“Il diario della Verità Perduta” di Giacomo Fratini, edizioni Efesto. A cura di Alessandra Micheli

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E doveva arrivare il giorno X, quello in cui avrei osservato il candore del foglio, rendendomi conto che non ero in grado di inserirvi le mie idee e le mie emozioni.

Non fraintendete.

Vi vedo li a ridacchiare e sussurrare.

Non ci riesco perché il libro non è solo un capolavoro ( e fidatevi, sapete che non uso le parole a caso) ma perché questo testo ( mi inchino di fronte alla magica arte di Fratini) mi colpisce nel profondo, titilla la mia mente, accarezza soave la mia anima, stuzzica la mia curiosità.

Che finalmente si accende di mille bagliori e inizia a viaggiare con la fantasia.

Di libri belli, belli da strapparti cuore e viscere, ne ho letti.

Ma vedete questo, questo piccolo prezioso gioiello, contiene dentro la sua struttura scorrevole, accattivante, seducente, ricca di fasti e di adrenalina, tutti i miei anni di studi.

Quasi 20 per l’esattezza.

E, quindi, potete immaginare la mia emozione, il mio giubilo nel riconoscere i tratti di quelle ricerche abbozzate nei miei dodici saggi, nei miei mille articoli e in chili di fogli contenuti nella mia preziosa cartellina.

Come essere obiettiva?

Beh perdonatemi.

Ma non ci riesco.

Quindi la recensione sarà diversa, sarà ricca di quel piacere sottile ma invadente, che mi procura la ricerca.

Iniziamo, dunque, l’arduo ma intrigante viaggio.

E in che ambiente ci porta il Fratini, tanto da aver conquistato una vecchia orsa come me?

Attraverso la tradizione.

E non la tradizione folcloristica, ma archeologica, mistica, esoterica e occulta, quella che fu definita dal grandioso Renè Guenon, la scienza sacra.

E di scienza sacra, seppur romanzata ma con punti solidi e precisi, questo libro ne è fortemente pervaso.

Ora, prima di raccontarvi il libro dovrei fare qualche necessaria premessa.

Ovviamente non intendo narrarvi la trama, quella penso siate in grado di leggerla da soli.

Forse, io posso solo suggerirvi spunti di riflessione e elementi capaci di affascinare i sensi, ammaliare le menti e spingere a immergervi nella vera letteratura e ad abbracciare la sua reale funzione: quella di comunicare.

La prima precisazione, fondamentale luce per il buio degli scettici, è nella apparente contraddizione, tutta occidentale, tra i termini occulto, esoterico e scienza.

Siamo oramai mentalmente rigidi riguardo alla necessaria distinzione tra materia e spirito, o per dirla alla Gregory Bateson tra pleroma e creatura.

Lo stesso Cartesio divise i due piani di indagine: da un lato la scienza che indaga i fenomeni umani e dall’altro l’afflato alla spiritualità, ai vagheggiamenti mistici che sono soltanto illusioni della materia.

La realtà è concreta e precisa.

La realtà è misurabile, dio no.

La cesura tra spiritualisti e materialisti è, oggi, cosi ampia da provocare quel solco pericoloso dove vengono erroneamente inserite motivazioni meno nobili, oserei dire blasfeme, utili per colmare tale abisso tra le due differenti visioni della realtà.

Beh vi illumino: non sono visioni opposte.

L’esoterismo, ciò che è nascosto, l’occulto, ciò che è sepolto, non rappresentarono altro che una peculiare modalità di indagine scientifica. Ciò che era ignoto sembrava possedere una strana energia, che non quantificabile veniva chiamata magia, mana, o potere. Era la capacità di “manipolare” “plasmare” trasformare la materia dopo una lunga esperienza interiore e esteriore che portava alla conoscenza di precise leggi.

Vi sembra cosi assurdo?

Oggi è possibile compiere gli stessi atti “magici” degli antichi sacerdoti, degli antichi maghi ossia manipolare intervenire sulla materia.

Oggi i zoroastriani si chiamano, udite udite, fisici dei quanti. E tramite l’atto del plasmare la materia si hanno energie che viaggiano su due binari: distruzione e costruzione. La stessa energia nucleare è sia benevola che malevola.

Basta osservare il procedimento scientifico per comprendere come esso assomigli a un atto rituale: strumenti, concentrazione, studio danno la possibilità di interagire con le particelle subatomiche.

E abbiamo anche mantra e formule specifiche: la forza arcana della relatività ha il suo seduttivo potere della formula magica : E=mc².

