Graus Edizioni presenta alla Sala dell’Università PALAZZO GRANAFEI NERVEGNA Via Duomo, 20 BRINDISI Sabato 13 aprile 2019 ore 18,30  il volume   CUORINERI Il direttore di Simona Pino d’Astore

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Intervengono con l’autrice i personaggi principali del libro

Luigi Patisso detto Il Direttore

Franco Altavilla detto 14

Luigi Narcisi detto Il Pazzo

Modera

Isabel Martina – Criminologa investigativa

Reading a cura di

Elda Donnicola – Giornalista

Se nasci in un posto dove la battaglia quotidiana per sopravvivere è ormai sfociata in una guerra, non sei un bambino, non puoi permetterti di avere un’anima. Sei solo una vittima ignara di altre vittime, sei un condannato, anche se ancora non lo sai.

È un romanzo/inchiesta, ispirato a fatti realmente accaduti, Cuorineri di Simona Pino d’Astore, pagine 175, euro 15, rientrante nella collana Black Line della Graus Edizioni.

Sullo sfondo di una Brindisi deturpata dal contrabbando, dallo spaccio e dalla corruzione, s’intrecciano le vicende di Franco Altavilla, Luigi Narcisi e Luigi Patisso.

Tre nomi reali, tre storie vere segnate da rapine, omicidi, reati penali scontati in carcere per conto di una criminalità organizzata che sembra essere l’unica strada da percorrere per questi tre personaggi, figure portanti nella trama del libro.

Il romanzo, infatti, sottolinea come diventare professionisti del malaffare (così li definisce l’autrice) sia la diretta conseguenza di un’infanzia dominata dalla povertà e dalla privazione, da genitori anaffettivi o violenze domestiche; di un’adolescenza in cui l’ossessione di arricchirsi diventa un bisogno impellente, così come la necessità di emergere nel ruolo di leader del gruppo.

Agli occhi dei tre bambini, poi divenuti uomini, quindi, la vita del mafioso appare come una chiave d’accesso all’agiatezza e alla gloria a cui hanno sempre aspirato.

Ben presto, però, questo stile di vita ardentemente desiderato costringerà i personaggi a sacrifici sempre più grandi: la salute, gli affetti, l’integrità morale.

Sarà proprio il richiamo di quest’ultima che porterà Narcisi e Patisso alla decisione di voltare pagina, di cominciare a vivere all’insegna dell’onestà, di investire in istituzioni cittadine non più corrotte, sostenendo la candidatura di Anna, ex-compagna di classe di Narcisi, come sindaco di Brindisi.

Da questo si evince il punto cruciale di tutta la narrazione, il destino della città e quello dei tre uomini sono uniti da un legame inscindibile: così come l’ambiente ha determinato le loro scelte di vita, il loro cambiamento etico potrebbe perfino arrivare a salvare Brindisi, a liberarla dall’alone di corruzione che la sta lentamente annientando.

L’autrice

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Simona Pino d’Astore nasce a Brindisi, città dove vive con il marito e i suoi tre figli. Dopo aver intrapreso gli studi in Giurisprudenza accrescendo l’interesse per la criminologia, si dedica al giornalismo, scrivendo per diversi quotidiani e riviste, oltre a ideare e condurre programmi a livello locale. La sua predisposizione per la scrittura e la poesia la portano a elaborare diversi manoscritti, ancora inediti. Un’altra sua passione è stata la politica, alla quale si è dedicata per diversi anni, per poi divenire abile consulente di marketing politico, mietendo successi e soddisfazioni in questo campo.

Da qualche anno ha intrapreso l’approfondimento di vicende reali, soprattutto di cronaca nera e del mistero.

Cuorineri, edito da Graus Edizioni, è il suo primo romanzo.

Dati libro

Titolo Cuorineri – Il Direttore

Autore Simona Pino d’Astore

Collana Black Line

Genere Romanzo

Formato 15×21

Pagine 176

Prezzo €15,00

Uscita Aprile 2019

Isbn 9788883466908

Target Dedicato a chi si interessa a tematiche di rilievo

socio-culturali

 

 

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La Triskell editore presenta “Quando torna il sereno” di Nuel. Imperdibile!

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Sinossi:
Daniel sapeva che tornare a Chesteridge non sarebbe stato facile. Aveva messo un oceano tra sé e l’uomo che amava pur di dimenticarlo, ma quando si ritrova Alex davanti deve fare i conti con un sentimento che non è mai passato davvero.
Alex è ancora più bello di come lo ricordava e ancora più inaccessibile adesso che sta per sposare Caroline, la donna impostagli dal padre e che Daniel odia con tutte le sue forze.
Eppure, se c’è qualcuno che li vuole insieme è proprio lei, l’unica a conoscere i loro trascorsi e la paura di Alex di deludere le aspettative di quel padre per cui è disposto a rinunciare a tutto, anche all’ultima possibilità di essere felice con l’uomo che non ha mai dimenticato.

Dati libro 

Data di pubblicazione: 1 Aprile

Collana: Rainbow

Titolo: Quando torna il sereno

Autrice: Nuel

ISBN EBOOK: 978-88-9312-500-0

Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 100 pagine

Prezzo Ebook: € 2,99

Il blog presenta:”L’istinto altrove , la nuova raccolta di poesie della bravissima Michela Zanarella. Da non perdere!

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Michela Zanarella torna in libreria con una nuova raccolta di poesie: ‘L’istinto altrove’ edito da Giuliano Ladolfi Editore. Un libro intenso e profondo composto da 72 liriche che diventano canto e indagine dell’anima, un viaggio autentico nei sentimenti. Dacia Maraini che ha curato la prefazione scrive:

 

“In questa raccolta di poesie dal titolo emblematico Michela Zanarella sembra voler far sua la natura stessa del linguaggio poetico che riesce a scavare e mettere in luce le radici più profonde e nascoste dei sentimenti che ci animano, l’amore sopra tutti”.

 

Ed è l’amore a pulsare tra le pagine con immagini talvolta insolite. Gli elementi della natura guidano l’ispirazione dell’autrice che osserva, ascolta, e cerca di accedere ai simboli del cosmo. Le parole scorrono e si fanno emozione travolgente:

“Ho visto il mio corpo/diventare luna/per raggiungerti di notte/mentre il mondo taceva”.

 

La poesia si fa spazio nel corpo e nell’anima e nell’amore si trasforma in esperienza di verità assoluta.

 

L’autrice.

Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Credo (2006), Risvegli (2008), Vita, infinito, paradisi (2009), Sensualità (2011), Meditazioni al femminile (2012), L’estetica dell’oltre (2013), Le identità del cielo (2013), Tragicamente rosso (2015), Le parole accanto (2017), L’esigenza del silenzio (2018). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta Imensele coincidenţe (2015). Negli Stati Uniti è uscita in edizione inglese la raccolta tradotta da Leanne Hoppe “Meditations in the Feminine”, edita da Bordighera Press (2018). Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di Periodico italiano Magazine e Laici.it. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il Creativity Prize al Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016. E’ ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la Fondazione Naji Naaman. E’ speaker di Radio Doppio Zero. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio. Collabora con EMUI_ EuroMed University, piattaforma interuniversitaria europea, e si occupa di relazioni internazionali. E’ Presidente della Rete Italiana per il Dialogo Euro-Mediterraneo (RIDE-APS), Capofila italiano della Fondazione Anna Lindh (ALF).

L’istinto altrove

di Michela Zanarella, Giuliano Ladolfi Editore

Pagg. 90, 10 €

Continua il blog tour del “Diario della verità perduta” di Giacomo Fratini, Efesto edizioni. Oggi parleremo del clou del testo “Le verità perdute” Seguiteci!

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INTRODUZIONE.

Il libro di Giacomo Fratini è un libro ammaliante.

Suadente, permeato di folle bellezza.

La storia che racconta diviene così ramificata da essere complessa e al tempo stesso logica.

Ma sopratutto molto vicina a noi a quell’animo umano che spinse un giorno Eva a sperimentare, a domandarsi la veridicità o meno del tabù divino e quindi a conoscere.

E’ da quell’atto ribelle, amato e odiato, ma strettamente necessario per la nostra crescita, che inizia il cammino dell’umanità.

Di infrazioni ai comandi, alle limitazioni dell’esistenza perfetta, la mitologia che ne regala a iosa. Da Prometeo, reo di aver rubato il fuoco agli dei per regalarlo agli uomini, alla discesa dei favolosi e splendenti vigilanti.

Furono i figli di Dio a regalarci la conoscenza metallurgiche, quelle mediche, magiche e scientifiche, in un atto d’amore che aveva il sapore della trasgressione: i vigilanti dovevano proteggere la gnosi divina, credevano nel loro compito, eppure si fecero convincere, condizionare o sedurre da occhi cangianti e ammalianti dell’amore.

E ancora secondo le teorie di alcuni ricercatori in odore di eresia, antichi visitatori non terrestri portarono ai nostri primitivi genitori conoscenze di alto livello tecnologico, scientifico che permisero la costrizione dei grandi monumenti megaliti, delle piramidi maya e egizie, della sfinge, che molti geologi considerano molto più antica della datazione classica ( si vedano i lavoro di Mark Lehner) delle splendide linee di Nazca e persino i famosi e contestati teschi di cristallo.

Perché vi racconto questo?

Perché ogni mito, ogni folclore non è altro che una scatola, uno scrigno intarsiato che contiene quella che Renè Guenon chiama la scienza sacra.

Questa è riconosciuta da ogni filosofo, da ogni scienziato, convinto che in un lontano passato alcuni uomini straordinari, giganti non solo di statura fisica ma morale, collezionarono racchiudendoli in storie dal sapore esotico, in architetture, persino nei tarocchi, insomma la storia non solo di conoscenze specifiche, quelle capaci di ampliare i nostri orizzonti, ma anche della stessa evoluzione cognitiva umana. La scienza sacra si avvicina e racchiude sia la scienza nel senso moderno del termina, sia quella propriamente spirituale e religioso.

Erano unite, erano indissolubilmente sorelle, erano uno lo specchio dell’altra.

E siamo noi oggi, grazie alla critica cartesiana che abbiamo disunito pleroma e creatura per dirlo alla Bateson, spirito e materia e sovrannaturale e meccanico. Il compito di alcuni libri è quindi, quello di stuzzicare la nostra curiosità e raccontarci in chiave romanzata conquiste che spesso dimentichiamo a favore della nuova tecnologia ma da cui questa è nata e si è sviluppata. In realtà, ogni scoperta di oggi è solo un ricordare l’intelletto di ieri, tanto che persino la fisica quantistica nello splendido lavoro di Philip Roth non è altro che un elaborazione in linguaggio post moderno di un mix alchemico, magico, psicologico e persino simbolico. (Vedesi I cercatori di Dio di Philip Roth).

Fratini non fa altro che contenere tutti questi passaggi che portano semplicemente non tanto alla scoperta dei misteri divini dell’universo, ma dell’immensa potenzialità della creatura chiamata uomo. E soltanto ritrovando le verità perduta nei meandri del tempo, della coscienza e dell’esperienza, possiamo ancora bearci e credere nella nostra perfettibilità.

Buon viaggio.

PRIMA VERITÀ‘. NEWTON HA SBAGLIATO

Oggi i maghi si chiamano fisici. E non fisici qualunque ma adepti del genio rappresentato da un certo Albert Einstein. Osserviamo la formula straordinaria della teoria della relatività : E=mc². E’ grazie a questa si compiono, oggi, strabilianti azioni. Una semplice formula diviene incantesimo e ciò causa la distruzione di un precedente sistema di pensiero che apre le porta alla fantascienza: dall’antimateria alla possibilità dei multi-universi sono reali, e tangibili.

Ma sopratutto tale scoperta contrasta con la primitiva legge di Newton, confermando, tramite la genialità della fisica quantistica, la sua inesattezza. lo spazio e il tempo ASSOLUTI non esisteranno più e saranno rimpiazzati da un’entità chiamata SPAZIO/TEMPO dove essi si influenzeranno a vicenda.

Ebbene, queste conoscenze che in fondo sembrano riportare alla nuova fisica, erano in possesso, pare, di vetusti popoli. Che li descrissero nei loro sacri libri.

Uno di questi concetti scientifici di avanguardia, era il potere del suono.

Per i nostri progenitori, il suono era un’energia capace di influire con le sue vibrazioni, su ogni tipo di materia. Anche quella più pesante, più dotata, cioè di massa. Quindi, per forza Newton era diciamo sorpassabile. Le trombe di Gerico, la costruzione delle piramidi egizie, i racconti dei monaci tibetani, erano forse testimonianze di conoscenze scientifiche perdute. E a chi ribatteva che si trattava di scritti allegorici, un simpatico geniale omuncolo dimostrò che non era cosi.

SECONDA VERITÀ‘ L’OCCULTO POTERE DEL SONO, DA’ VITA ALLA MERAVIGLIA : CORAL CASTLE

Trattasi di una struttura architettonica in pietra calcarea progettata da un certo Edward Leedskalnin. E si trova, nientepopodimeno che in Florida ad Homestad. Ora immaginate un castello, anzi un vero e proprio parco, adornato di blocchi di pietra lavorati e scolpiti a forma di mura, grandi tavoli e sedie, bassorilievi e un torrione abitabile.

Tutto innalzato nell’arco di 28 anni dal 1923 al 1951. E dove sta il mistero? Che il nostro Leedskalnin mantenne uno strano, ambiguo riserbo sulle tecniche utilizzate (il blocco più grande pesava circa 30 tonnellate).

Ogni tanto, stuzzicava l’interesse dei giornalisti l’accenno a segreti costruttivi della grande piramide di Giza. E in più, scrisse brevi memorie autobiografiche come il Magnetic current in cui sono condensava le sue idee come l’elettromagnetismo e anche un accenno all’utilità del suono come strumento per spostare grandi massi. Ovviamente il riferimento alla piana di Giza, più il fatto che l’Egitto e gli antichi regni sumeri (misteriosi e avvolti da un aura di strano mistero grazie a Sitchin) rimandano la mente ai misteriosi poteri del suono. Il suono stesso, in fondo risulta una forza indispensabile per dare sprint all’umanità: se si legge la bibbia (anch’essa mutuata dagli antichi scritti mesopotamici, come vedete tutto torna) si racconta come era il verbo ( il suono) l’elemento creatore per eccellenza.

Anche il famoso tempio di Salomone (sancta sancturoum, fulcro della religiosità ebraica) pare abbia avuto, sopratutto, la funzione di custode di conoscenze complicate. Addirittura c’è chi proponeva l’arca dell’alleanza come prototipo di una macchina ad energia nucleare.

TERZA VERITÀ‘. SOTTO IL TEMPIO ANTICHE MEMORIE

Chi non conosce le meraviglie del tempio di Salomone?

Credo tutti abbiate sentito la storia straordinaria di quel sancta sanctorum custode dei mille arcani segreti della tradizione magica ebraica.

Non solo strumenti di culto, ma anche la mitologica Arca dell’alleanza, tangibile simbolo della grazia che il dio degli eserciti concesse al popolo eletto.

Ora non vi tedierò con la descrizione della sua costruzione e dei tesori ivi contenuti, vi invito però a leggere i passi della bibbia in cui viene raccontato (Cronache I 22,14, cronache II 3,1, Samuele II 24,21, Re I 5,-6,1-19 e Re I 8,9, Re II 16,14 RE I 7,23-26 Samuele II 24

Per quanto riguarda il problema e la controversia della localizzazione pare che tale tempio fosse posto sulla parte orientale delle due colline che oggi formano la spianata nell’area dove oggi sorge la Moschea del Quds. Altri due siti alternativi proposti sono circoscritti alla roccia che oggi è coperta dalla cupola con il tempio disposto verso ovest; la seconda ipotesi situa il Sancta Sanctorum sulla cima della roccia, spiegando cosi la sua altezza.

Quello che però a noi interesse è chi sostò sull’area suddetta tra il XI e il XII secolo….. Proprio loro….i Templari…

Ed ecco il secondo riferimento alle arcane conoscenze: l’ordine guerriero fu, secondo molti scritti e molte teorie, il depositario di segreti inconfessabili. Cosa fossero possiamo fare solo congetture.

Chi propone il ritrovamento del vangelo Q, in cui si sancirebbe l’umanità del Cristo. Chi il ritrovamento della salma di Gesù.

Chi documenti attestano un’altra verità: non Pietro come il fondatore della chiesa, ma la Maddalena.

Chi la stirpe sacra nata dal matrimonio di due nobili stirpi, appunto la Maddalena e Joshua. Chi addirittura l’arca dell’alleanza. Chi altri manufatti sacri ebraici.

E chi, appunto, scritti attestanti le conoscenze evolute della mistica ebraica, mutuate proprio dai Sumeri, la cui origine “aliene” viaggia ancora nella fantasie odierna.

Cosa secondo Fratini, i nostri protagonisti ritroveranno, beh lo dovete scoprire voi leggendo.

QUARTA VERITÀ‘. TERRA DI LEGGENDE TERRA ARCANA

Sapete quale fu la regione di maggior sviluppo templare?

La Linguadoca.

Il Razes.

La Francia meridionale.

In questa ragione arcana convivono in un curioso binomio, leggenda e realtà. E sono proprio quei miti, quelle saghe e quelle leggende che possono raccontare quell’ethos particolare che non solo da sfondo al mistero del libro di Fratini ma che addirittura lo investe di un’anima peculiare diversa da ogni mito finora conosciuto.

Primo dato. La Casa dell’eresia.

Nell’XI e XII sec. la zona era invidiata in tutta Europa per la sua civiltà e cultura. Questo fatto era dovuto, in sostanza a un atteggiamento culturale dell’élite al potere che dava spazio e anzi incoraggiava il conseguimento della conoscenza, tollerando forme di pensiero radicale.

Un ruolo fondamentale in questo clima culturale fu svolto dai trovatori.

Questi erano menestrelli vaganti di corte, le cui canzoni d’amore si presentavano essenzialmente come inni alla donna, intesa come principio femminile. Al centro della tradizione dell’amor cortese, esisteva una donna idealizzata, la donna ideale, ossia la Dea. Non solo. Per quanto cantassero di temi essenzialmente spirituali le canzoni dei trovatori comunicavano, anche, un erotismo reale, in totale contrasto con l’ortodossia dominante della Chiesa Cattolica che, di norma, aveva un atteggiamento chiuso e prevenuto nei confronti della sessualità, nonché portavoce di una misoginia congenita, che vedeva nella donna la causa di ogni male, la principale responsabile della caduta dell’uomo.

Secondo dato. Il paganesimo vive.

Al giorno d’oggi parecchi elementi pagani sopravvivono in questa regione e si ritrovano in molti luoghi sorprendenti.

Ad esempio vi sono innumerevoli sculture dell’Uomo Verde, l’antico Dio della Vegetazione venerato in molte regioni rurali dell’Europa, presente anche in molte chiese cristiane. Nella cattedrale di St Bernard de Commingens nei Pirenei, la dea Lilith trova addirittura il suo posto in una chiesa: là una scultura rappresenta una donna alata e con i piedi di uccello che dà alla luce una figura dionisiaca di un uomo verde.

Una leggenda interessante della Linguadoca, riguarda la Reine du Midi (regina del sud) un titolo della contessa di Tolosa. Nel folclore la protettrice di Tolosa è la Reine Pendauque (regina dei piedi d’oca). Questo può essere un riferimento espresso in un linguaggio esoterico che prende spunto dal mondo degli uccelli al Pays D’oc, ma può essere anche identificato con la figura della Dea siriana Anath a sua volta strettamente legata a Iside e alla dea Lilith dai piedi di uccello.

Non a caso Lilith la prima moglie di Adamo in realtà una dea molto più antica, la prima femminista del mito ferrea nel suo rifiuto di sottomettersi all’uomo. In questo episodio della Bibbia dove l’ardire di Lilith fu punito relegandola da una posizione celeste a una infernale o terrena, si può notare il passaggio da una cultura religiosa di stampo femminile ad una patriarcale con tutte le conseguenze del caso. Lilith, ma anche Anath la moglie di Jahvè, vennero spodestate e relegate nell’immaginario collettivo, spesso in veste di demoni e streghe. È dunque interessante notare come nell’Aude esse invece sono presenze familiari e venerate.

Terzo dato. Abbondanza di mitologie riguardanti il ruolo gnostico della femminilità.

Un altro personaggio leggendario, infatti, è Meridiana. Il suo nome sembra collegarla sia con il mezzogiorno sia con il meridione (midi in francese).

La sua più famosa apparizione avvenne quando Gerbert D’Aurillac, che divenne più tardi papa con il nome di Silvestro II, si recò in Spagna per imparare i segreti dell’alchimia. Silvestro, che possedeva una prodigiosa testa parlante, ricevette la sua sapienza da questa Meridiana che gli offrì il suo corpo, la sua saggezza e la sua sapienza magica. Questa leggenda può essere interpretata, anche, come una trasmissione di una qualche forma di conoscenza esoterica ed alchemica attraverso una iniziazione di tipo sessuale. Barbara G. Walker fa derivare il nome Meridiana, da Mary Diana collegando questa composita divinità pagana alle leggende della Maddalena nel sud della Francia.

Quarto dato. Presenza dei celti.

Ma chi erano i Celti?

Alcuni aspetti delle loro origini sono note grazie alle fonti greche che parlano di un gruppo ariano-europeo che, stanziatesi nel periodo neolitico in una vasta regione compresa tra il mare del nord e il Danubio, si sposta in seguito verso la Gallia, la penisola iberica, la Britannia e l’Irlanda. La diffusione dei Celti è notevole; già nell’VIII secolo a.C. si trovano in tutta Europa settentrionale e nei secoli successivi occupano l’Italia fino a Roma. Se alcuni eventi storici sono deducibili dalle scarse testimonianze, più difficile risulta l’analisi esaustiva della loro religione e delle tradizioni culturali. Le uniche testimonianze ce le forniscono gli storici greci e latini, in particolare il De Bello Gallico di Cesare forniscono un panorama indicativo e spesso approssimativo delle loro tradizioni culturali e magiche. Qualcosa di più esaustivo ci viene fornito dalle scarse tradizioni letterarie spesso compilate da monaci convertitisi al cristianesimo. Qui nelle saghe e nei miti possiamo rinvenire una piccolissima parte del variopinto e mutevole universo sacro dei Celti. Abbiamo divinità che possono essere assimilate a quelle dei romani come Tanaros, dio del cielo (assimilato a Giove), il tricefalo Teutanates il dio veggente (assimilato a Marte o Mercurio ma anche a parer mio a Saturno) e Belenus (identificato con Apollo) il dio portatore di luce. Un’altra importante divinità era quella di Cerunnos, il dio selvaggio, una figura maschile cornuta effigiato come signore degli animali e dei sacrifici, un Dio prettamente sciamanico, che presiedeva all’iniziazione e all’illuminazione, un Dio antico che secondo Marija Gimbutas risale anch’esso al neolitico.

È comunque evidenziabile da queste saghe mitologiche che le divinità dei Celti hanno una fisionomia propria, una loro originalità, dovuta anche dal fatto che essi sono soprattutto signori della natura.

Quinto dato. Troppe donne, troppe.

Un’importanza notevole viene assunta dalle divinità Femminili le Dee Madri che per alcuni hanno la loro origine nelle credenze del neolitico, spesso concepite in forma di diadi o triadi. Queste triadi sono rappresentazioni, non solo degli stadi principali della vita umana, (nascita, vita e morte) ma anche delle fasi lunari che apparivano così importanti nelle loro oscure ritualità. Queste simbologie collegavano le Madri nel campo della fecondità, della rinascita e della conoscenza..

Importante a tal fine è il mito di Ceridwen la Dea Maga che possedeva un calderone nel quale ribolliva una mistura potente in grado di donare l’illuminazione e la sapienza a chiunque l’avesse bevuta. Un altro magico calderone è posseduto da Bran il benedetto re di Britannia, figlio del dio Llyr. La leggenda racconta che per scongiurare una guerra tra la Britannia e l’Irlanda, Bran offrì al re irlandese il calderone della Rinascita che aveva la proprietà di ridare la vita a un guerriero ucciso che vi fosse posto dentro. In entrambi i miti si ravvedono gli elementi tipici della simbologia graaliana come la lancia, la ferita mortale di un Re e il banchetto rituale.

La testa di Bran sembra contenere in sé gli attributi più importanti del Graal, non solo abbondanza e conoscenza, ma anche la capacità di allontanare le debolezze dell’uomo tanto da farlo restare sospeso in una specie di limbo magico: il Graal come canale di passaggio per l’altro mondo.

Sesto dato. Quanti tesori!

I Celti tramandarono anche le leggende sui favolosi depositi di oro, di argento e altri metalli preziosi nascosti nelle miniere della zona. Il fatto stesso che i fiumi che scorrono il Blanque e il Sals avessero le acque particolarmente ricche di minerali ferrosi denotava la sicura presenza di metalli o alla fonte, oppure durante il loro corso.

A Rennes les Bains, ad esempio, si trova una fontana dove mista all’acqua escono ogni tanto tracce di mercurio, salnitro e anche bitume.

La notizia della presenza di giacimenti minerari sarebbe stata divulgata anche dallo storico siriano Posidonius, che afferma che lo stesso toponimo Pirenei deriva da Monts embrases (Monti Incendiati) a causa di un immenso incendio che avrebbe fatto uscire dalle rocce incandescenti fiumi di argento fuso. I pastori ignorandone il valore lo avrebbero lasciato nelle mani dei fenici.

Settimo dato. Dentro il cuore della terra.

Un’altra leggenda narra che, dai sotterranei del castello di Rennes, si può comunicare con molte caverne, nelle quali vivrebbe un popolo che ignora la luce e lo scorrere del tempo. Sarebbero i discendenti di una popolazione preistorica che si è mantenuta integra e pura, proprio vivendo sottoterra e ignorando il resto dell’umanità.

