“L’usignolo e occhi di cielo” di Stefania Chiappalupi, MReditori. A cura di Sabrina Giorgiani

L’autrice ci propone un romanzo della memoria.

Attraverso la descrizione della vita di Caterina, la protagonista, emergono usi, costumi, mentalità della classe povera italiana in un periodo preciso che va dal 1933 al 1946.

Leggere questo romanzo è come tornare indietro nel tempo e verificare l’enorme evoluzione che la società italiana ha avuto, da allora ad oggi, nonostante si possa definire “breve” l’epoca che abbiamo lasciato alle nostre spalle. Purtroppo non sempre “evoluzione” è sinonimo di miglioramento e neanche di radicale cambiamento in positivo, sia nelle condizioni di vita, sia nelle scelte politiche, sia in crescita intellettuale.

Questo sembra essere il destino del divenire umano. La sua crescita materiale è inversamente proporzionale alla sua crescita intellettiva. Lo diceva René Guénon nel suo “Simboli della Scienza Sacra”, cito testualmente:

La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale. Tale sviluppo, che prosegue ormai da parecchi secoli e va accelerandosi sempre più, è stato accompagnato da un regresso intellettuale che è del tutto incapace di compensare. Intendiamo parlare della vera e pura intellettualità, che si potrebbe anche chiamare spiritualità”.

Riprende il tema lo psichiatra Vittorino Andreoli nel suo “Homo stupidus stupidus” laddove analizza il comportamento e la mente umana a seguito dell’evoluzione tecnologica non compensata da un altrettanto intensa capacità di razionalizzare e socializzare. Una società, la nostra, che ha perso per strada l’etica e ha sostituito i valori e i credo col denaro e il successo.

Questo libro ci permette di individuare valori ormai persi come il rispetto filiale, le tradizioni tramandate, la bellezza della sorpresa per un “di più” inaspettato, il tutto nonostante sia ambientato in un periodo storico difficile.

Nel 1933, Caterina è una giovane ragazza di tredici anni. La Prima Guerra Mondiale è finita ormai da anni, nel nostro paese domina la depressione ovvero, vive un lungo periodo di progressivo deterioramento del quadro economico.

Non che a livello mondiale la situazione sia migliore!

Ricordiamo, a tal proposito, la crisi della Borsa Americana del ’29 che si ripercosse a livello internazionale. Alcuni storici affermano che tale crisi fu di poco impatto nel nostro Paese in quanto già era in uno stato di semi recessione dovuta alle scelte di politica economica del fascismo che danneggiarono l’intero comparto industriale, rallentando il flusso delle esportazioni.

In questo quadro generale l’autrice colloca la famiglia di Caterina, un padre, una madre e tre fratelli.

Una vita di sacrifici dedita a sfamare il nucleo familiare con duro lavoro nei campi o ovunque dia la possibilità di portare a casa quanto necessario. Come contropartita però c’è una condivisione ed un affiatamento tra tutti i personaggi citati nella storia che quasi induce ad invidiare i tempi.

La sorpresa che nasce da una torta sfornata per festeggiare la domenica; il vestito nuovo cucito da una madre amorevole per onorare la tradizione di una festa religiosa; il corteggiamento rispettoso e pulito (lasciatemi usare questo termine) di un ragazzo; lo stupore di tenere una mano; l’emozione vera provata con il primo bacio.

Un libro, quello di Stefania Chiappalupi, che profuma di tradizione. Purtroppo però c’è un altro profumo che piano piano si insinua nella storia e odora di paura.

In Italia è al potere Benito Mussolini.

La sua politica autoritaria in pochi anni si trasforma in dittatura e sposa, a pieno, la politica di Hitler.

Mania di grandezza e di espansione territoriale fomentate dal pregiudizio verso il diverso, saranno le colonne portanti dell’asse Italia-Germania.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale che durerà sei anni, dal 1939 al 1945. L’Italia entra in guerra nel 1940, alleata alla Germania nazista, priva di mezzi, di preparazione militare e di ideali.

Firma nel 1943 un armistizio con le Forze Alleate, cambia fronte di alleanza diventando, di fatto, nemica della Germania nazista.

E’, con questo scenario storico, che ritorno al racconto di Stefania Chiappalupi.

8 Settembre 1943 Il Generale Badoglio proclama la firma dell’armistizio.

Stesso giorno a Cefalonia-Grecia. L’esercito italiano convive nell’isola con l’esercito tedesco. Da alleati a nemici di guerra in poche ore. La guarnigione tedesca attacca l’italiana, quest’ultima si oppone al tentativo di disarmo combattendo per giorni fino alla resa incondizionata alla quale seguirà quello che oggi identifichiamo come “eccidio di massa”.

Moriranno oltre 5.000 soldati italiani, molti come rappresaglia dopo la resa.

In quell’isola ci ha portato l’arroganza, la presunzione, la smania di potere, l’egoismo dell’IO che prevarica il NOI.

Un libro che va letto tra le righe di una storia familiare che diventa scenario di accadimenti storici.

Un libro che induce a riflettere e porta a constatare quanto, Oggi, sia poco cambiata la cornice di un quadro che, invece, è in continua evoluzione; spesso in negativo.

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