La Triskell editore presenta “Senza più scuse” di Lael Even Soris. Imperdibile!

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Trama:
Riprendendo servizio dopo un fine settimana di sesso sfrenato, Ethan Duhamel viene incaricato della protezione del fratello di una vittima di omicidio. Ciò che però non si aspetta è l’identità del testimone: la sua avventura di una notte. E non è una persona qualsiasi. No. È l’unico uomo con cui Ethan sia mai andato a letto.
L’agente di protezione si trova così in una situazione mai affrontata prima: da un lato, è devastato dal desiderio per Kylian; dall’altro, le convinzioni di una vita intera cominciano a vacillare. Ethan si è sempre considerato un etero fatto e finito, e le catene che lo imprigionano sono strette al punto tale da rendergli impossibile decidere se cedere ai sentimenti per il bel tatuato, o rinchiudersi nella menzogna e arrendersi al desiderio della madre, che sogna per lui un futuro da marito e padre di famiglia.

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 19 Febbraio

Collana: Rainbow

Titolo: Senza più scuse
Titolo originale: Ultime rempart
Serie: Mentir ou mourir #1

Autore: Laël Even Soris
Traduttore: Denise Bertone
Genere: Contemporaneo
ISBN ebook: 978-88-9312-480-5
Lunghezza: 278 pagine

Prezzo: €5.99

 

 

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“Il giro del mondo in sei milioni di anni” di Guido Barbujani e Andrea Brunelli Edizioni il Mulino 2018. A cura di Corrado Leoni

Ho letto questo saggio alcuni mesi fa e i messaggi che contiene continuano a ronzare nel cervello costringendomi a scrivere una recensione, per fissare alcuni punti focali che rendono gli uomini tremendamente uguali a sconfessare razze, diversità culturali, ideologie, sbarazzandosi di tutte le pretese differenze e pregiudizi.

Un personaggio chiamato Esumin accompagna il racconto fin da quando l’uomo ha iniziato a fare il primo passo utilizzando i piedi, viaggia e si evolve toccando tutte le parti della terra e vaga su tutto il mondo fino ravvivare l’odierna vita quotidiana degli umani.

Preponderante è il ragionamento che i due Autori insinuano nella mente del lettore. Viene chiesto al lettore quanti genitori abbia avuto. Non può che rispondere due, padre e madre riconosciuti o meno, ma ad oggi due elementi diversi uno dall’altro. Continuano a chiedere quanti genitori hanno avuto i due genitori e la risposta è sempre la stessa fino ai più lontani antenati. I due Autori chiedono di calcolare all’incirca quante generazioni si alternano nell’arco di cento anni. La risposta è di circa tre generazioni. Gli autori invitano a moltiplicare tre per dieci generazioni, che corrispondono all’incirca a mille anni, e il risultato dà trenta generazioni. Se si pone come base i due genitori e si elevano alla potenza di trenta, risulta una cifra che si aggira a più di un miliardo di esser umani, da cui deriviamo e che influiscono e compongono il nostro DNA e il genoma di ciascuno di noi. Affascinante: ogni uomo e ogni donna hanno in sé una composizione corporea e un’eredità psicofisica derivante dall’influsso di un miliardo di altre persone, solo se consideriamo gli ultimi mille anni; risalendo a ritroso per alcune migliaia di anni si arriva ad avere una misurazione di infinite influenze in ciascuno di noi, sconfessando ogni pregiudizio verso gli altri, verso gli sconosciuti, verso gli africani, da cui i due Autori affermano che provenga l’uomo come noi lo consociamo oggi.

Esumin ci fa viaggiare a est dell’Africa, a sud, a nord, a ovest migrando alla velocità di tre km all’anno fino a giungere a circa diecimila anni fa nel periodo, in cui questi esseri migranti hanno iniziato a applicare le loro conoscenze e impulsi in luoghi fissi, in dimore residenziali riuscendo ad estrarre ferro, rame dai minerali e a costruire comunità complesse come i borghi, le città, ad esprimere e fissare le proprie esperienze nelle tradizioni popolari e nelle scritture, che tramandano le conoscenze di volta in volta conquistate e acquisite.

Esumin sorride e svela il significato del suo acronimo: “esseri umani in movimento” ecco svelato il nocciolo del bellissimo e affascinante saggio di Guido Barbujani e di Andrea Brunelli “Il giro del mondo in sei milioni di anni”. Un saggio a forma di piacevole racconto che è una sfida a qualsiasi rigurgito razzista e condanna a vita breve tutti seminatori di paura verso il diverso, accendendo in ciascuno di noi la consapevolezza che abbiamo tutti lo stesso sangue al di là del colore della pelle, degli usi e costumi, dei pregiudizi in cammino verso una società di gioiosa consapevolezza fraterna.

Durante la lettura di “Il giro del mondo in sei milioni di anni” ha prevalso l’emozione sulla razionalità.

Esumin (esseri umani in movimento) mi ha accompagnato coinvolgendomi in un racconto che spazia nella geografia mondiale suscitando ammirazione, stupore, riconoscenza all’uomo portatore di civiltà e benessere:

“Non si sa quanti anni abbia esattamente Esumin … A volergli credere fin in fondo, Esumin avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità, fin dalla prima a sentire lui, fin da quando stavamo sugli alberi con un cervellino grande su per giù come quello degli scimpanzé …”

Gli Autori chiosano:

“L’umanità, fin da prima di Homo sapiens, è sempre stata in movimento, e i risultati delle migrazioni e degli scambi si vedono nel nostro DNA, in cui coesistono, oggi come ieri e l’altro ieri, i contributi di antenati di tante origini diverse” (pg. 163).

