“I cercatori di Dio” di Remo F. Roth, Di Renzo editore. A cura di Alessandra Micheli

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I cercatori di dio della Di Renzo editore, è uno dei saggi più belli, più complessi e al tempo stesso necessari che mi sia mai capitato di leggere.

E sarà un arduo compito raccontarvelo e invogliarvi a immergervi in queste purificanti acque che uniscono, finalmente, scienza e anima.

O materia e spirito.

E non me ne vorrà l’eccelso Roth se adopererò un linguaggio meno scientifico del suo, per potere farvi comprendere come, i concetti ivi espressi non sono affatto astrusi, e riferibili solo all’elite scientifica. Quello che racconta è il percorso personale che ognuno di noi deve poter percorrere per arrivare alla definizione non solo di dio, ma di se stesso.

E’ uno sforzo doloroso necessario, una sorta di morte e rinascita del nostro io, per liberarlo dalle pastoie di una materia che, lungi dal divenire contenitore del numinoso ne è diventato, prigione.

Primo concetto fondamentale e esclusivo.

La nostra cultura occidentale, e differenza della altre ha operato una profonda cesura tra spirito e materia.

Nel suo articolo né soprannaturale né meccanico, Gregory Bateson uno scienziato, un biologo quindi un adoratore della materia, raccontò e denunciò l’impossibilità di capire l’organismo vivente senza mettere in campo la cosiddetta sperimentazione introspettiva. Ossia, era difficile nominare, e catalogare il nostro cosmo visibile, senza che questo fosse espressione pure e semplice del cosmo mistico.

La stessa frase, tanto presente persino nella preghiera cattolica più importante, il padre nostro esprime questa profonda necessità:

 

Come in alto cosi in basso

 

Come sopra cosi sotto

 

 

E Herman Hesse in un suo sofferente racconto lo espresse cosi:

 

ciò che dentro è fuori e ciò che fuori è dentro.

 

Si tratta di una delle sue mirabili opere contenute nella raccolta “Sull’anima” e intitolato appunto dentro e fuori.

Perché lo cito?

Perché il protagonista Friedrich:

 

si occupava di cose intellettuali….il ramo da lui venerato era la logica, metodo eccellente e in particolare quella che lui chiamava scienza”

 

In questo incontro con il mondo altro, quello mistico, è star la parabola del dolore.

L’archetipo dello scienziato, Freidrich, deve poter uccidere una parte del suo io, quello cosciente, quello che ci lega al mondo per comprendere una realtà fondamentale, che può cambiare non solo la percezione nostra del mondo, ma cambiare la società e quindi il nostro futuro:

 

Dio è dappertutto. E’ spirito ma è anche natura. Tutto è divino perché dio è tutto

 

Ed è questa frase nata dall’arte di Herman Hesse che potrebbe sintetizzare il senso ultimo del libro di Roth: dio è tutto.

Noi siamo in Dio e dio è in noi.

E essendo intimamente legati, e essendo noi esseri soggetti alla trasformazione, possiamo modificando il nostro animus più profondo e oscuro, fino a toccare persino l’immagine di dio.

E quindi Dio stesso.

In ogni epoca, in ogni intento religioso lo sforzo di osservare la divinità ha prodotto religioni, misticismi, teorie disparate.

In ultimo il cristianesimo che, per una corretta immagine del dio dei SUOI TEMPI, lo ha privato dalla controparte inferiore, la terra, il femminile o per meglio definirlo l’istinto.

Ed è la natura istintuale che contiene ogni impulso dalla sessualità all’aggressività che oggi sembra essere demonizzata.

La struttura del sacro è logica: spirito santo padre e figlio.

E dov’è la madre?

Dov’è l’emozionalità a volte sfrenata?

Dov’è l’intinto sessuale che non è soltanto eros ma anche elemento tattile e corporeo?

Dov’è quindi la sperimentazione, l’esplorazione di quella materia in cui siamo immersi?

Essa è rifiutata come blasfema, corrotta, negata.

Questo spirito del tempo, questo ethos, questo Zeigeist, però non è cosi rigido e stabile come noi lo immaginiamo. Lo stesso Jung ha rilevato che:

 

i sogni, le fantasie, le visioni costituiscono un punto di vista compensatorio allo stato di coscienza.

 

Infatti:

 

la nostra coscienza è rinchiusa in se stessa in un atteggiamento di pregiudizio soggettivo e turbato da proiezioni che riflettono sull’individuo n quadro distorto di sé e dei suoi simili.

 

Ma l’organismo per dirla alla Bateson, è in grado di autoregolarsi per una perfetta sopravvivenza e quindi lo accetta fintanto che:

 

non disturbano in maniera decisiva l’adattamento all’ambiente e ai propri simili.

 

Pertanto:

 

i sogni e le altre manifestazioni spontanee dell’inconscio sembrano conoscere assai più della nostra angusta coscienza. Si ha perciò l’impressione che essi vengano da un istanza oggettiva la quale è in grado di comunicare alla coscienza le notizie che provengono da una sapienza superiore.

 

Pertanto, lo spirito dei tempi che dimostra di essere invecchiato e le cui idee non corrispondono più alla reale situazione della collettività e diventano, pertanto, stereotipi, hanno bisogno di una compensazione per non far morire l’organismo societario.

E per ristabilire un necessario dialogo tra il dentro (idee) e il fuori ( archetipi o sapienza preconscia) ecco intervengono la religione, e la mistica. Queste, non sono altro che modalità in cui il vecchio viene integrato dal nuovo, dalla follia dell’osare, da una nuova interpretazione divina visto che, ricordiamocelo, dio è tutto e dio è in tutto.