E grazie a questa si compiono, oggi, strabilianti azioni.

Non vi tedierò con le conseguenze di tale formula ( dall’antimateria alla possibilità dei multiuniversi) certo è che, forse, tale scoperta contrasta con la primitiva legge di Newton, confermando, tramite la genialità della fisica quantistica, la sua inesattezza.

Quindi come si narrerà nel libro : Newton ha sbagliato

Infatti, lo spazio e il tempo ASSOLUTI non esisteranno più e saranno rimpiazzati da un’entità chiamata SPAZIO/TEMPO dove essi si influenzeranno a vicenda.

Insomma protesterete, siamo sempre di fronte alla scienza, che c’entra quindi l’esoterismo?

C’entra miei cari, c’entra.

Avrete oramai capito che il Vangelo della verità perduta, si rivolge all’antica sapienza di popoli persi nei mari del tempo, che un manipolo di arditi uomini, uniti da un antico patto, (quello di migliorare la società civile) si impegneranno a comprendere e a riportare in luce.

Ebbene, queste conoscenze che in fondo sembrano riportare alla nuova fisica, erano in possesso, pare, di vetusti popoli.

Che li descrissero nei loro sacri libri.

Uno di questi concetti scientifici di avanguardia, era il potere del suono.

Per i nostri progenitori, il suono era un’energia capace di influire con le sue vibrazioni, su ogni tipo di materia. Anche quella più pesante, più dotata, cioè di massa.

Quindi, per forza Newton era diciamo sorpassabile.

Le trombe di Gerico, la costruzione delle piramidi egizie, i racconti dei monaci tibetani, erano forse testimonianze di conoscenze scientifiche perdute.

E a chi ribatteva che si trattava di scritti allegorici, un simpatico geniale omuncolo dimostrò che non era cosi.

E nel libro si fa riferimento a Coral Castle.

E non ditemi che non conoscete Coral Castel?!

E come immaginavo a illuminarvi tocca a me.

Trattasi di una struttura architettonica in pietra calcarea progettata da un certo Edward Leedskalnin. E si trova, nientepopodimeno che in Florida ad Homestad.

Ora immaginate un castello, anzi un vero e proprio parco, adornato di blocchi di pietra lavorati e scolpiti a forma di mura, grandi tavoli e sedie, bassorilievi e un torrione abitabile.

Tutto innalzato nell’arco di 28 anni dal 1923 al 1951.

E dove sta il mistero?

Che il nostro Leedskalnin mantenne uno strano, ambiguo riserbo sulle tecniche utilizzate ( il blocco più grande pesava circa 30 tonnellate).

Ogni tanto, stuzzicava l’interesse dei giornalisti l’accenno a segreti costruttivi della grande piramide di Giza. E in più, scrisse brevi memorie autobiografiche come il Magnetic current in cui sono condensava le sue idee come l’elettromagnetismo e anche un accenno all’utilità del suono come strumento per spostare grandi massi.

Intrigante vero?

Ovviamente il riferimento alla piana di Giza, più il fatto che l’Egitto e gli antichi regni sumeri (misteriosi e avvolti da un aura di strano mistero grazie a Sitchin) rimandano la mente ai misteriosi poteri del suono. Il suono stesso, in fondo risulta una forza indispensabile per dare sprint all’umanità: se si legge la bibbia (anch’essa mutuata dagli antichi scritti mesopotamici, come vedete tutto torna) si racconta come era il verbo ( il suono) l’elemento creatore per eccellenza. Anche il famoso tempio di Salomone (sancta sancturoum, fulcro della religiosità ebraica) pare abbia avuto, sopratutto, la funzione di custode di conoscenze complicate. Addirittura c’è chi proponeva l’arca dell’alleanza come prototipo di una macchina ad energia nucleare.

Ardito e blasfemo.

E chi ebbe l’opportunità e l’onore di sostare sotto le rovine del tempio?

Ma si!

Proprio loro!

I Templari!

Ed ecco il secondo riferimento alle arcane conoscenze: l’ordine guerriero fu, secondo molti scritti e molte teorie, il depositario di segreti inconfessabili.

Cosa fossero beh possiamo fare solo congetture.

Chi propone il ritrovamento del vangelo Q, in cui si sancirebbe l’umanità del Cristo.

Chi il ritrovamento della salma di Gesù.

Chi documenti attestano un’altra verità: non Pietro come il fondatore della chiesa, ma la Maddalena.

Chi la stirpe sacra nata dal matrimonio di due nobili stirpi, appunto la Maddalena e Joshua.

