La Quixote edizioni presenta “Andare oltre ” di TM Smith. Imperdibile!!

 

 

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Trama.
Jon Brennan viene da una lunga stirpe di uomini in divisa, tutti nati e cresciuti per indossare l’uniforme. La sua famiglia e i colleghi lo supportano a ogni suo passo, perciò non ha bisogno di nascondere la sua preferenza verso gli uomini. Fra gli impegni di lavoro e la sua grande e rumorosa famiglia, mezza irlandese e mezza italiana, non c’è molto tempo per gli appuntamenti romantici, men che meno per trovare un uomo che sappia reggere lo stress derivante dalle responsabilità come detective della polizia di New York.
Kory White è presuntuoso e scontroso con la maggior parte delle persone, ma in realtà è tutta scena, una facciata che lo aiuta a tenere il suo cuore al sicuro dal mondo. Da bambino, infatti, Kory ha perso la madre per causa violenta. Subito dopo, lui e sua sorella Kassandra sono stati separati dai servizi sociali. Mentre Kassandra è stata adottata in pochissimo tempo, lui ha passato i dieci anni successivi tra una casa famiglia e l’altra, prima di trasferirsi nella Grande Mela. Nel tentativo di tenere chiunque lontano da sé, Kory si è impegnato nel costruire il perfetto alter ego: Hayden Cox, il modello più impudente del sito All Cocks.
Questi due uomini dalla forte volontà sono decisamente l’uno l’opposto dell’altro. Entrambi sono testardi, Kory anche più di Jon. Ma Jon è abituato a mantenere il controllo e ad avere il comando, così Kory si ritrova a doverlo affrontare ogni singola volta. Proprio quando sembra che i due abbiano trovato un modo per navigare nelle acque sconosciute dell’amore, la tragedia bussa nuovamente alla porta di Kory. Instabili e forti, anche di fronte alle avversità, entrambi rifiutano di allontanarsi e di mettere fine al loro amore.

 

L’autrice. 

Figlia di un soldato, nata e cresciuta a Fort Benning, in Georgia, TM Smith è un’avida lettrice, nonché scrittrice e critica letteraria. Attualmente vive in Texas, in una piccola città nella periferia di DFW Metroplex. Per gran parte del tempo la si può trovare raggomitolata insieme al suo kindle e a un buon libro, accompagnati da un bicchiere di qualcosa di rosso e invecchiato o una tazza di caffè fumante. A quarantadue anni, ha deciso di iniziare una nuova fase della sua vita, aggiungendo il titolo di “autrice” alla lista di traguardi che includono anche quello di madre di tre bambini incredibilmente vivaci e decisamente diversi fra loro, uno dei quali è affetto da autismo. TM Smith è una dichiarata sostenitrice per la ricerca per l’autismo e i diritti della comunità LGBTQ

 

 

 

 

Dati libro 

TITOLO: Andare oltre
TITOLO ORIGINALE: How to deal
AUTRICE: TM Smith
TRADUZIONE: Valentina Volpi
AMBIENTAZIONE: New York
COVER ARTIST: Jay Aheer
SERIE: All cocks #3
GENERE: QLGBT Contemporaneo
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 188
PREZZO: 3,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google Play, Store QE
DATA DI USCITA: 4 febbraio 2019

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Oggi il blog consiglia “Rincorrendo la felicità” di Autumn Saper, Triskell editore. Imperdibile!!

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Sinossi:
Chester Wood per tutti è un tipo sopra le righe, sempre pronto a divertirsi. Questa opinione si basa su una conoscenza superficiale che non rende giustizia all’animo sensibile del ragazzo. Le ferite del passato e il rapporto difficile con la madre assente lo spingono a difendersi mostrandosi sempre allegro, così da non correre il rischio di essere ferito ancora una volta. Pochi si prendono la briga di conoscerlo davvero e a Chester questo è sempre andato bene. Ma adesso che è innamorato vorrebbe che il pompiere che ha conquistato il suo cuore vedesse anche il Chester nascosto… Ma a che pro, visto che Patrick Ross è etero?

