“Giardino d’autunno” di Roberto Chirico, Haiku edizioni. A cura di Rita Scarpelli

 

L’autunno è la stagione della quiete e della riflessione.

I desideri si affievoliscono e lasciano spazio ad atmosfere oniriche caratterizzate dal distacco e dalla chiusura in se stessi, in una sorta

di raccoglimento con il proprio io.

Cadono le foglie marroni, gialle, rosse, rinsecchite, che come

mummie delicate si posano sul pavimento, icone della morte esteriore.

La meditazione prende il posto delle passioni e dell’energia, mentre nell’intimo alberga l’angoscia della morte apparente e la malinconia dei ricordi sui quali il nostro animo indugia come un amante che vive di quel solo amore. Pensieri profondi e intimi testimoniano la fase della maturità e della fine dell’esperienza carnale e vibrante.

Un uomo straniero in terra straniera, una vecchia signora folgorata dall’eterna giovinezza e un giardino che racconta il rapporto fra uomini e donne.

Questi i tre i protagonisti del romanzo “Giardino d’autunno” di Roberto Chirico.

Insieme all’autunno.

Amish, arrivato da molto lontano fino a Bologna per migliorare, in quella stessa Europa dove i rapporti fra i sessi sono liquidi, dove si consente alle donne di indossare jeans e minigonne, la sua vita.

Amish che di Bologna vuole godere della possibilità di avere un posto di lavoro equamente remunerato e una quotidianità dignitosa ma che non è disposto a accettarne il valore assoluto della parità di diritti fra gli uomini e le donne.

Amish scese dall’autobus, semivuoto a quell’ora del mattino. Poche persone erano sprofondate nei sedili e nei loro cappotti autunnali, parte di un’umanità che si aggirava per le vie di Bologna, ognuna verso la propria piccola meta. Si lasciò alle spalle quelle figure silenziose ed evanescenti, intente a vagare con lo sguardo oltre il finestrino, immerse nei loro pensieri. Una volta fuori fu investito da una leggera frescura e tirò su il bavero del pastrano per coprire del tutto il collo. Sebbene fossero passati da poche settimane, erano così lontani i bei tempi dell’estate appena trascorsa, con i suoi colori, la sua vitalità, il suo intenso calore.”

Zaira, una donna avanti negli anni che ha fatto della passione per la vita l’antidoto per la vecchiaia e che cerca un “uomo di compagnia” perché non vuole rinunciare al confronto con l’altro sesso e, soprattutto, continua a giocare l’arma della seduzione fino alla fine.

Zaira che è stata un tempo vittima e un tempo carnefice nelle relazioni amorose vissute e che è in grado di entrare nell’animo di Amish per istillare in lui il seme del dubbio che l’amore non possa essere possessione.

Amish si accorse subito che era piacevole starla ad ascoltare, perché il tono di voce e l’atteggiamento davano grande solennità alle cose che diceva. Quella donna avrebbe potuto parlare delle cose più inutili e frivole del mondo con la capacità di saper interessare, se non addirittura ammaliare, il suo uditorio.”

Infine il giardino, un immaginifico mondo di simbolismi regalati dalla natura che svela e rappresenta il complicato interagire delle relazioni uomo donna, introducendo Amish in un sottobosco nel quale cogliere i segnali più nascosti per percepire l’alterità di genere.

Il giardino che vive della vita di Zaira e che muore quando cala il sipario sull’esistenza della donna, come una scenografia da film kolossal.

In qualche modo, per il solo fatto di entrare in quel giardino, immaginava di essersi insinuato nella vita della signora, una donna che ancora non aveva avuto l’occasione di conoscere, ma con la quale sentiva già di condividere un mondo intero.”

E infine l’autunno, che accompagna il percorso di Amish dalla cieca convinzione che l’amore consista nell’avvolgere l’altro dentro le proprie spirali fino alla folgorazione che solo attraverso il mettersi in sintonia con i bisogni dell’amata può avere senso una passione.

Lo straniero, la diva, il giardino della diversità di genere e l’autunno con i suoi colori e i suoi simbolismi di attesa e di morte per la vita sono gli aquiloni che volano nel cielo del romanzo scritto da Roberto Chirico.

Portando il lettore a sollevare lo sguardo molto in alto, dove tutto è possibile, persino un mondo dove esiste l’essere umano piuttosto che la diversità di genere, dove la vita finisce quando smettiamo di coltivare le passioni, dove la natura è madre e mai matrigna e soprattutto la stagione del depauperamento e dei colori tenui è presagio di crescita e di luce per chi sa guardare oltre le nubi.

 

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