto la comunità. Non l’ossessione del potere o la non accettazione del destino. Ha scelto di affidarsi alle Moire e fidarsi di quel Karma divino che intesse ogni giorno connessioni, arazzi e tele dai coloro sgargianti.

E’ la sicurezza delle nostre scelte che ci assicura, la sicurezza verso noi stessi, consci che stiamo lottando non per una competizione ma per dare corpo e materia ai nostri sogni.

E qual’è il sogno espresso in questo libro?

guidare una generazione di donne forti, caparbie e pure di cuore.

Sarah è tutte voi.

Donne capaci di individuare un obiettivo e arrivarci non con la violenza, seguendo i diktat dell’ottica della competizione, ma danzando lievi e sorridenti. Aggirando con grazia gli ostacoli, amando, creando, dando vita alla bellezza.

Essendo capaci di accettare le proprie imperfezioni, i dubbi, i timori e essere consapevoli di avere, nonostante tutto, un grande splendore interno, quello di un anima integra che dal male, dal dolore, dalla perdita non si è lasciata scalfire.

Non sei l’unica ad aver avuto timori e dubbi. Commettere errori di valutazione è normale, ma ciò non deve abbatterti. Se riuscirai ad avere maggiore sicurezza in te stessa e nei tuoi poteri, affronterai con più facilità le difficoltà poste lungo il tuo cammino.»

Donne che non aspettano l’aiuto del principe azzurro, dell’atto salvifico di nessuna divinità, ma che semplicemente:

Sei concentrata su ciò che ti circonda al punto da non riuscire a capire che sei proprio tu la soluzione ai tuoi problemi.

Ed è un concetto ancor più importante perché a scriverlo, a raccontarlo alle nostre ragazze, alla donne di ogni generazione, è un uomo, che ha avuto il coraggio di rifiutare in toto questa dannata società, resa divisa, distorta dai draghi del potere.

Cosa aspettiamo a unirci alla voce di Fabio?