Complice una richiesta di sua madre e un soggiorno forzato a New York, Chester sarà costretto a fare i conti con vecchie ferite, rincorrendo una felicità che non ha mai sfiorato prima e che spera porti dritto tra le braccia di quell’armadio tutto muscoli e dolci sorrisi che è Patrick Ross.

Dati libro

Data di pubblicazione: 4 Febbraio

COLLANA: Rainbow

Titolo: Rincorrendo la felicità
Serie: Wildfire #2

Autrice: Autumn Saper

ISBN EBOOK: 978-88-9312-474-4

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 314 pagine

Prezzo Ebook: €5.99

L’ora della paura con “Quattro minuti a mezzanotte” di Filippo Semplici, Delos Digital e “Spegni le luci” di Barbara Parodi. A cura di Alessandra Micheli

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E’ mezzanotte e ho appena finito di incontrare l’orrore, in due libri apparentemente diversi eppure simili.

E ho deciso di fare un esperimento ardito, ossia di parlarvi delle due raccolte, come se fossero un progetto comune, quindi evidenziando le connessioni e le similitudini e elogiando le differenze di stile.

Questo non per omologarli, togliendo importanza alla loro peculiare originalità, ma perché entrambi hanno un messaggio fondamentale per questi tempi cosi oscuri e cosi vanesi, ossia elogiano un concetto a me caro, a me cosi vicino da essere parte del al mia stessa essenza animica: l’arte. Questi due autori molto hanno da regalare al panorama letterario moderno, o postmoderno che dir si voglia, e forse possono servire da modello per tutti coloro che ritengono, ancora oggi, che scrivere sia sinonimo di apparire, sia un mezzo per ricevere quei like che ci fanno esistere, sia un modo per divenire influencer, scordandoci la nostra natura di persone.

Abbiamo due raccolte di racconti horror (oddio direte voi, che inizio effervescente). Ma fate attenzione al genere scelto, che è carico di significati e messaggi e non è una decisione di comodo.

Entrambi, sia Filippo Semplici con il suo testo intitolato quattro minuti a mezzanotte e Barbara Parodi spegni le luci, inneggiano la notte, quel momento dotato di arcani segreti, quella strana ora spesso associata alla stregoneria e al mistero, all’inquietudine ma anche alla riflessione profonda. E’ di notte che i pensieri si rincorrono, che la mente elabora gli accadimenti e gli eventi della giornata e che, spesso, si affacciano occhieggiando sentimenti che la coscienza reprime.

E’ di notte che avvengono i miracoli come gli orrori.

Secondo le tradizioni esoteriche, infatti, a mezzanotte inizia un evento strano, bizzarro, quasi Weird, in grado di rendere possibile il contatto due piani diversi eppure affini, d’esistenza: quello soprannaturale e localizzato nella zona più oscura e segreta della mente e quello corporeo dove viviamo e ci sperimentiamo come persone.

Ma per poterci far esistere il regno fisico è dotato di leggi precise, strabilianti ma rigide, unite da una norma superiore ossia: non sappia la destra cosa fa la sinistra.

Infatti, il corpo fisico è comunque, nonostante la sua biologia avvezza alle modifiche e ai cambiamenti evolutivi, guidato dalla mente. E la mente tende a venerare il dio della forma e della stabilità.

Esperimenti seri e scientifici hanno dimostrato che ogni nostra visione e percezione del reale, è guidata appunto dell’elaborazione di un cervello attivo e padrone del nostro organismo.

E’ dal cervello che parte quell’input che ci fa credere che la percezione degli eventi e degli oggetti, sia reale.

Ma non è questa la verità. Tutto ciò che noi vediamo è frutto della nostra esperienza e della nostra “forma mentis”. Nulla è realmente reale, e come dicevano gli antichi, tutto è nascosto da uno strano velo, da una patina chiamata Maya, Illusione. Ed è importante per la nostra sanità mentale che non sia sollevato questo velo, che non sia portata a conoscenza l’effettiva evanescenza del mondo in cui agiamo, se non dopo un’adeguata preparazione.

Si rischia un overload di informazioni che possono portare il sistema a impallarsi, proprio come un computer a cui viene inserito un programma che il suo hard disck non può supportare.

Cosi di giorno noi nominiamo costantemente il mondo, credendo che esso sia conforme alla nostra visone parziale. Ed è importantissima questa convinzione per il corretto svolgimento della nostra vita reale, e per reale intendo quella di tutti i giorni. I colori quindi sono netti, i luoghi sono dotati di dimensioni reali, e gli eventi sono, nonostante il filtro del cervello, considerati assoluti e unici.

E la mente cosi stratificata, cosi meravigliosa, ci fa credere e ci convince che ciò che stiamo vedendo sia il mondo fisico e non una nostra percezione.

Questa difesa, di notte crolla.

E iniziamo a osservare che in fondo non è cosi rosso quel rosso, ma ci sono sfumature e che forse quella mela cela altre strane ombre. Altre vite nascoste nel suo nucleo, dentro i suoi semi.

E ci accorgiamo che il torsolo di una mela, appare cosi inquietamente simile a quel simbolo che molti chiamano pentacolo. E nel pensarlo iniziamo a associarlo all’orrenda strega di Biancaneve, al peccato originale a quel serpente strisciante che ci invita a essere “trasgressivi”.

A osare un passo contro l’ordine costituito.

E cosi che di notte si iniziano a raccontare delle storie che appunto rendono la percezione diurna meno scontata e degna di essere infarcita di dubbi.

In Quattro minuti a mezzanotte, Filippo inizia a raccontarci le sue storie, strane, oscure, paurose, come a sollecitare quel necessario shock affinché sia riconosciuta l’importanza di tenere sempre aperta la porta della fantasia.

Qualsiasi fantasia noi possiamo avere.

Demoni, cuccioli improvvisamente divenuti mostri, donne nere pericolose, nascoste sotto il nostro letto, o il perfido serial killer che si nutre di giovinezza e di innocenza, o un selfie come porta sul futuro.

Tutto il nostro quotidiano, quattro minuti prima di mezzanotte, si trasforma in orrore.

Ma pochi di noi sanno e comprendono come, in fondo, l’orrore sia una soluzione salvifica capace di esorcizzare i nostri demoni e parlarci un po’ di noi e dei pericoli che il nostro io incontra durante il cammino.

E lo fa, ripeto scioccandoci.

Ecco che la donna sotto il letto è forse immagine dell’incapacità dell’adulto di credere nel mistero anche quando questo, ignorato e non nutrito, rischia di divorare per fame la parte bambina di noi, troppo abituati a vivere in un mondo affrettato, incapace di prendersi il suo tempo persino per ammirare il paesaggio, troppo presi dai grandi drammi personali.

E senza quella capacità di nutrire il lato oscuro noi ne veniamo lacerati. Vedete l’oscurità non è sempre un male.

Non è sempre il pericolo.

Lo diventa quando la ignoriamo.

E cosi ce lo dimostra il grande terrore di oggi, il serial killer a sua volta prodotto da altri mostri, da altre violenze. Incapace di ripercorrere il suo passato e sbrogliarne l’intricata matassa.

E questa catena di brutalità, questo incepparsi nella nostra educazione, non fa altro che alimentare sete di vendetta e altre brutalità, altri orrori.

In fondo, l’ho sempre detto. L’abisso se ci guarda e noi abbiamo l’indecente follia di farci rapire dalla sanguinosa bellezza, siamo perduti.

