“Il mondo in bianco e nero” di Luigi Cardone e Sabrina Scaramello, Eretica Edizioni. A cura di Serena Fassi

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Oggi sia la favola che la fiaba, sono erroneamente ritenuti prodotti per bambini.

Erroneamente appunto.

Perché nessuna delle due , in origine, era pensata per un pubblico di bambini.

La fiaba, ad esempio, comprendeva una sorta di rito di iniziazione: il passaggio dall’infanzia all’età adulta di un individuo.

Per comprendere meglio questo meccanismo, basta osservare la composizione di una fiaba. Il protagonista, all’inizio, non è un eroe. Spesso e volentieri, pur appartenendo magari a una stirpe “nobile” sono fragili e inesperti.

Alla fine della fiaba (il lieto fine non è scontato) il protagonista sarà maturato.

Questo perché durante lo svolgimento avrà affrontato e superato delle prove. Non di rado queste prove o difficoltà provengono da un antagonista meglio definito come “cattivo”.

Pensiamo a Biancaneve o a una fiaba più moderna come quella di Pinocchio, il burattino senza fili che desidera diventare un ragazzo vero. Le immagini che Collodi ci ripropone sono: il paese dei Balocchi in contrapposizione a quello delle api industriose , il campo dei miracoli piuttosto che il paese di acchiappacitrulli. Ai simboli presenti e così via.

Se interpretata bene e non rimaneggiata, ci si accorge subito che i contenuti espressi sono troppo complicati per essere destinati a ei bambini.

Peggio ancora se ci spostiamo nell’ambito della favola.

Questa contiene sempre una morale, un insegnamento. E lo fa servendosi di animali a cui vengono attribuite caratteristiche umane. Spesso interagiscono con l’uomo ma questa “morale per tipi” è giunta intatta fino ai giorni nostri. Una volpe sarà sempre furba, una pecora debole e paurosa, un lupo feroce e così via.

Finita questa premessa, passiamo al libro “il mondo in bianco e nero”.

Anche in questo caso, questa storia per bambini (un mix intelligente di fiaba e favola) può raccontare molto agli adulti.

Ci viene presentato un mondo che non ha problemi, un eroe per caso(ma non troppo) e un cattivo che insegna.

Cosa?

Che la diversità arricchisce, che occorre apprezzare le cose non quando non le abbiamo più ma in ogni momento, che ribellarsi contro l’omologazione che ci vuole tutti moderni zombie è sempre possibile.

Anche quando tutto suggerisce il contrario.

Non a caso, infatti, il cattivo si rivela non essere così cattivo alla fine della storia. Togliendo i colori al mondo lasciando che tutti divenissero uguali , prima grigi e poi trasparenti, in una passiva accettazione ci viene mostrato come poterci ribellare.

Che esistono infinite sfumature di grigio (senza fare battute scontate sulle famose quanto famigerate cinquanta sfumature) che la luce e l’oscurità alla fine possono fondersi senza per questo creare un mondo grigio.

E ritrovando i colori dopo aver lottato, ci farà apprezzare la diversità. Solo allora la percepiremo come valore aggiunto e non come sottrazione di qualcosa.

Buona lettura

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