Intervista di Alessia Mocci a Rosario Tomarchio: vi presentiamo Al tuo cuore con la poesia. A cura di Alessia Mocci (http://oubliettemagazine.com/2019/02/02/intervista-di-alessia-mocci-a-rosario-tomarchio-vi-presentiamo-al-tuo-cuore-con-la-poesia/ )

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“Quante volte mi ritrovo con il cuore affranto,/ con le lacrime che disegnano curve sul viso./ Quante volte mi ritrovo in un angolo del mondo,/ a rileggere lo stesso libro/ che racconta la mia vita/ tra poche gioie e tanti dolori./ Quante volte mi ritrovo sotto questo cielo,/ a guardare le stelle/ sperando ancora di poter colorare i sogni./ […]” ‒ “Dedicata a tutti i cani che ci fanno compagnia”

 

Al tuo cuore con la poesia” è una breve raccolta poetica dell’autore siciliano Rosario Tomarchio.

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L’autore conta di numerose pubblicazioni sia poetiche come “La musica del silenzio” (Statale 11, 2010), “Storia d’amore” (Aletti editore, 2012), “Ricordi di poesie” (Rupe Mutevole Edizioni, 2013), “Cielo” (Rupe Mutevole Edizioni, 2014) sia brevissimi saggi come “Il mito della semplicità”, “In cammino”, “Dalla grotta al tempio”, “In viaggio per incontrare Gesù”.

La raccolta è dedicata al cuore dello stesso autore, ogni verso nasce dal profondo amore verso le persone care: ai genitori (al padre, l’uomo del silenzio; alla madre, la donna della vita), ai pochi e veri amici che una persona conta sulle dita della mano, ad una relazione con una donna del passato, alla nonna Vincenza scomparsa molti anni fa, alla lettura dei Vangeli che sin da giovane hanno popolato la sua mente, agli animali che rendono la vita meno solitaria.

Il versificare è semplice, le parole sono immediate. Percorrono immagini care a Rosario e che si dipanano tra ricordi e presente in una continua esortazione all’amore.

A.M.: Ciao Rosario, ormai sono anni che ci conosciamo e che promuoviamo lettura e scrittura di grandissimi nomi della letteratura e di emergenti. Come prima domanda ho pensato ad una piccola provocazione: secondo te quando si esce dal confine di emergente?

Rosario Tomarchio: Ciao Alessia, grazie del tempo che mi dedichi. Questa è una bella domanda tosta alla quale rispondo con molto piacere. Fino a qualche anno fa, le case editrici facevano tre distinzioni: esordienti, emergenti e scrittori affermati. Per scrittore emergente viene nominato tale l’autore che già ha iniziato a muovere i primi passi nel campo della letteratura ad esempio con le raccolte di autori vari e maturata tale esperienza decide di avventurarsi nella pubblicazione di un libro. Pubblicare con autori vari o in antologie lo consiglio sempre sia all’inizio di una probabile carriera di scrittore e sia quando finalmente ci si è fatti il così detto nome. Il passaggio da emergente a scrittore affermato si può valutare in diversi modi. Un buon indizio per valutare questo passaggio è il numero di copie vendute. Tuttavia questo è relativo, in quanto una persona famosa e conosciuta dal pubblico ottiene un numero di copie vendute anche con il suo primo libro pubblicato. Una buona recensione di un libro può favorire questo passaggio in quanto un articolo pubblicato in una rivista letteraria come ad esempio Oubliette Magazine permette un autore di raggiungere un più vasto numero di lettori e soprattutto di raggiungere i veri critici letterari. Sfortunatamente, ogni giorno sorgono da ogni parte critici letterari senza arte e né parte e questo crea un forte danno alla letteratura emergente. Fortunatamente in questo mondo esistono gente professionale come te che sa leggere e valutare un libro nel modo gusto. Ecco far leggere la propria opera a un pubblico di veri critici letterari è il vero passaggio da scrittore emergente a scrittore affermato. Io personalmente punto a raggiungere un numero crescente di lettori critici delle mie opere. Ti confesso che molto umilmente sto raggiungendo questo obbiettivo. Poi se arriva il boom di copie vendute ben venga. Come tu ben sai ho iniziato a pubblicare nel 2010 e da quell’anno non mi sono più fermato. Questo mi ha permesso di fare un percorso e maturare. Il momento che mi ripaga di più è vedere l’emozione negli occhi della gente o sentirmi fermare per strada da persone che hanno letto le mie opere e sentirmi dire: “mi hai commosso”.

