“Sembianze dei silenzi” di Debora Cappa, Eretica editore. A cura di Alessandra Micheli

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I silenzi fanno paura.

Perché è quel vuoto che contengono in grado di moltiplicare le voci. Eppure è nel silenzio che noi ci formiamo, nel silenzio che riconosciamo le forme dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

Il silenzio non è privo di rumori, è più che altro una dimensione interiore dove la cacofonia assordante della società e della nostra vita si acquieta per prendere altre sembianze, più intime e personali.

Ecco perché la paura, paura di noi stessi di ciò che si troverà all’interno di quel territorio sconosciuto chiamato anima.

E nella ricerca disperata quasi ossessiva di un senso, Debora colora i suoi silenzi di mille sfumatura.

Dal dolore, dalla solitudine e infine con l’amore, quello che divine più che altro una tensione verso un ideale, quella spinta per osservare in modo più acuto tutto ciò che ci circonda.

La poesia di Debora è molto lirica, elegante e con una classe indubbia, ma contiene quella semplicità che parte dalla sofferenza quel dolore da cui tutti rifuggiamo ed è in esso che la donna si ritrova e riesce a dare quel senso tanto agognato.

Ed è proprio

Quando adagi

lo sguardo

in certi silenzi,

cerco,

gelosa di quella distanza,

allora riusciamo a ritrovate:

uno spiraglio arioso,

un varco luminoso,

nella solitudine

momentanea della tua mente.

Una ricerca, dunque, tra il simbolismo del ricordo, che racchiude il segreto del tempo che passa

Forse

vaga triste

tra il peso dei ricordi,

fuliggine amara

d’un vissuto

rinnegato dal cuore.

Ed è la poesia catartica che come un balsamo cura ogni ferita prodotta da quel cozzare dell’anima sensibile contro lo scoglio della vita e Debora è come l’albatros di Baudelaire, che tenta disperata di elevarsi al di sopra di quel mondo che è troppo stretto per quella mente capace di viaggiare tra i vicoli del nostro io, illuminandoli con la luce della scrittura:

Quasi prepotente,

ma delicata inonda

oltre i vetri

l’intimità

della mia stanza,

del rifugio pudico

dei miei pensieri,

riduce le ombre,

staglia i contorni,

evidenzia gli angoli nascosti,

ammorbidisce gli interstizi.

Acceca, calda,

i silenzi,

irruente

li colma di ricordi

di quell’amore,

con cui mi rapirono

i tuoi occhi, assetati di dolcezza, scavandomi nel fondo,

fino

a toccarmi l’anima.

I silenzi li combatte con il ritmo, i versi, le immagini idilliache e anche quelle colorate di disperazione

Paiono inanimati,

freddi,

eppure strano

è il

dolore insito,

che li appesantisce.

Umide di pianto

le stoffe d’abiti

indossati per amori

sotterrati in fondo a bauli

mai del tutto

chiusi da una parte del cuore.

Li combatte la speranza, quella usata per comprimere le cesura che la nostra anima si procura nel suo vagare:

Ho tentato

certosina di pazienza,

comprimendo dignità,

di riattaccarli

in modo perfetto,

nascondendo

lacrime e crepe

Consapevole costantemente che forse sono proprio quelle ferite, quelle crepe a donargli il segreto della parola:

Così roteano

frammenti d’esperienze,

quasi schegge impazzite,

tappeto di vetri rotti

su cui adagiare il cuore,

freni invisibili,

quanto invalicabili del vivere.

Debora danza con le sue emozioni.

Non le nega non le rifugge ci si immerge e ne vesce Dea bellissima oscura quasi rinvigorita, come se le bevesse fino in fondo.

Ed è in quel mare burrascoso chiamato poesie che la poetessa si sente libera

Respirare il

mare

dona respiro all’interiorità.

È un diapason

delle emozioni,

che rallenta affanni,

modulando pensieri

e calmando battiti

il suono ondoso

dalla delicata cadenza.

Sotto un primaverile

cielo terso

di luminoso celeste

accarezza lieve

l’anima

quell’immensità incommensurabile, di cui mai paga

è la vista.

Sono suoni che sgorgano a irrorare I campi spesso troppo inariditi di una sensibilità troppo assuefatta all’immediato, all’apparenza.

Alla volontà di esistere.

Debora è quasi soffusa e al tempo stesso corporea, fa del verso la sua arma e il suo regalo a noi che sedotto la leggiamo cercando di imprimere ogni parola dentro il nostro cuore, perché ogni verso parla davvero di noi.

Catarsi

nello scrivere,

ricerca infinita

di se stessi,

divenire d’attimi,

evoluzioni infinitesimali,

per fermare il tempo

in fotogrammi

meno sfocati.

Utopia inguaribile

il tentare

d’essere capiti

o addirittura amati,

oltre

le sembianze lucide

dell’apparenza.

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