“La morte viene dal passato, Nubi scarlatte” di Carlo Legaluppi, Alter Ego. A cura di Alessandra Micheli

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Mentre leggevo il libro di Legalupi, oltre che appassionarmi alla storia (domandandomi chi cavolo era il colpevole, maledizione a me e al perfetto autore che lo maschera) mi risuonava nella testa una canzone.

Anzi il ritornello di una canzone:

una mattina mi sono svegliato

tutto sbagliato

E cosa c’entra con il libro?

Vedete nel perfetto, angosciante, adrenalinico thriller emerge un concetto disturbante, sconcertante e scomodo: tutto arriva e tutto inizia proprio da accadimenti lontani, nel tempo e causati da una sorta di strenua difesa di alcuni valori.

Ma questa difesa cozzava contro la volontà dei tanti di lottare per la libertà e la giustizia.

E come lottano questi individui?

Con il terrorismo.

Sto parlando dei tragici eventi che hanno funestato l’Irlanda del nord, la sua ansia di secessione e di indipendenza.

E se ci riflettiamo, è giusto che l’Irlanda diventi autonoma e in grado di scegliere da se il suo peculiare destino.

E i servitori dello stato in cui una parte dei cittadini non si riconoscono, diviene istantaneamente il nemico.

Ma al tempo stesso, se io alla fin fine non posso contrastare apertamente quest’esigenza, in quanto figlia di un paese che durante l’ottocento ha compiuto le stesse scelte e pagato il suo tributo di morti,qualcosa mi lascia perplessa.

E la mente torna indietro alle società segrete come la carboneria e la giovine Italia: quanto sangue esse hanno versato?

C’è chi mi risponde che tale perdita è necessaria durante la lotta per il raggiungimento del bene comune. E c’è chi mi risponde che era una libera scelta dei tanti militanti, cosi coraggiosi da sacrificare la propria vita sull’altare dell’ideale.

O dell’ideologia.

Ma sono morti solo i carbonari?

O solo i partecipanti al folle, perché era folle, progetto di Mazzini?

No.

I morti che non vengono contati nella storia, sono anche quelli del popolo, pedine inutili sulla scacchiera dello scontro politico.

E poi la mente torna al presente, al libro che ho in mano e le domande iniziano ad arrivare come una folla anarchica pressando e chiedendo di prestare loro la mia voce.

Davvero in Irlanda il cittadino VOLEVA solo la libertà?

E che libertà c’è nell’assassinio?

E quanto l’uccisione di innocenti possa davvero essere giustificata sull’altare del bene comune?

In questo mondo disgregato ci hanno educato a essere diffidenti.

Che conta più l’ideale, l’ideologia del singolo.

Che le idee vanno portate avanti a ogni costo.

E ci raccontano di volontà generale, di bene supremo che giustifica ogni mezzo.

Che se il raggiungimento del sogno indipendentista significa bomba, sangue, violenza è inevitabile.

E nel libro di convinzioni cosi radicate ne trovo a ogni pagina.

Assolto le loro voci a volte deliranti a volte con motivazioni che la mia esperienza italiana dichiara accettabili, perché io sono qua e cammino su questa terra proprio grazie a quel sangue.

Siamo abituati a venerare santi che pur di non rinnegare la propria fede si immolano sul rogo.

Catari che pur di conservare intatta la loro purezza cantano e lasciano questa valle di lacrime.

Soldati che portano la pace nelle zone affrante dal dio petrolio con le armi.

Poliziotti che mantengono giustizia e ordine con i manganelli.

E il sangue scorre.

Una visione apocalittica?

Forse.

Ma Legalupi me la mostra, quasi beffardo in ogni pagina, fino al tragico epilogo.

E le riflessioni si susseguono: può davvero una volontà di rivalsa, un’idea uccidere?

Decretare vinti e vincitori, dividere in amico e nemico?

E’ davvero giusto continuare a sostenere questo sistema che ci pone tutti in una costante guerra fratricida?

E allora ecco le parole della canzone che tornano:

tutto sbagliato

Lo pensa l’ispettore Martini, perché sa che la sua azione, legittimata dal sistema non lo è, invece, a livello umano.

Che per proteggere molti da una bomba insensata, causerà una reazione a catena.

Ed è vero.

La morte arriva dal passato.

Arriva dai gesti sottili, dalla nostra legittimazione di questo mondo basato sul dominio e sull’apparenza, sui soldi, sulla finta sicurezza. Noi che ci appoggiamo alle ideologie come se fossero il nostro astro nel cielo a guidarci verso la salvezza.

Strade di morte, un paese nato nel sangue.

La volontà di libertà che significa autonomia.

La vera libertà è quella della partecipazione.

E’ quella non dell’eguaglianza ma dell’equità.

E il cervello che illumina con la luce della ragione gli anfratti oscuri della nostra psiche.

E’ nell’emozione della costruzione, non della distruzione.

Si Carlo Legalupi.

E’ tutto sbagliato.

Ed è sbagliato perché siamo nutriti da una madre rancorosa a odio.

Non è una dolce Dea che ci spiega i passi errati, raccomandandoci di evitare quel sentiero.

Non c’è amore.

E allora se non esiste amore, tutti i nostri finti ideali di cartone bruciano.

E io non mi sento fiera di essere italiana, se per esserlo ho dovuto non collaborare, costruire ma distruggere.

E forse non lo sono neanche la madri che stringono figli dilaniati dalle bombe dell’IRA, o le vittime di Sabra e Shatila.

Tutto sbagliato

Tutto terribilmente sbagliato.

Non c’è amore nella cattedrali del partito nei discorsi ufficiali non c’è amore, nei finti battimani,,,tutto sbagliato baby tutto sbagliato…

Edoardo Bennato

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