A.M.: Se prendi in considerazione tutte le raccolte poetiche che hai pubblicato, quale ti ha dato maggiore soddisfazione e perché?

Rosario Tomarchio: Sinceramente sono legato a tutte le raccolte poetiche perché in ogni raccolta c’è un pezzetto del mio cuore legato a una persona cara. Forse sono più legato a “Ricordi di poesia” perché traccia un confine da semplice esercitazione a inizio di maturazione delle liriche. In particolare sono legato alla poesia dal titolo “Ricordi”. Con questa poesia per la prima volta ho trascritto in versi due tragedie.

A.M.: I primi versi della lirica “Vorrei essere una fontana” recitano “Vorrei essere una fontana/ che dona allegramente acqua/ a tutti gli anziani al riparo dalle calde ore”. La fontana di cui parli esiste nella realtà oppure è un’espediente letterario?

Rosario Tomarchio: Sì esiste e precisamente si trova a Catania in piazza principessa Iolanda. Questa piazza con questa fontana è molto cara a me. Ti spiego: questa piazza e la fontana sono come un monitor della realtà. Oggi viviamo in modo artificiale dove basta un clic per essere collegati in ogni parte del mondo e separati dal mondo. Il mondo non ci conosce, non conosce i nostri sentimenti, le nostre fragilità e le nostre emozioni. Invece in quella piazza, con quella fontana, incontro il mondo perché lì si incontrano mamme e nonni che portano i propri figli e nipoti a giocare (mi ritornano in mente i giochi di quando ero ragazzo), si incontrano le persone anziane che raccontano il loro passato e progettano sogni per il futuro e inoltre lì è facile trovare qualche senza tetto che frequenta quel luogo per riposarsi e rinfrescarsi un po’. Quindi come vedi è veramente un monitor della realtà. Il giorno in cui ho composto questa poesia avevo passato la giornata con un caro amico di Catania e ho scritto la poesia come messaggio che ho inviato a una mia cara amica che in questo momento vive a Roma. Come vedi per me l’amicizia è fondamentale come l’acqua della fontana. Nel momento in cui ho composto la poesia “Vorrei essere una fontana” avevo in mente la fontana artistica dove attorno ad essa si ritrovano le persone per raccontare e sognare a occhi aperti, la fontana dove prendere acqua specialmente nei giorni di caldo intenso di Catania e infine la fontana come sorgente di sapienza e cultura rappresentata dalla saggezza degli anziani.

A.M.: Catania (e la Sicilia in generale) è parte integrante delle tue pubblicazioni, i colori ed i tremori dell’Etna, la terra baciata dal Sole, lo sguardo che si perde nel blu del mare. Perché l’uomo ha bisogno di scrivere in versi la meraviglia in cui vive?

Rosario Tomarchio: Per me Catania è la città eterna, d’una terna bellezza. Tutto quello che di bello l’uomo ha creato con le sue mani lo troviamo a Catania. Prendi per esempio i bellissimi palazzi nobiliari che si trovano nel centro storico, quasi stanno lì a testimonianza delle capacità artistiche degli artigiani e artisti che hanno realizzato tali edifici. Peccato che a volte Catania è invivibile per lo straordinario dal mio punto di vista o ordinario secondo altri transiti di Catania e per questo motivo preferisco e amo il mio paese. Come tu ben sai io vivo a Piedimonte Etneo e ne approfitto per rinnovare l’invito. Piedimonte Etneo è un piccolo paese ai piedi dell’Etna famoso per le sue sorgenti d’acqua tanto che una frazione del paese prende il nome Presa per la presa d’acqua presente nel territorio e ancora Vena per una vena d’acqua sgorgata per un evento quasi soprannaturale o miracoloso. Il mio paese è anche vicino al mare che tanto mi è di conforto tanto da chiedergli poeticamente: “pure tu ti agiti per la lontananza per poi ritornare calmo”. Lo amo soprattutto d’inverno. L’uomo ha quasi necessita di scrivere in versi le meraviglie del creato in cui vive per dire grazie alle creature di cui si circonda e per le generosità dei doni che riceve dalla natura. A tal proposito mi viene in mente una poesia che fa parte della raccolta “Cielo” dal titolo “Al chiaro di luna” nella quale, come i poeti antichi a me cari, dialogo con la Luna e le pongo una domanda: “O cara luna cosa ci fai in cielo tutta sola? E io qui tutto solo?”.

A.M.: Nella lirica “La donna della vita” scrivi: “Mamma non piangere più/ sono quel pazzo di tuo figlio/ il pazzerello del tuo cuore”. Qual è il tuo rapporto con la famiglia?

Rosario Tomarchio: Con questa domanda, cara Alessia faccio promozione di me perché un po’ per necessità ho dovuto imparare da mia mamma a cucinare e a fare tutte le attività domestiche e anche per necessità ho imparato un po’ a fare l’infermiere. Praticamente sono un uomo da sposare. Battute a parte ora ti spiego perché parlo di necessità. La necessità è venuta con le varie malattie che hanno colpito mia nonna Vincenza che ha vissuto con noi per un buon numero di anni. A mia nonna Vincenza ho dedicato due poesie di cui una è presente proprio in questa mia ultima opera letteraria. “Mamma non piangere più/ sono quel pazzo di tuo figlio/ sono il pazzerello del tuo cuore”. Come quasi tutti da giovane ho avuto un carattere difficile e spesso in contrasto con quello di mia mamma. Con il verso “il pazzerello del tuo cuore” ho preso in prestito questa frase da San Gerardo che rivolgeva queste parole a Gesù presente nel Sacramento. Il mio paese è molto legato alla figura di questo santo ed infatti nel territorio di Piedimonte si trova il secondo santuario dedicato al Santo. Tornando al discorso della famiglia, dopo mia mamma, la persona più importante è mio padre. Mio padre con molto orgoglio ogni volta che viene a una presentazione dei miei libri dice a tutti “quello è mio figlio”. Anche a mio padre ho dedicato qualche verso.

A.M.: Ora ti chiedo tre nomi. Un autore siciliano, uno italiano ed uno internazionale.

Rosario Tomarchio: Andrea Camilleri, Gabriele D’Annunzio, Agatha Christie.

A.M.: Il 7 gennaio è stato pubblicato il bando di partecipazione per uno speciale contest con partecipazione gratuita denominato come la tua silloge. Visto che siamo in chiusura di adesione che cosa vuoi dire ai partecipanti?

Rosario Tomarchio: Il contest è sempre una buona occasione per mettersi in gioco e confrontarsi con altri autori. Auguri e buona fortuna a tutti i partecipanti!

 

A.M.: Stai già pensando alla pubblicazione di una nuova raccolta? Puoi anticiparci qualcosa?

Rosario Tomarchio: Sì sto lavorando a una nuova raccolta e al momento non ti posso anticipare niente. Tuttavia posso dirti che nella mia testa c’è spazio anche alla narrativa e l’idea mi è venuta proprio parlando con te e il protagonista sarà proprio il mio paese.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Rosario Tomarchio: Gli uomini sono come il vino:/ non tutti i vini invecchiano;/ alcuni inacidiscono”. Eugenio Montale

A.M.: Rosario ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a questa intervista. Invito i lettori a partecipare al Contest “Al tuo cuore con la poesia” e saluto con le parole dell’iscrizione presente a Catania sulla porta Ferdinandea (oggi intitolata porta Garibaldi), un arco costruito nel 1768 e che recita: “Melior de cinere surgo” (“Rinasco dalle ceneri ancor più bella”).

Written by Alessia Mocci

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Fonte

http://oubliettemagazine.com/2019/02/02/intervista-di-alessia-mocci-a-rosario-tomarchio-vi-presentiamo-al-tuo-cuore-con-la-poesia/

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“Il tulipano che fiorì tra la neve” di Susy Vizzo edito Eclypse world. A cura di Ilaria Grossi

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Berlino.

Neve, tanta neve, in un freddo mese di gennaio del 1942. Edith Monroe, trasferitasi con la famiglia dall’Italia in Germania, gestisce con il padre una piccola boutique sartoria.

La vita potrebbe procedere tranquillamente e serenamente, ma l’orrore e la crudeltà della guerra ha spazzato via tutto, la normalità, il lavoro, la dignità, “l’umanità”, facendo dilatare come una macchia nera, le ideologie e lo strapotere del Fuhrer Hitler contro il popolo ebreo e contro tutti coloro che avrebbero apertamente o segretamente ostacolato la sua politica e ascesa in Europa.

Una mattina di quel freddo gennaio, il papà di Edith viene portato via dalle SS e da quel preciso momento, la sua vita cambierà, più sacrifici, un lavoro mal pagato in un locale notturno, la perseveranza ad aprire ogni giorno la boutique per amore del padre e per sollevare la sua famiglia da una situazione disperata. Edith è così matura per i suoi 23 anni, testarda, tenace, la fatica non la ferma davanti a niente pur di andare avanti e nella speranza mai sopita, di rincontrare di nuovo il suo amato padre.

Un incontro, cambierà un po’ il suo odio e la sua pochissima fiducia negli uomini.

Lui è l’ufficiale della Wehrmacht, Aaron Schwarz, misterioso, affascinante, carismatico, i suoi occhi non riescono a nascondere quello che il cuore ha gelato da tempo.

“La sua divisa era simile a quella di tutti gli altri. I suoi occhi, però, lo tradivano. No, lui non era come gli altri soldati”

Perchè la guerra non da pace, non da tregue ai sentimenti, la guerra è come uno tsunami, porta via tutto, non lascia più posto alla bellezza della vita, solo morte, orrori, crudeltà, sangue e vittime innocenti.

Eppure in mezzo a tanta disperazione, nasce la storia di un amore nemico, un amore impossibile, un amore che non ha speranza e futuro, due anime che si ritrovano in un momento sbagliato.

Edith è ebrea. Aaron è un ufficiale tedesco, incaricato di scoprire notizie sicure sulla sua famiglia.

Mi fermo qui, perchè il rischio spoiler è inevitabile.

L’incontro e l’evoluzione di questa storia impossibile, tra Edith e Aaron, sono il fulcro del romanzo ed è giusto che tu lettore, ripercorra il loro percorso sofferto e profondo, è qualcosa che non può sempre essere descritto con le parole, in poche righe.

L’amore, quando supera certe barriere è una lava incandescente che fuoriesce pian piano dal vulcano pronto ad esplodere.

Lo stile di Susy Vizzo è così diretto, semplice, scorrevole, una fluidità nell’intreccio narrativo tale da farti dimenticare che si tratta di un romanzo di 500 pagine, vi terrà sulle spine sino all’ultima pagina, sperando che Edith e Aaron non siano separati, il loro amore è proprio come dice il titolo “un tulipano che fiorì tra la neve”

“Come può esistere il male disse sorridendo, ma con gli occhi pieni di malinconia. Se su questa terra ci sei anche tu?”

