La Quixote editore infaticabile, presenta “Tu non sei me” di Leta Blake. Imperdibile!

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Trama:

Segui Peter nell’estate dopo il suo ultimo anno di liceo, tra nuovi inizi, nuove amicizie e vecchi pesi sulle spalle.

Dopo un ultimo anno movimentato, Peter Mandel ha solo bisogno di staccare la spina. È l’estate del 1991, e la relazione segreta con il suo “migliore amico”, Adam Algedi, è in stallo, grazie alla partenza di quest’ultimo per l’Italia, dove va a trascorrere le vacanze. Alle soglie dell’età adulta, Peter ha solo un paio di mesi per scoprire chi è veramente senza Adam al suo fianco.

Ecco che entra in scena Daniel McPeak, un ragazzo più grande e responsabile, con una combriccola di amici gay e un’attrazione spietata per Peter. Trascinato nella novità dei gay club, Peter si imbarca in un viaggio tra nuove esperienze, buone e cattive, che lo porteranno in una stanza d’albergo e lo spingeranno a fare un’ultima scelta.

Ma Adam tornerà comunque, e ci sono delle promesse da mantenere. Mentre l’autunno si avvicina e il college lo aspetta, riuscirà Peter a liberarsi dalle catene contorte del primo amore? E qual è il vero ruolo di Daniel nella sua vita? È una piccola tentazione, o qualcosa di più?

L’autrice
Autrice di best-seller e accolta con favore dai lettori, il background scolastico e professionale di Leta Blake è rispettivamente psicologico e finanziario. Ma la sua passione è sempre stata quella per la scrittura. Ama inventare storie romantiche ed esplorare la psiche dei personaggi che inventa. Nella sua casa nel sud degli Stati Uniti, Leta lavora sodo per raggiungere un compromesso tra lavoro, scrittura e la sua famiglia

 

Dati libro

TITOLO: Tu non sei me
TITOLO ORIGINALE: You are not me
AUTRICE: Leta Blake
TRADUZIONE: Paolo Costa
AMBIENTAZIONE: Tennessee
COVER ARTIST: PF Graphic Design
SERIE: ’90s Coming of Age #2
GENERE: Young Adult
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 386
PREZZO: € 4,99 (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google Play, Store QE
DATA DI USCITA: 6 marzo 2019

 

“Per dirsi ti amo” di Luisa di Stefano. A cura di Alessandra Micheli

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Non ho mai amato molto le poesie d’amore.

Perché è molto difficile condensare un sentimento in versi, è difficile racchiudere un concetto cosi emblematico e sfaccettato, in poche righe.

Cosi, quando Luisa mi ha chiesto di recensire la sua raccolta, mi sono chiesta cosa potevo mai dire.

Io che l’amore lo considero parte integrante di un organismo, il suo regolatore dei cicli vitali, morte, vita, rinascita.

E mi sono ricordata la mia canzone preferita di Vecchioni: le lettere d’amore.

In questa melodia che ben si accompagna alla lettura di questa raccolta, intensa e delicata, dall’anima giovanile ma non adolescenziale, il noto cantautore dice:

Le lettere d’amore

quando c’è l’amore,

sono inutili

Vecchioni

Eppure in questo mondo stanco di spalancato dolore, in cui senso ci sfugge, in quella ricerca costante di una cima che vediamo sempre più lontana forse le poesie d’amore servono.

E allora invece di :

Tormentarci con un mondo assurdo e che invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo

basterebbe toccare il corpo di una donna,

rispondere a uno sguardo…

E scrivere d’amore, e scrivere d’amore,

anche se si fa ridere

anche quando la guardi

anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere

e non aver paura,

non aver mai paura

di essere ridicoli

Vecchioni

E allora Luisa fa bene a scrivere d’amore.

Fa bene a raccontarci le emozioni quelle che non può o non riesce a narrarci nel suo primo libro, Anime gemelle, perché in un libro contano le azioni e i fatti. Allora per non tralasciare qualcosa di cosi segreto e magico, si serve della poesia, della rima, del ritmo , per descrivere un percorso emotivo e non una vicenda, che non appartiene soltanto a Marcus e Jules ma a tutti noi.

Le ferite,

Resto immobile.

Lì al centro di un niente.

Sola, fragile e insicura.

Ho allontanato tutti da me

creando il deserto freddo e arido.

Ho eretto barriere invalicabili attorno al mio cuore,

una prigione che nessuno può aprire,

l’attesa,

Il sussurro del vento porta l’eco di mille voci,

voci che raccontano di speranza, di emozioni nuove da provare, di gente nuova da incontrare, di mondi nuovi che mi aspettano. Alzati e lotta: il suo incoraggiamento. Spera e ama: il suo messaggio.

La flebile speranza che la vita, dopo tutti gli abissi ci riservi un piccolo pezzo di cielo:

Ti cerco tra la gente

guardano i visi di milioni di sconosciuti

cercando Te…

Vorrei un nuovo sogno

a cui pensare…

Alzo gli occhi al cielo

in cerca di una stella cadente

a cui esprimere un desiderio.

Cosa sto cercando?

La risposta è semplice ma complicata:

TE … L’AMORE!

 

L’incontro impregnato di piccoli riti celati:

Che succede tra noi?

Cosa stiamo diventando l’uno per l’altra?

Dove ci porterà tutto questo?

Ti sto allontanando da chi ami veramente?

Ti sto impedendo di compiere il tuo destino?

Sei solo un rifugio in cui nascondersi

dopo la fuga dalla realtà che mi affligge?

Cosa sei per me?

Cosa sono per te?

C’è una risposta?

E il cuore che batte, un accadimento cosi scontato e invece un vero e proprio miracolo che la vita ci elargisce:.

È arrivato il giorno che attendevi.

Lo sento dalla tua voce,

me lo confessi con determinazione.

Vuoi aggiungere al fiume quella goccia d’acqua

che lo farà straripare,

rompere gli argini,

allagare i terreni circostanti

per poi ritirarsi mansueto,

dopo aver restituito purezza alle sue acque

inquinate di inganni e tradimenti.

La voglia di entrare dentro gli occhi dell’altro, abbeverarsi delal sua essenza:

Tutto quel rumore e il brusio scompare,

quando l’attenzione si rivolge verso l’uno o quell’altra persona,

nella ricerca del conforto come se fosse melodia,

sopra il rumore che annulla tutto e ci isola nei pensieri,

avvicinandoci nonostante ci troviamo soli,

soli tra la gente,

soli tra folla

che si risolve con un abbraccio e un bacio infinito

Le mani si stringono,

i corpi si sfiorano,

le braccia si avvolgono e poi si lasciano,

i cuori battono all’impazzata…

Le nostre bocche si uniscono

per il loro primo bacio

dolce e tenero inaspettato ma tanto desiderato.

Siamo sorpresi e felici.

E non importa se dopo la rosa sarà contornata di spine, se il prezzo per sentire quel cuore suonare come un tamburo significhi sorseggiare il dolore

Sono in una gabbia di disperazione.

Senza di te la mia vita non ha più senso

non ho più la forza per battermi

non ho più il coraggio di lottare

non ho più la voglia di vivere.

Perché quell’energia appena nata ci da il coraggio di guardarla quella gabbia e di scardinarne il lucchetto

E allora comprendo.

La gabbia in cui hanno tentato di rinchiudermi è solo un’illusione,

non scriverò mai la poesia Non siamo più noi

né la parola Fine al nostro amore.

Tra noi non potrà esserci mai una fine perché ci sarà sempre un nuovo inizio.

E assorbendo le emozioni che Luisa ha voluto imprimere a fuoco sulla carta, capisco che ha ragione Vecchioni:

solo chi non ha scritto mai  lettere d’amore  fa veramente ridere

Vecchioni

E forse anch’io magari AVESSI il tempo di poterle ancora scrivere…

Il nostro blog è lieto di presentarvi un nuovo eccezionale collaboratore che si occuperà della sezione articoli. E quale modo migliore di farvelo conoscere, se non attraverso i suoi scritti? Ecco a voi “Geremy Benthan. Una inquietante visita all’Università di Londra” di Alfredo Betocchi.

 

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Cari lettori, eccomi qua per parlarvi di un filosofo, ma niente paura, non è mia intenzione annoiarvi con pallosissime teorie incomprensibili.

Voglio parlarvi di un personaggio molto originale nei suoi comportamenti e nelle sue scelte. Si tratta di Geremy Bentham, filosofo, giurista ed economista inglese, nato a Londra nel 1748 e morto a Westminster alla veneranda età di 84 anni.

Di famiglia molto benestante, fu avviato dal padre a una carriera di avvocato e poi di giudice, molto considerata ed esclusiva delle classi abbienti. Il giovane Geremy rimase, però, disgustato dall’approssimazione dei giudizi e dall’ingiustizia diffusa nei tribunali e scelse la filosofia.

Aderì entusiasticamente agli ideali della Rivoluzione Francese, rimanendo però prudentemente in Inghilterra dato che teneva molto alla sua testa.