È facile scorgervi tracce delle teorie in voga negli anni del nazismo della terra vuota e della favolosa Thule alla quale sarebbe possibile accedere da passaggi sotto i poli terrestri. Non solo. Ma si vedono tracce del mito ancora più antico della mitica Agharta. Oltre alle miniere le popolazioni che vissero nel territorio del Razès si interessarono delle acque, soprattutto quelle calde.

È a loro che si deve la costruzione delle terme di Rennes les Bains. Questa località peraltro importante in tutta la vicenda Saunniere, deve il suo nome Regnes cioè acque rosse, proprio a quelle ferruginose del torrente Sals che bagna l’abitato. A Rennes le Bains peraltro, esistono ancora le tracce di un antico tempio celtico.

E non solo!

I romani in particolare hanno sempre tenuto in grande considerazione le terme che reputavano luoghi fondamentali per la cura del corpo e dello spirito, e forse è proprio quest’ultimo aspetto aveva la prevalenza sul primo.

Ottavo dato. Salomone si è fermato a Rennes.

Come si è viso durante il sacco di Roma del 410 d.C. Alarico re dei visigoti si impossessò del tesoro del tempio che era stato requisito dai romani durante gli anni della guerra giudaica del 70 d.C. si racconta che Salomone avesse utilizzato nella costruzione del Tempio, più di cinquecento tonnellate di oro e argento.

Oltre alla notevole quantità di metalli preziosi, esso custodiva anche l’arca dell’alleanza e le tavole della legge, il propiziatorio, l’altare dei profumi e la menorah, il simbolo di Israele. Secondo la leggenda il tesoro prende dunque la via dell’occidente verso la Linguadoca dove si installeranno proprio i Visigoti.

Con l’avvento dei franchi, sempre stando alla tradizione orale, gran parte dei loro beni furono sotterrati nelle montagne del Razes. La parte più cospicua di questi oggetti si troverebbe da qualche parte sulla montagna di Blanchefort, a metà strada tra Rennes le Chateau e Rennes les Bains. È da questi dati spesso frammisti a leggende che si sviluppò la tradizione di un tesoro sepolto nelle viscere del territorio di Rennes e sono altresì queste innumerevoli leggende che si intrecciarono con l’intricata e ambigua vicenda che stiamo per affrontare.

QUINTA VERITÀ‘. EMILE , L’ALTRO NOME DI RENNES

Preparatevi, il cammino è lungo….Emile è Rennes e Rennes è il cuore di ogni tradizione esoterica. Nella sua stessa leggenda troviamo racchiusi tutti i miti del Razes sopra elencati.

Pronti per il viaggio?

Innegabile che ad attrarre la curiosità di turisti e ricercatori sia la famosa leggendaria vicenda, piena di misteri e enigmi che vide protagonista Berenger Saunniere.

Ci sono tutti gli ingredienti del thriller: un misterioso ritrovamento, una improvvisa immensa ricchezza, personaggi che si muovono nell’ombra, sette esoteriche, conoscenze eretiche, cospirazioni, morti misteriose. Tutto questo sullo sfondo di una terra antica piena di leggende e storia.

Addentriamoci nei meandri di questa complessa storia dai mille volti e dalle mutevoli sfaccettature.

Quando si può datare l’inizio del mistero?

Secondo gli appassionati esso inizia quando il parroco della sperduta località di Rennes le Chateau durante i lavori di restauro della chiesa diroccata del X sec. fece una scoperta che rivoluzionò la sua vita rendendolo immensamente ricco. Eppure tracce di questo misterioso segreto si rintracciano già nel 1644 quando Francois Pierre marchese di Blanchefort e signore di Rennes le Chateau, redasse un testamento che accennava a un segreto di stato.

Ancora, nel 1781, il curato di Rennes Le Chateau, Antoine Bigou, ricevette in confessione in punto di morte dalla marchesa d’Hautpuol, Marie de Negre D’Arles, un segreto di famiglia che sarebbe dovuto essere tramandato. La marchesa morì il 17 gennaio 1781 e il curato fece collocare sulla tomba della stessa (posta sotto il campanile) 10 anni dopo nel 1791, una pietra tombale, proveniente da un’altra tomba che si trovava nella zona conosciuta come Les Pontils ad Arques nella valle de la Sals. Sempre secondo la leggenda, infatti, Bigou avrebbe nascosto in uno dei pilastri vicino all’altare, alcuni documenti (forse relativi al fantomatico segreto) e fece posare capovolta, sempre vicino all’altare, la cosiddetta Dalle de las chevaliers.

Già troviamo tutti gli ingredienti adatti a un giallo: un segreto probabilmente importante e pericoloso, conservato e custodito da una famiglia nobile ed evidentemente importante, strani spostamenti, spesso illogici e soprattutto la presenza di un prete particolare, una sorta di antesignano di Saunniere, l’abate Bigou.

Anche la figura di Antoine Bigou è enigmatica e fuori luogo in un contesto ortodosso. Nel 1791 venne dichiarato prete non giurato e per questo, si rifugiò in Spagna dove morì il 21 Marzo del 1794. Bigou aveva sostituito come curato di Rennes lo zio Jean lo stesso giorno della morte. Di lui non si sa quasi nulla, non si trovano documenti relativi alla sua esistenza.

L’unica cosa che si sa sul suo conto, è quello strano fatto della dichiarazione di prete non giurato.

Esiste il registro parrocchiale del 1694 che attesta come a quel tempo, esisteva la cripta della famiglia d’Hautpoul il cui ingresso si trovava all’interno della chiesa vicino alla balaustra. Nel registro ogni qualvolta decedeva qualcuno legato alla famiglia dei Blancheford veniva annotato non solo la data ma anche la collocazione. Per la marchesa, invece, questo non risulta; la data del decesso c’è ma non la dicitura sulla collocazione. È impensabile che una marchesa appartenente a una famiglia tanto illustre (si dice che fosse membro della dinastia merovingia e nelle cui file vi fossero stati dei templari) non venisse tumulata nella tomba di famiglia.

Il segreto, qualunque esso fosse, venne comunque tramandato. Bigou, infatti, lo confidò all’abate Courneille, il quale a sua volta lo affidò ad altri due abati, Jean Viè (curato di Rennes les Bains) ed Emile Francois Cayron (curato di San Laurent de las Cabreisse). Dopo Jean Viè, a Rennres les Bains fu nominato curato Henrì Boudet che seppe dell’esistenza del segreto e che diventerà di Saunniere nominato molto amico di Saunniere, nominato curato di Rennes dal vescovo di Carcassonne monsignor Billard. Francois Berenger Saunniere, venne nominato curato di Rennes le Chateau, il 1 giugno 1885. La chiesa a quel tempo aveva bisogno di restauri urgenti. Ma egli non aveva fondi.

Ciò che è importante osservare è come a quel tempo il curato si interessava anche di politica. Infatti, secondo alcune fonti, a causa di un discorso antirepubblicano, marchesa pronunciato nell’ottobre dello stesso anno, fu mandato in esilio dall’aprile al luglio 1886. Dopo di che fece ritorno a Rennes dove trovò aiuto, sostegno e conforto nella giovane Marie Denarnaud. Grazie alle sue posizioni filo monarchiche Saunniere poté ottenere dei contributi notevoli utili al progetto di restauro della chiesa dalla marchesa di Chambord che gli offrì circa 3000 franchi. Il comune invece gli riconobbe il contributo di 1400 franchi. Con questa cifra iniziale Saunniere poté cominciare i lavori di restauro. I primi interventi riguardarono il pavimento della chiesa. Gli operai raccontarono poi che, in una cavità posta nel pavimento avevano recuperato un recipiente (un paiolo) colmo di pezzi d’oro. Saunniere occulto la scoperta sostenendo che si trattava di alcune medaglie della madonna di Lourdes senza alcun valore. Ma alla richiesta degli operai di averne qualcuna come ricordo il parroco oppose un fermo rifiuto…..

Nel 1891, Saunniere chiese e ottenne dal comune di utilizzare un terreno di fronte alla chiesa dove fece realizzare una grotta nella quale costruì un calvario. La bizzarria di questo progetto si trova in un’iscrizione. Cosa possa mai significare la dicitura Crhistus AOMPS Defendit nessuno lo sa. Le traduzioni più conosciute, ma non accreditate propondono per due inteprertzzione: una eretica come prova dell’adesione di Saunniere al fantomatico ed enigmatico Priorato di Sion, (un’organizzazione mistica e politica che come obiettivo ha la restaurazione della monarchia guidata dalla dinastia merovingia superstite nonostante la persecuzione della chiesa di Roma)e una invece, propendono per una spiegazione più ortodossa

I lavori all’interno della chiesa, intanto, procedevano rapidamente. L’altare era costituito da una lastra di marmo poggiante su delle colonne. La lastra venne tolta ed all’interno della cavità di una delle due colonne sembra che venne rinvenuta una boccetta al cui interno furono trovati dei manoscritti recanti il sigillo di Bianca di Castiglia. Gli operai avvisarono subito Saunniere il quale sostenne che si trattava di reliquie.

