“Fotografie di una vita tranquilla” di Maurizio Gramolini, Cavinato editore. A cura di Vincenzo de Lillo.

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Chi, ripensando al proprio excursus in questa valle di lacrime, almeno una volta nella sua esistenza, non ha dichiarato agli altri o anche solo a sé stesso:
“Della mia vita si potrebbe scrivere un libro.”?

In molto suppongo, un po’ per gioco, un po’ per reale aspirazione.

Da quelli che hanno vissuto una vita adrenalinica e avventurosa, magari saltellando da un posto all’altro del pianeta, come il senatore Razzi(Indiana Jones) a quelli che, loro malgrado, si sono barcamenati solo tra una vita che ha visto come scena più interessante una lunga fila alle poste o un azzardato parcheggio in città.

Come il sottoscritto.

E Massimo Gramolini?
Anche lui, come tanti, ha avuto questo pensiero, ma a differenza degli altri, raccolte le idee, ha avuto la forza e il coraggio di metterlo in pratica.

Nasce così, FOTOGRAFIE DI UNA VITA TRANQUILLA, un breve libro in cui racconta la sua storia, la sua vita, il suo background.
Dall’adolescenza all’età adulta, passando per il periodo della maturità, almeno quella anagrafica, fino ad oggi.

Tra ricordi e simpatici aneddoti, viene fuori una storia che più di pazzia, termine che spesso utilizza l’autore parlando di sé stesso, a mio avviso parla di determinazione, spirito di sacrificio e amore.

Determinazione nel cercare una vita che più si addicesse alle sue ambizioni e aspettative; inquieta finché non ha trovato quello che ha cercato con tanta passione; piena di sacrifici, per arrivare all’agognato presente, ma soprattutto, ricca di amore.
Per il figlio naturale ” Il Capellone“, per il cui bene non si è mai risparmiato; per i figli acquisiti: “Lo Squinternato” e “La Principessa“, accolti piccoli e cresciuti con lo stesso immenso affetto del primo; e per la madre degli ultimi due, la sua compagna attuale, chiamata ironicamente “L’Olandese“, per il fatto di essere alta, bionda e con una passione per la birra oltre che per i piattini da caffè.
Anche se lei ci tiene a dire che la birra le piace, ma che purtroppo la beve di rado, e che i piattini di caffè…no, per quello fa un sentito, anche se polemico outing.

Un libro in cui, attraverso gli occhi ironici dell’autore, “Il Vecchio”, è raccontato anche l’amore e il rispetto per i nonni e per i genitori, guerrieri forti e assennati, riflessi di un tempo in cui i fatti contavano più delle parole, ma pure, con un ottimo linguaggio, unito ad un buon uso dei tempi comici, i propositi e le difficoltà di una generazione, quella del secondo dopoguerra, a cui sono vicino ma non posso dire di appartenere avendo qualche anno in meno.
E poi ancora certezze, lavoro, insicurezze, disagi, traslochi, passioni, ambizioni, preoccupazioni e tutto ciò che passa nella vita di un uomo, prima figlio, poi padre e marito.

O comunque di un essere disposto a vivere i suoi giorni a 360 gradi, senza demoralizzarsi davanti alle buche in cui è pronto a farti inciampare il destino.

Come mi ha fatto pensare abbia fatto il Gramolini, aiutato da una sana voglia di vivere, una sana passione, e dalla fortuna di aver incontrato sulla sua strada la saggia “Olandese”, donna speciale e caparbia, che davanti ad un inaspettato ostacolo presentatosi sulla loro strada, farà forza ad entrambi con un profetico:

 

“…andiamo avanti, qualcosa succederà…”

 

E forse è proprio questo il messaggio del libro, se proprio vogliamo dargliene uno.

Mai fermarsi, lottare e guardare avanti con fiducia e un pizzico di follia.

 

“Avanti tutta! Di certo Dio ha un occhio di riguardo per i bambini e per i pazzi.”

 

Speriamo tu abbia ragione, caro Maurizio, perché in tanti ci sentiamo o l’uno o l’altro.