Oggi in uscita il libro “Sperando che il mondo mi chiami” di Mariafrancesca Venturo, Longanesi editore.

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“Il mio tempo è fatto di ore, giorni, settimane che ricominciano sempre daccapo in una danza di passi studiati e consumati dagli anni.
La mia vita non prevede scadenze, non c’è posto per programmi, appuntamenti, rate, agende; è una commedia buffa dove tutto accade all’improvviso.
Ogni giorno la porta di casa si apre, m’incammino incontro a una meta appena intuibile: dal mio punto di avvistamento c’è solo un’idea, un autobus, una mappa, il telefono sempre acceso in attesa di una rotta, un segnale, un’indicazione.
Quando le coordinate arrivano spiego le vele e giro il timone, avanzo con un guizzo impaziente perché arrivare in ritardo si può ma non si dovrebbe.

 

Sinossi 

Carolina Alfieri ogni mattina si sveglia all’alba per andare al lavoro. Indossa abiti impeccabili, esce di casa, sale su un autobus e accende il cellulare sperando che una scuola la chiami. Carolina fa il mestiere più bello del mondo, ma è ancora, e non sa per quanto, una maestra supplente, costretta a vivere alla giornata senza poter mai coniugare i verbi al futuro, né per sé né per i suoi allievi.
Attraverso ore che scorrono in un continuo presente, scandito solo dalle visite a una tenerissima nonna e dall’amore travolgente e imperfetto per Erasmo, Carolina racconta il rocambolesco mondo della scuola, popolato da pendolari speranzosi e segretarie svogliate, e la sua passione per i bambini, che tra sorrisi impetuosi, inaspettate verità e abbracci improvvisi riescono sempre a sorprenderla e a insegnarle qualcosa.
E sarà proprio questa passione a costringerla a imprimere una svolta alla sua vita eternamente sospesa e a cambiarle il destino.
Sperando che il mondo mi chiami è un romanzo poetico ed emozionante sul sapere affrontare le mille sfide inattese che la vita ci offre.

L’autrice

è stata molte cose nel passato: attrice, studentessa di teatro, animatrice, barista, portinaia, commessa e pasticciera. Ora lavora a scuola perché fa la maestra, dove spesso si macchia le dita con la penna perché scrive anche lì. Vive a Roma insieme al marito e alla sua inseparabile cagnolina Babette. Ha scritto libri sul poeta Edoardo Sanguineti, sulla sindrome dello shopping e sul metodo Montessori.

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“Il piano inferiore” di Cristiano Pedrini. A cura di Raffaella Francesca Carretto.

 

È così difficile amare qualcuno?

Ecco come da una semplice domanda, ha inizio tutto….

E come per gli altri suoi libri, anche in questo Cristiano Pedrini non smentisce la sua vocazione di romanziere, capace però di legare a una storia d’amore delle problematiche sociali, e lo fa con il suo solito garbo e la cura nella scrittura dando al lettore la possibilità di godere di una lettura ricca di spunti per l’immaginazione.

Ecco, infatti, che un romanzo di narrativa contemporanea si trasforma, con la delicatezza e la sapienza nell’uso della penna da parte dell’autore, in un mezzo che oltre a raccontare al suo pubblico una storia d’amore senza fronzoli o volgarità, pone l’attenzione anche verso altro. Ed è questo a cui ci ha abituati l’autore stesso nei suoi precedenti, legando ogni sua opera a tematiche attuali e d’impatto. Anche in questo caso ci si trova di fronte a temi forti e importanti come l’uguaglianza, il rispetto per l’uomo e le diversità e la libertà di espressione.

