Review party di “Piove deserto” di Ciro Auriemma e Renato Toffa,DeA Planeta Edizione. A cura di Alessandra Micheli.


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Il primo aggettivo, che balza nella mia mente, mentre cerco di raccontarvi Piove deserto, è bellezza.

Una di quelle meraviglie dal sapore antico, fatto di ricordi dolce amari.

Ma anche la bellezza della disperazione, di quel dolore cieco, che toglie il respiro e ti lascia stravolto.

Ma è anche il dolore della rinascita, quando le tue velleità idealistiche troppo evanescenti, si scontrano con una realtà fatta di ciminiere e fumo.

Fatte di una filosofia rassegnata, del tiriamo a campare, dove un padre di famiglia deve barattare sempre qualcosa per assicurarsi la sopravvivenza.

E’ la storia della bellezza fiera di occhi spenti, di città lasciate alla deriva, di parti della nostra Italia dimenticate, lasciate morire asfissiate dalle loro stesse contraddizioni.

E’ la storia del mare che ci accoglie come figli, quel mare dove ci si specchia per trovare ancora un po’ di umanità. Perché piove deserto, afferma con un amarezza che riempie il cuore, che la nostra speranza, la dignità di vivere in un paese civile, a noi l’hanno lacerata, l’hanno strappata e derisa

A forza, senza pietà.

Ci hanno reso carne da macello, ci hanno reso prede di tronfi signori del potere. Ci hanno lasciato morire mentre siamo circondati da una bellezza che viene divorata dall’inquinamento, dal denaro ottenuto senza scrupoli.

Ciro Auriemma con una penna forte e coraggiosa descrive l’incanto soffocato dal business.

Descrive la fierezza di un popolo con un passato glorioso, colpito al cuore.

E abbattuto.

Dietro i cancelli di un luogo che non ho imparato ad amare

scorrono gli anni su cieli pesanti e un resto che è uguale:

treni che partono, sogni che passano e ciò che rimane

delle sconfitte sospese ad un filo di vita dal mare.

Noi siamo qui e piove deserto,

restiamo qui e piove deserto

ancora…

 

E piove davvero sulla nostra storia, sulle nostre tradizioni sui sogni, che sbocciano nel cuore e poi svaniscono in un alba colorata di ruggine.

Ma non è solo la storia di un mondo perduto, di una bellissima isola nell’isola, Carloforte, chiusa in se stessa, rannicchiata a leccarsi le mille ferite.

E’ la storia di un Italia intera.

Un Italia che sta perdendo se stessa giorno dopo giorno.

Un Italia che ci dibatte tra criminalità e follia.

Un Italia dal territorio straordinario fatto di paesaggi sempre diversi ma che racchiude veleni di ogni sorta.

E’ la storia di una sconfitta, perché quando la giustizia devi essere tu a fartela, è l’intero paese che perde.

Perde la sua coscienza, perde ogni diritto e perde se stesso.

E allora non sono più vallate verdi, maestose montagne, il mare cristallino di una Sardegna che sfidava con ardore gli antichi eserciti.

Non sono più i Shardana a combattere.

Siamo tutti burattini, manipolati da quel potere che è cosi tentacolare, cosi imprevedibile che è quasi impossibile da combattere.

E’ come un’idra dalle mille testa, ne tagli una e ne cresce un altra.

Fino a che non ti rendi conto che in fondo, sei diventato parte stessa di quel mostro, perché accetti, perché non denunci, perché appoggi, perché fai compromessi.

E noi non ci vendiamo per un posto al sole, ma per sopravvivere, per curare i nostri figli. E per farlo ci affidiamo a una sanità malata che contribuiamo a far ingrassare, sempre più grottesca sempre più oscena.

E noi mentiamo.

A noi stessi quando fingiamo che sia tutto normale, che siamo un paese da portare come esempio. Che in fondo bisogna tirare a campare.

Ognuno di noi mente. Ognuno di noi nasconde qualcosa, proprio come quei fili. A volte le fibre si stramano, rivelando scampoli di verità altrimenti invisibili, parti di ciò che siamo realmente o di ciò che abbiamo accuratamente celato.

E quando la verità viene a galla, non possiamo far altro che guardarla.

E forse, se riusciamo ad affrontare quella stanza segreta, quella che si cela dietro l’apparenza di un mondo idilliaco, sogno e miraggio di tanti, forse allora le cose possono cambiare.

Forse allora come ubriachi, come assuefatti all’oblio e alla rassegnazione al vizio, possiamo alzare lo sguardo e compiere la scelta giusta.

E quando ci troveremo davanti al bivio tra

 

L’accettazione del compromesso tra pane e salute, tra ambiente e futuro.

 

Forse riusciremo a dare un finale diverso alla storia.

Perché nonostante queste macerie che ci sommergono, la nostra Italia è ancora fonte di meraviglia.

Il nostro mare è ancora quel luogo dove essere liberi.

E la bellezza, nonostante l’orrore ancora esiste

 

Eravamo lì ed era abbastanza, testimoni di quel miracolo che parlava per sé, che diceva a tutti, senza bisogno di parole, che la nostra isola, la terra di Davide, e le isole accanto, avevano deciso da quale parte stare. Ogni luce era per lui. E se anche si fosse spenta, prima o poi, nel mare, avrebbe continuato a bruciare davanti ai nostri occhi.

La terra ha già deciso da tempo da che parte stare. Ora tocca a noi.

Viva l’Italia
L’Italia liberata 
L’Italia del valzer
L’Italia del caffè
L’Italia derubata e colpita al cuore
Viva l’Italia
L’Italia che non muore.
Viva l’Italia presa a tradimento
L’Italia assassinata dai giornali e dal cemento
L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura
Viva l’Italia
L’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia
L’Italia che è in mezzo al mare
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare
L’Italia metà giardino e metà galera
Viva l’Italia
L’Italia tutta intera.
Viva l’Italia
L’Italia che lavora
L’Italia che si dispera e l’Italia che s’innamora
L’Italia metà dovere e metà fortuna
Viva l’Italia
L’Italia sulla luna.
Viva l’Italia
L’Italia del 12 dicembre
L’Italia con le bandiere
L’Italia nuda come sempre
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste
Viva l’Italia
L’Italia che resiste.

E ricordatevi, che se davvero volete essere liberi, se davvero volete che smetta di piovere deserto, se desiderate la speranza del futuro, l’unica via è la partecipazione.

Non delegate mai la vostra vita.

Non accettate che il potere reciti la sua tragedia, costringendovi a essere la sua comparsa.

Ribellatevi.

E cercate sempre la verità.

 

Poi sei arrivato tu, con tutto questo bisogno di verità che ti porti sulle spalle come uno zaino pieno di sassi,