“Era una giornata di sole” di Mariano Brustio, Calibano editore. A cura di Alessandra Micheli

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Non viviamo dei tempi facili.

Nonostante abbiamo tutto, abbiamo la tecnologia che ci aiuta e che ci permette di conoscere e superare barriere fisiche e linguistiche, i nostri visi non hanno l’armonia né la serenità che un uomo deve meritare. Tutto e nulla, non viviamo più di orrori di sapori e di bellezza. E quel senso di angoscia sale fino alla gola, rendendoci cosi fragili cosi soggetti a attacchi di panico per ogni nostra mossa.

Non sembra.

Ma il male di vivere oggi è la quotidianità.

Lo vedo nei libri che raccontano di questa nostra ansiogena ricerca della perfezione. O quelli che vogliono svelare l’orrore delle nostre città perbene, laddove dietro ai sorrisi che non arrivano agli occhi si celano i più turpi sentimenti.

E forse ci serve questo schiaffo per distruggere quella certezza che un sistema basato sulla sopraffazione ci ha regalato. Distruggere la convinzione che quello che oggi viviamo è il male necessario come scotto per la nostra evoluzione social economica. Ma che evoluzione è quella che nega i sorrisi più puri?

E’ giusto denunciare, è giusto raccontare il nostro peggior lato, che non va ignorato ma affrontato. Però a volte, dietro questi orrori sarebbe bello, sarebbe salvifico parlare di quel grammo di forza interiore, di quella timida speranza, di quei sentimenti acerbi eppure cosi intensi che ci rendono umani.

Abbiamo bisogno di libri come quelli di Mariano Bustio fatti di sapori antichi, di amicizie fuori dal tempo, dell’ardore di chi affronta quel lato “malvagio” della vita, senza rinunciare a un sogno, credendo che alla fine del viaggio il premio ci aspetta sorridendo. Era una giornata di sole è tutto questo.

E’ bontà semplice, che ci attraversa come un vento fresco, che sa di salsedine, di cibo, di povertà ma di un qualcosa che neanche il nostro tempo cosi ricco può comprare: la dignità.

Tra le storie che si intrecciano con quella fierezza tutta genovese anzi ligure, che intesse i rapporti umani di una burbera scorbutica profondità, si avverte proprio la caparbietà di non cedere di fronte al male, al potere, all’ingordigia, alle difficoltà che qua separano gli amori veri, le amicizia solida nata dalle profondità di un mare che sembra quasi sia una madre benigna, che un maestro severo.

E’ nei porti odorosi di maestrale, è nei viaggi attraverso il mondo che riscopriamo la purezza di un sorriso, di gente che senza nulla sente di avere tutto. E si respira un aria di libertà, perché nonostante le tremende prove Susanne, Eugenio e i loro amici non diventano mai dei bastardi senza cuore. Anzi trasmettono al loro figlio quel valori che oggi deridiamo come antichi, vintage.

Come se aiutare un amico, corteggiare una donna, abbracciarla farne il tuo unico porto sicuro sia da considerarsi antico.

Mentre scrivo questa recensione cercando di rendervi partecipi delle mie emozioni mentre viaggiavo con Eugenio, mentre soffrivo con Susanne, mentre mi innamoravo assieme a lei, ascolto la voce sofferta eppure serena di De Andrè in Creuza de ma.

E una lacrima scende sul viso.

Perché in fondo davvero a volte basta poco, un libro, un autore che cerca di comunicare la bellezza di un giorno di sole, come incentivo per vivere, e vivere con semplicità fino alla fine, tenendo la testa alta e ricevendo semplicemente del bene perché non si perde la meravigliosa magia del vivere mai. Basta un racconto perso in vicoli strani e pieni di vita di Genova, o una campagna in cui un vecchio uomo coltiva la terra sporcandosi le mani per far crescere la vita.

O viaggiare in un Canada misterioso, avvolto dalla neve e trovare negli occhi dell’altro, lo straniero gli stessi occhi, la stessa sofferenza e la stesa forza di occhi conosciuti.

Bastano poche semplici parole avvolte dalla semplicità che in fondo colora la vita, quella vera, non certo questa persa dietro ansie da prestazione, non certo questa voglia di emergere, ma solo il desiderio soave e lieve: di mare.

Ci sono parole nel romanzo di Brustio che non dimenticherò facilmente:

La vita ci ha costretto a starvi lontano per:troppo tempo, ed è per questo che desidero realizzare questo sogno che vi tenga uniti per sempre, perché dalla torre di questo piccolo faro possiate guardare lontano e cercare altre persone come voi. Così che la luce dell’amore che vi possiede possa aiutarvi a scrutare l’orizzonte in cerca di quelle occasioni di sfortuna che abitano sempre troppo vicino a quegli esseri più disgraziati di voi. A tutte quelle persone che di quell’amore e di quella pace sono sempre alla ricerca, ma che il disordine del potere malvagio degli uomini scansa lontano per l’egoismo del denaro. Desidero donare a tutti voi la felicità che cercate

Ecco che alla fine questo conta, esseri fari in questo mare in burrasca per dimostrare a tutti che esiste solo una cosa che il mondo non riuscirà mai a strapparci la speranza. La dignità.

La bellezza.

L’amore, l’amicizia.

