Lo splendore degli stendardi dei primi Medici di Alfredo Betocchi

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I Medici, furono Signori di Firenze con alterne fortune dal 1435 al 1737 e si vantavano di provenire dal Mugello, feudo della famiglia Ubaldini e di non avere nobili natali. I loro antenati erano invece solo degli onesti carbonai nel paese di Campiano.

Nel X secolo, dopo che le truppe della Repubblica Fiorentina ebbero fatto dei nobili castelli feudali un cumulo di rovine, tra i tanti profughi anche la famiglia Medici lasciò i monti per scendere a Firenze.

Nel 1389 nasceva il primo “grande” della famiglia: Cosimo di Giovanni di Bicci, detto in seguito “Il Vecchio”. Cacciato in un primo tempo dalla città a causa di contrasti con la famiglia avversaria degli Albizi, dopo solo un anno poté ritornare in patria, accolto trionfalmente dagli amici e dal popolo tutto, che aveva trovato false le accuse dei suoi nemici. Cosimo, riavuti tutti i suoi averi, peraltro cospicui essendo diventato banchiere fu nominato Gonfaloniere di Giustizia (la più alta carica della Repubblica). Gestì il suo immenso potere come privato Signore della città.

Con l’occasione volle scegliersi, come tutti i potenti, uno stendardo personale che era esposto durante le udienze che Cosimo dava nel suo palazzo di Via Larga, ora Via Cavour. Lo stendardo era bianco caricato con tre piume, verde, rossa e bianca. Univa le piume un cartiglio bianco, recante, in lettere nere, il motto “SEMPER” a rilevare la continuità delle tradizioni familiari nel passato e nel futuro. Cosimo governò da sovrano con affettata modestia fino al 1° agosto 1464.

Alla sua morte il potere passò al figlio Piero, detto poi “il Gottoso”, a causa del male che lo affliggeva e che lo portò presto nella tomba. Anche a Piero piacque l’idea di uno stendardo personale e ne creò uno molto originale: su un campo bianco stava un anello d’oro a punta di diamante, annodato a un nastro bianco col motto di famiglia. Il motivo dell’anello fu cucito, dipinto e scolpito ovunque: si trova sul pavimento di marmo della Cappella del Palazzo Medici, sulle bardature dei cavalli e sulle vesti dei palafrenieri; perfino Botticelli raffigurò, in un quadro che si trova agli Uffizi, la dea Minerva con la veste tempestata di anelli intrecciati, mentre doma dolcemente un centauro.

 

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La signoria di Piero durò solo cinque anni, morì infatti nel 1469 ma fu sempre ricordato come giusto e magnanimo.

E’ con Lorenzo figlio di Piero, detto poi “il Magnifico”, che Firenze raggiunse l’apice dello sfarzo, della ricchezza e della prosperità. Lorenzo il Magnifico, nonostante la tragica parentesi della sanguinosa congiura nel 1478 in cui morì suo fratello Giuliano, seppe trasformare un borgo ancora medievale, acerbo e diviso, in una vera capitale europea. Feste chiassose, giostre sfarzose unite a una politica accorta ed equilibrata, imposero Firenze come potenza economica e politica. Un Signore della grandezza di Lorenzo non poteva esimersi dall’adottare uno stendardo, nella tradizione dei predecessori: unì così le tre piume del nonno Cosimo con l’anello d’oro di “babbo Piero” facendolo attraversare ancora dal nastro con il motto SEMPER. Questo bellissimo stendardo è visibile ancora oggi sul soffitto della Sala di Lorenzo, in Palazzo Vecchio. Dipinto da Giorgio Vasari, è detto “Lorenzo in Gloria” e raffigura il Magnifico che riceve doni dagli ambasciatori d’Oriente. Vi si vedono giraffe, leoni e altri animali esotici. Alle sue spalle, un armigero sostiene lo stendardo, com’era d’uso in quelle occasioni pubbliche.

Non sempre l’occhio del turista è attratto da questi importanti particolari che, una volta scoperti, tornano a imporsi come simboli di una gloriosa, antica signoria.

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Oggi il blog è lieto di segnalare “Audace” di Carmen Weiz terzo libro della serie Swiss stories.