Chi addirittura l’arca dell’alleanza.

Chi altri manufatti sacri ebraici.

E chi, appunto, scritti attestanti le conoscenze evolute della mistica ebraica, mutuate proprio dai Sumeri, la cui origine “aliene” viaggia ancora nella fantasie odierna.

Cosa secondo Fratini, i nostri protagonisti ritroveranno, beh lo dovete scoprire voi leggendo.

Altro riferimento.

Quale fu la regione di maggior sviluppo templare?

La Linguadoca.

Il Razes.

La Francia meridionale.

E in quella zona prosperò un altro movimento occulto, capace di dare la sua impronta duratura nella nostra tradizione sacra.

Ed Emile vi ricorderà, ed è qua che la mia emozione raggiunge le stelle, un altro paesino protagonista di strani accadimenti e funestato da orribili morti, con un parroco, anzi due all’avanguardia : Rennes Le Chateau.

Da anni io viaggio a Rennes sia fisicamente, sia con la fantasia.

Sosto nella sua strana chiesa e prego davanti alla tomba di Berenger Saunniere.

Leggo e contemplo il lascito di Henry Boudet, La Vraie Langue Celtique.

Racconto a me stessa la sua arcana storia, sviluppata in un regno di leggende di miracoli e dotato di una geografia arcana, capace di formare, con i suoi monti e le sue fonti, un pentacolo vivente.

Sede di grandi enigmi e di ordini esoterici di fondamentale importanza, alcuni mitici come il priorato di Sion guidato dal geniale Plantard e la massoneria che in quella zona fa sentire la sua acuta voce.

Emile e Rennes, vivono di leggende rese reali dalla legittimazione del pensiero.

La Giana e la Dea Bianca respirano in questo luogo magico, soffuso di bagliori e di incredibili opportunità.

Sono sedi di tesori inestimabili che partono dai visigoti all’eredità templare.

Vivono nelle grotte strani personaggi, strane figure che soltanto il nostro imperituro sentire cattolico ce li fa apparire demoni.

Secondo, Mariano Bizzari, sotto Rennes si dirama una tradizione occulta, demoniaca, iniziata con un lontano esoterista un certo Gerard de Nerval e finita con un vangelo perduto quello dei Cainiti, strana setta gnostica che venerava come salvatore e redentore, non il povero Abele ma il crudele Caino.

Un Caino si fratricida, ma stranamente intoccabile dal marchio che lo stesso dio aveva apposto nelle sue carni.

Nessuno tocchi Caino

è oggi, il mantra di coloro che sono contro la pena di morte.

Peccato che, ehm, secondo la Bibbia, Caino non era uno stinco di santo. Insomma ammazzare il fratello non è contemplato nel manuale del bon ton.

In quella regione, secondo lo storico Louis Fediè, si narra dell’esistenza di cunicoli sotterranei il cui ingresso di collocherebbe sotto il peyte dreto il menhir posto sotto il meridiano zero nel comune di Peyrolles.

E in quegli anfratti vivevano le fate del mondo altro, las Encantados.

Alcuni studiosi, raccontano che questi encantadores, in fondo, non erano altro che una popolazione celtica, la cui caratteristica era un acre odore della pelle ed un incarnato pallido, dai capelli cosi biondi da risultare bianchi, seguaci “sanguinari” di una vetusta divinità chiamata appunto Dea bianca ( la dea oggetto di studi del grandioso Robert Graves).

E quella popolazione, parrebbe essere risorta nelle vesti di una strana etnia, bistrattata durante il medioevo, derisa e oggetto di terrore cieco: i cagots.

Andrei avanti per giorni a raccontarvi di queste tradizioni.

Ma spero che questo viaggio, attraverso la bravura di Fratini, vi abbia intrigato, tanto da farvi immergere in questo libro fantastico e abbeverarvi alla fonte, riconoscendo i passaggi e i capitoli oggetto della mie recensione.

E fidatevi, questo percorso vi trasformerà del tutto, facendovi avvicinare all’incanto, facendo si che il mistero confluisca in voi.

In fondo, è questo il sogno di uno strano abate un certo Boudet che voleva rendere un antico Cromlech una sorta di trasformatore e purificatore di energia.

Una sorta di macchinario capace di spezzettare le particelle subatomiche e ricomporle in una forma nuove e evoluta.

Passando attraverso la porta arcana, noi diventeremmo uomini di intelligenza superiore.

Beh, io non posso offrirvi una struttura fisica, ma posso invitarvi a cambiare attraverso questa piccola, grandiosa porta che è il libro di Fratini.

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