Ciò nonostante il curato capovolse la colonna e in cima fece ergere una statua della Madonna di Lourdes con inciso la seguente frase Penitence, penitence. Mission 1891. Per quanto riguarda i documenti ritrovati secondo le fonti ufficiali e non, essi consisterebbero in alcune pergamene e precisamente l’albero genealogico di Dagoberto II dal 691 al 1244 e dal 1244 al 1644 e due testi codificate dei vangeli (Giovanni 12,10 e Luca 6,6).

Il giorno dopo il ritrovamento Saunniere fece sollevare da due operai, Rousset e Babon, davanti alla balaustra, una lastra di pietra. Una volta sollevata poté osservare che la stessa era composta da due pannelli scolpiti: su di uno vi è raffigurato un personaggio a cavallo che suona un corno, sull’altro un cavallo in groppa al quale stanno due personaggi un uomo e un bambino. Si trattava della lastra tombale di Sigobert IV (figlio di Dagobert II) morto nel 758. Era la lapide che aveva fatto posare l’abate Bigou nel 1791. Sotto la lapide vi era l’ingresso della cripta di famiglia dei D’Hautpoul.

A questo punto il curato sospese i lavori e si recò da Monsignor Felix Billard vescovo di Carcassonne. Allo stesso riferì della scoperta non solo perché suo diretto superiore ma soprattutto, perché Billard, secondo la leggenda, faceva parte di un ordine segreto. Di che tipo non è dato sapere.

Il vescovo lo autorizzò ad andare a Parigi per far decifrare le pergamene.

Ed è questo uno dei fatti che suscitano più di una domanda: perchè èproprio a Parigi?

E non è un caso che all’epoca, la città francesxe era la culla dell’esoterismo europeo.

Fatto sta che Saunniere rimase a Parigi tre settimane invece dei cinque giorni autorizzati. Egli si recò direttamente a San Sulpice dove era direttore l’abate Bieil. Qui conobbe il nipote Emile Hoffet che lo introdusse nei circoli culturali ed artistici più in voga dell’epoca dove ebbe modi di conoscere anche la cantante Emma Calvè, appassionata di occultismo e filosofie orientali. Hoffet era un giovane seminarista molto erudito che in seguito si interesserà di massoneria e dirigerà assieme all’esoterista Renè Guenon la rivista Regnabit.

Tra gli altri contatti di Saunniere figurano altri membri illustri come Claude Debussy e anche un uomo di fama ambigua che parte importante avrà nella vicenda di Saunniere come il famoso Charles Plantard, che andrà spesso a trovarlo a Rennes le Chateau.

I manoscritti frattanto vennero decifrati. Una copia degli stessi e dell’albero genealogico rimasero ad Hoffet; alla sua morte, infatti, la biblioteca di sua proprietà fu acquistata dalla Lingue del Librarie Ancienne. In una lettera del 2 luglio del 1966, inviata al signor Fantin proprietario del castello di Rennes, riporta la lista dei libri acquistati dalla biblioteca stessa tra cui figurano anche il famoso testamento di Francoise Pierre d’Hautpoul.

Di ritorno a Rennes, Saunniere fece riprendere i lavori. Fece costruire davanti al cimitero una porta sulla quale collocò un teschio con 22 denti e le ossa incrociate (un richiamo a templari e alla massoneria?) in metallo ed una struttura che gli abitanti chiamavano biblioteca e che fu distrutta da un incendio nel 1895. Per qualche tempo il curato abitò in quella struttura mentre la notte compiva strani scavi nel cimitero….

Tra le tombe deturpate e divelte figura anche quella di Marie de Negre D’Ables. Ed è proprio questo particolare che destra attenzione e sospetto.

La stessa Marie Dernaud ebbe a dichiarare che erano stati sorpresi mentre aprivano una tomba; da lì a collegare il mistero con le incomprensibili due tombe della marchesa è un passo inevitabile. Il municipio protestò per il comportamento inaccettabile del parroco, su istigazione dei numerosi devoti che consideravano sacrileghe le attività notturne del curato.

Per questo motivo Saunniere dovette sospendere i suoi inquietanti lavori notturni.

Ma oramai il più era fatto: aveva trovato la cosa che gli interessava ossia la tomba della marchesa d’Hautpoul Banchefort, l’aveva letta e decifrato la misteriosa iscrizione presente sulla lapide, cancellandola poi del tutto.

Non sapeva però che i suoi sforzi erano vani. Infatti quella famigerata iscrizione era stata copiata nel 1905 e pubblicata in un articolo di M. Elie Tisseyre sul bollettino della società degli studi scientifici dell’Aude. In questo articolo appunto si parlava appunto di una pietra tombale larga 0,65 m e lunga 1,30 m riportandone addirittura l’iscrizione.

Non solo.

Questa pietra era stata già disegnata da Stulbein nel 1884.

Insomma doveva essere qualcosa di molto particolare ed interessante dato gli sforzi, non solo di distruzione di Saunniere, ma visto anche gli interessi di due studiosi nel riportarne ogni singolo particolare.

Il 6 luglio del 1897, la chiesa, sulla cui facciata fu inciso il motto questo è un luogo terribile venne inaugurata per due anni. Saunniere si assenterà spesso ed in modo sistematico da Rennes le Chateau. Ricevette spesso la visita di Jean Stepahne D’Harbourg che secondo le fonti sarebbe venuto per offrirgli delle somme di denaro per la ricerca di alcuni documenti.

Insieme avevano aperto dei conti in una banca svizzera. Amicizie ben strane per un semplice ed innocuo parroco di campagna. Nel 1900 il curato acquistò sei terreni e li intestò a Marie Dernanaud. Eresse Villa Betania che dopo la morte di Saunniere sarebbe dovuta diventare casa di riposo per i preti della diocesi. All’interno fece edificare una cappella personale per avere la possibilità di dire messa. Costruì inoltre un serbatoio per l’acqua a beneficio della popolazione e una strada di collegamento per Rennes.

Ma, soprattutto, si dedicò all’innalzamento del monumento più famoso di Rennes: la Tour Magdala. Il curato l’aveva ideata per ospitare il suo studio e la biblioteca curando il progetto nei minimi particolari. Alcuni davvero strani…. Intanto il via vai di personaggi illustri continuò ad affluire senza posa. Tra gli amici di Saunniere troviamo Henri Charles Etienne Dujardin Beaumetz, della loggia la Clementè Amitiè. Si pensa che lo stesso curato fosse stati iniziato a quella loggia.

Dato allarmante era il flusso di denaro che interessava il nostro coraggioso Abate: esiste, infatti, un libro dei conti dell’abate in cui vi è riportato un versamento effettuato a Saunniere tramite Marie Dernanaud di 4.516.681 franchi. Questi finanziamenti furono misteriosamente sospesi nel 1903. Da allora Saunniere verserà in cattive condizioni economiche. Dal 1915, dopo la morte di Boudet, avvenuta il 30 marzo, Saunniere non avrà più difficoltà economiche. Il successore di Monsignor Billard, monsignor De Beausejor, convocò più volte il curato per conoscere la natura di quegli strani movimenti ma Saunniere non si presentò mai inducendo varie scuse, solo una volta fece sapere che i soldi da lui maneggiati e usati per le costruzioni provenivano da persone che desideravano conservare l’anonimato. Il vescovo non gli credette e nel 1909 lo fece sostituire con l’abate Marty nominandolo curato di Coustage. Gli abitanti della cittadina non accettarono una simile decisione. Infatti, per protesta, non frequentarono più le messe del nuovo curato, preferendo andare ad ascoltare quelle di Saunniere a villa Betania.

Nel 1911 il vescovo lo incriminò di traffico di messe e lo sospese. Fece appello a Roma e difeso dal canonico Huguet. Riabilitato l’11 aprile 1915, venne definitivamente sospeso a divinis, in quanto non volle are spiegazioni neanche a Roma. Gli fecero sapere che sarebbero stati clementi con lui se avesse fatto ammenda e spiegato tutto ma Saunniere non lo fece mai. Il 5 gennaio 1917, decise di iniziare un’altra costruzione: una torre di 60 metri. Lo stesso giorno subì un attacco per opera di ignoti nella torre Magdala che lo spaventò parecchio. Il 17 gennaio si sentì male e fece chiamare l’abate Riviere per confessarsi. La confessione durò a lungo ma molti testimoni riportano che non ebbe l’assoluzione.

Morirà per un’emorragia cerebrale il 22 gennaio del 1917, una morte che a molti non sembrò naturale. Sulla sua tomba è riportata la scritta INRI anche in questo casocon la n capovolta.

Volete una pseigazione adatta alla verità perduta?

Uno scrivano catalano, Prudenci Reguantì Torres, spiega che la N, che vuol dire Nazareth, al rovescio è da interpretare come Htzeran che in ebraico significa: HA TE RAZ AN, ossia io so dove è la camera misteriosa del re dei Giudei.

All’apertura del testamento, si scoprì che tutti i suoi beni eranointestati a Marie Dernanaud.

Inoltre, Marie fu sempre molto categorica nella sua intenzione di non voler cedere la sua proprietà alla chiesa decidendo invece di cederla a Noel Corbu il quale trasformerà villa Betania in un Hotel ristorante la Torre. Nonostante dunque i tentativi dell’ortodossia di appropriarsi dei luoghi del mistero essi rimasero forse intatti, recando su di loro impresso in modo indelebile tutto il fascino di questo enigmatico mistero.

Marie soleva pronunciare spesso: “…con quello che ha lasciato Saunniere

si potrebbe nutrire Rennes per un centinaio di anni…..

La cosa più strana in tutto questo era la frase che rivolse, secondo le fonti, a Noel Corbù “Un giorno vi rivelerò un segreto che vi farà molto ricco”. Marie però non fece in tempo a raccontare nulla poiché ebbe un attacco cardiaco che la lasciò paralizzata impedendole di parlare. Corbù dunque non conobbe mai la natura del segreto, però raccontò la storia dell’abate registrandola su un nastro magnetico che faceva ascoltare ai suoi clienti. Fra questi vi erano alcuni giornalisti che scrissero tutto sui loro giornali. Oramai la vicenda di Rennes le Chateau era conosciuta da tutti, e Saunniere aveva guadagnato l’immortalità

SESTA VERITÀ‘. LUOGHI ENERGETICI.

Perché proprio la Linguadoca diviene la porta dei misteri?

La risposta non è sicuramente semplice e i motivi possono essere molteplici: politici, filosofici, geografici e storici sono strettamente intrecciati e ugualmente importanti. Proviamo ad elencarne alcuni:

1. Si trattava di un territorio in cui la preesistenza delle tradizioni celtiche poteva rendere più facile la penetrazione del pensiero gnostico. Del resto quella celtica era una popolazione indoeuropea con una forte componente mistica dove il sacro regnava sovrano e permeava ogni aspetto della vita dell’uomo. Pertanto anche se non apertamente dualisti, la loro influenza culturale sembra fosse decisiva per incorporare idee apparentemente così diverse. Certo è che entrambi paiono avere origini comuni: l’enigmatica Asia, e più in genere il mitico continente iperboreo.

2. Nel caso specifico della Linguadoca, la diffusione fu anche favorita dalla presenza della cultura araba e ebraica, nonché dalla coesistenza con immigrati bulgari. Ognuno di questi gruppi era in possesso di conoscenze mistico-esoteriche di varie origini. Ad esempio il pensiero arabo fu il tramite con cui l’alchimia si diffuse dall’Egitto in Occidente, oppure basti pensare alla mistica sufi. Anche l’ebraismo possedeva un nucleo di pensiero esoterico come la cabala, influenze essene e forse conservò anche l’autentico insegnamento del faraone eretico Akhenathon. E poi la Bulgaria dove nacquero e si svilupparono le eresie dei pauliciani e dei bogomili che a loro volta ereditarono elementi del paganesimo trace. Tutti elementi che fanno presupporre una cultura potenzialmente anticattolica.

3. La cultura occitana godette di una sostanziale indipendenza e soprattutto fu protetta a viso aperto da alcune importanti famiglie nobili: i Trevencal, gli Aniort, i Voisin, i Blanchefort. E sopratuttoqueste tradizioni furono il substrato filosofico che sostenne, spesso, le lotte per l’indipendenza occitana.

4. Ultimo ma non meno importante, è l’elemento relativo alla geografia sacra. In questa regione c’è qualcosa che attira le persone da migliaia di anni, qualcosa di innato, di insito nel cuore stesso del territorio. Molti parlano di magnetismo, un effetto che provoca una specie di distorsione del tempo e che incide sugli oggetti elettronici. Questa sensazione è stata sperimentata da molte persone in luoghi particolari ad esempio la stessa sensazione è stata documentata all’interno della Grande Piramide.

Si tratta forse, delle famose ley lines?

Di vortici di energia che pare si snodino in questa terra? O di porte stellari?

Un punto centrale in cui queste forze magnetiche si incontrano? Interessante a questo punto citare le parole della scrittrice Kathleen Mc Gowan:

questa regione sarebbe il centro del dualismo. Il Re del Mondo (Rex Mundi) era l’essere inferiore che era a guardia del mondo terreno e che rappresentava tutte le tentazioni terrene e fisiche, risiederebbe qui. L’equilibrio terreno tra luce e buio, tra bene e male,avrebbe luogo in questo piccolo villaggio e nelle sue immediate vicinanze. E in un certo senso quei due elementi sarebbero in perenne contrasto fra di loro…alcuni dicono che i Catari hanno costruito i loro castelli come fortezze di pietra per difendersi dalle energie maligne e hanno scelto di costruirle sopra ai vortici o ai punti di energia dove potevano svolgere i loro riti sacri per controllare o per sconfiggere le forze del male.

Il vangelo di Maria Maddalena

Furono questi gli elementi che resero pericolose le influenze che andavano attecchendo in Linguadoca e che furono alla base dell’evento cruciale che scosse questa regione, la crudele e tremenda crociata contro gli albigesi (e gli eretici in generale) che determinò la fine ufficiale del catarismo. Bandita da papa Innocenzo III nel 1209, rappresentò un evento mai del tutto dimenticato, che, tuttora a distanza di secoli, gli abitanti sentono vivo e presente.

SETTIMA VERITÀ. LA CURIOSITÀUCCISE IL GATTO. STRANE MORTI E PRETI ENIGMATICI

Tutto il libro e non facciamo che trovare movimenti sotterranei divisi tra bene e male e misteriosi rituali e uccisioni macabre. Se pensate che è farina del sacco immaginario di Fratini vi sbagliate di grosso. Nella vicenda da cui il libro è ispirato è ispirato troviamo strane morti, personaggi enigmatici e il filo rosso dell’eresia.

Scrive Giorgio Baietti

..sembra che esista qualcosa di terribile che si nutre del mistero e incombe sulla zona e che saltuariamente, ma in modo preciso mette in moto un meccanismo di morte per colpire chi trasgredisce le ferree leggi del silenzio.

Infatti, tutta la vicenda è costellata di strane morti, inquietanti e brutali che spesso rimangono senza un colpevole. Il 27 maggio 1732, venne ucciso il parroco di Nort de Saux, Bernard Mongè. In questo caso però, l’assassino fu arrestato. Si chiamava Francois de Montroux, tutore nientedimeno che di Marie de Negre la futura moglie di Francois d’Hautpoul signore di Rennes. Montroux, avrebbe ucciso per un motivo che si rivela apparentemente bizzarro: il possesso del presbiterio del paese. Fatto ancor più strano, il futuro sposo di Marie de Negre Hautpoul, acquistò a suo nome il suddetto presbiterio utilizzando il denaro prestato dall’assassino a sua moglie. Un altro efferato omicidio, avvenne nel 1897 e colpì di nuovo un sacerdote amico e confidente di Saunniere, Antoine Gelis, parroco di Coustaussa, villaggio di antiche radici catare, poso di fronte a Rennes le Chateau. Gelis, per un certo periodo, formò con Saunniere e Boudet un trio piuttosto affiatato, a differenza degli altri due però, non aveva né la spavalderia di Saunniere, né la preparazione o la cultura di Boudet. Era il ritratto molto più fedele del tranquillo parroco di campagna. Come è possibile che un uomo simile, senza nulla di eclatante e sconvolgente nella sua vita ordinaria, faccia una fine così orrenda?

Secondo le testimonianze, ad un certo punto Gelis inizia inspiegabilmente, ad aver paura di qualcosa tanto da dotare il presbiterio di un sistema di allarme composto da una serie di campanelli che si mettevano a suonare ogni qualvolta qualcuno apriva la porta e per evitare di trovarsi in pericolo decide di non lasciare più la propria abitazione salvo che per officiare la messa.

Di cosa aveva paura?

Si trattava di un pericolo reale, vista l’orribile fine a cui andò incontro. Ma che tipo di nemici poteva avere un uomo ordinario come lui?

