“L’uccello padulo” di Giovanni Lucchese, Alter Ego editore. A cura di Ilaria Grossi

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Quelli come te, quando incontrano una come me, devono subito andare a cercare cosa c’è sotto, qual è il segreto, cosa va rivelato. Come se fossimo degli indovinelli viventi, una serie di strati da togliere uno alla volta per scoprire alla fine chi è la persona che si nasconde sotto la maschera. Ma la verità è che non portiamo nessuna maschera. Siamo proprio noi, così come ci vedi”

Dopo una notte tra alcool, sesso occasionale e droga, Billo, vero nome Gianandrea Ludovisi, si ritrova su una strada di un quartiere di periferia di Roma, solo e mezzo nudo e letteralmente in stato comatoso.

L’incontro con Mamma Sophie e la sua “famiglia” bizzarra, rumorosa e grottesca lo porterà a conoscere una realtà completamente opposta alla sua, trovando un’accoglienza calorosa e tanto affetto, mai avuto nella sua vera famiglia, unica eccezione la governante Rosario sempre premurosa e attenta nei suoi confronti.

Billo, ricco e di nobili origini, usa droga e alcool per colmare i vuoti di una famiglia viziata, stralunata, anaffettiva.

Odierete Billo, vi farà ridere, arrabbiare, riflettere, vi farà pena, non sempre approverete le sue scelte, è necessario andare oltre le apparenze per guardare da vicino la vita delle persone, attenti a toccare con guanti di seta, l’anima.

L’anima, quella non puoi nasconderla per sempre, con litri di alcool o stordendola con dosi di droga.

Sarà lei a far cadere tutte le maschere, soprattutto quelle che si indossano per paura, per non ammettere di aver fallito o per legittima difesa.

E la tua, di maschera, qual è?”

Quanti strati devo togliere per capire chi sei?”

Billo, scoprirà un amara verità sulla sua famiglia e Mamma Sophie.

Billo, sceglie Mamma Sophie e decide di catalizzare nuove energie e idee in un progetto tutto suo, chiudendo con il passato. Il passato, invece, non sempre bussa alla porta con discrezione e può presentare il suo conto ad un prezzo altissimo.

Billo, è sì l’uccello padulo, ma quanto coraggio e forza d’animo gli serviranno per esibire ali colorate.

Lo stile di Giovanni Lucchese, diretto, schietto, senza filtri, mi ha spiazzato in senso positivo, ho iniziato a ridere alle primissime battute di Madame Gloria Pompatù, mi sono commossa per la storia di Mamma Sophie, Billo è un’anima inquieta e arrabbiata, mi ha fatto tanto tenerezza la mamma, nonostante il disprezzo e il rancore di Billo, è una donna che è stata poco amata e incapace di amare.

Ciascun personaggio è un tassello di un grande puzzle variopinto, ciascuno con il proprio colore e dolore e al centro un cuore grande e pulsante, quello di Mamma Sophie, difficile da dimenticare.

Una canzone diceva così ..dammi tre parole, io dico ..esilarante, provocatorio, dissacrante.

Buona lettura

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario