occhio blu.jpg

Mai letto un Duma così cattivo, così arrabbiato così deluso.

E quest’emozione traspare da ogni pagina, ed è un grido che raggiunge la mia mente pronta ad accoglierlo.

Perché anch’io al pari suo sono a volte arrabbiata.

Quando mi guardo attorno.

Quando vedo che nonostante l’apparente civilizzazione, la tecnologia, non siamo altro che carcasse ammassate in

Grattaceli di pelle e sangue.

Un messaggio che ho ritrovato in molti altri libri, ugualmente indignati, ugualmente “fastidiosi”.

Solo che Sergio non è così gentile come la consuetudine vorrebbe. Non accoglie il bon ton diplomatico di tanti suoi colleghi.

I suoi libri sono sempre un pugno in faccia e sconvolgono, fanno scappare lontano chi non ha il coraggio di vedere.

Io, purtroppo, questo coraggio lo possiedo.

E aprire il suo libro è come aprire la stanza segreta di Barbablu. Sapete chi è no?

E’ l’archetipo dell’uomo ideale, quello che nascondeva un atroce vizietto: uccideva le sue mogli, distruggendone la femminilità e tutti i concetti a essa collegati: compassione, creatività, bellezza e armonia.

Nella fiaba, bisognava per forza aprire la porta segreta, quella occultata dal malevolo essere, quella che nascondeva una stanza piena di carne morta, di sangue, di ossa scarnificate.

E non tutti sopportavano la vista.

Alcuni richiudevano la porta e tentavano di dimenticare.

Altri non riuscivano e osservavano lo scenario fallace, irrisorio con occhi diversi: non una landa soave e luminosa, ma un deserto in cui rimbombavano le bombe.

Ed è questo che il libro Occhi blu è.

Un richiamo a una coscienza che sembra non esserci, da nessuno.

Non è solo il serial killer che dissociato e oscuro, tenta di dominare la vita, infangandola con la violenza.

Ogni partecipante, ogni protagonista è sedotto dai vizi, dalle perversioni, indossando uno sprezzo della bellezza che sa di demoniaco.

E come sempre, Duma, svela e rivela le nostre idiozie umane, i nostri alibi, quel mondo sorretto dalla guerra, dal perbenismo, da valori fallaci a cui NOI non crediamo.

Chi è il cattivo in questo libro disturbante?

Chi è la vittima e il carnefice?

In un mondo come questo è difficile delineare il confine.

Perché vedete è tutto una blasfema catena di azioni e reazioni.

Un gesto scellerato, una decisione senza etica.

Dei genitori che se ne fottono dell’innocenza.

Gente che quell’anima la lacera e basta, perché sa che in questa società basata sullo spreed e sull’arrivismo, sul potere e sul marketing, essa non ha valore.

Non è importante.

E’ importante vincere sul debole e continuare a far sì che il debole torni a recitare il suo ruolo.

Siamo tutti oggetti e mai soggetti.

Siamo tutti complici compiacenti delle voragini create dalle nostre azioni.

E invochiamo Dio come essere indifferente, eppure siamo noi a brandire la mannaia con cui demolire, sezionare, sventare valori e emozioni, coscienze e eticità.

Siamo noi a usare gli eventi più atroci per darci una visibilità brumosa, per poter esistere, perché altrimenti saremmo solo sommersi dalle nostre colpe.

Si perché quel Barbablu lo abbiamo armato noi.

Siamo noi i non esempi dei nostri figli.

Siamo noi a creare addirittura il governate ideale, perché possiamo continuare a sollazzarci nella nostra lordura.

Siamo noi a non voler essere “educati”, perché significherebbe avere consapevolezza, significherebbe che il trauma venendo alla coscienza vigile, abbia finalmente la possibilità di costruire una società nuova.

Perché vedete, soltanto scendendo a patti con il dolore, vedendo l’orrore in faccia forse potremmo scegliere una via diversa, decidere di rompere l’insana catena.

E, invece, il nostro killer è uno sconfitto.

Cos’ come sono sconfitti i personaggi che lo circondano, personaggi che non lo aiutano certo a concepire una realtà diversa ma che reiterano e legittimano il suo istinto distruttivo.

Ma Duma si serve del pazzo per additare noi stessi come altri folli. Come altri zombi macchiati della peggior colpa: essere complici e compiacenti.

E la denuncia sociale che fa da sottofondo musicale al racconto delirante, è senza appello: tutti noi preferiamo essere marci, perché riuscire a risorgere come farfalle da questo mare di merda, costa fatica.

Allora è meglio assecondare l’onda, tanto poi alla puzza ci si abitua.

Non ho mai letto un Duma così cattivo.

Ma forse cattivo è un altro termine mutato da questo pazzo, inutile mondo: Duma è forse colui che, al pari, mio soffre vedendo l’essere perfettibile, colui coronato di stelle e gloria, rifiutare il dono di dio quello del libero arbitrio, per anestetizzare la parte più nobile di se stesso.

E se allora il dolore, la guerra, l’olocausto non ci stimolano a essere migliori a dire no, siamo irrimediabilmente un mondo destinato all’oblio.

Qui si tratta di vivere,

Non di arrivare primo

E al diavolo il destino,

E se non potrai correre

E nemmeno camminare

Ti insegnerò a volare

Guccini & Vecchioni

Ehi chi ci insegna finalmente a volare?

Sono stufa di veder razzolare a terra le galline affamate di in un momento di celebrità.

Annunci