Secondo le testimonianze la sera del 31 ottobre 1897, Gelis fu visto per l’ultima volta dalla nipote, nella cucina del presbiterio in compagnia di una persona voltata di spalle. Gelis le disse di lasciarli soli perché si trattava di un amico. Fatto sta, la mattina seguente il curato fu trovato assassinato con la testa fracassata. L’unico indizio trovato dagli inquirenti, fu un pacchetto di cartine per sigarette di marca Tzar, sul quale era scritto: Viva Angelina

Le indagini si incentrano sull’unica Angelina conosciuta all’epoca, ossia una prostituta di Narbonne che però risulta estranea ai fatti. Così le indagini si concentrano su un’altra pista, uno dei moventi più classici di un omicidio: il denaro. Anche qui l’attività di curato risulta straordinariamente redditizia furono trovate notevoli quantità di denaro, un vero e proprio piccolo tesoro.

Evidentemente l’attività ecclesiastica nell’Aude rende davvero bene!

Tutto questo denaro non aiuta affatto le indagini che rimangono a un punto morto.

L’assassino non verrà, infatti, mai trovato.

E neanche le ipotesi di un delitto a sfondo economico regge, in quanto la casa non apparirà rovistata e i cassetti della stanza dove è avvenuto l’omicidio, verranno ritrovati più di 700 franchi.

Torna così, sotto i riflettori, l’ipotesi un coinvolgimento con qualche tipo di società segreta, portatrice di una tradizione occulta forse eretica, tanto più se teniamo conto che, forse, l’Angelina di cui si è parlato a proposito dell’omicidio Gelis non è una donna, ma una società segreta la società Angelique, altrimenti nota come le Brouillard di cui facevano parte anche Poussin e Rabelais.

Del resto due dati fanno pensar male: uno è la presenza in alto sulla lapide dl parroco fa bella mostra di sé il simbolo della rosacroce. Due, nella sua chiesa, in particolare nella sacrestia, si trova un oggetto curioso e particolare: un simbolo marinista composto da due triangoli equilateri di colore giallo incollati uno sopra l’altro, simbolo che tra l’altro ricorre anche nella tradizione massonica.

Ed entrambe le correnti esoteriche erano e sono considerate eretiche, tanto che oggi ma ancor più di un secolo fa era quasi blasfemo per un sacerdote cattolico custodire un oggetto che richiama riti e tradizioni che si pongono molto al di fuori della linea del credo apostolico romano. Basti pensare che il marinismo affonda le sue radici nella tradizione egiziana, nello gnosticismo cristiano e nella cabala.

Troviamo, così, riferimenti che anche la mente più scettica collocherebbe alla solita oramai familiare corrente sotterranea, dove confluiscono le teorie esoteriche più importanti, quelle che in fondo hanno dato vita alla storia spirituale dell’uomo.

Nel 1915 muore un altro sacerdote Joseph Marie Rescanieres il successore di Boudet alla guida della parrocchia di Rennes les Bains. Anche lui prima di morire riceve la visita di due persone sconosciute mai viste nella zona e che avevano, il compito di comunicare qualcosa di molto importante, oppure eliminare testimoni scomodi. La stessa cosa che sembra sia accaduta sia a Saunniere sia a Gelis. Un’altra persona che ha avuto contatti, seppur indiretti con Saunniere, verrà trovata assassinata il 28 agosto 1974, sempre con il cranio fracassato. Si tratta della nipote di Marie Dernanaud che sfortunatamente ricevette in dono dalla defunta zia dei gioielli che sembravano appartenere all’epoca visigota. L’assassino in questo caso verrà scoperto. Si tratta di un membro di una setta segreta.I casi sono due, o è l’aria del Razes ad essere nociva, specie per i sacerdoti, o qui si sarebbe mosso un qualcosa di grande e terribile.

Un tesoro o più probabilmente conoscenze da custodire anche a costo di commettere omicidi brutali.

OTTAVA VERITÀ‘. AGHARTI E’ SOTTOTERRA

Secondo, Mariano Bizzari, sotto Rennes si dirama una tradizione occulta, demoniaca, iniziata con un lontano esoterista un certo Gerard de Nerval e finita con un vangelo perduto quello dei Cainiti, strana setta gnostica che venerava come salvatore e redentore, non il povero Abele ma il crudele Caino. Un Caino si fratricida, ma stranamente intoccabile dal marchio che lo stesso dio aveva apposto nelle sue carni. Nessuno tocchi Caino è oggi, il mantra di coloro che sono contro la pena di morte.

Peccato che, ehm, secondo la Bibbia, Caino non era uno stinco di santo. Insomma ammazzare il fratello non è contemplato nel manuale del bon ton.

In quella regione, secondo lo storico Louis Fediè, si narra dell’esistenza di cunicoli sotterranei il cui ingresso di collocherebbe sotto il peyte dreto il menhir posto sotto il meridiano zero nel comune di Peyrolles.

E in quegli anfratti vivevano le fate del mondo altro, las Encantados. Alcuni studiosi, raccontano che questi encantadores, in fondo, non erano altro che una popolazione celtica, la cui caratteristica era un acre odore della pelle ed un incarnato pallido, dai capelli cosi biondi da risultare bianchi, seguaci “sanguinari” di una vetusta divinità chiamata appunto Dea bianca ( la dea oggetto di studi del grandioso Robert Graves).

E quella popolazione, parrebbe essere risorta nelle vesti di una strana etnia, bistrattata durante il medioevo, derisa e oggetto di terrore cieco: i cagots.

NONA VERITÀ‘. FRATINI E GRAVES, I FIGLI DELLA DEA

Nel 1948 fu pubblicato per la prima volta un libro particolare (uno dei miei preferiti) scritto da un certo Robert Graves. Chi era costui? E’ stato uno dei maggiori poeti e letterati inglesi del compianto ventesimo secolo autore non solo di saggi critica ma persino di opere di fantascienza.

Difese strenuamente le regioni della poesia in un’epoca dominata a suo parere da meri interessi economici e fanatismi politici; l’arte era l’unica forma possibile di resistenza. Non credo ci sia da commentare questa sua opinione attualissima.

Torniamo alla nostra candida Dea. Il testo tratta della natura del mito poetico e rappresenta Un approccio allo studio della mitologia particolarmente creativo e contro la sudditanza dell’accademica ragione; partendo da una prospettiva idiosincratica ( per chi non conoscesse il termine si tratta dell’influenza di un fattore esogeno, ossia esterno che influisce soltanto una particolare variabile e soltanto quella a discapito del tutto. Dio che fatica illuminare la via che porta fuori da questa valle di lacrime) che conduce a conclusioni che toccano da vicino i temi considerati esoterici (ossia misteriosi e nascosti).

Il punto di partenza di questa analisi che è più vicina alla creazione poetica che alla saggistica è il famoso Ramo d’oro di James Frazer uno dei primi studi antropologici moderni. Tutti o gran parte del testo di Graves affronta e approfondisce temi che Frazer aveva soltanto accennato. Sinteticamente Robert propone l’idea dell’esistenza di un culto antichissimo e arcaico che racconta e sostiene l’esistenza di un un unica divinità (fin qui nulla di sconvolgente) la Dea Bianca signora e padrona dell’amore, della morte e simile se non identica alla Dea Madre del matriarcato sostenuto da alcuni studiosi, tra cui Maraja Gimbutas. Questa divinità era ispirata e rappresentava la Luna e le sue fasi nascita, piano sviluppo e morte, che giace e sta alla radice delle storie mitologiche, dei racconti e persino delle favole.

La stessa poesia è collegata a questo antico culto rituale che faceva della parola e del ritmo la somma espressione della preghiera. Dalla sua analisi si delinea una storia precisa e rafforzata da studi etnologici successivi: il dio monoteistico (rappresentazione simbolica del maschio dominante prende il sopravvento rispetto alla società precedente, governata dallo spirito femminile causando la caduta e la dimenticanza della nostra Dea. Che però non sparisce del tutto ma si ritrova in tanti racconti, in astrologia e in tante immagini da noi oggi venerate e persino nei dipinti.

Uno dei simulacri che ricordano e omaggiano la candida Dea sono le vergini nere che indicano luoghi di culto particolari. Esse sono quasi sempre poste nel sottosuolo ove la presenza di correnti terrestre si fa sentire. E il colore nero rappresenta la loro identità di divinità ctonie, legate ossia alla fertilità della terra.

