La Triskell editore presenta “True colors” di Thea Harrison. Imperdibile”

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Sinossi:
Alice Clark, wyr e insegnante, subito dopo aver saputo che due suoi amici sono stati uccisi in altrettanti giorni, trova il corpo in una terza vittima, anch’essa sua amica. Arriva sulla scena del crimine solo pochi minuti prima di Gideon Riehl, lupo wyr e detective della divisione wyr per i crimini violenti… e, come Alice lo riconosce a prima vista, suo compagno.
Ma l’improvvisa connessione tra Riehl e Alice si fa complicata quando scoprono che gli omicidi sono collegati a un serial killer che ha già colpito sette anni prima, uccidendo sette persone in sette giorni. Hanno solo una notte prima che l’assassino colpisca di nuovo. E ogni segno indica Alice come prossima vittima.
Avvertenze
Questo libro contiene un sexy detective della polizia, un violento assassino e un’eroina che può mimetizzarsi ovunque…

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 25 Febbraio

Collana: Reserve

Titolo: True colors – Edizione italiana
Titolo originale: True colors
Serie: Razze Antiche #3.5

Autore: Thea Harrison
Traduttore: Laura Di Berardino

Genere: Fantasy
Lunghezza: 106 pagine

ISBN ebook: 978-88-9312-486-7


Prezzo: € 2,99

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“La pioggia a Cracovia” di Simone Consorti, Esemble editore. A cura di Rita Z.

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Cosa accade a una persona quando impazzisce per una delusione d’amore?

O uccide, o si uccide.

In questo libro dalle tinte, ora fosche, ora definite abbiamo la visione della seconda opzione. Anche se nessuno effettivamente muore, diventa però evanescente, inviabile , quasi impalpabile.

Un contesto quasi orrorifico di morti viventi.

Un fotografo e un barbone che potrebbero essere due persone distinte (o una persona che si sdoppia creando un alter ego) che hanno avuto la fortuna di incontrarsi e di scoprire di aver vissuto una storia uguale.

Non ha importanza.

Che sia una persona, due o mille.

Che le loro storie siano simili o uguali o che sia soltanto una la storia.

Chi governa questo libro è il lato oscuro dell’amore. Quello che ci fa percepire l’amato, non già come soggetto senziente, ma come oggetto di desiderio e appagamento. Di possesso.

Quante volte al giorno, ricorre nei telegiornali la parola femminicidio? Quante persone (più spesso uomini ma può accadere anche con le donne) non si rassegnano alla fine di una storia e finiscono per distruggere l’amato bene?

Ma se queste storie tragiche fanno notizia, ci sono anche storie, non meno tragiche, che tuttavia non giungono fino a noi, perché l’occhio dei mass media ha bisogno di macinare di continuo e di proporci immagini forti. In una persona che fotografa e immortala gli istanti e che diviene un invisibile, un barbone, non c’è nulla da vedere. In qualcuno che trascina la propria esistenza in bilico tra la follia e il desiderio di sparire, non c’è niente di interessante. Solo fumo che si dissolve, nebbia mattutina che si solleverà con i primi tiepidi raggi del sole, che diverrà evanescente come una vecchia foto in bianco e nero dai contorni ingialliti. L’unico aggancio alla realtà è il piscio del protagonista, che non lesina di farlo persino sulla statua di Woityla . Compiendo quel gesto tipicamente umano, si libera non solo dei liquidi, degli scarti, ma di tutto ciò che lo ha portato ad essere quel che è.

Un uomo (ma potrebbero essere due) impazzito per gelosia , per incapacità a rassegnarsi di fronte alla fine di un rapporto.

L’ho vista dietro lo specchio
anche stamattina si, era lì seduta
io mi facevo la barba e lei compagnia
poi, non l’ ho più veduta
“sono andata via”
ma solo per un minuto
“ritornerò”
perché ho bevuto
“mi verrai a cercare”
non si cerca il dolore, ma mi batte il cuore.

Parlami di te, bella signora
del tuo mare nero nella notte scura
io ti trovo bella non mi fai paura
signora solitudine, signora solitudine.
parlami di te, bella signora
parlami di te, che non ho paura
portami con…

(G. Morandi)

 

E, per dirla con le parole di Gianni Morandi ecco l’altra faccia della medaglia. La solitudine, meravigliosa se cercata per fare silenzio dentro di sé, per ritrovarsi nel caos della vita moderna, ma terribile se imposta.

E nel libro c’è sovrabbondanza di solitudine, di quella che riduce gli esseri umani a meri oggetti in avanzo, altrimenti noti come scarti, pattume, immondizia.

Ognuno viaggia accanto a lei e non c’è solidarietà.

Nel mondo dimenticato dei barboni, degli invisibili, di coloro che sono umani solo perchè gli scatti fotografici li ritraggono come tali, c’è la donna che non resta incinta nonostante gli stupri che regolarmente subisce da parte di chiunque abbia voglia di togliersi di torno la solitudine, ma non rispetta il lato debole della società, non si chiede il perchè, non gli interessa la sofferenza altrui, lava le proprie malinconie in un amplesso non ricambiato, ma di cui non interessa nulla.

