Review party “La sorella perduta” di Kate Furnivall, Piemme ditore. A cura di Vincenzo de Lillo

 

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Due sorelle gemelle, tanto uguali quanto diverse, una integrata alla perfezione nella società, l’altra difficile e ribelle.

La prima, Florence, che, forte di un matrimonio con un uomo impegnato politicamente, tesse tele di relazioni pubbliche con i più potenti; l’altra, Romaine, totalmente opposta.

Idealista, scapestrata, utopista.

Un’aviatrice, una delle prime della sua era, che lotta feroce per ciò in cui crede, una combattente.

Entrambe immerse nell’atmosfera parigina della seconda guerra mondiale, in una Francia in bilico tra l’essere succube della Germania nazista e la voglia di non soccombere del tutto, resistendo indomita all’avanzare del morbo tedesco, cercando accordi, sotterfugi e trattative pur di evitare lo scontro bellico.

E in più un evento lontano che sin dalle prime pagine lega la storia, le due donne e il lettore indissolubilmente, lasciandolo spesso col fiato sospeso.

E poi ancora il rapporto stesso tra le sorelle, che lungo le pagine vedrà il loro affetto vacillare insieme alle proprie convinzioni; o l’amore, gli intrighi e uno sguardo sulla Parigi caotica, tentacolare e a volte violenta della seconda metà degli anni 30 del secolo scorso.

Un mix di storia e fantasia; di suspense e passione, quella tra le persone e quella delle idee, che fanno sì che il libro sia godibile dall’inizio alla fine, che lascia spesso colui che legge in trance, come scosso.

Scosso forse da ” uno scorcio di un mondo adulto che infierisce sui propri simili…”, come un personaggio del libro, e come tutti coloro che vedono nelle violenze della guerra qualcosa di molto simile all’antro dell’inferno.

La Furnivall è una scrittrice fenomenale, che riesce a creare atmosfere e emozioni vive e vivide, cosa che solo i grandi riescono a fare.

Per fortuna che ci sono ancora scrittori, e scrittrici così, mi viene da dire.

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