“Cronache della Legio M Ultima – Sangue sull’Impero”, I Demiurghi. A cura di Francesco Mastrolonardo

Miei cari lettori,

prima di interagire sul terzo capitolo di questo meraviglioso progetto, colgo l’occasione per fare una premessa: come ben sapete, la difficoltà che tutte le saghe (cartacee o televisive) incontrano durante il loro percorso è la perdita di attenzione da parte dello spettatore e questo accade, non tanto per mancanza di idee, ma per svogliatezza degli attori della stessa, che incuriosiscono sempre meno il loro pubblico.

Mi spiego: possiamo avere i migliori attori a disposizione, i migliori scrittori del mondo, le sceneggiature più intricate ma se c’è mancanza d’iniziativa, carenza d’innovazione, per assurdo, anche un colosso come Dan Brown andrebbe a morire nell’ovvia monotonia, come tanti scritti in circolazione.

Invece “Legio M Ultima”, grazie ad un attento e minuzioso lavoro di penna, ingegno e novizia di storia e particolari è riuscita nell’intento di oltrepassare il problema di cui sopra citavo.

Anzi, vi è un vero e proprio ribaltamento perché, il primo libro è nato un po’ in sordina, soprattutto indirizzato ad un certo tipo di lettore di nicchia, non solo avvezzo alla cultura romano/antica ma anche con una proprietà di linguaggio che va ben oltre il lettore medio.

Quello in questione, invece, rappresenta il capitolo della piena maturità e consapevolezza che questa storia ha da offrire a tutti noi.

Attraverso una serie di quatto racconti, questo terzo libro evidenzierà come, nonostante l’Impero romano ed il suo braccio armato vengono messi a dura prova, mostreranno al nemico i denti, dando prova che un uomo ferito non è necessariamente un uomo morto.

Cronache della Legio M Ultima” non lascia molto spazio all’aspetto magico che caratterizzava i due precedenti libri ma offre maggiore spessore all’aspetto caratteriale e morale dei personaggi, i quali dovranno dar conto alla loro coscienza, dandosi, giocoforza, risposte che per troppo tempo son rimaste celate.

Impareremo a conoscere attraverso i loro occhi e le loro disavventure, cosa significa la vita, la morte, l’amore e soprattutto l’onore in quei tempi.

Ancorché, vedremo la nostra Sapiente, nella sua rigidità e forza, emozionarsi e fare un passo in avanti di fronte al pentimento ed alle scuse di un bambino (divenuto uomo troppo presto), erettosi emblema di infamia ed infinito sangue versato da poveri innocenti.

La brevità ma soprattutto la spontaneità del racconto non mi consentono di esporvi un breve sunto però vi assicuro e garantisco che leggere codesta storia vi farà sentire parte di quel periodo storico e soprattutto vi lascerà dentro una scia di tenerezza, parola sconosciuta leggendo qualsiasi libro che narra vicende storiche, reali e non, durante l’Impero romano.

Beh, che dire… Leggete quest’altro capitolo della saga, senza tralasciare una sola frase dei precederti due libri, cosi da avere anche voi, come me, la sensazione che i Demiurghi hanno voluto offrire, ovvero che anche l’Impero ha un anima.

Perchè non voglio dimenticare chi sono in realtà, non voglio dimenticare che si pagano sempre le conseguenze delle proprie scelte…”.

Bonum cursum…

 

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