Se definiamo Dio come una mente superiore che organizza e da forma alla materia ( come sosteneva Bateson) possiamo comprendere che è la mente la proiezione di questa mente superiore di cui noi siamo solo riflessi a dover dare corpo al mondo.

Il cambiamento dell’immagine divina è il cambiamento del pensiero che decide di abbracciare una diversa ottica: dalla trinitaria a una più sfumata ( posso dire fuzzy) che non è rigidamente settoriale :Spirito figlio e padre, ma si compone di Spirito, l’altro ( e l’altro non può essere che duale) figlio, padre.

Cosa significa?

Introducendo l’altro come elemento di mediazione tra lo spirito numinoso, quindi atemporale e evanescente con l’incarnazione nella materia, rappresentata dal figlio, si introduce un elemento che appunto perché Media, è composto da una parte divina e una parte terrena.

La mediazione si risolve come una contaminazione che va oltre persino la teoria gnostica, che risolve la creazione come semplicemente una caduta nell’errore dal quale l’uomo può risollevarsi meditando e raggiungendo la gnosi.

Ma se accettiamo che nell’uomo, seppur caduto, convive lo spirito preconscio ( lo spirito santo insomma) la volontà del figlio ossia la materia incarnata, abbiamo un essere duale e ermafrodito ( ricordo che la materia è da sempre rappresentata come femminile) che pertanto è e resta duale, ed è in quel due che si risolvono i conflitti, dando origine all’altro.

Troppo difficile?

Vediamo di spiegarlo.

La mediazione in ogni accadimento umano, che sia nella comunicazione o nella guerra, può avvenire soltanto se si prende una parte di ciascun competitore. Non si tratta di far vincere un idea, ma di crearne una nuova prendendo un pezzo di una e un pezzo di un altra. Ecco che l’altro che deriva dall’incontro, privato dell’elemento della contrapposizione ( la mediazione non è altro che una terza via) si ha un idea, una teoria, una pratica sociale più composita e non rigidamente gerarchica.

Infatti, la mediazione prevede la logica fuzzy, (sfumata) in cui è presente l’amico, l’altro pieno di ogni sfumatura dei contendenti, il nemico.

E se l’altro nasce da questa sorta di fecondazione ( energia sessuale) io avrò: amico, quasi amico, piuttosto amico, non amico, per nulla amico, nemico, quasi nemico, piuttosto nemico e cosi via.

Si capisce quindi che in un ottica simbolica l’altro è ricco, molteplice e duale, racchiudendo in se i due elementi contrapposti.

Ecco che si ha al posto di una logica binaria una dualità ambivalente che recupera l’istintualità materiale, il femminile e la natura inferiore istintuale, ponendola non la di fuori di se, ma accanto alla trinità rinnovata.

Questo concetto, importantissimo fonda la scienza nuova, erede dell’alchimia che è la fisica quantistica. La fisica infatti penetra nei segreti invisibili della materia ( invisibili perché in mancanza di adeguati strumenti dubito che voi abbiate visto i quark) e il nostro abile, favoloso Roth ci dimostra che in fondo anche la fisica usa l’ottica della doppia triade, simboleggiata dal sigillo di Salomone.

Ora.

Veniamo al livello pratico.

A cosa serve questa digressione colta?

Ai fini pratici cosa ci interessa raccontare le scienze esoteriche e fisiche come un costante e doloroso sforzo di rinnovare l’immagine di Dio e quindi del cosmo?

Devo proprio dirvelo?

Se noi continuiamo a tenere la materia distaccata dallo spirito, senza comprendere gli sforzi per integrare opposti che non sono opposti, noi escluderemo l’eticità dalla scienza, dalla società e da ogni nostra azione.

Continuando a separare l’inseparabile, relegando la materia e l’energia psichica da essa portata ai margini della nostra coscienza, e elevandola come unica realtà non faremmo altro che fomentare il sorgere:

 

di fenomeni qualitativi di nuovo tipo corrispondenti a una materializzazione dell’energia negativa

 

Ossia negando l’unione di materia e spirito, mettendole in contrasto, noi svilupperemo una sorta di eggregora che come una nuvola nefasta adombrerà ogni nostro atto. Che da creativo diverrà caotico e quindi distruttivo. Togliere Dio dalla materia, significa semplicemente privarsi della coscienza, dell’arte, della capacità di cogliere la bellezza e quindi dalla responsabilità. Un mondo sottomesso a un dio geloso o un mondo sottomesso alla finalità cosciente ( la materia senza responsabilità) significa porre il business in primo piano.

Si miei cari lettori.

Anche coloro che si sottomettono a Javhè in fondo lo fanno per avere benefici, che sia la terra promessa, o un paradiso esclusivo e privato per i soli eletti.

Non so se siamo divinità ma se lo siamo, dobbiamo esserlo in modo completo, sperimentando estasi e dolore,responsabilità e dono extrasensoriali. Solo il dolore, solo la capacità di compassione che il dolore ci fa sperimentare, ci possono rendere servi dell’ordine e non del disordine.

Rifletteteci.

Se io mi sento importante, degno di ogni bene, padrone del mondo, unico, eletto, speciale senza sperimentare la compassione, allora non avrò nessuno scrupolo.

Se mi sentirò parte di un tutto interconnesso in cui scienza e religione sono i miei strumenti per conoscerlo, capirlo e sentirlo mio ( empatia) allora sarò portato a proteggerne l’armonica struttura.

Perchè quella struttura è immagine di quel dio che è in me e che io sono in lui.

Per questo, meditare e assorbire il ragionamento di Roth, non può che dare nuova linfa vitale al vostro inconscio.

Bistrattato, dimenticato, ignorato o orribilmente usato.