Forse dovremmo fissarlo negli occhi e non guardarlo soltanto, perché osservando, vedendo, i mille solchi nel suo viso, fatti di abusi e dolori, potremmo scrivere un diverso finale.

Il cucciolo è un po’ il condensare le paure della scienza, quella lasciata senza freni morali o etici, in grado di stravolgere e giocare con la natura. Un po dottor Jeckill e mr Hyde, un po’ doctor Frankstein in grado di sfidare con prosopopea le leggi della natura. Peccato che come diceva Gregory Bateson, il dio ecologico non si può beffare.

Non ci provate.

Sarebbe l’ultimo vostro folle gesto.

E poi la mia fiaba nera preferita, il selfie.

Una sorta di memento mori della nostra mania dei like, dell’apparire, dell’esistere solo attraverso questo mondo virtuale. E la foto che rappresenta oggi questa tendenza il selfie appunto, diviene di nuovo antica memoria, antico terrore.

Lo sapevate che per i popoli primitivi la fotografia ruba semplicemente l’anima? Pensateci quando leggerete questo racconto, ogni volta che scatterete un immagine con la bocca a culo di gallina,nell’intimità della toilette, mentre tentate di lasciare il vostro segno nel web.

Lasciatelo nella storia semmai.

Ecco che Semplici, nonostante, l’impatto scenico agghiacciante di questi racconti, ci seduce con uno stile soffuso, che suggerisce più che mostrare, dilettandosi a giocare con la mente e circuirla portandola al parossismo del dolore…senza immagini truculente.

E’ uno stile raffinato ed elegante, che personalmente amo in un horror, perché la paura, e il Semplici ce lo dice, è sopratutto mentale. E lui ama scavare nei più remoti e ancestrali meandri del nostro cervello con una maestria degna di Bierce e Meyrink.

E adesso passiamo alla nostra autrice.

Donna e con una crudeltà che si nutre delle atmosfere poeiane, con ogni tanto un tocco di Lovencraft.

Ehi si cari miei autori, la Parodi ( vi sconvolgerà deteriorare la vostra immagine del femminile, ma tranquilli ci sono altre ribelli come lei) è più esplicita nelle descrizioni quasi a voler sfidare la convenzioni di genere che ci vogliono il sesso debole.

In questo caso lei non è debole affatto, ma gioca coi temi truci e truculenti (sempre con somma classe senza mai scivolare nello splatter) del cannibalismo, un grande evergreen e delle case infestate.

Spegni le luci e inizia a fare amicizia con l’orrore, lascia che scivoli viscido verso di te e ti riporti bambino.

Anche qua c’è un invito a sognare e forse a rendere gli incubi amici lontani, compagni di notti insonni ma anche guardiani della nostra sanità mentale.

Eh si miei adorati lettori.

Se non avessimo questi spaventosi sogni a proteggere l’equilibrio della nostra mente, forse saremmo noi i protagonisti del racconto del serial killer di Semplici. Quindi accettate gli incubi come sentinelle in grado di smaltire le scorie prodotte durante il nostro quotidiano tram tram, capaci di tenere a bada e disinnescare le peggiori frustrazioni che tutti noi proviamo.

Quindi grazie Barbara.

E andiamo ad analizzare i racconti e i loro messaggi.

Nella casa sul lago torna il miglior oggetto di storie dell’orrore la casa infestata dal male, intenzionata a divorare ogni incauto abitante. Mi ricorda molto un lavoro di Stanley F. Wright, la stanza della strega, laddove la scoperta del mistero che la casa o un ambiente specifico e celato custodiscono, è l’apoteosi della rovina. La curiosità uccise il gatto, narra un antico proverbio. Seppur il racconto della Parodi contiene una certa modernità irriverente che il nostro Wright si sogna. E in fondo, chissà se bisogna compatire la vittima o il carnefice. A volte è la nostra incoscienza a scrivere i peggiori finali.

