“Melyza” di Alberto Lo Iacono, Lettere animate editore. A cura di Francersca Raffaella Carretto.

 

Così come nel sogno vivo, così nella realtà muoio.

È l’incipit dello stesso autore a dare il via a questa recensione, che mi dà la possibilità di riflettere sul significato di morte e di vita, sulla forza interiore e sul legame tra anima e corpo…

È forse questa una mia iniziale interpretazione al significato di questa lettura, un romanzo di narrativa fantasy che si spinge ad abbracciare la realtà umana e quella ultraterrena dell’anima e della forza che da questa deriva; non a caso la protagonista è Melyza, una giovane donna il cui legame con la sua anima è forte e manifesto. Ma da dove deriva questo legame, a cosa è dovuto?

Le leggende dicono che l’anima sia ciò che noi indichiamo stupiti ogni notte lassù nel cielo: le stelle. Secondo i miti un giorno esse caddero dalla volta celeste per incontrare tutto ciò che esisteva nel mondo ma le creature e gli esseri viventi non accettarono la presenza di queste entità estranee ed aliene, tutte tranne una: gli uomini, allora primitivi e considerati una razza inferiore da nani e elfi. Così si creò l’Antico Patto che permise alle stelle di abitare nella carne umana e sentire, udire e provare come una creatura appartenente a questo piano.

In alcuni uomini il legame con le stelle era talmente forte da garantirgli abilità e capacità non proprie di questo mondo: gli Astrali.

Melyza è una Astrale, dotata di grandi poteri; ne abbiamo testimonianza durante la lettura del romanzo, nei vari capitoli. Melyza li usa solo se costretta.

Il racconto è un viaggio… quello di Melyza verso l’adempimento dei suoi doveri, e forse qualcosa in più che nasconde nel suo cuore; quello di Alior verso il suo destino e la conoscenza di ciò che era perso nell’oblio; quello dei tanti protagonisti che si incontrano durante tutta la lettura, e che ci trascina attraverso regni e lande misteriose in un contesto ricco di suspense e intrighi e segreti.

Melyza ha un compito, una missione, quella di liberare dalla prigionia Alior, l’unico che a suo dire potrà ripristinare “l’ordine delle cose”…

Bisogna comunicare con le anime per rafforzarne il legame. Il mio maestro Leroy ha letto nelle stelle che tu sei colui che rappresenterà la loro volontà sulla terra. Il Mediatore tra i due mondi

Devi entrare in contatto con la tua anima prima di ogni cosa. È fondamentale per diventare un Astrale e in quanto Mediatore non puoi non esserlo

eppure c’è molto altro nelle parole di Melyza e nei suoi sguardi e nelle sue movenze.

Io vorrei che tu ricordassi ma ricordare vuol dire anche farti soffrire di nuovo tutto ciò che hai già vissuto ed io…non so se ne sono capace

…perchè Melyza tratta Alior in modo diverso, e anche lui percepisce tutto questo, quasi avvicinandolo a una nuova presa di coscienza.

Qualcosa era cambiato in Alior. L’essere stato riconosciuto, la carezza di quella ragazza, avevano mosso qualcosa che lui stesso aveva difficoltà a comprendere. Se prima, nel buio del sotterraneo, gli era parso di ritornare alla vita, solo adesso gli sembrava di essere tornato cosciente. Cosciente di una vita che era sicuro ci fosse stata ma che non riusciva a mettere a fuoco.

Lo Iacono ci mostra i suoi protagonisti, le loro caratteristiche, le loro debolezze e il loro mondo …li mostra dando forza al loro vissuto, raccontando dalla loro voce la lotta per la loro esistenza, e i motivi che li hanno spinti a fare delle scelte. Lo stile dell’autore è scorrevole e la lettura risulta molto piacevole e avvincente perché sa creare aspettativa e non delude nelle scene di suspense che portano a vivere la trama e la storia in modo coinvolgente.

Durante la lettura dei vari capitoli si riesce a percepire il carattere dei vari personaggi, le loro ansie, le paure e le debolezze, ma anche i sentimenti più nascosti, le speranze sussurrate solo alla propria anima…

Ed ecco allora che io avanzo una considerazione, durante la lettura di alcune righe del romanzo…le anime, che prima erano stelle, cercano di slegarsi dal corpo fisico per iniziare il loro viaggio astrale, una proiezione della vita extracorporea, legata a un nuovo universo o meglio a un mondo parallelo in cui le stelle e le anime vivono univocamente insieme…perché è questo che sono…se si crede alle leggende…ma come possono trasformarsi in qualcosa di orrendo?…ed ecco che comunque lo si scopre nella lettura, quando si chiarisce il perché ci siano le trasformazioni degli uomini in Abomini…e questo ce lo racconta sempre Melyza…

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.. anni fa, il Gran Consigliere Onrix, anche lui Astrale, spinto dalla paura della morte, sperimentò un modo per strappare le anime dal corpo delle sue vittime, convinto di poter conquistare per sé stesso la vita delle stelle. Non sappiamo in che modo o che terribili mezzi usò ma ottenne quello che voleva, scatenando tuttavia l’ira delle anime contro l’uomo. Io, in quanto Astrale, sento la sofferenza e la rabbia contro il genere umano provata dalla mia stessa anima. Ciò che viene chiamata la Maledizione dell’Uomo Vuoto non è altro che il loro tentativo di sfuggire alla prigione di carne: l’uomo. Noi siamo esseri di breve vita ma loro si reincarnano fin dai tempi antichi e, evidentemente, ora hanno deciso di lasciarci al nostro destino, tentando di abbandonare il corpo di loro spontanea volontà. Tuttavia l’Antico Patto le costringe nella nostra carne e l’anima finisce per implodere pur di non vivere nel corpo umano. Ciò crea l’Abominio.

Tutto deriva dalla fame di potere e di immortalità di un uomo, che se pure Astrale, ha una natura umana…e quindi fallace e menzognera…

L’oblio, la paura, il tempo che scorre senza conoscerne le fasi…perdersi, dimenticare, morire lentamente dentro, sino a consumarsi, piano…senza riuscire a comprendere il perché…tutto questo e tanto altro ancora viene fuori dalla lettura di questo romanzo fantasy, che spinge il lettore a cercare di conoscere sempre di più, sugli eventi, le storie e i protagonisti stessi…

Ma si è incuriositi anche dal contesto in cui si svolge questo viaggio…non solo le storie sconosciute ma che continuano a riecheggiare nella mente, come quelle che si perdono nella notte dei tempi, ma anche quelle vissute dai protagonisti e nelle quali riecheggiano intrecci tra mitologia e realtà..

Alterazione, distruzione, magia. evocazione…quanti lati del mondo mitologico tra le parole di Melyza…quanto scetticismo però di alcuni protagonisti nelle parole e nei gesti, coniugato però alla speranza, come quella manifestata da Tersien ed Alior che seguono Meliyza nel viaggio verso la fine di un incubo…e quanta forza in tutti i protagonisti, provati da un vissuto che li ha segnati per la vita.

Tutti i personaggi sono ben descritti e caratterizzati, strutturati in modo tale da accarezzare il cuore e la mente del lettore che parteggia per uno e per l’altro, in quanto durante la lettura se ne conosce la parte più intima, le emozioni, e le sfaccettature…

Questa non è una semplice narrazione, ma rappresenta un insieme di storie; storie di potere, di misteri e di intrighi, ma anche di mondi e creature leggendari, persi nell’oblio eppure ancora reali… Eppure, a esser sincera mi sarei aspettata qualcosa di più, qualcosa che spingesse il lettore a creare un legame stretto e percepibile, quasi tangibile con i protagonisti del libro, che seppure siano vividi e reali nei contesti descritti, a volte creano delle confusioni, dando quasi forma a una destabilizzazione …forse troppe immagini …troppe storie insieme, seppure legate…

Molti i personaggi che emergono dal racconto, e non tutti protagonisti principali, ma riescono a dare senso e vivacità al racconto, e tutti che manifestano caratteristiche e contraddizioni, ma con una forza tale da colpire il lettore, perché personaggi intensi, con un obiettivo che perseguono sino alla fine, anche la loro stessa fine…

Anche l’ambientazione è ben descritta e non fa solo da sfondo al racconto ma ne diviene parte integrante e quasi imprescindibile, perché lei stessa protagonista nelle descrizioni…

Un’opera la cui storia è pregna di magia e di suggestioni, quelle che permeano mondi leggendari e li legano alla realtà, in una dimensione che si sviluppa nello spazio e nel tempo legando quasi armoniosamente vite e situazioni che però di primo acchito potrebbero dare l’impressione di una storia dall’organizzazione quasi farraginosa, perché sviluppato sull’aggiunta di tanti eventi e circostanze, sicuramente legate tra loro, perché così le ha ideate l’autore, ma che portano a distrarre l’attenzione da quella che si potrebbe immaginare essere la storia di per sé, della protagonista. La storia di Melyza ci conduce in un viaggio che ci apre a orizzonti sconosciuti, e all’esplorazione di una realtà che può sembrare controversa, una dimensione che vibra e si muove su molteplici piani, quasi amplificando le stesse sensazioni vissute durante l’arco temporale in cui si svolge ogni momento di viaggio.

Un viaggio lungo, sofferto e ricco di colpi di scena …che si concluderà con uno schiaffo in pieno viso…a mio dire…o almeno questa è la sensazione che ho avuto io a conclusione della lettura..

Non è semplice fare delle scelte, non è facile staccarsi da ciò in cui si è creduto sino all’ultimo…così come non è facile abbandonarsi al proprio destino …e rinunciare a chi si ama.

Il libro termina con una differente realtà, e nel contempo presenta un finale che credo possa definirsi un nuovo incipit (non garantisco nulla, io l’ho visto come un qualcosa che fa intuire che l’autore ha voglia di continuare su questa linea con un nuovo romanzo legato a questo, se pure sia autoconclusivo)-

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

“L’usignolo e occhi di cielo” di Stefania Chiappalupi, MReditori. A cura di Sabrina Giorgiani

L’autrice ci propone un romanzo della memoria.