L’insegnante ha detto durante una lezione in una classe che l’omosessualità va condannata e ha citato la Bibbia: “gli uomini che giacciono con gli uomini non erediteranno il regno dei cieli” […] E quando abbiamo preparato il nuovo numero del notiziario scolastico al preside non è piaciuto quell’articolo che argomentava la dabbenaggine del nostro insegnante e ne ha vietato la pubblicazione […] «E quindi?» sorrise Mathis, restituendogli il foglio. «Non può né censurare quello che ho scritto né la libertà di stampa e di opinione…»

E quindi non è solo l’evoluzione del rapporto che nasce tra i protagonisti, Mathis e Charles, a tenere le file del racconto, che si apre anche con uno sguardo attento e particolareggiato sulla trama e sull’ambientazione, mettendo in risalto anche i luoghi e i loro significati, che si percepiscono con forza o che comunque il romanzo stesso riesce a far emergere agli occhi del lettore…

Come pure viene data luce al carattere di Mathis, al suo buon cuore e alle sue insicurezze…

Mathis è un giovane avvocato che ha terminato gli studi di legge e viene assunto per lo stage nello studio legale di un amico di famiglia, per poi passare in un altro studio legale a seguito di un’incompatibilità col precedente datore di lavoro.

«T’interesso a tal punto da architettare tutto questo?»

«A cosa ti riferisci?»

«Mi fai cacciare dal mio precedente lavoro, mi assumi, tenti avances anche davanti a mia nonna, ti scusi per certi tuoi comportamenti inopportuni e ora anche quest’appuntamento… Il tutto nell’arco di trentasei ore! Stai correndo troppo e non dovrei essere io a ricordarlo a un uomo che ha raggiunto una certa posizione con il duro lavoro.»

«Ammetto che a volte mi do da fare per bruciare le tappe, l’ho fatto decine di volte e mi è sempre andata bene, ma cercare la chiave per aprire una porta che è già socchiusa non ha senso, non credi?»

In questo nuovo studio, molto rinomato, Mathis viene relegato in un ufficio ricavato da un magazzino al piano inferiore rispetto agli altri professionisti.

Ma il disagio di Mathis è provocato dal suo nuovo capo che con atteggiamenti provocatori e diretti cercherà in tutti i modi di conquistarlo, e abbattere il muro di insicurezze del giovane Mathis.

D’altro canto Mathis riuscirà a cambiare il modo di pensare di Charles, rendendolo forse meno spregiudicato nella conduzione dei suoi affari e più propenso a dar voce a chi subisce le ingiustizie. Il tutto con l’immancabile happy end per i due protagonisti nell’epilogo del libro.

Sono tante le immagini che si palesano durante lo scorrere del libro, e non solo quelle che concorrono a creare l’ambientazione e la costruzione del rapporto tra i due protagonisti, ma anche la contestualizzazione dell’intero romanzo, dando forma a momenti che possono suscitare svariate emozioni e interpretazioni, tutte dipendenti dalla sensibilità del lettore.

Ambientato negli States, in una Washington nel periodo natalizio, il romanzo tratta certo una storia d’amore tra due giovani avvocati, uno alle prime armi e l’altro fondatore di uno studio prestigioso, ma sviluppa la trama attraverso dei camei che ci introducono a tematiche che si legano alla storia dei protagonisti rendendoli a volte attori principali del contesto, altre volte quasi delle comparse .ù

Mathis si sentiva fiero. Forse quella era una banalità, una semplice diffida, ma era il suo primo vero incarico anche se non avrebbe avuto una parcella.

[…]

Cosa lo stava guidando? Cosa lo aveva spinto a dare un posto a quel giovane e
inesperto avvocato e a stuzzicarlo oltremodo?

Ma anche in questo caso, con questo romanzo l’autore ci aiuta a non fermarci alle apparenze, ad andare oltre sfidando preconcetti e paure…ed evidenziando in maniera intensa e approfondita i sentimenti e le emozioni nei rapporti umani, sia tra i due protagonisti principali Charles e Mathis, sia tra questi e altri personaggi, come la dolce nonna Luise o la preziosa collaboratrice Cristine …

Sua nonna sapeva come rendersi sempre utile e al tempo stesso riusciva a essere schietta.