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Sinossi

Direttamente dalle foreste di pini in Svizzera arriva… 

In quanti modi diversi ci si può camuffare?

Dietro a quante maschere ci si può nascondere?

Per quanto tempo lui riuscirà a fare il doppio gioco?

Vivendo nella penombra, dissimulando, sfidando costantemente il destino?

Tic… tac…. tic… tac…

Mettendo la sua vita in pericolo, collaborando con il SIC – Servizio di Informazioni della Confederazione Svizzera.

Cercando di fermare uno spietato maniaco, in perenne lotta contro il tempo.

Sapeva che innamorarsi sarebbe stato uno sbaglio,

ma lei… lei non era come tutte le altre donne, non chiedeva niente in cambio, prendeva solamente ciò che desiderava; anche lei indossava delle maschere e quando tutte le maschere cadranno niente sarà più come prima.

Questo libro può essere letto singolarmente, ma per entrare meglio nella storia si consiglia di leggere anche i due libri precedenti: “La Ragazza nel Bosco” e “Mistificami”.

Contiene alcune descrizioni particolarmente intense, pertanto la lettura non è consigliata a minorenni o ad un pubblico sensibile.

Link vendita

 eBook www.amazon.it/dp/B07Q56YBRC – gratis con kindle unlimited

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Dati libro

Audace, marzo 2019

POV: Alternato

Genere: Romanzo thriller

Casa editrice: Edizione Quest

 

Il Peso delle Parole di Olimpia E. Petruzzella edito DarkZone Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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La storia di Diana, giovane e talentuosa sceneggiatrice, originaria di Molfetta, intreccia lungo il filo narrativo altre storie, tra Roma, Londra e la sua casa d’infanzia. Vanessa, la sua amica di una vita, vive un momento poco felice e confuso, un lavoro da editor che non la soddisfa e il suo matrimonio con Damiano ormai fallito.

Logan, amico di Diana, attore egocentrico, cerca ogni modo possibile per mettere in crisi il matrimonio del famoso sceneggiatore e amico Mark con suo marito Michael.

E poi c’è Sean Prescott, ex violinista che decide dopo molti anni di ricominciare a suonare, di far entrare di nuovo la musica nella sua vita, lui così schivo con gli altri e con la sua famiglia, ha creato una corazza capace di proteggerlo da tutto e tutti.

I dialoghi tra presente e passato, tra ricordi e confessioni, delineano i vari protagonisti, ciascuno con la propria storia, il proprio carattere, paure, incomprensioni, con il proprio percorso tra alti e bassi, cadute e ricadute sino a sciogliere i nodi di un filo che procede verso il futuro, in cui ciascun personaggio troverà il suo pezzo di puzzle mancante o cercherà di capire quale sia davvero il suo posto nel mondo.

Olimpia Petruzzella ha una grande capacità descrittiva, i dialoghi sono il fulcro del romanzo e non è facile mantenere sempre alta l’attenzione di chi legge, all’inizio mi sono un po’ persa poi a metà romanzo tutto segue un cammino narrativo più nitido e intrigante.

Lo stile è preciso, diretto, molto curato, i dialoghi sono capaci di farti vivere le scene tra i protagonisti come se fossero lì con te.

Mi è piaciuta particolarmente la parte in cui Diana, si mette a nudo con i suoi pensieri attraverso ricordi non felici, ammettendo di essere stata vittima di bullismo al liceo.

Ride ancora forte, ma lo fa per non sentire il sudore freddo che le cola dietro la schiena ogni volta che qualcuno le si avvicina troppo. La sua spigliatezza, la sua disinvoltura, il suo entusiasmo…Una farsa. Finge per sembrare normale. Finge per nascondersi. Finge per farsi accettare”

Alla fine del romanzo si chiude un cerchio, si accettano i limiti, si superano gli ostacoli, debolezze e paure, si fa un passo indietro per qualcuno e si va avanti, consapevoli del “peso delle parole”, di quanto ogni singola parola ha un suo spessore, può tagliare come una lama e può guarire, quando è quella giusta, ogni ferita.

Buona lettura Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario