“Fermo, che la scimmia spara” di David Cintolesi, Porto seguro editore. A cura di Vincenzo de Lillo

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David Cintolesi, secondo me è un folle.
Questo è meglio metterlo in chiaro subito.
Un pazzo che, come tutti quelli appartenenti a questa bistrattata categoria, ha il coraggio dalla sua.
Quello che ti fa fare, pensare o scrivere, nel suo caso, cose assurde, incredibili o che la maggior parte dei lettori non condivide o ama.
Violenza, sesso, consenziente e non, dolori, soprusi, droga, depravazione, malvivenza, tutto sapientemente mischiato senza dilungarsi troppo nelle descrizioni, ma raccontando con ironia storie e episodi curiosi o incredibili, in cui spesso il lieto fine non c’è.

Come succede nella vita reale, d’altronde.

La follia dei nostri giorni enfatizzata, portata all’eccesso, spinta oltre l’inverosimile, con sprazzi di macabro humour scritta con un ritmo frenetico e furioso, che non ti fa staccare gli occhi dalle pagine nemmeno per un attimo, lasciandoti in balìa delle parole che a volte ti colpiscono come macigni ed altre ti cullano dolcemente, in questa alternanza di emozioni che dura dall’inizio alla fine del libro.

E allora ecco due giovani donne disinibite ad una festa trasformatasi di colpo in un festival dell’horror, tra bullismo, violenza gratuita, cannibalismo, divagazioni politiche, sesso musica, droga e rock&roll.

Oppure la storia di Fabio, il racconto che più mi è piaciuto, che è un vero e proprio elogio alla sfiga.

Quella di un giovanissimo balbuziente e insicuro, schiavo dei suoi ormoni, come chiunque nell’età adolescenziale, che cerca in tutti i modi di riuscire a procurarsi la sua “prima volta”, con risultati esilaranti, imbarazzanti, tragici.

O, nel racconto che dà il titolo al libro: Fermo o la scimmia spara, in cui scopriamo di cosa può essere capace una moglie tradita.

Insomma un poutpourri di generi, che si susseguono per tutti i dieci racconti, scritto da un autore che io ho definito “folle”, ma solo per omaggiarlo di un termine che spesso è affibbiato a coloro i quali hanno il coraggio e la forza di guardare oltre.
Oltre il bon ton, oltre il giusto o sbagliato e oltre la decenza.

Affrontando temi delicati, non sempre ben visti, a volte addirittura scorretti politicamente.

Alla fine di ogni racconto non saprete se ridere o piangere, perché ognuna di queste reazioni, intese come opposte, vi sembrerà fuori luogo.

E questo, a mio avviso, è un gran successo.

Caro David, bravo.

Il tuo libro ironico, a tratti onirico e in ogni caso sui generis, per me ha i tratti della genialità.

Qualità che spesso troviamo nei folli.

Scusa se insisto.

 

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