[…]

«Forse mi sbaglio, ma da quando hai conosciuto Charles hai nutrito la speranza che io e lui finissimo con il frequentarci» osservò il ragazzo cingendo le braccia al petto. «Ho solo la vista più allenata della tua» assentì lei. «Oppure volevi a ogni costo che io trovassi qualcuno con cui creare qualcosa di stabile e duraturo…»

[…]

Luise aprì lo sportello dell’armadietto infilando nello scolapiatti le stoviglie. «Ho molti anni sul groppone e mi piacerebbe che prima che me ne andassi potessi vederti finalmente felice insieme a qualcuno.»

Sono anche ben descritti e resi vividi luoghi e leggende che portano i protagonisti ad associare intimi significati a situazioni che vivono e osservano…

Mathis si avvicinò alla portafinestra e l’aprì. Si appoggiò a essa rimanendo in silenzio davanti al panorama che riusciva a immergerlo in un incanto facendogli dimenticare Washington e tutto quello che vi aveva lasciato

A un tratto notò una figura bianca emergere dalla fitta vegetazione … Era un orso! Un orso con una pelliccia color crema che si stava abbeverando davanti ai suoi occhi.

[…]

Il tempo sembrava essersi congelato, immobilizzando ogni cosa. Chiuse gli occhi respirando profondamente. Persino l’aria sembrava diversa, un mix di fragranze che univa la brezza della foresta, con i suoi infiniti aromi, alla freschezza dell’acqua cristallina.

[…]

«Orsi bianchi? Ah… intendi i Kermode? Sono molto rari e sono una sottospecie dell’orso bruno. Dicono che ce ne siano da due a trecento esemplari e vengono anche chiamati Orsi Spirito» spiegò l’uomo, aiutandolo a rialzarsi. «Orsi spirito?» «Erano considerati sacri dagli abitanti di questi luoghi. C’è una leggenda sul colore del loro pelo»

E anche in questo caso, l’autore mette in bella mostra i sentimenti dei suoi protagonisti, che affiancati da figure minori, ma pur sempre importanti e fondamentali per comprendere gli attori principali, ci pone di fronte alla situazione della messa in gioco delle emozioni

Quello che viene definito lo squalo di Washington perde quasi il suo autocontrollo per esprimere senza remore l’attrazione per il giovane Mathis…

…Bisogna opporsi a ogni ostacolo con pazienza, perseveranza e con voce gentile – citò Charles. – Quelle parole sono lo specchio di una persona che non credevo di poter mai incontrare… Quella persona sei tu, Mathis

[…]

«Lo ammetto, mi piaci, non ho mai creduto all’amore a prima vista, forse tutto questo è solo un’infatuazione, ma…»

« Ma cosa?» sbuffò Mathis. Charles si avvicinò e sollevò il colletto del giaccone del ragazzo. «Non ho mai saputo cosa sia il vero amore per qualcuno … – sussurrò cingendo il suo volto tra le mani fredde, – ma so che tutto quello che provo non posso definirlo solo un capriccio.»

Mathis a sua volta si sente turbato dall’interesse suscitato …eppure, anche lui è lusingato e attratto da quest’uomo che con sfrontatezza e irriverenza e perseveranza gli manifesta un così forte interesse, che va oltre il semplice affetto, e si esprime anche in una forma di gioco della sfida con il giovane avvocato, che resta stupito dall’intraprendenza e irruenza del suo capo che con un continuo “botta e risposta” mette a dura prova la sua pazienza…sino al momento in cui lui riesce ad abbattere il muro di incertezze che Mathis si è costruito attorno.

«Sei troppo nervoso, perché non ti rilassi?» gli sussurrò all’orecchio.
«Rilassarmi? – ripeté voltandosi verso il finestrino – Come potrei? Prima mi rapisci con l’inganno e poi pretendi che stia tranquillo.»

Non è però, come già detto, solo una storia d’amore.

Di fatto le opere create da Pedrini ci mettono di fronte a storie di narrativa contemporanea che toccano anche temi attuali, come l’omofobia, il disagio sociale, nel caso specifico relativo alle difficoltà dei più deboli, come possono esserlo degli anziani, e non solo…perché sono trattati molti temi, insieme, e in questo caso viene anche trattata, se pur in senso lato, la problematica della speculazioni edilizia e delle acquisizioni che portano, e ciò accade realmente, molte persone e soprattutto anziani, a perdere la loro casa, il luogo dove hanno vissuto tutta una vita, e ciò a seguito del moto speculativo di chi si arricchisce attraverso la pratica delle acquisizioni… e di contro osserviamo giovani con voglia di fare ed emergere venendo in difesa di categorie deboli…

Entrano in gioco, come abbiamo detto, in questo racconto breve svariati personaggi che, pur dando il loro contributo alla storia, però a mio parere non hanno una caratterizzazione ben precisa.

A parte Luise, la nonna di Mathis, che viene descritta dal nipote e si rapporta con entrambe i protagonisti, spingendo il nipote ad aprirsi ai sentimenti e perorando quindi la causa di Charles.

Altri personaggi sono accennati e poi tralasciati..ecco quindi che i pochi attori secondari che incontriamo nel racconto sono delineati solo attraverso brevi cammei, e forse non se ne percepisce appieno le peculiarità o quella che potrebbe essere la loro importanza nella storia, che comunque nella sua brevità risulta molto intensa.

Ma, anche grazie alle piccole schermaglie amorose tra i due protagonisti, il racconto ha un lato ironico e irriverente che provoca una forma di ilarità che rende ancor più che gradevole la lettura, che di per sé è caratterizzata da una narrazione fluida e scorrevole, con un linguaggio senza fronzoli ma curato, e che non smentisce la peculiare propensione dell’autore a curare i suoi lavori con attenzione e senza scadere nella volgarità.

Di fatto in questo romanzo breve, come sempre ci offre Pedrini, si ha la possibilità di confrontarsi con le emozioni e i contrasti dei protagonisti, che potremmo dire si completano vicendevolmente, mettendo in risalto le insicurezze, e i sentimenti più intimi e inespressi che vengono però messi in gioco e portati anche all’esasperazione in modo da far crollare le barriere condizionamenti, col fine di raggiungere la felicità.

Il libro è coinvolgente e non delude chi  vuole trascorrere qualche ora sfogliando le pagine di un racconto frizzante, reso tale dagli stessi protagonisti che, attraverso le loro contraddizioni e le loro caratteristiche, catalizzano l’attenzione di chi si approccia a intraprendere questo nuovo viaggio tra le pagine scritte.

Io ho potuto godere di una lettura senza artifici, scorrevole e veloce, mai banale perché mette in luce la vita di persone comuni e problematiche reali.

Infatti, ho letto questo libro con curiosità e interesse perché ha saputo coinvolgermi.

La trama è strutturata, lascia spazio all’immaginazione del lettore che può presagire le vicende tra i due protagonisti, senza che la storia sia scontata.

La lettura procede con un buon ritmo, infatti, si fa leggere senza staccare gli occhi dal libro.

I capitoli sono veloci, ci propongono momenti e scorci dei personaggi e delle comparse, scandendo i corretti tempi di narrazione.

Forse in alcuni tratti le dinamiche sono un po’ forzate, ma data la brevità del racconto forse l’autore ha preferito velocizzare gli eventi.

E’ un romanzo che ritengo adatto ad ogni lettore, che può trarre considerazioni personali, legate alla capacità di osare e mettersi in gioco nella vita, in ogni ambito.

A chi vorrà dedicarvisi, una buona lettura.

 

 

“Numeri in rivolta” di Marco Monti, Haiku editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ho sempre avuto dei grossi, grassi problemi con la matematica.

E ho sempre pensato che fosse colpa della mia mente, troppo persa in fantasticherie letterarie da giovane Wherter.

Per mio padre era diverso.

Secondo lui avevo la logica giusta e pragmatica per innamorarmi dell’astratta materia, solo era tutta colpa di un primo pessimo approccio.

Mea culpa alla maestra, come direbbe il buon vecchio Tricarico.

Quando iniziai le superiori scelsi, invece del blasonato liceo classico, tanto auspicato dalla mia dotta madre, una scuola scientifica.

