“Omega. I fuochi della guerra” di Max Peronti, Astro editore. A cura di Arianna C.

 

Da sempre la guerra esercita sugli uomini un fascino irresistibile e, da sempre, essa ha accompagnato l’umanità nella sua evoluzione. Sembra brutto da dire, ma la guerra è imprescindibile dall’umanità, fa parte della cultura del nostro essere umani in quanto tali.

In guerra e in amore tutto è lecito”

La citazione di questo vecchio proverbio non avviene a caso, se non altro per smentirlo. Perché come l’amore, anche la guerra ha le sue regole evolutesi con l’uomo e la sua stessa crescita sociale e personale. Perché se nell’antichità in guerra il nemico andava abbattuto, ucciso, sterminato e catturato per farne schiavi od ottenere ricchi riscatti nel caso di figure importanti, nel tempo all’uccidere l’avversario si preferisce ferirlo e metterne fuori combattimento tre: il ferito e i due che lo portano via dal campo di battaglia.

Nel seguito dell’armata dei ribelli ci si accinge a leggere, vivere e studiare quest’evoluzione, pregnante e collante delle scene epiche di battaglia che in questo volume l’autore non lesina, corroborandone molte anche di aspetti puramente fantasy, incantesimi talvolta anche devastanti e creature del mito capaci di far sognare sempre il lettore.

Affinato lo stile, immersivo pur restando nella terza persona, che rispetto al primo libro è più incisivo e diretto, l’autore sa esprimere i concetti sopra esposti con maestria e senza far pesare nulla, facendo invece vivere al lettore i momenti cruenti degli scontri e non solo quelli sanguinosi delle battaglie, ma anche quelli altrettanto e forse anche più insidiosi delle manovre di palazzo.

I fuochi della guerra sul mondo dipinto da Peronti sono accesi su molteplici fronti, non necessariamente tutti combattuti a fil di spada, anzi spesso intrecciati in scontri di potere tra inganni e diplomazia, laddove il confine tra diplomazia e inganno risulta sempre molto labile.

Un romanzo che al pari del primo volume sa coinvolgere il lettore e portarlo su più piani di lettura e interpretazione, dallo svago alla riflessione. In un mondo chiaramente fantasy, la passione per la storia medievale e per l’antica arte guerresca del periodo emergono prepotenti, mai raggiungono i toni saggistici, ma è innegabile la profonda conoscenza dell’argomento che si fa leggere tra le righe; la trama resta comunque imperniata sulla figura dell’eroe fragile che si erge a roccia e a leader suo malgrado per trascinare i popoli nella più sanguinosa delle guerre, quella per cui chiunque morirebbe, quella per la libertà, un concetto per noi difficile da conciliare con “assenza di”, tanto la diamo per scontata.

Ma nulla in questo libro è scontato, nessuna scena, nessuno sconto e nessun personaggio che, invece, nella sua propria evoluzione mostra nuove sfaccettature e nuove capacità di sacrificio e dovere come espressione del proprio essere e della propria libertà, appunto.

Come ogni buon fantasy che si rispetti, non mancano incontri inconsueti e l’intreccio con “letture di trattati storici” del mondo di Omega danno un senso di alternanza tra azione coinvolgente e momento di riposo, senza una soluzione di continuità e senza tuttavia appesantire la lettura, né interrompere il magico filo conduttore fino al finale, forse scontato o forse no, in cui la summa delle emozioni si libera a invaderci la testa.

Il sacrificio è l’altro leit motif del romanzo, sacrificio per la persona amata, sacrificio per il popolo che si governa, sacrificio per un bene superiore.

Chi può dire quale sia quello giusto?

In coscienza ci sono passaggi in cui il dubbio è più che lecito e lo stesso protagonista è messo in dubbio, il suo stesso sacrificio diventa alibi e giustificazione per sfruttare la sua posizione e il suo potere con l’unico fine di abbattere la tirannia, tuttavia una volta abbattuto il tiranno, cosa succederà?

Si darà la caccia a un altro tiranno?

Se ne creerà uno nuovo da combattere?

Il confine tra bene e male, sempre così labile, in questo romanzo è sfumato per tutto il tragitto dalla prima all’ultima pagina e seppur talvolta sia facile anticipare il personaggio nel compiere determinate scelte o azioni, è la loro grandissima e umana fragilità e incertezza a renderceli cari, a farceli amare e mettere in discussione.

E allora questo uomo, quasi dio, un ambrushur che secondo la filosofia in cui è stato cresciuto e addestrato dovrebbe perseguire il bene dei deboli e la giustizia, se si erge a giudice e boia al contempo, è ancora nel giusto?

E la vendetta avrà il suo peso in questo cammino?

Dubbi leciti e non c’è libro migliore di quello che ti accende il dubbio, poiché esso è il motore del libero pensiero, della filosofia e, in ultima, di quella meravigliosa creatura che è l’uomo. È il dubbio, insomma, il motore della nostra anima.

Quanto proni al dubbio, quanto cauti sono i saggi!”

Omero –

 

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