Buona Lettura Ilaria Grossi per les fleurs du mal blog letterario

 

“Nessuno è innocente” di Mike Papa, Antipodes editore. A cura di Raffaella Francesca Carretto

 

Come distinguere la libertà di poter realizzare i propri propositi, dandovi sfogo, dal libero arbitrio che consente di scegliere tra opzioni contrapposte quello che è il bene(o comunque il proprio bene) e il male… ?

Nel momento della scelta si è realmente liberi, o è proprio quello il momento in cui ci si lega a un patto inscindibile che porterà certamente a conseguenze?….

Nessuna polemica in questa mia recensione. Sono solo brevi considerazioni che forse derivano anche da un mio vissuto, da un indottrinamento acquisito e che mi spinge verso un certo modo di osservare il mondo, lasciando sempre spazio al libero pensiero capace di abbracciare anche la volontà umana, che seppur forse corrotta, ha la possibilità, ha la capacità di mettersi in gioco e rimediare a dei …sbagli?

Ma, abbiamo la possibilità di individuare gli errori, quando li commettiamo?

ma alla fine sono davvero degli errori?

E cosa ce li fa identificare come tali?

E inoltre, la volontà umana è corruttibile?

Cosa ha falsato la capacità di realizzare delle scelte “nel bene” assoluto, e quindi ha inficiato la nostra stessa libertà?

Quale corruzione dell’animo, dei sensi, della mente e del corpo stesso proietta verso il male? …

a chi addurre queste colpe?…

ma c’è realmente qualcuno, qualcosa…qualche entità che spinge a commettere con volontà dei “peccati”?

O è l’uomo stesso, creatura così imperfetta da spingersi troppo oltre, in quella sua presuntuosa convinzione di essere perfettibile, sino a muoversi in luoghi che non potrebbero essergli concessi?

Sono tanti i miei interrogativi dopo la lettura del libro di Mike Papa, che mi ha condotto in un viaggio dal sapore dolceamaro, e al contempo punteggiato di tristi riflessioni. Questo perché ho trovato un racconto ricco di spunti. Se guardo ai singoli personaggi,sono in loro accennati peccati che inducono in tentazione tutti noi, a parte qualcuno che ha una tara legata a problematiche psichiatriche…

Ma cosa guida l’uomo a compiere azioni contro natura, cosa rende attraente il peccato, quale forza limita il nostro essere o ci spinge ad andare contro principi che ci sono stati “cuciti addosso” dalla società o secondo la morale?

Tanti interrogativi, che forse rappresentano la parte più superficiale della storia, ma che comunque si fanno strada durante la lettura di questo racconto che mette in bella mostra vizi, peccati, inclinazioni e comportamenti, perversioni e corruzioni del corpo e dello spirito di uomini e donne e bambini, che rovinati da smanie e bramosie, cedono alle lusinghe di quello che può essere il riflesso di un semplice desiderio, che invece rappresenta un punto di partenza per il raggiungimento di una propria soddisfazione egoistica, e che ne determina il non ritorno..

Un punto fondamentale che emerge durante la lettura è il cercare, da parte di ciascun attore, di soddisfare e seguire la propria indole assecondandola senza remore o ripensamenti… è qui che si fa vivo l’interesse e da qui la storia inizia a prendere corpo…, sino a offuscare la mente e a vivere una vita che rappresenta in fondo solo un’illusione, l’illusione di poter fare ciò che più aggrada, col rischio di subire una disfatta, come facili prede di trasgressioni malvagie.

Quante volte siamo ci siamo spinti troppo in là per poter tornare indietro, o ci siamo fermamente convinti che ciò che vivevamo era la realtà, e invece era solo una proiezione di noi stessi che per soddisfare la sete di potere, una necessità ossessiva, ci imboccavamo una strana strada che invece di realizzarci, ci portava verso la nostra disfatta.