Eh si io cosi avversa ai numeri e alla logica, scelsi la chimica. Da sempre affascinata dal mondo di atomi e molecole, dai laboratori, dalle provette e dagli acri odori dei solventi, mi imbarcai in una strana decisioni: voglio studiare chimica.

La mia mente, crescita e attratta dai classici che leggevano con voracità non si lasciava incantare dalla creatività del testo, ma andava a vivisezionare ogni parola alla ricerca del significato, organizzando la sua comprensione in modo schematico: autore, secolo e quindi ambientazione, cause e quindi messaggio. Insomma, aveva ragione il babbo: ero un capricorno puro portato per l’analisi con indubbie capacità critiche e razionali.

Per nulla o poco intuitiva se non con quell’istinto proprio dello scienziato, atto a individuare connessioni e legami tra dati, teorie e esperimenti.

La chimica fu uno spasso.

I calcoli stechiometrici non avevano segreti e io, notoria capra in algebra, mi destreggiavo con sveltezza e acume tra ossidoriduzioni e tavole periodiche. Anche in fisica me la cavavo bene, curiosa e ambiziosa di esplorare questo mondo misterioso e concreto, fatto di leggi per nulla incomprensibili.

Ma, in matematica, continuavo ad ottenere la massima votazione di cinque. Tranne un sette preso in modo fortuito, ma questa è un’altra storia.

La mia professoressa era basita.

Per non dire sanamente incazzata.

A stechiometria avevo otto, a chimica nove, fisica otto. Matematica, riuscivo con fatica sangue e sudore a strappare un misero cinque.

Con la veneranda età mi sono chiesta sempre il perché.

Ero intelligente, portata per lo studio, avevo la giusta apertura mentale che la scienza richiedeva.

Ma, in matematica, mi si ottenebrava la mente, rendendomi quasi catatonica.

Davanti ai numeri algebrici o alla geometria, regredivo a uno stato primitivo, riuscendo a produrre solo affranti grugniti.

Vedete la matematica è spesso considerata astratta.

Poco pratica, terreno ad esclusivo vantaggio di menti geniali ma poco aderenti al reale.

Lo stesso monti asserisce nella sua introduzione:

Ma sì, così sembra tutto bello. Comunque rimane una materia difficile da studiare. Non tutti siamo portati”. No e poi no. Un insegnante che svolga il suo sacro mestiere, prescindendo dalla materia, deve appassionare i suoi studenti, deve farli innamorare, spianargli la strada, coccolarli, farli sentire adeguati, stimolarli. A questo scopo tutto può concorrere, e la teatralità è il mezzo più semplice, vicino alla quotidianità, che può essere messo in atto per spiegare concetti a volte un po’ aulici. Un insegnante apparentemente scanzonato, ma velatamente autorevole farà strage di cuori

In sostanza, ci assicura che non sono i numeri, l’algebra, le equazioni a essere arcane rivelazioni esclusive per i prescelti, ma è il metodo di insegnamento che aliena la matematica dalla realtà.

Oltretutto è la materia, erroneamente, creduta più ostica. Mi è piaciuta l’idea di scrivere delle favole di matematica e fisica per spiegare in modo leggero, non cattedratico, concetti e fenomeni ritenuti difficili o che, nella normalità della quotidianità, riteniamo scontati

La cosiddetta e diffusa allergia ai numeri è semplicemente frutto di un cattivo approccio alla materia stessa, eccessivamente alienata dal contesto oggettivo in cui tutti noi ci muoviamo.

La chimica è stata da me amata perché vedevo i concetti farsi vivi e corporei con gli esprimenti.

Le ossidoriduzioni non erano solo formule evanescenti, ma perfettamente vive e dimostrabili tramite il lavoro di laboratorio.

E cosi la fisica, la biologia, la microbiologia e la stechiometria.

Tutte le meraviglie che formavano il nostro mondo vivente, si svolgevano nella loro confusa ma entusiasta meraviglia davanti ai miei occhi brillanti di emozione.