Ma anche qua possiamo leggervi un interessante spunto psicologico.

Del resto la casa è sempre stato il miglior simbolo per indicare l’io, con le sue mille stanze diverse, le scale e persino la cantina a simboleggiare gli impulsi oscuri. E sono proprio questi che rinchiusi in quelle quattro mura e non affrontati, senza il nostro interesse s sostenere con essi un proficuo dialogo, scatenano una maligna volontà di avvizzire quella parte cosciente di noi, cosi antipatica e tronfia, fino a farla avvizzire, fino a divorare ogni energia della nostra mente. E tante sono quelle vittima del mancato dialogo, la guardiana ( il cane) la preveggente ( la coscienza collettiva) la guerresca simboleggiata dal padre.

Ecco forse sarebbe ora se noi iniziassimo a parlare di più con noi stessi, unica modalità per esorcizzare il male.

E poi abbiamo Maddy, bellissimo racconto dal sapore della licantropia ( il simbolo del lupo mannaro è uno dei più potenti presenti nella tradizione popolare) che rende quegli istinti appena accennati, indomabili, pronti a scattare e divorare, ovviamente, ogni cosa, e ogni persona. Anche qua il tema antico è magistralmente descritto con quella carica di orrorifica suspence che caratterizza la paura e il fascino di chi rompe le regole del buon vivere e diviene totalmente alieno.

O pazzo.

In realtà, continuo a ripetere che è proprio l’ignorare del nostro animalesco istinto che ci pone in bilico tra folla e sanità

Chissà se forse Maddy fosse stata guidata, a quest’orza non sarebbe appollaiata famelica sul tramo più alto, in attesa dell’incauta vittima.

Io nel bosco, comunque, non ci metterei piede.

Poi fate voi.

Per tutta la notte e oltre è un altro racconto terrificante con il tema, per noi tabù, del cannibalismo. Potrei essere polemica, ma evito. Però è strano che noi partecipi di una civiltà nutrita a terrificanti racconti sulla transustanziazione, siamo cosi schizzinosi al pensiero. Il cannibalismo come forma di comunione, era presente in molte antiche civiltà e nolenti o volenti, fa parte di una sorta di memoria collettiva.

Non che io inneggi tale pratica.

Per carità.

Passo la mia vita a ignorare le persone, figuratevi se ho la fantasia di mangiarle. Bleah.

Però, quello che sostengo è che come tema è parte di una strana, stranissima paura atavica, quella di essere non più padroni del mondo ma semplici vittime. I ruoli si capovolgono, ed è questo il nostro vero terrore, da padroni egocentrici a semplici alimenti di qualcuno più forte di noi.

Addio Eurocentrismo.

Addio brama di superuomo di stampo Nietzschiano.

E benvenuto ciclo naturale che ci pone tutti sullo stesso identico piano. Ogni tanto ricordarci di far parte del ciclo vitale non crea danni.

In questo caso, per unire due entità distinte, antagoniste, nemiche eppur frutto di una stessa origine ( non a caso si parla di un rapporto fraterno) è il mostro o i mostri a fare la differenza. In un antro cavernoso, in cui entità distorte vi conducono per l’ultimo viaggio, si compie forse per la prima volta la vera comprensione reciproca. Del resto la disperazione, come sempre, unisce più della logica.

Tuttavia, da brava femminista, non posso non leggerci una metafora del mondo maschile deformato e oramai ridotto a larva che, per sopravvivere, si nutre delle energie femminili.

Mi spiace Barbara ma un tocco di sano femminismo era dovuto.

La porta è il racconto più poetico.

In questo, troviamo riunite tutte le tradizioni esoteriche che considerano, la morte appunto, solo un passaggio verso un mondo altro, in cui scontare la propria pena e forse trovare la redenzione.