Non un lieto fine, non il dipanarsi di una nebbia di interrogativi, ma forse una presa di coscienza, o magari il crollo di certezze o l’accentuarsi di insicurezze …

Leggere questo romanzo ha per me una valenza di una certa importanza, perché mi dà la possibilità di “analizzare” anche attraverso un’interpretazione differente, la questione volontà e libertà e anche libero arbitrio, sul discernimento tra ciò che può essere una scelta d’istinto ma che si manifesta nel bene, o una scelta dettata dalla “golosità” del peccato.

Con questa lettura si ha la possibilità di scendere in mezzo agli altri e scrutarne i pensieri e le emozioni, positive o negative che siano…come quelle forti e dolorose di Jack

Jack apre l’ultimo cassetto in fondo alla sua destra [..] ne trae una fiaschetta di metallo [..] “Mi manchi tanto” sussurra alla foto [..] Se fosse stato solo, o se fosse stato a casa, non avrebbe represso la (necessità) voglia di piangere come un vitello… [..] …si era dato delle regole dopo La Sera

o della giovane Susan:

… ma ormai niente poteva impedire a Susan di riesumare quello che per troppo tempo aveva nascosto dietro quella che sua madre chiamava la nostra versione

emozioni che sono racchiuse nell’ animo, e manifeste in modi differenti…

…un’altra anima dilaniata…

Ma al contempo ci sono dei messaggi forti a mio parere, che forse si confondono e susseguono con esperienze oniriche o sovrannaturali, ma lasciano al lettore dubbi e riflessioni e forse in qualcuno manifestano l’incipit di una forza che non si sa di avere…forse con l’invito a guardare oltre o a scrutare dentro se stessi.

In alcuni momenti è palesemente grottesca l’immagine di un essere che invita silenziosamente alla corruzione, e lo fa con le sembianze di quei due librai la sig.ra Bell e Zeb, il suo compare…che attingono alle insicurezze, alle ossessioni e ai desideri degli abitanti della cittadina per muovere le fila di una trama che si fa incalzante e intrigante durante la lettura.

Specchiarsi in alcuni dei personaggi, o comunque immergersi nelle loro vicende, mette a nudo l’intimo essere di chi legge, osservando le perversioni di questo o quel personaggio, sempre in modo distaccato ma riuscendo a dar corpo anche a quelle sensazioni che gli stessi protagonisti provano durante gli episodi relativi a questo o quell’attore del libro.

Scendere nell’inferno dei vizi di ciascun attore, e carpirne l’essenza, lascia nel lettore un senso di inadeguatezza, o almeno è ciò che ho provato io, se pure si riesca a discernere la vita reale da quella raccontata…

Un portale verso un Luogo fatto di oblio in cui, come automi, ci si muove se pur con fatica…

Padre Joshua aguzza gli occhi e sì, crede di vedere qualcosa in lontananza, come un obelisco, un dito puntato verso cielo. C’è del movimento… [..]… Muove il primo passo e i muscoli gli urlano un dolore dritto al cervello, la strana sabbia viola è contraria a restituirgli i piedi… [..]…vede una mezza dozzina di persone marciare a fatica dentro il fossato in fila indiana. Per qualche tempo spariscono dietro il monolito, poi riemergono dall’altra parte… [..]… Padre Josh comincia a riconoscerli: i Garrison in testa, seguiti da Bubba e Bruto. Gli sfilano davanti come in trance, neanche un gesto di saluto, o un moto di sorpresa, o una richiesta d’aiuto. Solo camminano in silenzio, a testa bassa e strascicando i piedi. …come se ricevesse nella mente le istruzioni: camminare e basta. Non rivolgere mai lo sguardo al centro, verso l’obelisco, non cercare di parlare, niente di niente, tutto annullato. Camminare e basta.

