Anteprima. “Storia di un amicizia coraggiosa” di Laura Fogliati, Panesi editore. A cura di Alessandra Micheli

Storia di un'amicizia coraggiosa - Laura Fogliati.jpg

Uno dei miei brani preferiti di Roberto Vecchioni (già vi vedo sbuffare eh miei lettori) è senza dubbio comici spaventati guerrieri. Credo che mai brano sia più adatto per descrivere non solo lo spaesamento dei nostri ragazzi, ma sopratutto la società che li ospita.

E mi spiace dirlo, sarà ultra tecnologica, sarà una società che è stata capace di grandi conquiste sociali e politiche, ma per eseguire il balzo in avanti nel progresso scientifico, ha sacrificato sull’altare del successo tanti, troppi valori.

Anche i libri oggi non fanno altro che celebrare effimeri concetti, che hanno come punto focale l’essere strepitosi, eroi, punte di diamante di una società che ci appare brillante e seducente. Essere perfetti, almeno sulla forma.

Quanto alla sostanza, beh dubito che si sappia davvero cosa sia.

Questo inneggiare al consumo precoce, questo reiterare un assenso silenzioso alla venerazione tacita del potere, lo ravvisiamo in tutti i media che sono i primi enti socializzatori dei giovani.

Programmi, serie TV, reality, in cui è tutto a portata di mano, in cui conta apparire, in cui il possesso striscia furtivo nei solchi di quelle menti paragonabili a bianchi fogli luminosi.

E basta una distrazione perché si riempiano di ghirigori senza senso, piuttosto che di storie incredibili che inneggino alla forza della quotidianità.

Oggi il vivere comune, quello dotato di semplicità e al tempo stesso di uno spessore difficile da rendere pubblico ( è più facile postare la foto di un evento, di una festa piuttosto che della sensazione di pura serenità che ci dà l’essenzialità di un tramonto) è abbastanza svalutato; si rischia cioè di scambiare la tranquilla routine senza terreni scoscesi, e impervie, ripide discese perigliose, con la banalità. E questo ci rende decisi e orrendi , mi si lascia dire, modelli per quei giovani che si sentono oggi persi, spaesati, immersi in un mondo tutto da scoprire.

Ecco perché ritengo indispensabili porre alternative ai modelli di oggi, quelli che prospettano il successo come unico idolo da venerare, quelli che raccontano che è il potere, la capacità di sottomettere l’altro ai nostri desideri, l’unica vera strada per essere felici.

Quella della Folgiati è una storia intensa e al tempo stesso semplice (che meravigliosa parola la semplicità, cosi carica di significati profondi e cosi poco attenta alla forma) può dare ai ragazzi più spunti di riflessione di quanto potrebbe fare una lunga sterile lezione.

Storia di un amicizia coraggiosa è proprio questo: il coraggio di sperimentare e di provare a cambiare interpretazione al nostro oggi. Di provare un qualcosa che non si vende su Ebay ma ci è stato dato in dotazione da quel dio sconosciuto: compassione e empatia. Michele è il simbolo di tanti nostri ragazzi.

Si sente diverso, e forse terribilmente solo in quel difficile e spaventoso viaggio che è l’adolescenza.

E’ un piccolo ibrido, né uomo né bambino, è pronto a spiccare il volo ma ha pochi sicuri, e certi riferimenti.

La sua scelta è tra il conformismo e l’esclusione.

O almeno è quello che sembra emanare in ogni pagina.

Michele è un vulcano di energie, una mente acuta e curiosa, che però non sa quali strade intraprendere per sviluppare quegli straordinari talenti.

Ecco i ragazzi di oggi.

Pieni di possibilità, dotati dall’evoluzione di una mente agile e piena di risorse, ma senza una mappa con cui imparare a scoprire il proprio territorio.

Michele si isola, buttandosi a capofitto nella sua passione, costruendosi un mondo incantato tutto suo, però, poco aderente alla realtà.

Immagina, sogna e progetta.

Vuole conoscere ma non sa COME conoscere.

E non è un caso che questo splendido archetipo di giovane sia appassionato di…volatili.

Eh si, in questo libro straordinario non ci sono gattini né canidi, ma ci sono loro, gli uccelli.

E perché è rilevante questo dettaglio?

Perché il simbolo che essi potano con se è fondamentale non solo per l’esistenza dei ragazzi, ma per la nostra.

