“Archai. Il blu infinito dell’universo” di Letizia Finato. A cura di Alessandra Micheli


Il viaggio dell’eletto è uno degli elementi guida del fantasy.

E’ un arduo percorso di conoscenza del se e delle proprie potenzialità che causa una sorta di morte interiore. In pratica, la vecchia vita dell’eroe viene totalmente distrutta per far nascere un diverso individuo, meno ancorato alle consuetudini e alle tradizioni sociali e più vicino all’anima del mondo.

Il prescelto, però, non è un uomo nuovo.

E’ sopratutto un innovatore, un precursore e un riformatore sociale che come un novello Artù porta ordine nel caos di una terra inaridita, funestate da lotte fratricide.

Archai segue il canone classico ma lo innova, ponendo come redentore una figura femminile.

E non è un elemento da poco.

In psicologia le due energie paragonabili allo ying e allo yang hanno valenze e potenzialità opposte, ognuno portatore di un determinato modus operandi che serve non solo alla società descritta dal testo, ma sopratutto alla collettività in cui il testo vede la luce.

E Letizia Finato è donna dei nostri gironi e sa quanto oggi la società improntata a un maschio dominio, a una stratificazione societaria netta e poco portata all’innovazione, a una corsa sfrontata al possesso, sia nociva e sia giunta al suo limite.

Cosi i suoi mondi immaginari inseriti in una dimensione meno onirica dei fantasy epici, ci raccontano un po’ di noi e di come si può curare la disgregazione in atto.

Ed è per questo che l’eroe è donna, poiché quello che la Finato pone come elemento primario, come valore portante la nuova società è proprio la cura del se.

Quella capacità compassionevole, empatica che permette alla femminilità all’ethos femminile di piangere le altrui lacrime, quella che per educazione l’uomo, il maschio, il guerriero non ha mai potuto versare.

Grazie!» disse Lham in un sussurro, cogliendola di sorpresa.

Il gelo dentro il cuore di Lham sembrò sciogliersi all’improvviso come la neve sotto il sole e, solo in quel mo‐mento, comprese a pieno il profondo significato di quella parola che i Tesay non usavano mai. «Per cosa?» chiese stranita la ragazza, alzando lo sguardo «Non ho fatto nulla …» «Grazie, Heèri, per aver pianto le lacrime che io non sono più in grado di dare.»

Una frase dalla poeticità bellissima ma non è solo per questo che l’ho scelta per rappresentare il libro.

Le lacrime sono un balsamo usato per ricucire i cuori spaccati, distrutti, lacerati, cosi come raccontato nella bellissima fiaba nordica la Donna scheletro.

Qua è un amore diverso, più profondo, più completo che non si basa solo sull’attrazione fisica, o sullo scambio di effusioni e di dialogo. Ma cura l’anima, pulendola e disinfettandola con le emozioni più pure, acquee capaci di trascinare via ogni impurità.

Del resto chi meglio dell’elemento può raccontarci il vero uomo liberato dalle pastoie di una materialità asservita ai vizi?

La stessa prescelta è compenetrata da due elementi terra e liquido, come a raccontare la bellezza intense dell’emozione non lasciata a briglia sciolta, ma regolata e riorganizzata da un elemento più reale come appunto la terra.

La terra è madre, ma non una madre soltanto corporea, è un misticismo che si espleta e si arricchisce in questa dimensione, non in una eterea e lontana. E cosi che trovando se stessa, e diventando immagine del cosmo, quello vero non quello partorito dalle religioni maschiliste, diventa la vera Maat egizia, quella figura “femminile” che rappresenta il vero ordine cosmico.

Pertanto la ricerca del creatore dei mondi, tutti collegati, tutti appartenenti a questo universo nato da un esplosione di particelle, nato da un sogno o da un ricordo di dio, può portare alla costruzione di un regno di pace senza guerre e contrasti

Ecco che si riuniscono gli elementi imbizzarriti, come molecole impazzite, in un qualcosa che da forma e al tempo stesso sostanza, un elemento di costruzione e non di disgregazione caotica, un mosaico organico, complesso in cui i depositari del sapere arcano sono anche i custodi dell’originario patto con cui gli elementi umani decisero di riunirsi in una compagnie sociale: la sopravvivenza e perché no la ricerca della felicità perché soltanto l’unione porta con se.

Forse gli Archai sono un sogno lontano, inavvicinabile, soffuso. Sono illusione e utopia.

Ma se cosi fosse non svegliatemi.

Voglio continuare a sognare

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