Se la solitudine può far impazzire un uomo, porterà una donna alla devastazione perchè ,oltretutto , incapace di difendersi.

Debole rispetto a una massa che ne considera solo il corpo come fonte di sollievo, di sfogo.

Se da un lato la solitudine abbrutisce, dall’altro annichilisce.

Ma tutto viene lavato via dal consueto gesto dell’orinare da qualche parte: dietro una statua o in un orinatoio. Fosse un rivolo maleodorante o in un intero fiume che lercio e immutabile prosegue il suo percorso.

“Archai. Il blu infinito dell’universo” di Letizia Finato. A cura di Alessandra Micheli


Il viaggio dell’eletto è uno degli elementi guida del fantasy.

E’ un arduo percorso di conoscenza del se e delle proprie potenzialità che causa una sorta di morte interiore. In pratica, la vecchia vita dell’eroe viene totalmente distrutta per far nascere un diverso individuo, meno ancorato alle consuetudini e alle tradizioni sociali e più vicino all’anima del mondo.

Il prescelto, però, non è un uomo nuovo.

E’ sopratutto un innovatore, un precursore e un riformatore sociale che come un novello Artù porta ordine nel caos di una terra inaridita, funestate da lotte fratricide.

Archai segue il canone classico ma lo innova, ponendo come redentore una figura femminile.

E non è un elemento da poco.

In psicologia le due energie paragonabili allo ying e allo yang hanno valenze e potenzialità opposte, ognuno portatore di un determinato modus operandi che serve non solo alla società descritta dal testo, ma sopratutto alla collettività in cui il testo vede la luce.

E Letizia Finato è donna dei nostri gironi e sa quanto oggi la società improntata a un maschio dominio, a una stratificazione societaria netta e poco portata all’innovazione, a una corsa sfrontata al possesso, sia nociva e sia giunta al suo limite.

Cosi i suoi mondi immaginari inseriti in una dimensione meno onirica dei fantasy epici, ci raccontano un po’ di noi e di come si può curare la disgregazione in atto.

Ed è per questo che l’eroe è donna, poiché quello che la Finato pone come elemento primario, come valore portante la nuova società è proprio la cura del se.

Quella capacità compassionevole, empatica che permette alla femminilità all’ethos femminile di piangere le altrui lacrime, quella che per educazione l’uomo, il maschio, il guerriero non ha mai potuto versare.

Grazie!» disse Lham in un sussurro, cogliendola di sorpresa.

Il gelo dentro il cuore di Lham sembrò sciogliersi all’improvviso come la neve sotto il sole e, solo in quel mo‐mento, comprese a pieno il profondo significato di quella parola che i Tesay non usavano mai. «Per cosa?» chiese stranita la ragazza, alzando lo sguardo «Non ho fatto nulla …» «Grazie, Heèri, per aver pianto le lacrime che io non sono più in grado di dare.»

Una frase dalla poeticità bellissima ma non è solo per questo che l’ho scelta per rappresentare il libro.

Le lacrime sono un balsamo usato per ricucire i cuori spaccati, distrutti, lacerati, cosi come raccontato nella bellissima fiaba nordica la Donna scheletro.

Qua è un amore diverso, più profondo, più completo che non si basa solo sull’attrazione fisica, o sullo scambio di effusioni e di dialogo. Ma cura l’anima, pulendola e disinfettandola con le emozioni più pure, acquee capaci di trascinare via ogni impurità.

Del resto chi meglio dell’elemento può raccontarci il vero uomo liberato dalle pastoie di una materialità asservita ai vizi?

La stessa prescelta è compenetrata da due elementi terra e liquido, come a raccontare la bellezza intense dell’emozione non lasciata a briglia sciolta, ma regolata e riorganizzata da un elemento più reale come appunto la terra.

La terra è madre, ma non una madre soltanto corporea, è un misticismo che si espleta e si arricchisce in questa dimensione, non in una eterea e lontana. E cosi che trovando se stessa, e diventando immagine del cosmo, quello vero non quello partorito dalle religioni maschiliste, diventa la vera Maat egizia, quella figura “femminile” che rappresenta il vero ordine cosmico.

Pertanto la ricerca del creatore dei mondi, tutti collegati, tutti appartenenti a questo universo nato da un esplosione di particelle, nato da un sogno o da un ricordo di dio, può portare alla costruzione di un regno di pace senza guerre e contrasti

Ecco che si riuniscono gli elementi imbizzarriti, come molecole impazzite, in un qualcosa che da forma e al tempo stesso sostanza, un elemento di costruzione e non di disgregazione caotica, un mosaico organico, complesso in cui i depositari del sapere arcano sono anche i custodi dell’originario patto con cui gli elementi umani decisero di riunirsi in una compagnie sociale: la sopravvivenza e perché no la ricerca della felicità perché soltanto l’unione porta con se.

Forse gli Archai sono un sogno lontano, inavvicinabile, soffuso. Sono illusione e utopia.

Ma se cosi fosse non svegliatemi.

Voglio continuare a sognare