Con i concetti base, io potevo creare persino un medicinale comune come l’aspirina.

Potevo toccare con mano (e spesso scarpe) le proprietà corrosive dell’acido solforico.

Addirittura sapevo e vedevo come si formava l’acqua ossigenata.

Questo perché i miei professori, appassionati come me e curiosi al pari mio del mondo in cui vivevano, ci mostravano una materia via, in continua evoluzione, pratica, capace di spiegare fenomeni visivi e percettivi che illuminavano i nostri sogni.

Vedete, la bellezza di un oggetto è nella sua perfetta composizione, nel reticolo cristallino in quel movimento costante che permette la formazione della materia. Elettroni, atomi tutto era mobile, tutto alla ricerca di ordine equilibrio.

La biologia?

Bastava un microscopio e una goccia d’acqua, per viaggiare in un mondo incantato.

I numeri erano…numeri.

Asettici

Antipatici.

Incomprensibili.

E ogni professore ha avuto:

l’occasione di riscontrare una specie di “afasia” dei giovani nei riguardi della matematica anche quando decidevano di dedicarsi a una branca specifica delle scienze fisiche (come la fluidodinamica geofisica, ovvero l’oceanografia, la meteorologia e gli studi sul clima). Mi sono chiesto spesso a quale stadio della formazione scolastico-culturale tale “disturbo” potesse essere ascritto.

Noi ci sentivamo distanti.

Noi creativi, consideravamo la matematica arida.

Ecco perché con gioia ho accolto l’occasione di recensire e leggere il libro di monti.

Perché raccontando storie, quindi entrando nel cuore, nelle stanze segrete degli argomenti, ci mostra una matematica più reale, concreta, utile, cosi utile che possiamo usarla per scrivere un ti amo in codice, per contemplare la bellezza di un frattale vivente (il nostro semplice e amato cavolo romano) per comprendere la non sommabilità di oggetti e cose di diversa natura (i fagioli con i fagioli, i cocomeri e i cocomeri.

E ci rende partecipi della rivolta dei numeri e della genesi dei “Numeri primi” ( mi sono sempre chiesta il perché questo protagonismo di certi di loro).

Se la matematica mi ha sempre suscitato repulsione, leggendo le fiabe, tornando bambina e entrando in una sorta di inconscio collettivo, ho compreso come essi i numeri intendo, facessero parte di quel mondo che tanto ho amato, indagato, interrogato e stilizzato nella venerazione della scienza sacra.

E allora io che ho venerato la perfezione mistica del numero aureo, sono riuscita a capire la sua genesi stringendo un più solido solidarizio.

Ho amato le forme geometriche perfette del cerchio e dell’esagono, studiate a proposito dei loro significato che riveste per il nostro inconscio.

I numeri fanno parte di noi, persino della religione tanto che uno dei libri che ho più amato è numeri dell’universo di John Barrow che dimostra che la spiritualità dei pitagorici non era affatto un vanesio esercizio intellettuale. Sono le costanti che formano e reggono i fenomeni che tanto amo.

Sono le relazioni tra essi che danno vita al quel cosmo che considero sede di ogni perfezione, della Maat egizia.

Le costanti di natura conferiscono al nostro universo la sua consistenza e la sua esistenza. Senza di esse le forse di natura non avrebbero un intensità, le particelle materiali non avrebbero una massa, l’universo non avrebbe dimensioni…esse definiscono la struttura dell’universo in modo che può evitare i pregiudizi di una visione antropocentrica

J. Barrow

Grazie alla bravura di Monti e all’antico mestiere di cantastorie, io ho fatto finalmente pace con in numeri e sono di nuovo immersa in un mondo cosi magico, cosi composito, cosi sfumato, cosi meraviglioso, che ogni fantasy sfuma fino a svanire di fronte all’immensità di quel cosmo di cui noi siamo una piccola infinitesimale parte.

Io oggi sono avvinta ai numeri, e voglio che loro come i folletti della fiaba un sacrificio utile.

Voi cosa aspettate?