Il sole che ci riscalda la pelle anche se noi distratti rincorriamo altro.

Un gatto che dorme sulle scale di una casa ricca di fiori e odori di sugo, come quelle domeniche che passavamo da bambini.

Come quella neve che danza accanto a noi, in piccole spirali e si scioglie sulla mano lasciando un freddo che presto verrà riscaldato dal fuoco di un cammino.

Ci lascia il profumo dei fiori, il vento del maestrale e quel mare infinito che spesso ha accolto le mie e le vostre lacrime.

Mare di sogni incantati di bimbi, con le storie di pirati, di sirene e di marinai furbi.

Ecco quello che questo mondo di reality non potrà mai regalarmi è quest’emozione che sento stasera. Questa coscienza di essere viva nonostante le mie mille ferite. Mi lascia un sogno che ancora stringo per le mani e la speranza di una giornata illuminata da una nuova estate.

La nostra esistenza è sì fatta di lavoro, ma dovrebbe essere anche di momenti in cui ci si dovrebbe permettere di fermarci un attimo e trovare il tempo per leggere un libro, ascoltare della buona musica e tenere al fianco quelle persone che hanno i tuoi propri interessi. Condividere e comprendere e avere il tempo di godere delle bellezze che questa esistenza ci desidera mostrare. Oggi però non è così. Siamo nel ‘59 e tutti corriamo per comprarci un frigidaire e facciamo debiti per un tavolo e una sedia che poi saremo costretti a pagare con le rate o le cambiali. Poi corriamo per il lavoro e poi corriamo per andare a mangiare e ritornare al lavoro e corriamo per andare a dormire e corriamo per tornare al lavoro e poi finalmente la sera, ad aprire una finestra sul nostro dolore e a convincerci tutti della stessa maledetta e dannata bugia che la vita è fatta così.

Non è cambiato molto dal 59.

Ancora siamo qua a relegare la vita negli angoli più bui a convincerci che è normale inaridire la nostra anima.

Leggere questo libro invece, vi farà finalmente immaginare un altro modo di vivere. Che l’esistenza è anche molto altro.

E quando capirete che è cosi allora l’incubo finirà.

Una volta per tutte.

“Il mondo in bianco e nero” di Luigi Cardone e Sabrina Scaramello, Eretica Edizioni. A cura di Serena Fassi

 

Oggi sia la favola che la fiaba, sono erroneamente ritenuti prodotti per bambini.

Erroneamente appunto.

Perché nessuna delle due , in origine, era pensata per un pubblico di bambini.

La fiaba, ad esempio, comprendeva una sorta di rito di iniziazione: il passaggio dall’infanzia all’età adulta di un individuo.

Per comprendere meglio questo meccanismo, basta osservare la composizione di una fiaba. Il protagonista, all’inizio, non è un eroe. Spesso e volentieri, pur appartenendo magari a una stirpe “nobile” sono fragili e inesperti.

Alla fine della fiaba (il lieto fine non è scontato) il protagonista sarà maturato.

Questo perché durante lo svolgimento avrà affrontato e superato delle prove. Non di rado queste prove o difficoltà provengono da un antagonista meglio definito come “cattivo”.

Pensiamo a Biancaneve o a una fiaba più moderna come quella di Pinocchio, il burattino senza fili che desidera diventare un ragazzo vero. Le immagini che Collodi ci ripropone sono: il paese dei Balocchi in contrapposizione a quello delle api industriose , il campo dei miracoli piuttosto che il paese di acchiappacitrulli. Ai simboli presenti e così via.

Se interpretata bene e non rimaneggiata, ci si accorge subito che i contenuti espressi sono troppo complicati per essere destinati a ei bambini.

Peggio ancora se ci spostiamo nell’ambito della favola.

Questa contiene sempre una morale, un insegnamento. E lo fa servendosi di animali a cui vengono attribuite caratteristiche umane. Spesso interagiscono con l’uomo ma questa “morale per tipi” è giunta intatta fino ai giorni nostri. Una volpe sarà sempre furba, una pecora debole e paurosa, un lupo feroce e così via.

Finita questa premessa, passiamo al libro “il mondo in bianco e nero”.

Anche in questo caso, questa storia per bambini (un mix intelligente di fiaba e favola) può raccontare molto agli adulti.

Ci viene presentato un mondo che non ha problemi, un eroe per caso(ma non troppo) e un cattivo che insegna.

Cosa?

Che la diversità arricchisce, che occorre apprezzare le cose non quando non le abbiamo più ma in ogni momento, che ribellarsi contro l’omologazione che ci vuole tutti moderni zombie è sempre possibile.

Anche quando tutto suggerisce il contrario.

Non a caso, infatti, il cattivo si rivela non essere così cattivo alla fine della storia. Togliendo i colori al mondo lasciando che tutti divenissero uguali , prima grigi e poi trasparenti, in una passiva accettazione ci viene mostrato come poterci ribellare.

Che esistono infinite sfumature di grigio (senza fare battute scontate sulle famose quanto famigerate cinquanta sfumature) che la luce e l’oscurità alla fine possono fondersi senza per questo creare un mondo grigio.

E ritrovando i colori dopo aver lottato, ci farà apprezzare la diversità. Solo allora la percepiremo come valore aggiunto e non come sottrazione di qualcosa.

Buona lettura