Il guardiano non fa altro che porci di fronte alle nostre virtù cosi come i nostri vizi e sono, infatti, le morti violente quelle più bisognose di guida affinché con la presa di coscienza dei propri disordini possano sperare, un volta entrati nel limbo, di trovare se non pace eterna almeno una lieve speranza di salvezza.

E’ un tratto pieno di dolcezza, e di una femminile, me lo si conceda, compassione. Nel racconto delle nefandezze del protagonista, non esiste rabbia, odio cieco e sete di vendetta, ma solo una pena infinita per tutti coloro che, per trovare uno scopo, si lasciano divorare l’anima.

Perché in fondo l’omicidio non è che l’estremo tentativo di sentirsi onnipotenti ma anche, e ce lo racconta la Parodi, il mezzo per far tacere le voci funeste e insistenti di quell’io profondo, oscuro e a volte rivoltante che cerchiamo di ignorare scappando.

Sono e resto convinta che soltanto aprendo la porta di Barbablù e sopportare la vista dello scempio che contiene, possiamo liberarci una volta per tutte, dai nostri demoni.

Non fuggite le voci nella vostra testa, ma ascoltatele, comprendete la loro disperazione.

E fatevi aiutare.

Da uno bravo ovviamente.

Le due raccolte sono di alto livello, dotate di una tecnica sublime per nulla costruita a tavolino. Essa è un flusso che proviene da una fonte chiamata talento, che non ha bisogno di molti aiuti se non di scorrere libera.

Senza dighe.

Sono questi tipi di autori cosi ricchi di idee, cosi vicini al regno platoniano dove esse dimostrano che, in fondo, stuzzicano il senso di bellezza e mi fanno riflettere su tanti e disparati temi.

Perché anche l’horror, quando nasce dalla regione junghiana, è bellezza.

Magari oscura, magari un po’ vischiosa, ma sempre bellezza è.

Le differenze sono, come ho già sottolineato, nella maggior o minore attenzione per i dettagli più truculenti.

Due stili differenti che hanno come fine unico quello di terrorizzare comunque e sempre la mente.

Oserei dire che la Parodi è molto più incisiva e “cattiva” di Filippo, che ha una dose di poetica sensibilità che lo porta a sfiorare spesso, il tema gotico, rendendo si cupo il suo scritto, ma sicuramente musicale.

Posso paragonare il suo lavoro ai sepolcri di Foscolo?

Si chi me lo vieta.

La Parodi è più diretta.

Non lesina sangue e membra ,ma si riserva di renderle non eccessive o splatter, ma di dosarle con grazia ferina. La paragono alle meravigliose storie celtiche, alle ballate irlandesi per nulla soft, che la rendono una moderna Morrigan, capace di coniugare brutalità e la crudeltà erano accompagnati dalla grazia regale.

E non nego che ha un background riconducile alla lucida follia di Edgar.

Non che tu sia folle Barbara.

Ma sicuramente la tua scrittura lo è.

Ed è meraviglioso che la tua arte ti distingua dalla giunoniche scrittrici di rosa con le loro guanciotte piene e rosse come mele e le loro stucchevoli fantasie. Vogliamo mettere con una regale regina della notte?

E la cosa meravigliosa è che questi due artisti sfaldano totalmente, le stupide differenze di genere, che tanto proteggiamo oggi con le nostre inconcludenti teorie su chi deve scrivere cosa o su come donna e uomo, devono rapportarsi al mondo. Qua abbiamo Filippo con una delicatezza poetica e una Barbara crudele come le antiche regine e dee irlandesi.

E dove sono finite al nostre categoriche idee di femminilità e di mascolinità?

Immaginate.

E la loro genialità rende i racconti scorrevoli, coinvolgenti e spaventosi, ma di un terrore positivo, quasi liberatorio quello che appartiene di diritto al regno cangiante delle fiabe.

Leggeteli.

Anche solo per passare una notte diversa.

Non dovete per forza analizzarli come me.

Ma tornare un po’ bambini.