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Ho letto Io sono la divina guidata dal mio infallibile fiuto letterario.

E’ una sorta di pizzicorio nel naso (tranquilli non è allergia) che mi fa diventare il segugio dei significati.

Si perché qualcuno di voi si rassegnasse; per me il significato del libro è come il tartufo.

Da sapore e gusto alle pietanze, ossia i testi.

E il tartufo/libro va saputo cercare, va rintracciato seguendo la sua scia, va apprezzato dai palati che si devono abituare alle variopinte stratificazioni di sapore, che titillano il palato e gli fanno provare l’estasi. Ma ricordatevi che il tartufo all’occhio è un orribile tubero, nero e bitorzoluto.

E cosi, spesso, il libro può forviarci presentandosi come caotico, ribelle verso le tecniche letterarie, bestemmiatore quasi dei capisaldi del nostro concetto attuale di letteratura.

Spesso noto lettori sconvolti dalla scoperta di un tomo che rifiuta di seguire i canoni prestabiliti, che è irriverente e ironico ma usa questa emozionalità particolare per darci un’altra prospettiva, un altra visuale, un altra interpretazione del reale.

E mi chiedo, davanti al flusso di coscienza della mia amata signora Dalloway, cosa proverebbero?

Eppure la Woolf, con quel racconto è riuscita a dare voce alle donne, è riuscita a farci comprendere la complessità dell’animo umano.

Paola Tassinari ci inganna con la trama.

La protagonista Rosaspina, si trova di fonte nuda e splendida, alla sua creatività cercando di raccontarci, apparentemente, tutti gli step fondamentali dell’arte dello scrivere.

E’ in cerca di ispirazione, vive tutto in mondo profondo e empatico, con un susseguirsi di riflessioni che sgomitano quasi per venire alla luce.

Ci ritroviamo di fronte un’ennesima Dalloway, diversa eppure antica, forse molto moderna, meno imbrigliata in ruoli rigidi che la società impone, e meno errori, meno rinunce ai sogni giovanili, che si manifestano nei suoi adorabili deliri.

Ma attenzione.

Questo è quello che vuole farci credere la Tassinari.

Ma gli indizi del vero intento del testo li sparge ovunque.

Sono indizi che partono dal recupero etimologico delle parole, persino quelle meno blasonate che corrisponde al recupero stesso del senso non solo semantico, ma filosofico che sta alla base del concetto.

E cosi immette nel racconto della sue peregrinazioni alla ricerca del libro di successo, iniziando da Dante e Nostradamus.

Due cervelloni, due grandi filosofi ma sopratutto…due iniziati tacciati oggi di eresia.

E Rosaspina non ci sta a raccontare il suo amato Dante come un eretico contro la chiesa, perché la sua divina commedia non è altro che il tentativo d’amore di rinnovare e di cambiare la scacchiera di quei tempi assurdi.

Dante credeva che un impero basato sulla religione fosse ancora possibile.

Questo perché l’idea politica che vedeva nell’imperatore il collante capace di tenere assieme l’intero organismo sociale, aveva e ha dimostrato oggi tutta la sua rischiosità scellerata.

Porre un uomo al potere senza le dovute limitazioni, senza che il potere si fondi su un patto tra cittadini e sovranità, senza un ente superiore, che sia ideale o che sia divinità a controllare e legittimare l’esercizio del potere, è un grosso rischio.

Un sovrano autocrate è un sovrano che non si sente custode, o servo responsabile della volontà superiore.

Un uomo che pensa con la sua testa e persegue i fini che si è proposto senza pensarci due volte.

Il sovrano senza Dio, senza sacro è il sovrano di Machiavelli.

Per Dante, invece, il potere giungeva dall’alto, da una concezione diversa del suo esercizio governato da leggi etiche che trascendevano l’umana limitazione.

E questo concetto, espresso da Dante e dalla teoria medievale, non può non richiamare una lontana, ma strabiliante concezione: quella della Maat egizia.

Vedete, il faraone non era l’autocrate, il depositario di un potere assoluto. Era la sentinella, un guardiano posto in terra dalla congregazione divina residente in cielo e sottomesso alla cosiddetta idea di ordine cosmico. Giustizia, equità, rispetto per il sopra come per il sotto, del cielo e della terra, era soggetto a confini ben delineati: una volta superati la sovranità era revocata e lui condannato alla pesa del cuore.

E alla orribile fine di chi non superava il tribunale divino, ossia sparire nell’oblio.

E questi concetti si espressero poi in un altra filosofia che permea l’intero testo della Tassinari l’ermetismo.

E dall’ermetismo allo gnosticismo il passo è breve.

Lo gnosticismo era il tentativo ultimo di potare il cielo in terra, e di tornare a essere scintilla divina, strappata dal dio potere, dall’arrogante e rinchiusi un una forma che non era più la manifestazione della sostanza, ma una gabbia da cui era difficile fuggire.

Non è un caso che la vera ricerca di Rosaspina è quella interiore; lei deve trovare il suo centro e lo può fare soltanto se inizia il percorso di consapevolezza aiutata dai misteri sparsi per tutto il nostro mondo, piccoli luoghi in cui il potere di guarigione dell’esoterismo può svilupparsi in flussi di coscienza acuti e capaci di devastare il nostro sonno.

Per tutti gli esoteristi, l’uomo dorme.

E’ addormentato e vive e si muove in un terreno stato di torpore.

Persino un religioso cattolico, Antony De Mello lo racconta e denuncia nel suo messaggio di un aquila che si crede un pollo.

E non è un caso che il nome della protagonista sia proprio Rosaspina.

La conoscete la bella addormentata?

Beh vi svelo un segreto.

Non è una semplice fiaba, ma una vero e proprio racconto iniziatico.

La bella addormentata è colei che decide di intraprendere il cammino spirituale.

E’ dormiente, vive in un perenne sogno.

Ed è imprigionata nella foresta di spine da una strega malevola.

E’ il bacio del principe che la riporta in vita, nella sua realtà che appare cosi trasmutata.

Ma il principe non è il racconto dell’amore salvifico a della consapevolezza.

Infatti, il bacio era la modalità di trasmissione del segreto inziatico.

E non è un caso che Rosaspina si trovi nei pressi di Rennes Le Chateau e con le sue leggende e i suoi racconti.

Rennes è uno dei nodi energetici che attraversano il nostro mondo reale. L’Aude stesso è un luogo magico, un pentacolo fatto di rocce e fonti.

E il pentacolo non è che il simbolo più importante di protezione, e di consapevolezza

Io sono la divina, quindi è l’acquiescenza del nostro vero status: scintille divine.

Ecco perché io sono.

E noi siamo davvero, forse, pneumatici in grado di risvegliare o spirito assopito in noi.

E lo possiamo fare viaggiando come la nostra Rosaspina nei meandri dei pensieri e delle concezioni filosofiche e spirituali.

L’Uomo da secoli tenta di liberarsi, di uscire dalla caverna platoniana.

E un libro, e la Tassinari lo sa, non è altro che la chiave.

Avrete il coraggio di aprirla quella porta?

quindi il cavaliere ha trovato la sua Mariola, l’amore perduto e ritrovato… torneranno a fiorire il vino e le viole.

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