Ricordate l’agghiacciante film di Hitchcock uccelli?

In una normalità quasi sonnacchiosa, improvvisamente i volatili paciosi divengono armi assassine, pronte a ferire a morte l’uomo. L’uomo dominatore, l’uomo costruttore di mondi e significati diviene lui la vittima e il bersaglio.

E sapete cosa significa?

Gli uccelli nel simbolismo rappresentano….i pensieri. Rappresentano l’anima e le energie che la nutrono.

E per dirla con la teoria celtica, l’anima sapete dove è collocata?

Nella testa.

Mente, pensiero e anima.

Sono le basi su cui si sviluppa la vita umana.

E qualora il pensiero stesso, le energie che lo animano e che formano quel qualcosa che ci rende i custodi della creazione, non sono perfettamente integrate, non sono conosciute, o sono represse come nel film del grande maestro, divengono armi capaci di distruggersi. E cosi il nostro Eroe curioso, deciso a conoscere proprio i volatili dai mille colori, dalle mille forme e dalle diverse abitudini, decide di rinchiuderli in una grande voliere.

Le emozioni, i sentimenti, insomma le Energie che ci rendono speciali, spesso sono rinchiuse in gabbie dorate, e noi siamo li a osservarle, in un ambiente protetto, quasi ovattato.

Decisi a divenirne amici.

Peccato che privare della libertà un qualcosa, seppur con ottime intenzioni, significa snaturarla.

Porre un vivente o anche un pensiero, dentro il circuito chiuso di una costruzione, che sia gabbia o concetto non ce lo fa conoscere. Ma lo rende ancora più distante.

E nemico.

E perciò ostile.

Gli uccelli che Michele rinchiude nella voliera sono si riveriti e curati, ma non riescono a esprimere la loro vera natura, perché inseriti in un contesto artificioso.

Ed è in quel momento di chiusura, di frustrazione, grazie alla magia che contraddistingue la nostra capacità di imparare, Michele riesce a sentire la voce dei suoi prediletti.

Riesce a comunicare con loro.

E sapete perché?

Perché la sua intenzione positiva, seppur espressa in modo poco proficuo, lo rende idoneo a sperimentare uno dei più begli eventi del ciclo vitale: imparare.

Michele apprende.

E apprendendo cambia.

Dal possesso passa alla meraviglia e all’amore, la basa essenziale per creare ogni rapporto sano.

Ed è in quel magico momento che Michele si arricchisce di valori, di una diversa interpretazione della vita, della sua esistenza e di quella del mondo in cui vive.

E si apre all’esterno.

La sua passione non diviene più un rifugio, diviene lo strumento di conoscenza per continuare a imparare, e re-imparare in un costante flusso vitale.

Michele non assimila solo a vivere nel macrocosmo (ambiente) non impara solo a lasciare che l’amore scorra.

Michele impara a parlare con i suoi pensieri.

E a farci amicizia.

Perché senza fare pace con l’inconscio, senza volerci bene, senza rispettare noi e la nostra complessità, non potremmo mai rispettare l’esterno.

Come come dentro cosi come è fuori,

diceva la bellissima filosofia ermetica.

Ed è questa che la bravissima Laura Fogliati con una semplicità ricca e feconda, ci ricorda.

Ecco che il suo libro non è solo per i ragazzi, ma per tutti noi che abbiamo scordato chi siamo, troppo impegnati alla ricerca inammissibile.

Dell’irraggiungibile.

E magari questo momento di riflessione, di incanto, ci porterà a conoscerci e capire che spesso il nostro tentativo di amare non è altro che possesso.

E il possesso ci preclude un intero mondo di bellezza.

Semplicemente, non avevi mai provato a metterti nei loro panni. Assecondavi solo l’egoismo che ti spingeva a possederli. Ma non abbiamo a che fare con dei trofei… sono esseri viventi,

Ecco.

Noi non viviamo in un eterno reality, fatto di vinti e vincitori.

Di voti da casa per giudicare la nostra fruibilità sociale, la nostra avvenenza esteriore, il nostro indice di gradimento.

Viviamo in un cosmo con le sue regole, i suoi legami.

E noi ci siamo immersi, ne facciamo parte.

Allora non ingabbiate i vostri pensieri, lasciateli volare.

Magari vi parleranno e diventeranno non più dei mezzi per ottenere qualcosa, ma i vostri migliori amici.

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