“Il giro del mondo in sei milioni di anni” di Guido Barbujani e Andrea Brunelli Edizioni il Mulino 2018. A cura di Corrado Leoni

Ho letto questo saggio alcuni mesi fa e i messaggi che contiene continuano a ronzare nel cervello costringendomi a scrivere una recensione, per fissare alcuni punti focali che rendono gli uomini tremendamente uguali a sconfessare razze, diversità culturali, ideologie, sbarazzandosi di tutte le pretese differenze e pregiudizi.

Un personaggio chiamato Esumin accompagna il racconto fin da quando l’uomo ha iniziato a fare il primo passo utilizzando i piedi, viaggia e si evolve toccando tutte le parti della terra e vaga su tutto il mondo fino ravvivare l’odierna vita quotidiana degli umani.

Preponderante è il ragionamento che i due Autori insinuano nella mente del lettore. Viene chiesto al lettore quanti genitori abbia avuto. Non può che rispondere due, padre e madre riconosciuti o meno, ma ad oggi due elementi diversi uno dall’altro. Continuano a chiedere quanti genitori hanno avuto i due genitori e la risposta è sempre la stessa fino ai più lontani antenati. I due Autori chiedono di calcolare all’incirca quante generazioni si alternano nell’arco di cento anni. La risposta è di circa tre generazioni. Gli autori invitano a moltiplicare tre per dieci generazioni, che corrispondono all’incirca a mille anni, e il risultato dà trenta generazioni. Se si pone come base i due genitori e si elevano alla potenza di trenta, risulta una cifra che si aggira a più di un miliardo di esser umani, da cui deriviamo e che influiscono e compongono il nostro DNA e il genoma di ciascuno di noi. Affascinante: ogni uomo e ogni donna hanno in sé una composizione corporea e un’eredità psicofisica derivante dall’influsso di un miliardo di altre persone, solo se consideriamo gli ultimi mille anni; risalendo a ritroso per alcune migliaia di anni si arriva ad avere una misurazione di infinite influenze in ciascuno di noi, sconfessando ogni pregiudizio verso gli altri, verso gli sconosciuti, verso gli africani, da cui i due Autori affermano che provenga l’uomo come noi lo consociamo oggi.

Esumin ci fa viaggiare a est dell’Africa, a sud, a nord, a ovest migrando alla velocità di tre km all’anno fino a giungere a circa diecimila anni fa nel periodo, in cui questi esseri migranti hanno iniziato a applicare le loro conoscenze e impulsi in luoghi fissi, in dimore residenziali riuscendo ad estrarre ferro, rame dai minerali e a costruire comunità complesse come i borghi, le città, ad esprimere e fissare le proprie esperienze nelle tradizioni popolari e nelle scritture, che tramandano le conoscenze di volta in volta conquistate e acquisite.

Esumin sorride e svela il significato del suo acronimo: “esseri umani in movimento” ecco svelato il nocciolo del bellissimo e affascinante saggio di Guido Barbujani e di Andrea Brunelli “Il giro del mondo in sei milioni di anni”. Un saggio a forma di piacevole racconto che è una sfida a qualsiasi rigurgito razzista e condanna a vita breve tutti seminatori di paura verso il diverso, accendendo in ciascuno di noi la consapevolezza che abbiamo tutti lo stesso sangue al di là del colore della pelle, degli usi e costumi, dei pregiudizi in cammino verso una società di gioiosa consapevolezza fraterna.

Durante la lettura di “Il giro del mondo in sei milioni di anni” ha prevalso l’emozione sulla razionalità.

Esumin (esseri umani in movimento) mi ha accompagnato coinvolgendomi in un racconto che spazia nella geografia mondiale suscitando ammirazione, stupore, riconoscenza all’uomo portatore di civiltà e benessere:

“Non si sa quanti anni abbia esattamente Esumin … A volergli credere fin in fondo, Esumin avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità, fin dalla prima a sentire lui, fin da quando stavamo sugli alberi con un cervellino grande su per giù come quello degli scimpanzé …”

Gli Autori chiosano:

“L’umanità, fin da prima di Homo sapiens, è sempre stata in movimento, e i risultati delle migrazioni e degli scambi si vedono nel nostro DNA, in cui coesistono, oggi come ieri e l’altro ieri, i contributi di antenati di tante origini diverse” (pg. 163).

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