Sull’apparenza di un perbenismo ben costruito, il libro scopre subito vizi e perversioni dei personaggi e le figure che si fanno strada in questo postribolo di depravazioni e allucinazioni sono le più diverse …ma nel gruppo ne spiccano alcune più intriganti e particolari, che hanno fatto del racconto un ricco e vivo insieme di immagini e sensazioni.

Ma cosa corrompe l’anima, cosa la fa macchiare di colpe…e come ci accorgiamo di aver falsato o magari fuorviato da quello che era un percorso di “integrità” e innocenza…

Ma poi, cos’è l’innocenza?

Chi è realmente innocente?

Tutti noi che viviamo in questo mondo terreno, senza esclusione, siamo “colpevoli” di non essere innocenti?

…tutti si stancano di essere quello che non sono…

È questa una storia in cui viene scandagliato l’animo umano nelle sue sfumature, dalla ricerca di sé, del senso della vita e della verità, all’infima corruzione e distruzione di ogni morale guidata da quel demone goloso che banchetta sull’anima della sua “vittima”. E lo fa attraverso omicidi, atti contro la morale sociale, odio, risentimento, menzogne, allucinazioni che portano a offuscare la mente. Cosi come fanno i due librai. E’ un libro con un percorso “in crescendo” in cui le precise descrizioni di eventi e momenti di quotidianità di quei personaggi più o meno importanti, (che siano gli attori principali o anche i secondari) permette di investigare il lato oscuro di una piccola cittadina, in cui il falso perbenismo cela, o mal cela, le vite e gli animi imbastarditi dei suoi abitanti.

Nota di merito comunque per i personaggi che cercano di affrontare le loro paure e i loro dubbi, cercando anche di trovare il modo di andare avanti, andare oltre le proprie ossessioni, e crescono in spessore durante l’intero viaggio. L’autore riesce a condurci dentro il cuore del romanzo, attraverso il suo particolare modo di raccontare gli eventi in cui si alterna il dialogo diretto tra i personaggi e una voce fuori campo, capace di spiegarci i momenti salienti in cui si svolge la storia principale…

Un racconto che si dipana in 7 giorni, scanditi ciascuno dall’autore, e che descrive anche attraverso flashback tra passato e presente le storie e i vissuti dei protagonisti.

È stato come assistere a descrizioni di riti, di identità, di manifestazioni inspiegabili, fino ad arrivare a un finale quasi inaspettato, e a una conclusione che è consona alla storia in sé.

Come lettrice mi sono scoperta piacevolmente coinvolta dalla storia, anche se avrei preferito in alcuni momenti un linguaggio meno forte e in certi casi forzato, ma che con qualche piccolo accorgimento avrebbe dato comunque corpo alla storia stessa senza snaturala o deviarne l’attenzione.

Ho comunque avvertito una intensa partecipazione che ha abbracciato spirito e mente, evocando storie di un inferno terreno a cui si può reagire, con motivazione e intenti.

Mi sono immersa nelle parole e nei momenti del libro, ho ascoltato il cuore dei diversi personaggi, alcuni acerbi, altri perversi e oscuri, altri ancora così sofferenti che quasi era impossibile un moto consolatorio… e la tensione emotiva si è fatta strada, in ogni pagina, attraverso la lotta interiore e non solo…

È una lettura che rompe i limiti della morale. Non dà indicazioni di comportamento, ma invita a pensare. Può dar modo di dubitare, ma sta tutto al saper discernere la storia raccontata da ciò a cui uno può o vuol credere.

Una lettura scorrevole ma non leggera e a chi vuol leggere tra le righe, offre degli spunti di riflessione …

Forse è vero, Nessuno è innocente, neanche l’animo che si pensa essere il più puro … eppure…

“Se avessimo la capacità di vedergli l’anima, o almeno una sorta di aura, la troveremmo linda e pura con solo una piccola macchia scura: neanche lui ne era totalmente sicuro, ma da sempre aveva il sospetto che quella bombola di gas non fosse esplosa per fatalità o sbadataggine”

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!