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Emiliano Gambelli nasce a Roma nel 1984 e questo il suo quarto libro.

Cantautore, scrittore e autore, il nostro Emiliano è un parolaio cantante, perché canta pure, ma anche un paroliere scrivente.

Per gioco, per diletto, per fede.

Ma si può avere fede senza anulare?

Chiederebbe il Gambelli.

Domanda a cui sinceramente non so rispondere, però se parliamo di fede nella scrittura e nelle parole, quelle che mischia con saggezza rivoltandole come pedalini (puliti, sia chiaro), creando i suoi Racconti Assurdi ma non troppo, allora il Gambelli ce l’ha questo credo.

Almeno credo.

Sensi, doppi sensi, controsensi che affinano i sensi, scusate il gioco di parole( ma anche no…) e la mente, scritti aprendo il rubinetto della sua geniale mente e inzuppando le pagine del libro con i suoi sogni d’infanzia:

 

Quante cose meravigliose sarei voluto essere da bambino. La ciambella salvagente per esempio. Avrei voluto salvare quante più persone possibili dall’annegamento. L’affogato nel caffè in particolar modo.

O una palla medica. Anche paziente a dire il vero. Ce ne vuole eccome di pazienza a prender calci in silenzio.”

 

O con le sue riflessioni personali, che sicuramente vi strapperanno un sorriso:

 

Dopo la tempesta il sereno.

Dopo la salita la discesa.

Dopo sci? Tè caldo, grazie.”

 

Oppure ancora, portando all’attenzione dei lettori l’abominio che solo l’autore è stato capace di leggere tra le righe di una vecchia filastrocca per bambini:

 

Avete mai pensato alla cattiveria di Apelle? Il Figlio di Apollo?

Al sacrificio del pollo di famiglia di cui fu fatta una palla per il semplice gusto di mostrarla a dei pesci.

Ma se ci pensate, che ci vuole a lasciare un pesce a bocca aperta?

C’era bisogno di render palla il povero pollo di famiglia?”

 

Altrimenti vi parlerà delle sue personalità multiple, da Lira, colei che gli ricorda che era povero prima dell’arrivo dell’euro, passando per Mira, quella che lo aiuta a prendere le giuste decisioni, finendo con Vira, la personalità indecisa.

Senza dimenticare mai l’amore. Come quello per L’Oretta, colei che era disposta ad aspettarlo al massimo sessanta minuti. Tutto alla sua maniera spiegato, piegato e ripiegato, come il velo pietoso che, se siete d’accordo, passerei su questa mia recensione, scritta solo per farvi capire che il libro mi ha toccato.

E ciò pur senza avere arti per farlo, direbbe l’autore.

Immergetevi quindi in questo fiume in piena di parole e ne uscirete frastornati e sorridenti, pensierosi e /o pensanti, e, alla fine vi accorgerete che tutto torna.

Come me ora, ma a casa da mia moglie.

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