La Dea bianca ricorre, inoltre nel numero tredici, nelle fasi lunari, nei segni zodiacali nel mito degli apostoli , persino nel mistero di Fatima dove l’apparizione di questo essere divino avviene ogni tredicesimo giorni do ogni mese. E’ inoltre ricordato in molte favole laddove il tredicesimo personaggio di un gruppo viene tradito, ucciso e poi risorge segnalando la possibilità di una redenzione. Tra la narrazioni più note James Vogh autore di “Aracne sorgente: il tredicesimo segno” annovera una antica versione della bella addormentata; a farla cadere in catalessi è la tredicesima fata, la storia di re Artù e i cavalieri dove il traditore è il 13esmi ossia Mordred suo figlio.

E i dipinti?

A tal proposito segnalo bellissimo e particolare dipinto di J.B.B. Rouch chiamato il Cristo e la lepre. (1835).

La scena si svolge all’interno di una grotta fuori della quale si intravede una strana roccia che sembra un dolmen e sotto, nel prato si può notare un enorme ragno. Protagonista è Gesù, oramai morto, adagiato su una pietra a forma di poltrona coperta da un lenzuolo bianco.

La particolarità del quadro risiede però, nel gioco visivo che si osserva nel ginocchio destro del Cristo che nasconde la testa di una lepre.

E che ci frega della lepre?

Ah se sapeste!

La nostra lepretta non è soltanto un simpatico roditore, ma è uno degli elementi che racchiude un messaggio scomodo cosi scomodo da dover essere reso invisibile.

Infatti, i due simboli citati non sono altro che un omaggio….alla divinità femminile, in questo caso portante il nome di Eostre/Ostara. E da cui il termine inglese Easter (pasqua). Questa Eostre era un’antica divinità pagana dei popoli nordici, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. I popoli Celti denominavano l’equinozio di Primavera Eostur-Monath e successivamente Ostara. Il nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, e, infatti, si tratta di una divinità legata al sole nascente e al suo calore. E del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell’astro sarà un tema ricorrente nel prosieguo delle tradizioni pasquali. A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni.

I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio. Si dice che i disegni sulla superficie della luna piena raffigurino una lepre, ricordo questo dell’associazione dell’animale con divinità lunari. Questa raffigurazione della “lepre nella luna” appare nelle tradizioni cinesi, europee, africane e indiane.

Nella tradizione buddhista le leggende narrano di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine, il Buddha impresse l’immagine dell’animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità.

Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra.

Nell’antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Freya aveva come inservienti delle lepri e la stessa Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre. In sostanza, la dea Eostre annuncia la rinascita della nuova vita, così come Cristo stesso, morendo, risorge a nuova vita.

Non solo. Entrambe le divinità apportano rigenerazione tramite la riunione degli opposti, dualità delle forze maschili e femminili rappresentate dal giorno e la notte che hanno la stessa durata e dell’equilibrio cosmico che producono, garantendoci vita e abbondanza.

Lo stesso simbolo del ragno è associabile al culto della divinità femminile, un culto che, come Rouch sembra suggerire, è sostenuto e condiviso proprio da Gesù. Il suo essere circondato anche da discepole, lo dimostra appieno. Le donne, infatti, spesso svolgono dei ruoli fondamentali nella storia della salvezza, ruoli spesso sminuiti dalla gerarchia, ma che segnano uno spartiacque importante con la tradizione patriarcale ebraica.

Il ragno, è collegato ad Arachne la dea del destino, uno di volti temibili della Grande Madre. Questo culto è identificato con il culto ancora più antico della Dea Bianca, associato alla fertilità. E una fanciulla dalla candida veste, nei racconti arturiani la custode del Graal, il sacro calice che dona fertilità, rinascita e conoscenza. associato alla fertilità. E una fanciulla dalla candida veste, nei racconti arturiani la custode del Graal, il sacro calice che dona fertilità, rinascita e conoscenza. E lo Stesso Gesù è nato da una donna e da un’altra, regale e accomunata con la fanciulla del cantico dei cantici “Nera sono ma bella” unge e consacra lo stesso Gesù. La Dea non scompare. Vive e regna tra noi anche quando non lo sappiamo…

DECIMA VERITÀ. CHI CERCA TROVA…. OAK ISLAND

Ecco l’ultimo ma non meno importante riferimento alle verità perdute Oak Island.

Al largo della costa della Nuova Scozia esiste una piccola isola piena di misteri per chiunque famosa per l’esistenza di una fossa molto profonda che ha dato luogo a una lunga e a volte infruttuosa caccia la tesoro. Si ritiene che il fosso sia un condotto che porta a delle caverne sotterranee e che esso contenga un tesoro. Le ipotesi vanno dal sacro Graal all’arca dell’alleanza o una misteriosa tomba dimenticata, contenente forse, i resti del cristo o della Maddalena. Il fosso sembra caratterizzato da piani disposti ogni tre metri costituti da tronchi e pietra. La storia del pozzo affonda in racconti che riconducono al 1795, i primi tentativi di scavo quando un certo Daniel Mc Ginnis venne incuriosito, durante una passeggiata da una depressione sul terreno situata vicino a una vecchia quercia tra i rami del quale spiccava una sorta di carrucola usata anche sulle navi.

Il giorno dopo Daniel in compagnia di alcuni amici al corrente di leggende locali su pirati e tesori nascosti iniziarono gli scavi. ;a ben presto si resero conto di un particolare agghiacciante ossia l’esistenza di un pozzo molto particolare. Andando in profondità ogni tre metri scoprivano una piattaforma di tavole in legno di quercia finché arrivati al terzo strato furono costretti ad abbandonare l’impresa troppo difficile per loro. E da li nacque la leggenda di Oask island e il pozzo prese il nome di Money Pit il pozzo del denaro.

Nel 1802 una compagnia privata la Onslow Company dando credito alle storie, riprese gli scavi e trovarono alcuni astrati di carbone e argilla a fibre di cocco. Peccato però che in Canada la palma da Cocco non cresce. A 30 metri di profondità trovarono una lastra di pietra recante incisioni indecifrabili…. Cosa si celava sotto questa strana lastra, che non può non ricordarci la dalle de les chevallier e la lastra della contessa D’Hautpoul?

Se i lavoratori si convinsero di essere a un passo dalla risoluzione del mistero, si sbagliavano….durante la notte le acque dell’altantico aveva completamente allagato il pozzo. I tentativi di svuotarlo furono vani: il livello dell’acqua rimaneva costante. Era come il pozzo fosse difeso da un complicato e tecnologico sistema idraulico atto a preservare il segreto quando sembrava minacciata la sua incolumità…. Si racconta, infatti, che esista un condotto di tubi che parte dalla baia Smith: quando la marea sale il condotto porta acqua al Money Pit. Durante fgli anni sono stati fatti svariati tentativi tutti coronati da enormi insuccessi…Fino a che….

Su Aplha, il canale 59 esiste una trasmissione amata da noi, poveri amanti del mistero Oak Island e il tesoro maledetto.

A molti anni dall’ultimo scavo, precisamente dal 1996 i fratelli Langina hanno deciso di scoprire a ogni costo se esiste davvero un bottino pirata. Ossessionati dal Money Pit, Rick e Marty hanno usato i loro ingenti capitali per acquistare l’intera isola e impiegato le tecnologie più moderne per iniziare la comprensione del segreto. Ma una serie di strani imprevisti li hanno ostacolati, gli stessi che recisero i sogni di tutti gli altri. Narra infatti, un antica profezia che

sette persone dovranno morire prima che il tesoro possa essere svelato

A dire il vero il conto, oggi è arrivato fino a sei.

Finora le scoperte rilevanti sono state una spilla contenente una rossa, sfaccettata gemma di 500 anni fa e una spada romana. Ovviamente nei pressi della baia. Questo ha intrigato gli storici di tutto il mondo, visto che l’idea che l’America non sia stata una scoperta di colombo ma una ri-scoperta aleggia da anni: i precursori del nostro genovese partono, infatti, dagli antichi egizi, fino ai vichinghi per toccare persino i templari, che avrebbero ricercato in America il sogno di una nuova terra da cui ripartire.

CONCLUSIONI

Il viaggio è apparentemente concluso.

Ma tanti ancora sono i tasselli per ricostruire la nostra conoscenza perduta. Stavolta non si sarà né prometeo, ne Eva neanche i Nephilin ad aiutarci. Sarà solo la nostra creatività e la nostra capacità cognitiva ad aiutarci. Perché la gnosi porta alla consapevolezza, e la consapevolezza di fa comprendere che l’angusta grotta in cui ci beiamo di forme create dalle ombre è solo una parte del meraviglioso regalo che un dì, la divinità ci ha fatto.

Non smettete mai di cercare.

Che sia vicina o lontana l’ora in cui mi sia dato di rivedere il Graal, fino ad allora non conoscerò più gioia. E’ al Graal che vanno tutti i miei pensieri. Nulla mi distoglierà da esso, finchè io viva

Percival, in Parzifal di Wolfram Von Eschenback)