Attraverso la descrizione della vita di Caterina, la protagonista, emergono usi, costumi, mentalità della classe povera italiana in un periodo preciso che va dal 1933 al 1946.

Leggere questo romanzo è come tornare indietro nel tempo e verificare l’enorme evoluzione che la società italiana ha avuto, da allora ad oggi, nonostante si possa definire “breve” l’epoca che abbiamo lasciato alle nostre spalle. Purtroppo non sempre “evoluzione” è sinonimo di miglioramento e neanche di radicale cambiamento in positivo, sia nelle condizioni di vita, sia nelle scelte politiche, sia in crescita intellettuale.

Questo sembra essere il destino del divenire umano. La sua crescita materiale è inversamente proporzionale alla sua crescita intellettiva. Lo diceva René Guénon nel suo “Simboli della Scienza Sacra”, cito testualmente:

La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale. Tale sviluppo, che prosegue ormai da parecchi secoli e va accelerandosi sempre più, è stato accompagnato da un regresso intellettuale che è del tutto incapace di compensare. Intendiamo parlare della vera e pura intellettualità, che si potrebbe anche chiamare spiritualità”.

Riprende il tema lo psichiatra Vittorino Andreoli nel suo “Homo stupidus stupidus” laddove analizza il comportamento e la mente umana a seguito dell’evoluzione tecnologica non compensata da un altrettanto intensa capacità di razionalizzare e socializzare. Una società, la nostra, che ha perso per strada l’etica e ha sostituito i valori e i credo col denaro e il successo.

Questo libro ci permette di individuare valori ormai persi come il rispetto filiale, le tradizioni tramandate, la bellezza della sorpresa per un “di più” inaspettato, il tutto nonostante sia ambientato in un periodo storico difficile.

Nel 1933, Caterina è una giovane ragazza di tredici anni. La Prima Guerra Mondiale è finita ormai da anni, nel nostro paese domina la depressione ovvero, vive un lungo periodo di progressivo deterioramento del quadro economico.

Non che a livello mondiale la situazione sia migliore!

Ricordiamo, a tal proposito, la crisi della Borsa Americana del ’29 che si ripercosse a livello internazionale. Alcuni storici affermano che tale crisi fu di poco impatto nel nostro Paese in quanto già era in uno stato di semi recessione dovuta alle scelte di politica economica del fascismo che danneggiarono l’intero comparto industriale, rallentando il flusso delle esportazioni.

In questo quadro generale l’autrice colloca la famiglia di Caterina, un padre, una madre e tre fratelli.

Una vita di sacrifici dedita a sfamare il nucleo familiare con duro lavoro nei campi o ovunque dia la possibilità di portare a casa quanto necessario. Come contropartita però c’è una condivisione ed un affiatamento tra tutti i personaggi citati nella storia che quasi induce ad invidiare i tempi.

La sorpresa che nasce da una torta sfornata per festeggiare la domenica; il vestito nuovo cucito da una madre amorevole per onorare la tradizione di una festa religiosa; il corteggiamento rispettoso e pulito (lasciatemi usare questo termine) di un ragazzo; lo stupore di tenere una mano; l’emozione vera provata con il primo bacio.

Un libro, quello di Stefania Chiappalupi, che profuma di tradizione. Purtroppo però c’è un altro profumo che piano piano si insinua nella storia e odora di paura.

In Italia è al potere Benito Mussolini.

La sua politica autoritaria in pochi anni si trasforma in dittatura e sposa, a pieno, la politica di Hitler.

Mania di grandezza e di espansione territoriale fomentate dal pregiudizio verso il diverso, saranno le colonne portanti dell’asse Italia-Germania.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale che durerà sei anni, dal 1939 al 1945. L’Italia entra in guerra nel 1940, alleata alla Germania nazista, priva di mezzi, di preparazione militare e di ideali.

Firma nel 1943 un armistizio con le Forze Alleate, cambia fronte di alleanza diventando, di fatto, nemica della Germania nazista.

E’, con questo scenario storico, che ritorno al racconto di Stefania Chiappalupi.

8 Settembre 1943 Il Generale Badoglio proclama la firma dell’armistizio.

Stesso giorno a Cefalonia-Grecia. L’esercito italiano convive nell’isola con l’esercito tedesco. Da alleati a nemici di guerra in poche ore. La guarnigione tedesca attacca l’italiana, quest’ultima si oppone al tentativo di disarmo combattendo per giorni fino alla resa incondizionata alla quale seguirà quello che oggi identifichiamo come “eccidio di massa”.

Moriranno oltre 5.000 soldati italiani, molti come rappresaglia dopo la resa.

In quell’isola ci ha portato l’arroganza, la presunzione, la smania di potere, l’egoismo dell’IO che prevarica il NOI.

Un libro che va letto tra le righe di una storia familiare che diventa scenario di accadimenti storici.

Un libro che induce a riflettere e porta a constatare quanto, Oggi, sia poco cambiata la cornice di un quadro che, invece, è in continua evoluzione; spesso in negativo.