Scrisse diverse opere a sfondo morale e morì, nel 1832, tranquillo e pacifico, nel letto della sua villa di Westminster.

Molti anni fa, ebbi l’occasione di visitare la preziosa biblioteca che si trova nell’Università di Londra. Un mio amico professore mi raccontò un fatto inquietante a cui credeva fermamente.

L’illustre filosofo, ricco sfondato, lasciò in eredità alla prestigiosa Università Reale un vitalizio sostanzioso che, incredibile a credersi, viene versato dagli eredi ancora ai nostri giorni.

Avendo aderito agli ideali della Rivoluzione Francese, professava un anticlericalismo viscerale insieme a un ateismo militante. Nel lascito testamentario, Geremy Bentham stabilì che il vitalizio sarebbe stato erogato in eterno a patto che … il suo corpo, imbalsamato, fosse conservato all’interno della Biblioteca. Questo avrebbe dovuto essere portato nella Sala Professori ogni qual volta essi si riunivano in consiglio. Figuratevi la faccia del Magnifico Rettore dopo che il notaio ebbe comunicato le ultime volontà del loro mecenate!

Le somme versate annualmente da Bentham erano troppo importanti per poter sollevare obiezioni. Gli inglesi, si sa, sono un popolo pratico e tradizionalista. L’eredità fu così accettata. La salma del povero Geremy fu opportunamente imbalsamata e sistemata, seduta, su un apposito scranno di legno munito di ruote per il trasporto in Sala Professori. Le disposizioni testamentarie non finivano qui: il defunto aveva stabilito pure che, in caso di votazione, il Collegio dei Professori dovesse contare un voto in più… il suo! Ma come fare a sapere il parere dell’originale filosofo?

Ebbene, il Genio aveva pensato anche a questo: ogniqualvolta ci fosse stata da prendere una decisione in tema religioso, il voto di Geremy Bentham sarebbe stato inequivocabilmente “contrario”.

Il principio democratico di “one man, one vote”, qui si traduceva in “io pago quindi voto, vivo o morto che sia!” Sembra incredibile che nel 2019 si perpetui ancora questa prassi testamentaria, ma è così.”

E non è ancora tutto, miei cari stupiti lettori.

C’è dell’altro…e macabro!

Una mattina, agli inizi del secolo scorso, il Collegio dei Professori, fu riunito in Consiglio. I valletti portarono, come di consueto, lo scranno con Geremy Bentham al capotavola opposto a quello del Magnifico Rettore, addossandolo al bordo del tavolo in modo da non farlo cadere. Iniziata la discussione, di argomento religioso, questa prese una piega fortemente polemica. Le voci si alzarono e qualcuno, alterato, battè forte un pugno sulla tavola. Il colpo fu così violento che scosse il cadavere del povero Geremy, la cui testa si staccò dal busto e rotolò sulla tavola, piena di documenti. Immaginatevi la scena seguente!

Le professoresse si misero a strillare, qualcuna svenne e i più si ritrassero inorriditi dal macabro incidente. I valletti raccolsero pietosamente la testa e riportarono lo scranno dentro l’armadio dove veniva conservato.

I professori protestarono vivacemente per l’accaduto, dicendosi contrari a continuare quella ridicola sceneggiata. In seguito, calmatesi le acque, il Magnifico Rettore decise che la testa originale fosse rinchiusa in una scatola di legno da porsi sopra l’armadio.

 

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Fu predisposta così una copia in cera da sistemarsi sul busto del cadavere.

La tradizionale “inquietante presenza” fu mantenuta ma ora il filosofo è trasportato dentro il suo armadio chiuso con un’anta di vetro.”

Chi avesse occasione di recarsi al pian terreno dell’Università potrà vedere, a destra dell’ingresso, l’armadio con il corpo imbalsamato del singolare filosofo seduto alla sua scrivania.

Jeremy Bentham nell'armadio

 

Ma non è ancora tutto! La Biblioteca è ospitata in tre edifici adiacenti posti a forma di U.

I lunghissimi corridoi, pieni zeppi di scaffalature ricolmi di antichi volumi, sono divisi ogni 50 metri da porte che vengono chiuse ogni sera da un custode con chiavi differenti per ciascuna serratura che sono poi conservate in cassaforte. I custodi hanno giurato, in occasione della mia visita, che di notte si accendono luci in ogni tratto del corridoio, ora qui, ora là, sebbene nessuno possa farlo a causa delle porte rinserrate.

Evidentemente c’è un fantasma… e chi se non il nostro simpatico filosofo?

Questo fatto è per lo meno bizzarro!

Per un ateo, convinto che l’anima non esista, trasformarsi in un fantasma…è il colmo!