Review party “Il party” di Robyn Harding, Casa editrice Nord. A cura di Francesca Giovannetti

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La famiglia Sanders conduce un’esistenza apparentemente perfetta: il padre ha un ottimo lavoro, la madre un impiego come freelance che le consente di seguire i figli, Hannah e Aidan.

Ma dietro a tanta apparenza si nascondono i segreti di ognuno di loro: Jeff non è il padre perfetto, Kim non è la madre realizzata e felice e Hannah, la figlia maggiore, non è l’irreprensibile adolescente con ottimi voti.

Il velo si squarcerà dopo la festa dei sedici anni di Hannah, quando, dopo un terribile incidente subìto da una delle invitate, l’intera famiglia precipiterà in un incubo.

Il tema dell’apparenza perfetta che nasconde troppi lati oscuri è uno scenario ricorrente in più di un romanzo, ma in questo caso l’autrice è una vera maestra nel far salire il livello di inquietudine nel lettore.

Scavare dentro gli animi dei personaggi è una prova difficile, scavare dentro quelli di personaggi particolarmente complessi e sfaccettati è ancora più duro. La caratterizzazione rasenta quasi la perfezione.

Pochi e precisi tratti fisici e una moltitudine di sfumature interiori.

Impariamo a conoscere la famiglia Sanders pagina dopo pagina, a tal punto che ci diventano familiari anche gli aspetti contraddittori dei loro caratteri.

Jeff, padre di famiglia e uomo di successo, ribelle ma nello stesso tempo succube di una moglie che pretende la perfezione da chiunque la circondi; la tanto odiata Kim, madre severa e intransigente, accecata dal bisogno di mantenere una facciata che si sgretola lasciandola impotente e costretta all’accettazione e infine Hannah, adolescente complicata, combattuta fra l’essere e l’apparire, decisamente consapevole del giusto e dello sbagliato: ma riconoscere ciò che giusto non significa automaticamente essere in grado di seguirlo.

Sul fronte opposto Lisa e Ronnie, madre single con una figlia ribelle e fuori dagli schemi. Le due realtà si scontreranno e sarà guerra aperta, su tutti i fronti.

E dalle case perfette nei quartieri alti di San Francisco si passa all’ambiente delle scuole esclusive, popolate da ragazzi viziati e noncuranti delle regole, pronti a bullizzare e a infierire sul più debole.

Uno spaccato della classe agiata americana e dei loro figli, un quadro impietoso che fa paura, perché non distante da alcune realtà che entrano nelle nostre case sotto forma di notizie del telegiornale.

Rimane attaccata addosso, dopo aver terminato la lettura, la sensazione di profonda impotenza davanti all’imprevedibile.

Una festa, un incidente, un eccesso di ribellione adolescenziale buttano per aria progetti, sacrifici e aspirazioni. Può essere così fragile ciò che faticosamente si è costruito?

La risposta è sì, un sì pronunciato a denti stretti e spaventosamente amaro. E non ci sono ricette, arrivati a quel punto, che possano rimediare.

Un romanzo con una trama interessante e piena, con una portante vena psicologica.

Un libro che si legge di un fiato, nonostante tematiche attuali molto difficili da comprendere e gestire.

Una costante attenzione all’animo di tutti i personaggi, principali e secondari, che pone l’accento sull’abilità della scrittrice.

Consigliato.

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