“Omega. I fuochi della guerra” di Max Peronti, Astro editore. A cura di Arianna C.

 

Da sempre la guerra esercita sugli uomini un fascino irresistibile e, da sempre, essa ha accompagnato l’umanità nella sua evoluzione. Sembra brutto da dire, ma la guerra è imprescindibile dall’umanità, fa parte della cultura del nostro essere umani in quanto tali.

In guerra e in amore tutto è lecito”

La citazione di questo vecchio proverbio non avviene a caso, se non altro per smentirlo. Perché come l’amore, anche la guerra ha le sue regole evolutesi con l’uomo e la sua stessa crescita sociale e personale. Perché se nell’antichità in guerra il nemico andava abbattuto, ucciso, sterminato e catturato per farne schiavi od ottenere ricchi riscatti nel caso di figure importanti, nel tempo all’uccidere l’avversario si preferisce ferirlo e metterne fuori combattimento tre: il ferito e i due che lo portano via dal campo di battaglia.

Nel seguito dell’armata dei ribelli ci si accinge a leggere, vivere e studiare quest’evoluzione, pregnante e collante delle scene epiche di battaglia che in questo volume l’autore non lesina, corroborandone molte anche di aspetti puramente fantasy, incantesimi talvolta anche devastanti e creature del mito capaci di far sognare sempre il lettore.

Affinato lo stile, immersivo pur restando nella terza persona, che rispetto al primo libro è più incisivo e diretto, l’autore sa esprimere i concetti sopra esposti con maestria e senza far pesare nulla, facendo invece vivere al lettore i momenti cruenti degli scontri e non solo quelli sanguinosi delle battaglie, ma anche quelli altrettanto e forse anche più insidiosi delle manovre di palazzo.

I fuochi della guerra sul mondo dipinto da Peronti sono accesi su molteplici fronti, non necessariamente tutti combattuti a fil di spada, anzi spesso intrecciati in scontri di potere tra inganni e diplomazia, laddove il confine tra diplomazia e inganno risulta sempre molto labile.

Un romanzo che al pari del primo volume sa coinvolgere il lettore e portarlo su più piani di lettura e interpretazione, dallo svago alla riflessione. In un mondo chiaramente fantasy, la passione per la storia medievale e per l’antica arte guerresca del periodo emergono prepotenti, mai raggiungono i toni saggistici, ma è innegabile la profonda conoscenza dell’argomento che si fa leggere tra le righe; la trama resta comunque imperniata sulla figura dell’eroe fragile che si erge a roccia e a leader suo malgrado per trascinare i popoli nella più sanguinosa delle guerre, quella per cui chiunque morirebbe, quella per la libertà, un concetto per noi difficile da conciliare con “assenza di”, tanto la diamo per scontata.

Ma nulla in questo libro è scontato, nessuna scena, nessuno sconto e nessun personaggio che, invece, nella sua propria evoluzione mostra nuove sfaccettature e nuove capacità di sacrificio e dovere come espressione del proprio essere e della propria libertà, appunto.

Come ogni buon fantasy che si rispetti, non mancano incontri inconsueti e l’intreccio con “letture di trattati storici” del mondo di Omega danno un senso di alternanza tra azione coinvolgente e momento di riposo, senza una soluzione di continuità e senza tuttavia appesantire la lettura, né interrompere il magico filo conduttore fino al finale, forse scontato o forse no, in cui la summa delle emozioni si libera a invaderci la testa.

Il sacrificio è l’altro leit motif del romanzo, sacrificio per la persona amata, sacrificio per il popolo che si governa, sacrificio per un bene superiore.

Chi può dire quale sia quello giusto?

In coscienza ci sono passaggi in cui il dubbio è più che lecito e lo stesso protagonista è messo in dubbio, il suo stesso sacrificio diventa alibi e giustificazione per sfruttare la sua posizione e il suo potere con l’unico fine di abbattere la tirannia, tuttavia una volta abbattuto il tiranno, cosa succederà?

Si darà la caccia a un altro tiranno?

Se ne creerà uno nuovo da combattere?

Il confine tra bene e male, sempre così labile, in questo romanzo è sfumato per tutto il tragitto dalla prima all’ultima pagina e seppur talvolta sia facile anticipare il personaggio nel compiere determinate scelte o azioni, è la loro grandissima e umana fragilità e incertezza a renderceli cari, a farceli amare e mettere in discussione.

E allora questo uomo, quasi dio, un ambrushur che secondo la filosofia in cui è stato cresciuto e addestrato dovrebbe perseguire il bene dei deboli e la giustizia, se si erge a giudice e boia al contempo, è ancora nel giusto?

E la vendetta avrà il suo peso in questo cammino?

Dubbi leciti e non c’è libro migliore di quello che ti accende il dubbio, poiché esso è il motore del libero pensiero, della filosofia e, in ultima, di quella meravigliosa creatura che è l’uomo. È il dubbio, insomma, il motore della nostra anima.

Quanto proni al dubbio, quanto cauti sono i saggi!”

Omero –